QUEER-è-FORUM 07 giugno : GRANDMA di Paul Weitz


QUEER-è-FORUM della Laboratoria TransFemmQueer

Giovedì 7 giugno
ricominciamo ufficialmente anche con il nostro
CINEFORUM(A)UTOGESTITO A TEMATICA QUEER!
Abbiamo deciso di proporre come prima visione
GRANDMA
di Paul Weitz

Dal regista di About a Boy e American Dreamz una commedia amara di grande impatto comico e drammatico insieme che affronta il tema dell’aborto e della libera scelta.

Elle Reid viva da sola dopo la morte della sua compagna di vita Violet. Ha saldato tutti i suoi debiti, chiuso la storia con una nuova compagna molto più giovane, e si prepara a vivere il resto della sua esistenza in orgogliosa e misantropa solitudine. Ma alla sua porta si presenta la nipote Sage con un grande problema: è incinta e deve abortire in giornata, e non ha i soldi per la procedura. Elle dovrà intraprendere insieme a Sage un pellegrinaggio fra vecchie compagne di battaglia e antichi amori per racimolare il necessario, e nell’impresa dovrà confrontarsi con tutti i suoi rapporti bruscamente interrotti, compreso quello con la figlia Judy, la mamma di Sage, ignara di ciò che sta succedendo alla ragazza…. (tratto da qui)

alle ore 20.30 after dinner di autofinanziamento:
CUNTail del giorno: Peach-o-la-dà , Strawberry fields e sanBUCO on the rocks (anche versione ANAL)
a seguire proiezione.

Nell’arco della serata metteremo a disposizione materiale di (contro)informazione su contraccezione, aborto, malattie sessualmente trasmissibili e anche un piccolo breviario di autodifesa alle stronzate sentinellesche!

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Primo Cineforum (A)utogestito supercult della Laboratoria: BOMB CITY!

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Per la libertà di esistere contro oscurantismo ed eteropatriarcato

In quanto parte della Laboratoria TransFemmQueer di Udine, scriviamo questa lettera aperta per denunciare un fatto gravissimo riguardante l’Università di Udine: contrariamente ai patti stipulati con la lobby gay, l’ateneo non si è fatto alcuna remora nel disattendere l’unico semplice obbligo che si era impegnato a rispettare.

Relativamente all’Anno Accademico 2016/2017, infatti, la percentuale di frocizzazione delle studentesse e studenti iscritt* non ha raggiunto l’obiettivo del 50% promesso.
Diremo di più: nonostante tutti gli sforzi che varie realtà nel mondo stanno impiegando per diffondere conoscenza e cultura, l’apporto di nuove leve GHEI rimane costante nel tempo, come se le persone fossero misteriosamente impermeabili ad ogni tentativo di manipolazione delle proprie preferenze sessuali.

Inaccettabile!

Ironia a parte, vogliamo sottolineare la gravità di certe affermazioni apparse recentemente su un quotidiano locale online e la tossicità della cultura eteropatriarcale che rovina le vite delle favolosità che sentiamo vicine come sorelli e fratelle.

Noi non ci arrendiamo! Con questo comunicato vogliamo lanciare un messaggio importante: continueremo a lavorare per il rovesciamento dell’eteropatriacato che genera certi (poco isolati) mostri.
La nostra opera per liberare corpi e desideri dal cattofascismo prosegue senza tregua. Indomite, non posiamo gli strumenti per la costruzione di un mondo migliore e ci schieriamo al fianco di tutte le persone che sono costrette a respirare da vicino i miasmi soffocanti dell’oppressione.

Siamo con voi: sappiamo quanta sofferenza dobbiate sopportare, perché è anche la nostra. Per questo aggiungiamo anche che non siete sol*: camminiamo e lottiamo insieme.
La Laboratoria vi è vicina e celebra il vostro (e nostro) coraggio, che è anche il coraggio di vivere la vostra/nostra vita e di perseguire la felicità.

Resistiamo!

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il punk non è morto ma fa l’orto

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Ci siamo!

La Laboratori(A)utogestita è la naturale evoluzione del nostro percorso autogestionario.

Vorremmo che fosse un luogo in cui dare a più persone possibili l’opportunità di autorganizzarsi anche solo in qualche aspetto della propria vita, per provare l’esperienza di poter fare tranquillamente a meno di capi, gerarchie,presidenti e responsabili… un luogo in cui le persone prendessero l’abitudine a non delegare all’autorità.

L’abbiamo chiamata “laboratoria” perchè vorremmo fosse una fucina di creatività, un posto in cui condividere saperi, mettere insieme e concretizzare idee collettivamente.
Vogliamo dedicare particolare attenzione ed energie alle autoproduzioni, perchè vorremmo riappropriarci della capacità di fare, di aggiustare, di creare, capacità che vanno perdendosi nella moderna società che ci vuole consumatori, in cui l’unica cosa che conta è comprare e poter comprare. L’alternativa all’autoproduzione è la società del consumo, che provoca guerre e devastazione, inquinamento e rifiuti, sfruttamento nei posti di lavoro, in cambio di desideri che ci vengono indotti dalla pubblicità e che non riusciremo mai, per la stessa organizzazione del sistema di consumo, a soddisfare. Una vita infelice quindi, irrealizzabile, in cambio di sfruttamento delle persone e devastazione del pianeta, come dimostrano i cambiamenti climatici in atto.

Sarà un posto
– libero da discriminazioni, autoritarismi, gerarchie e pregiudizi dove le persone possono sentirsi libere dalle oppressioni quotidiane e ci piacerebbe che chi partecipa si impegnasse in questo senso.
– lontano dalle logiche della socialità commerciale che esclude chi non ha certi privilegi economici: non ci sono clienti né consumatori/trici ma tutt* vengono coinvolt* nella gestione e nella riuscita della serata.
– lontano dalle logiche di sfruttamento di ogni essere vivente umano e non umano; per questa ragione i nostri buffet sono sempre vegan.
– di controinformazione: abbiamo fatto iniziative pubbliche su antisessismo, gender, consapevolezza dei media, linux, no tav, repressione, culture e popoli oppressi, laboratori diy, cineforum, astensionismo, lotte per l’ambiente, educazione libertaria, anarcoqueer e continueremo su questa linea anche nella Laboratoria.  Abbiamo anche un archivio digitale di materiale di controinformazione a disposizione di chiunque voglia consultarlo e ampliarlo e ci piacerebbe ampliare anche la biblioteca cartacea.

Un punto di incontro di persone che vogliono liberare energie per costruire assieme alternative, punti di resistenza, semi di creatività. Ci piacerebbe che l’autogestione diventasse l’esigenza di più persone possibile e che tutt* la sperimentassero.

Come Assemblea Degenere di Udine oltre a continuare quanto iniziato in via tolmezzo 87 guardiamo al futuro.
Vorremmo che la Laboratori(A)utogestita fosse l’anticamera di una CONSULTORIA AUTOGESTITA TRANSFEMMQUEER.

La parola “Laboratoria”  (declinata al femminile appunto come rivendicazione politica) esprime pienamente il percorso che come transfemministe queer vogliamo portare avanti oggi  in questo spazio autogestito, partendo proprio dai nostri corpi ed esistenze ribelli.
Vogliamo dedicarci un periodo di autoformazione aperto a chi lo desidera, per riuscire ad autogestire in futuro anche la nostra salute e (in)formazione, delegando il meno possibile ad enti esterni.
Laboratoria sta per work in progress, qualcosa in divenire, fluido e mutevole.
Transfemminista e Queer perchè vogliamo costruire e condividere un percorso di liberazione dall’eteropatriarcato.

 

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Personal is Political: a workshop about consent and rape culture

Rdeče zore / Red Dawns ci ha invitato a contribuire al festival di quest’anno con il nostro w.shop itinerante sul consenso e la cultura dello stupro.
E noi ci andiamo sabato 10 marzo ore 10.30 presso l’A-infoshop, Metelkova.
http://rdecezore.org/?p=12271&lang=en&l=2018

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Solidarietà al Libertatia Squat di Salonicco!

SOLIDARIETA’ ALLO SQUAT LIBERTATIA A SALONICCO
per il vile attacco incendiario fascista subito ieri domenica 21 gennaio.

Il 24 aprile scorso ospitammo per un’iniziativa nella nostra sede sull’antifascismo e la lotta contro la repressione in Grecia, due compagni del collettivo dello squat Libertatia.
In quella occasione ci aggiornarono sulla situazione a Salonicco, in particolare sul proliferare di formazioni fasciste (di cui Alba Dorata è solo l’esempio più conosciuto), della repressione contro occupazioni e migranti per avviare infine una riflessione collettiva sull’antifascismo militante oggi. Si discusse della necessità di dare risposte concrete e radicali agli attacchi, di non sottovalutare l’entrismo delle destre nelle varie lotte, né i camuffamenti dei neofascisti in cerca di rifarsi una reputazione ed essere così accolti a braccia aperte a destra e manca.
Impegnarsi in risposte nostre, autogestite e dal basso ai bisogni in questo momento di crisi, che strumentalizzato dalle destre, rappresenta terreno fertile per nazionalisti di ogni risma.

Il Libertatia viene occupato nel 2008 come centro sociale per migranti diventando poi nel tempo un punto di appoggio anche per svariati altri collettivi politici. Uno spazio di politica radicale e di promozione di una cultura libertaria. Fino ad oggi ha rappresentato anche una soluzione abitativa per molte persone.

Apprendiamo dai siti di movimento greci che ieri domenica 21 gennaio, intorno alle 13.30 dei gruppi fascisti partecipanti alla manifestazione nazionalista “Macendonia for Macedonia”hanno messo in atto una serie di attacchi contro gli spazi occupati della città.
Dopo aver attaccato lo squat “La scuola” ed essere stati respinti dai/lle compagn* si sono diretti verso il Libertatia dove hanno causato dapprima solo alcuni danni alla facciata e alla recinzione. Danni subito ripristinati dai/lle compagn* del collettivo, che quindi decidono di andare a sostenere il presidio anti-nazionalista a Kamara.
Circa due ore dopo 60-70 nazisti attaccano di nuovo lo squat questa volta con molotov e razzi, che finiscono per incendiare lo stabile e distruggerlo completamente.

A difendere lo squat e a tentare di cacciare i fascisti, i vicini e la gente del quartiere che ricevono in risposta moltov anche contro le loro case.

Nel comunicato di Libertatia c’è scritto che vicino allo squat c’era un presidio della sicurezza statale, e anche un furgone della polizia antisommossa parcheggiato e che questi non abbiano mosso un dito per impedire quello che stava avvenendo, di fatto dando copertura all’attacco, che poteva avere anche esiti più tragici se qualche compagn* fosse stato all’interno dell’occupazione.
Una precisazione esclusivamente fatta per chiarire ancora una volta, da che parte stia lo stato.

I/le compagn* sempre nel comunicato ribadiscono che questo attacco non avrebbe potuto essere messo in pratica in condizioni “normali”, ma solo grazie alla copertura della manifestazione nazionalista per la Macedonia, dalla quale gli aggressori sono arrivati e poi tornati per trovare rifugio.
Scrivono anche della responsabilità politica di chi è voluto rimanere indifferente e ha sottovalutato questo raduno al quale hanno partecipato tutti i gruppi neonazisti e di destra del Paese. Un’indifferenza che ha offerto legittmità sociale e uno spazio pubblico per esprimersi e agire ai fascisti e da qui deve partire una riflessione sul proprio posizionamento nella lotta al fascismo.
Il comunicato si conclude sottolineando che queste azioni squadriste vanno semplicemente a completare la repressione statale verso chi resiste e lotta per un futuro diverso.
Ovviamente la lotta continua e per ogni sgombero
nasceranno il doppio delle occupazioni.
L’ATTACCO FASCISTA NON RIMMARRA’ SENZA RISPOSTA!

Qui il link al comunicato del collettivo di Libertatia

 

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Restiamo Umani – Humanity Welcome 16/12 a Gorizia

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Ud/Pn : Rivendic(A)zione contro la violenza maschile sulle donne

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne l’Assemblea Degenere di Udine e Iniziativa Libertaria di Pordenone hanno deciso di dire la propria producendo una serie di manifesti rivendicativi.
Sono stati pensati in risposta all’immaginario stereotipato tipico del vuoto presenzialismo istituzionale.
A Udine ci fanno il funerale presentandoci sedie vuote come a farci intendere che abbiamo un futuro spacciato, un destino segnato dal quale non ci libereremo mai, men che meno da sole.
Il nostro invece è un messaggio di autodeterminazione e un invito alla sorellanza; è un messaggio di forza, quella che abbiamo dentro.
A Pordenone è stata scelta invece la strada “artistica”… Il nuovo logo contro la violenza sulle donne presenta due labbra rosse che vengono descritte come, citiamo, “rosse morbide generose e inclusive”. Le nostre labbra sono anche questo, ma quando decidiamo noi e di sicuro non in un contesto in cui si parla di violenza.
Un approccio del genere non può che farci incazzare!
E allora noi rivendichiamo la nostra rabbia in risposta a tutte le voci che ci dicono di essere compiacenti ed educate anche di fronte alle molestie.
Rivendichiamo l’uso del nostro corpo come piace a noi, quando piace a noi.
Vogliamo ricordare ancora una volta che la cultura patriarcale che dà nutrimento alla violenza di genere non verrà smantellata dai nostri “grazie” e “per favore” e neppure dalla conta delle sedie vuote che lasciamo quando ci guardate morire.

Vogliamo vivere e lo vogliamo urlare. Ma soprattutto, vogliamo lottare!

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Anche quest’anno non rinunciamo alle castagne!

E’ ormai arrivata (quasi) l’ora della nostra tr(A)dizionale castagnata in collaborazione con i semi salvadis….
Intanto segnatevi il “quando” e il “con chi”, visto che è in programma un matinèe acustic punk niente male… il dove sarà comunicato a tempo debito!

Costruiamo insieme momenti di socialità autogestita, liberiamo spazi dal cemento (esteriore ed interiore) muoviamo i culi pesanti…

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ECOWAR: blitz set acustico a UDINE!!!

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Cineforum Autogestito TAL ORT!!!!!

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Picnic Veg VENERDì 21 luglio

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Contro l’ordine eteropatriarcale al Pride di Udine

Come promesso eravamo al Pride e come promesso i nostri corpi ribelli assieme a quelli di tant* altr* compagn* giunt* da Pordenone, da Trieste e dalle varie province, hanno attraversato la città di Udine dando vita ad un partecipato, ma soprattutto sentito, spezzone radicale sotto il nome di Coordinamento Degenere Regionale.

Nonostante fossimo rimast* penalizzat* da qualche aspetto tecnico, che ci ha lasciato praticamente senza amplificazione alla partenza, non siamo rimast* in silenzio, anzi.  Siamo stat* ancora più determinat* a farci sentire, trasformando le nostre istanze in slogan gridati e urlati in ogni dove.

Contro l’ordine eteropatriarcale, contro lo stato machista e sessista, contro i modelli eteronormativi e la moralità bigotta e borghese, contro le politiche fasciste, familiste e razziste fatte in nome dei nostri corpi, per ricordare che il Pride non è solo una festa “gaia” con balli e colori ma che nasce da un atto di ribellione alla repressione. Il pride è stato soprattutto rivolta.*

Ecco, questo lo vogliamo ricordare, perché a 48 anni da quelli che furono i moti di Stonewall, oltre a tutto il resto tra cui fascisti nelle strade, polizia che ti sequestra (https://www.youtube.com/watch?v=_a0OW5VjDtg&t=208s l’ultima.. solidarietà e complicità a Maya) obiettori negli ospedali, aziende che fanno profitto sulle nostre sessualità/aprendo il proprio mercato strumentalmente alla non eterosessualità… ora ci troviamo a dover combattere contro l’ennesima legge liberticida . Stiamo parlando della nostra opposizione ai decreti Orlando-Minniti, con cui vorrebbero deportare chiunque considerino non degn* e meno funzionale ad un ben determinato decoro imposto per le nostre città. Fogli di via per migranti, lavoratrici/tori del sesso e chiunque incarni ed esprima dissidenza nei confronti delle norme sociali, di genere, e di chi varca sì quei confini, tanto citati dagli organizzatori dei pride, ma mai assunti fino in fondo in una critica alla Fortezza Europa. Ma più in generale eliminare ogni moto di divergenza alla norma e di dissidenza. 

Per questa ragione nella piazza finale del corteo, durante gli interventi istituzionali, alcune froce indisciplinate hanno srotolato uno striscione transfemminista anarcoqueer contro fascismo, fondamentalismo religioso e daspo urbano.

Il nostro percorso non è cominciato con il Pride nè finirà con il Pride, ci rivediamo nelle strade!

* E’ proprio questo il significato dello slogan che abbiamo utilizzato nella call:  “not gay as in happy but queer as in fuck you.

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Up INDE esiste!

Sosteniamo attivamente l’INDE contro l’ennesima minaccia di sgombero (qui e qui le puntate precedenti ) , questa volta portata avanti dalla nuova ditta proprietaria, che ha acquistato lo stabile poco meno di una settimana fa.

Ecco il comunicato delle/dei compagn* tradotto in italiano

“Dopo il passaggio di proprietà avvenuto il giorno 6 giugno, il nuovo proprietario Valter Krmac non ha perso tempo. Gli operai hanno già cominciato i lavori che rendono difficoltosa l’entrata all’U.P.INDE.

Valter Krmac il nuovo proprietario del complesso INDE, direttore della ditta KMK Box è anche presidente del partito politico Oljka – partito dell’Istria Slovena, partito che nel suo programma annovera questo pensiero: “Oljka punta al rinnovamento della politica, fino ad arrivare al punto in cui i cittadini non saranno più trascurati ne limitati dai politici e dalla loro elite eletta proprio con i nostri voti.” Lo stesso signore adesso dichiara che l’UPInde “non esiste” e che “sono solo un po’ di persone che si sono prese il diritto di andare in giro per l’impianto”

Cos’altro sta facendo la Piattaforma Creativa INDE se non cambiare attivamente ciò che la circonda? E cosa sta facendo Krmac se non mettersi davanti ai cittadini con la sua ignoranza e arroganza?

Al momento della compravendita dell’impianto sapeva perfettamente che un nutrito numero di persone lo stava utilizzando non per scopi personali, ma per il bene del circondario, quindi è INACCETTABILE che si comporti come se UPI non esistesse! Ricordiamo gli oltre 450 eventi culturali, sociali, formativi, musicali e sportivi nell’arco di due anni.

U.P. INDE, come tanti altri progetti simili sparsi per il mondo, con la propria esistenza sta dimostrando che la quotidianità è possibile viverla in modo diverso da come ci viene imposto da differenti autorità. Cerchiamo di scambiare la competitività con il mutuo soccorso, la gelosia con la comprensione, la logica dello sfruttamento neoliberista e capitalista con l’autogestione, l’allontanamentn è solo una spina nel fianco nel sistema, ma una crepa creativa in questa nostra società di base ingiusta, e come tale è necessario difenderla con tutte le forze!o personale con la costruzione di una comunità. Abbiamo fatto tanto e tanto abbiamo ancora da fare. Se non dovessimo aver a che fare con le fastidiose forze del capitale come il DUTB e l’attuale proprietario potevamo osare a fare ancora di più per cambiare la quotidianità. Anche se ci siamo resi conto fin da subito dell’esistenza precaria dell’INDE, continuiamo a lavorare e a costruire come se dovessimo esistere ancora per lunghi anni e ci prendiamo molto sul serio. Abbiamo preparato un resoconto di tutto il lavoro svolto, che sarà disponibile a breve sul nostro sito internet, con il quale vogliamo lasciar traccia del lavoro svolto che può essere utile a chi vorrà provare una simile esperienza, una traccia di continuità nel creare spaccature.

U.P. Inde non è una comunità formalizzata. L’organizzazione degli eventi e le decisioni sono responsabilità del singolo individuo e del suo apporto nel lavoro volontario. Ogni partecipazione fisica o qualsiasi altro lavoro è “ripagato” con l’unico capitale che è accettato dalla comunità, un capitale simbolico. Per ogni evento bisogna assicurare la presenza di persone che preparino il posto, che curino il lato tecnico, che preparino i pasti, che stiano in porta ad accogliere i visitatori, che servano i pasti e le bevande, che portino l’acqua (l’acqua potabile viene portata quotidianamente), che portino il carburante (l’energia viene fornita dal generatore), che curino l’aspetto promozionale e mediatico e persone che d’inverno riforniscano il posto con la legna per scaldarsi… e si potrebbe continuare con la lista. Guardando il numero degli eventi fatti ci rendiamo conto di quante energie La zona autonoma U.P. INDE esiste!sono state investite in questo posto per farlo vivere. L’INDE è frequentato da moltissime persone e l’esistenza di un posto simile è importante per tutta la regione e non può piegarsi ai tornaconti personali di una sola persona.

Dal 2004 quando la ditta INDE ha chiuso la produzione, l’impianto era in decadenza e questo ha avuto un influsso negativo anche sull’ambiente circostante. I precedenti proprietari e amministratori non hanno curato la manutenzione del posto che era in stato di degrado per i successivi 10 anni, fino all’arrivo di singoli che si sono riuniti nella comunità Piattaforma Creativa INDE. Più tardi la proprietà è passata alla DUTB. Anche in questo periodo la situazione riguardante la manutenzione dell’intero impianto non è migliorata. La slaba banka dopo diversi tentativi di vendita falliti ha deciso di ripulire l’impianto dai rifiuti pericolosi, cosa peraltro positiva successa in questo periodo. All’UPI abbiamo accolto e sostenuto con gioia la bonifica, in seguito abbiamo dovuto constatare che gli operatori non hanno provveduto con professionalità e sicurezza nello svolgere i lavori.
DesideriaSenza nome 1mo evidenziare il fatto che in tutti questi anni nessuno si è mai interessato alla decadenza dell’impianto, e solo i volontari di UP INDE hanno, senza il sostegno di finanziamenti esterni, ripulito, allestito, protetto e mantenuto questi spazi
.

Alla notizia della vendita dell’impianto, visto tutti i nostri sforzi e lavori di pubblico interesse, desideravamo avere un dialogo trasparente e costruttivo con i nuovi proprietari, il quale purtroppo è degenerato in promesse menzognere e negazioni di ciò che è stato fin’ora raggiunto e creato. I sopracitati compratori, nelle prime visite alla proprietà, si erano tuttavia avvicinati ai singoli sostenitori dell’UPI, avevano avvisato riguardo i propri propositi di acquisto e dato addirittura l’impressione di comprendere il significato di questo spazio per l’ambiente locale. Questo veniva indicato con promesse di collaborazione e uno spazio sostitutivo, ma a giudicare dalle ultime dichiarazioni, queste promesse non valgono più. Non ritiriamo gli inviti all’assemblea, noi vogliamo ancora un dialogo con i nuovi proprietari.

Invitiamo alla solidarietà tutti coloro che sanno e sentono che l’U.P. Inde non è solo una spina nel fianco nel sistema, ma una crepa creativa in questa nostra società di base ingiusta, e come tale è necessario difenderla con tutte le forze!”

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Abitare Illegale: presentazione con l’autore sabato 17 giugno

SABATO 17 GIUGNO

ore 18.00 in via Tolmezzo 87
presentazione del libro

ABITARE ILLEGALE

di Andrea Staid

a seguire solito ricco buffet vegan di autofinanziamento!

Recensione tratta da Carmilla online

«La casa è di chi l’abita, è un vile chi lo ignora»

Gli strascichi della crisi hanno eletto la distopia a forma letteraria più attuale, Andrea Staid attua una scelta differente: addentrarsi nell’eterotopia. Con metodo etnografico (ovvero su campo, tramite le voci dei diretti interessati), l’autore mette in luce alcune realtà contemporanee molto differenti tra loro. Si parte dai vituperati campi nomadi, dove rom e sinti mettono in luce il prorpio concetto di casa, incompatibile con quelle fastidiose scatole di cemento in cui si rinchiudono volutamente i gagé. Prosegue poi con le case occupate, le esperienze di Milano e Barcellona sono prese ad esempio nel secondo capitolo, ma si parla anche di altre realtà europee e della storia dei movimenti di lotta per la casa. Il quarto capitolo è dedicato a comuni, Wagenplatz ed ecovillaggi e i due finali trattano autocostruzione (specie dopo un  terremoto) e slum, a partire dal Gran Ghetto di Rignano, raccontato dalla dai ragazzi di Radio Ghetto: la coraggiosa emittente radiofonica che diffonde la voce dei lavoratori agricoli che abitano nella baraccopoli.

Il differente modo di concepire la propia casa, ovvero non affittandola né acquistandola, crea nuove forme di vita. È indubbio che il sistema (turbo) capitalista non tolleri l’esistenza di queste “anomalie”, presto spiegato dunque il valore della descrizione e dell’analisi dei modi di abitare illegali. L’eterotopia è tra le altre cose un nucleo di infrapotere: qualcosa che non potrebbe esserci, ma c’è. La capacità reattiva di nomadi, occupanti e comunarde va dunque oltre i confini delle case. Sparigliando le carte a uno dei sistemi di estrazione di valore dal lavoratore (affitto, mutuo), l’abitare informale è un attacco diretto alle urbanistiche che escludono i poveri. Vedi il caso delle case occupate di via Torricelli a Milano, che rappresentano la contraddizione lampante tra il tessuto storicamente popolare della zona adiacente ai Navigli e il tentativo, per lo più riuscito, di trasformare il quartiere in un divertimentificio con prezzi al metro quadro da capogiro.  Fortunatamente ci sono più cose in cielo e in terra di quante non ne sognino i nostri governi e palazzinari (spesso leghisti, al nord) e se ci sono più case senza gente che gente senza casa, da qualche parte un bastone nell’ingranaggio del sistema è stato messo. Ma la questione della riappropriazione dell’abitare nei quartieri gentrificati non è l’unica proposta degli occupanti. Quello che si evince dalle numerose interviste, che siano occupanti di San Siro, Corvetto o del Raval barcelloneta, è il tentativo di praticare svariate forme di solidarità attiva. I movimenti di lotta per la casa, negli anni, hanno saputo creare vere e proprie strutture di supporto per la popolazione. Laddove le municipalità hanno abbandonato le periferie, gli occupanti di case hanno portato cultura, formazione (non ultime le expertises edili), solidarietà e mutuo soccorso tra lavoratori, genitori e musicisti…

Il modo di vivere degli occupanti non si limita a riprodurre illegalmente la dinamica del chiudersi entro quattro mura e curare il proprio esiguo pezzo di mondo, si propone anzi di generare e alimentare un tipo differente di società in cui la casa è comunque parte di un fatto sociale.
Ma non si ferma qui, Andrea Staid. Mettere in luce l’abitare informale significa anche andare oltre al concetto di squat, casa occupata o spazio sociale “con abitativo” che sia. A partire delle comuni, il libro dimostra come la differenza tra l’abitare “normale” e quello informale proliferi in una serie davvero ampia di forme e modalità. L’esempio delle comuni è importante per quel che riguarda la riproduzione stessa della vita. Casse comuni e lavori condivisi sono all’ordine del giorno per gli Elfi o gli abitanti di Urupia, per fare un esempio. E se l’utopia di un rapporto diverso con la natura e con gli esseri umani spessissimo riguarda comunità libertarie, nel libro si parla anche della comune di Agognate (Novara), creata e sviluppata da cattolici che incentivano il concetto di rifugio per chi si trovi ai margini della società. «Abitare, vita in comune è per me una sfida continua. Sono partita per questa avventura perché i confini della famiglia e delle forme di vita religiosa esistenti mi stavano strette». Dichiara una delle abitanti di Agognate.
Quello che esce “dal seminato” è spesso vario, multiforme, fantasioso. Ma soprattutto non è subito passivamente. Nessuno degli intervistati sostiene che il proprio modo di abitare sia più semplice che affittare un appartamento in periferia. Staid è chiaro: il fattore economico è solo uno dei mille in questa scelta. Dal momento in cui lo spazio vitale è anche un compromesso con altri e non è possibile abbandonare una casa occupata vuota, senza che la sgomberino, l’eterotopia è un luogo altro da conquistare, che costa fatica affinché dia soddisfazione o semplicemente “funzioni”. (…)

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Per uno spezzone radicale e Cuîr/Queer al Pride di Udine

Siamo il collettivo dell’Assemblea Degenere di Udine, nato nel 2015 dall’incontro di varie individualità di area libertaria che avevano l’esigenza di mettere in discussione il proprio privato affinché diventasse politico, confrontandoci su come decostruire i generi obbligatori, praticare eticamente una sessualità che non fosse (etero)normata e tessere forme di relazione radicalmente altre rispetto a quelle imposte e riconosciute come uniche legittime dalla cultura dominante.

Quest’anno a Udine si terrà per la prima volta il Pride e noi pensiamo sia importante parteciparvi, ma attraversandolo e riempendolo con nostri contenuti che vediamo pericolosamente assenti dal dibattito.
Il tentativo retorico e politico di ricondurre le nostre favolose ed eccentriche vite al piano di una presunta e teorica “normalità” non ci appartiene e non intendiamo prestarvi parte: non ci interessa negoziare e svendere le nostre libere esistenze in cambio di un assai misero riconoscimento che pensa e pretende di normalizzarci. Per questo motivo non ci proiettiamo né ci lasceremo proiettare nell’immagine della coppia obbligatoria, magari contrattualizzata davanti allo stato, o nell’immagine di una famiglia tradizionale (e perché no, anche un po’ bianca e patriottica), ma anzi rivendichiamo modelli di relazione e affettività che sono altri, pienamente antisessisti e antiautoritari. Non aspiriamo ad un’assimilazione innocua che si fonda su termini quali la “rispettabilità”, strategia che ci risulta abbia invece adottato questo FVG Pride, ad esempio, con la decisione dell’organizzazione di modificare il percorso della parata per non passare davanti al Duomo. Quest’ultima scelta, secondo noi, va a legittimare le richieste omofobe di chi si sente insultato dalla semplice presenza di persone queer (“cuîr” par furlan) nella pubblica via e svilisce il senso stesso del Pride.

Per noi il Pride si radica ancora sulla rivolta di Stonewall, ricorrenza che, seppur richiamata a parole, pare oggi sia completamente cancellata nel suo significato più profondo: non siamo alla ricerca di una sorta di inclusione nei ranghi dell’accettabile, di confini più comodi in cui posizionarci. Noi non vogliamo muri o recinti.
Aspiriamo ad una libertà assoluta, niente mezze misure: non ci interessano fasi intermedie di una sorta di patriarcato “ingentilito”, vogliamo la sua distruzione subito.

Ci piacerebbe per questo motivo creare uno spezzone che sia una casa per tutte quelle soggettività degenerate, affini e complici, che non vogliono essere assorbite/riconosciute dal sistema stesso che le rende oppresse, ma che “vogliono produrre lotte, solidarietà, autorganizzazione, welfare dal basso, trasformazione sociale…”.
Invitiamo a partecipare le individualità, realtà e collettivi affini, in poche parole tutte quelle persone per le quali essere “orgogliosamente” queer/cuîr non è una questione di riconoscimento giuridico o di richiesta di attribuzione di dignità, ma resistenza, sovversione e lotta contro la normatività e la società dominante, con l’intento di smantellare lo status quo, non di farsi spazio all’interno di esso.

Ci troverete dietro lo striscione
“CONTRO L’ORDINE ETEROPATRIARCALE DISORDINE QUEER”

Sabato 10 Giugno alle ore 15.00 al punto di assembramento (seguiranno info più precise)

NOT GAY AS IN HAPPY, BUT QUEER AS IN FUCK YOU!

Posted in Anarchia, anarcoqueer, Antisessismo, Autogestione, Dal territorio, DIY, Iniziative, LesCostumizzed, Volantini | Tagged , , , , , , | Commenti disabilitati su Per uno spezzone radicale e Cuîr/Queer al Pride di Udine

Qualche considerazione sul Pride…

Come anarchiche e anarchici, ma soprattutto come soggetti che si considerano QUEER/CUÎR par furlan, abbiamo deciso di essere presenti al pride di Udine e di farlo in maniera attiva, partecipando all’organizzazione di uno spezzone autonomo con l’Assemblea Degenere di Udine, che sia una casa, un porto o una sgangherata zattera, per tutte quelle persone per le quali essere “orgogliosamente” queer/cuîr non è solo una questione di sessualità e di diritto ad amare sotto forma legalizzata, ma resistenza, sovversione e lotta contro la normatività e la società dominante, con l’intento di cambiare lo status quo, non di farsi spazio all’interno di esso (magari chiudendo altr* fuori). 

Per noi il Pride ha il sapore della lotta, ha il sapore di quella bottiglia molotov lanciata da Silvya Rivera contro i poliziotti nel 1969 . Per questo non ci interessa bussare alla porta e chiedere permesso per entrare nel mondo della “rispettabilità”. Per noi essere orgogliosamente queer/cuîr vuol dire attraversare tutti gli spazi con i nostri corpi ribelli.

Alla notizia che il percorso di “Pride FVG” non sfilerà davanti al Duomo per “non voler urtare la sensibilità dei credenti cattolici” (secondo le parole dell’organizzazione riportate dal quotidiano locale non possiamo far altro che rivendicare a gran voce il nostro essere indecenti: siamo lesbiche e cuîr scandalose e libere. Urtiamo le sensiblità di chi ci vuole silenziose, buone, di chi preferirebbe che non disturbassimo troppo, che abbassassimo la voce, che ci adeguassimo ad una sfilata ordinata; che chiedessimo “permesso” e “per favore” affinché le nostre relazioni vengano riconosciute e rientrassimo nei ranghi di una cortese ed educata attesa nel frattempo che qualcun altr* decida per noi se possiamo essere degne di considerazione.

Noi siamo disordine, urla, scrosci di risate, protesta. E non abbiamo nulla di cui vergognarci, di fronte ai secoli di oppressione agita da chi millanta una sensibilità delicata.

Ma più di ogni cosa, non accettiamo l’autocensura da parte di chi si arroga il diritto di rappresentarci: in ricordo dei moti di Stonewall, ricorrenza che pare il Pride abbia oggi completamente cancellato dalla propria memoria nel suo significato più profondo, non accettiamo che la NOSTRA sfilata, la NOSTRA protesta venga depotenziata dall’interno.

Proprio di questi tempi, poi, in cui la stretta securitaria e repressiva si fa sentire in Italia con la recente approvazione del decreto Minniti (diventato legge il mese scorso)autocensurare la propria presenza dallo spazio pubblico considerandola come una possibile offesa per qualcun* (qualcun* che tra l’altro non considera per niente offensiva la propria di presenza per esempio negli ospedali, quando si tratta di urtare la sensibilità e i diritti sulla salute delle donne) ci sembra tutt’altro che un’orgogliosa rivendicazione delle proprie esistenze. Anzi.

Posizioni di questo tipo non fanno altro che avvalorare le tesi contro le quali il Pride storicamente ha sempre combattuto, ovvero che certe persone siano più o meno degne di altre, più o meno funzionali ad un certo “decoro” che il centro delle città meriterebbe in questo caso, che vanno invisibilizzate per essere tolte dalla scena sociale.

Donne per bene e donne per male, rifugiati buoni regolarizzabili e migranti economici, cattivi da respingere e deportare, persone gay rispettabili perchè addomesticate al modello eteronormato e froce ribelli e indecorose da nascondere! NO! A questo teorema ci ribelliamo!

Scenderemo in piazza contro ogni forma di discriminazione, di fascismo, razzismo e sessismo perchè finché ci sarà anche una sola persona oppressa saremo tutt* oppress*. E ci saremo a dire la nostra anche contro questo decreto, perchè la città è nostra e non ce la faremo strappare dalle mani!


NOT GAY AS IN HAPPY BUT QUEER AS IN FUCK YOU!

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Tecnologie del dominio e autodifesa digitale: incontro con IPPOLITA

Come collettivo Affinità Libertarie siamo sempre stat* critici/che all’utilizzo di social network e piattaforme commerciali che sono diventate progressivamente e a volte ingenuamente la piazza virtuale dei movimenti politici.

Sappiamo che questo processo è inarrestabile, riteniamo perciò importante continuare la discussione e la critica verso questi strumenti con cui quotidianamente siamo portat* a confrontarci nell’ottica di aumentare la nostra consapevolezza.

Nel 2013 invitammo il collettivo Ippolita a presentare “Nell’Acquario di Facebook“.

Ci troviamo 4 anni dopo, di nuovo con loro, a riprendere il filo del discorso in un pomeriggio di riflessioni per capire cosa è cambiato e fornirci strumenti di autodifesa digitale.

“Ippolita è un gruppo di ricerca indisciplinare attivo dal 2005. Conduce una riflessione ad ampio raggio sulle ‘tecnologie del dominio’ e i loro effetti sociali. Pratica scritture conviviali in testi a circolazione trasversale, dal sottobosco delle comunità hacker alle aule universitarie. Tra i saggi pubblicati: Anime Elettriche (Jaca Book 2016); La Rete è libera e democratica. FALSO! (Laterza 2014, tradotto in spagnolo e francese), Nell’acquario di Facebook (Ledizioni 2013, tradotto in francese, spagnolo e inglese), Luci e ombre di Google (Feltrinelli 2007, tradotto in francese, spagnolo e inglese). Open non è free. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale (Elèuthera 2005). “

ippolita.net

A seguire cena vegan e raccolta fondi per sostenere autistici/inventati.

 

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Degeneri al Pride – Assemblea aperta 07/05

Siamo il collettivo dell’Assemblea Degenere di Udine, nato nel 2015 dall’incontro di varie individualità di area libertaria che avevano l’esigenza di mettere in discussione il proprio privato affinchè diventasse politico, confrontandosi su temi come i generi imposti e la loro decostruzione, sessualità non normata, altre forme di relazione rispetto a quelle imposte dalla cultura dominante e affettuosità che abbiamo definito libere/liberate/liberanti.

Quest’anno a Udine si terrà per la prima volta il Pride e noi crediamo sia importante parteciparvi portando al suo interno le nostre peculiarità che non vediamo rappresentate nelle sue istanze.

Non ci sentiamo rappresentate dal Pride quando cerca di riportare tutte le nostre favolose essenze degenerate, libere, scandalose… sul piano della normalità sia in termini di “rispettabilità” che proiettando come unico legittimo modello di relazione e affettività quello della coppia obbligatoria/famiglia tradizionale.

La nostra proposta, comunque, non è nemmeno quella di imporre una normatività queer, ma evidenziare e mettere in discussione, rifiutando di essere complici, il privilegio che la coppia tradizionale gode nella società in cui viviamo e che rende oppress* chi non si identifica nella norma.

Più in generale, non siamo alla ricerca di una sorta di inclusione nei ranghi dell’accettabile, di confini più comodi in cui posizionarci: noi non vogliamo confini, muri o recinti.
Aspiriamo ad una libertà assoluta, non vogliamo mezze misure, non ci interessano fasi intermedie di una sorta di patriarcato “ingentilito”, vogliamo la sua distruzione subito.

Ci sottraiamo anche ad ogni forma di ricatto che voglia obbligarci a mercanteggiare le nostre relazioni affettive e sessuali in cambio di diritti che per noi dovrebbero essere basilari, conl’unico intento di irrigimentarle. Le nostre relazioni non sono contrattabili.

Sappiamo di non essere le uniche a pensarla così.
Ci piacerebbe per questo motivo creare uno spezzone che sia una casa per tutte quelle soggettività degenerate, affini e complici, che non vogliono essere assorbite/riconosciute dal sistema stesso che le rende oppresse, ma che “vogliono produrre lotte, solidarietà, autorganizzazione, welfare dal basso, trasformazione sociale…” in poche parole che si rifiutino di costruire il proprio futuro sulle fondamenta di una società normativa e patriarcale che esalta la famiglia tradizionale in quanto sua unità minima tramite la quale si perpetua.

Invitiamo le individualità, realtà e collettivi affini ad un incontro preparatorio domenica 7 maggio ore 16.30 in Via Tolmezzo 87!

Not gay as in happy but queer as in fuck you!

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