Il ritorno della GEOGRAFIGA venerdì 13!!!

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CONTRO LA GOGNA MEDIATICA – SOLIDARIETÀ A CHI PARLAVA E A CHI C’ERA

Sabato 16 novembre si è svolto un presidio davanti al carcere di Trieste, per comunicare con le persone detenute e manifestare contrarietà alle strutture di detenzione totale. Tante e tanti di noi quel giorno erano presenti.

La società è spinta a non riflettere sulle cause che portano alle detenzioni e le carceri vengono generalmente percepite come contenitori di persone pericolose per la nostra incolumità. I dati ci dicono invece che questi luoghi sono affollati da persone che socialmente “valgono” poco, e che in molti casi sono giudicate colpevoli di reati minori. Le testimonianze ci raccontano che le carceri sono luoghi terrificanti, in cui si viene private di libertà, aria e amore e dove gli abusi da parte delle guardie delle strutture sono all’ordine del giorno. Luoghi così non hanno spazio nel mondo per cui lottiamo.

Il carcere del Coroneo è una struttura sovraffollata, dove solo nell’ultimo anno sono morte due persone in modo sospetto, tra cui un ragazzo di 21 anni. Queste morti sono state liquidate rapidamente dalle testate locali e nemmeno citate dalle testate nazionali. Il presidio di sabato scorso ha trovato invece ampio spazio sui giornali, dopo che l’assessore Roberti ha condiviso il video di un intervento, esponendo chi l’aveva letto al microfono a un linciaggio mediatico. Vi invitiamo ad ascoltare quelle parole.

Quell’intervento rimarca che la sparatoria che ha portato all’uccisione dei due poliziotti è un dramma sociale, non un dramma di Stato, e ricorda che tutte le vite sono uguali. Ragiona su come le morti di Riccardo Rasman ucciso nel 2006, Alina Bonar Diaciuk nel 2012 o Pedro Greco nel 1985 non abbiano portato alle stesse commemorazioni, nonostante fosse coinvolta anche in quei casi la polizia di Trieste. Si domanda perché non è nato lo stesso sconforto sui giornali per la morte sul lavoro di Roberto Bassin in porto a settembre o per le morti che stanno avvenendo lungo i confini o in carcere. Si chiede se queste morti non meritino lo stesso dolore e la stessa rabbia.

Noi ci riconosciamo nei ragionamenti proposti in queste parole. L’intervento dà poi un’opinione sulla funzione politica del lavoro della polizia e sulla decisione di svolgere quel lavoro.

Pensiamo non si debba aver paura di parlare di questi temi e che sia gravissimo che chi ha avuto il coraggio di parlarne alle persone detenute stia subendo una gogna mediatica. Purtroppo conosciamo bene la tecnica del linciaggio mediatico, utilizzata sempre più spesso dagli esponenti di alcuni partiti, in particolare contro le donne o contro certe aree politiche.

Noi crediamo che quel tentativo di linciaggio mediatico non avrebbe dovuto essere rilanciato dai giornali. Crediamo che questo tipo di giornalismo morboso abbia forti responsabilità nella catastrofe umana che ci circonda, lo vediamo qui, lo vediamo con la retorica del clandestino che ci invade o con gli stupri che valgono la pena di essere raccontati solo se commessi da persone non comunitarie. Crediamo sia ora di pensare a come porre fine a questo tipo di giornalismo.

Siamo solidali con chi era al presidio di sabato 16 e con chi ha parlato.

Se toccano una, toccano tutte!

Trieste Antifascista – Antirazzista
No Cpr e no frontiere – FVG
Collettivo Tilt – Resistenze Autonome Precarie
Comitato- BDS (boycotta disinvesti sanziona) Israele Trieste
Sinistra Anticapitalista FVG
Affinità Libertarie

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UDINE 23/11 (RI)prendiamoci la strada

Riceviamo , inoltriamo e supportiamo!

Coordinamenta Transfemminista di Udine
(RI)PRENDIAMOCI LA STRADA!
CORTEO a UDINE
SABATO 23 novembre 2019
Ritrovo e partenza alle 17.30 piazza della repubblica

Desideros* di ripetere la potente esperienza dell’anno scorso, in
occasione della giornata per l’eliminazione della violenza patriarcale e
ciseteronormata sulle donne, riportiamo a Udine il corteo “Prendiamoci
la strada”: per dire basta ai femminicidi e alla violenza di genere, per
affermare la nostra autodeterminazione, solidarietà e diritto
all’autodifesa.

Esattamente come il precedente, anche questo corteo è apartitico, ma
dichiaratamente antirazzista, antifascista, antisessista e costruito dal
basso, direttamente da chi vi partecipa. È completamente
auto-organizzato, senza sponsor, interventi istituzionali o deleghe di
qualsiasi tipo. Per questo motivo chiediamo un’adesione individuale e
non “a nome di” e che bandiere e simboli di partiti e sindacati vengano
lasciati a casa.
Rispettate le nostre decisioni e l’identità dal basso di questo corteo.

Inoltre nel corteo non saranno accettati atteggiamenti oppressivi e
prevaricatori. Le dinamiche di potere (che sono di matrice patriarcale)
sono quelle che il gruppo vuole smantellare con questa piazza.

La manifestazione è aperta a persone che si rispecchiano in qualsiasi
genere, orientamento sessuale e identità e che ritengono una priorità la
lotta alla violenza contro le donne, alla violenza eteropatriarcale,
all’eterosessualità obbligatoria e al binarismo di genere.

Si partirà da Via Roma (fronte Stazione), luogo simbolo di
strumentalizzazioni politiche liberticide (come l’istituzione delle
ronde l’anno scorso o il coprifuoco ai negozi del quartiere) e sempre
più spesso stigmatizzato dai media come luogo del “diverso”, quindi
disdicevole e pericoloso. Il ritrovo è fissato per le ore 17:30

Ecco i punti della nostra chiamata

• Scendiamo in piazza contro le politiche oscurantiste che le
istituzioni non si stancano mai di attuare. Rivendichiamo la libertà di
autodeterminarci e di praticare l’autodifesa, rigettando il ruolo di
vittime che la cultura sessista delle istituzioni ci vuole cucire addosso.

• Udine non è una città pericolosa o violenta. Le strade sicure le
facciamo noi che le viviamo, non vigilanti armati, pubblici o privati.
Rifiutiamo il patriarcato che ci vuole chiuse in casa (dove avviene la
maggior parte degli abusi e femminicidi).

• Denunciamo le politiche securitarie che strumentalizzano la violenza
di genere per criminalizzare l’”altro”, “lo straniero” per rafforzare il
suprematismo e il razzismo, per occultare il denominatore comune di
tutte le culture – il dominio maschile -, per imporre un controllo
fascista e identitario sulle nostre vite. Per noi la città è sicura
quando si cura con: benessere individuale e comune, socialità,
condivisione, welfare, mobilità, comunità e qualità della vita.

• Contestiamo il “Decreto Sicurezza bis”, sia per quanto riguarda i suoi
interventi in fatto di immigrazione, che per il tentativo da parte dello
Stato di eliminare, tramite questo strumento, qualsiasi manifestazione
del dissenso, inasprendo le pene per chiunque porti nelle strade forme
di protesta non accettabili per il Potere.

• Riportiamo all’attenzione pubblica la situazione regionale dei Lager
di Stato, ricordando sia il CPR che sta per essere aperto a Gradisca,
sia la Cavarzerani, situata qui a Udine: strutture che, dietro termini
tranquillizzanti come “accoglienza” o “rimpatrio”, nascondono in realtà
situazioni di violenza e soprusi. La loro esistenza non fa altro che
rafforzare lo stesso sistema di potere che noi combattiamo. Ogni volta
che vengono stabiliti confini da non oltrepassare (che siano tra Stati o
identità), si mina la libertà delle persone. Noi vogliamo invece che
tutt* siano liber* di transitare tra generi e confini!

• Rigettiamo il ciseteropatriarcato che ci vuole costrett* in
orientamenti, ruoli ed espressioni di genere fisse. Ognun* deve essere
liber*! Liber* di amare chi vuole, vestire come preferisce,
socializzarsi nella maniera che l* fa sentire più a proprio agio; tutt*
hanno infatti il diritto vedere utilizzati il proprio nome e pronomi di
elezione e, soprattutto, devono sempre sentirsi sicur* di poterlo fare!
Esprimiamo a tale proposito solidarietà verso tutte le vittime di
violenza transfobica morte quest’anno a causa di questo sistema oppressivo.

• Riteniamo essenziale prestare attenzione alle frange più deboli e
quindi più facilmente oppresse o dimenticate nel limbo del silenzio
generale: supportiamo pertanto le rivendicazioni delle persone
transgender e sex workers, l’autodeterminazione di ognun* sul proprio
corpo e lavoro nonché il diritto di ognun* a essere rispettat* in quanto
persona.

• Combattiamo il Potere in tutte le forme di oppressione con cui si
esprime e che si riflettono non solo sulle persone e le loro vite, ma
anche sull’ambiente che ci circonda. Siamo consapevoli che il sistema
capitalista che sta divorando il nostro pianeta e che tenta di
soffocarci in tutti i modi è un prodotto del Patriarcato e lottiamo per
la sua distruzione.

• Esprimiamo solidarietà a tutte le sorelle e compagne (curde,
sudamericane, ecc…) che in questo momento stanno affrontando in prima
persona gli stupri di guerra, uno strumento ampiamente utilizzato dal
patriarcato, atto di tortura volto ad annientre qualsiasi opposizione.

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30/11 Cena sociale d’Autunno

Il frutto più arancione dopo l’arancia
(WOW!)

L’ortaggio più versatile dopo la patata (SLURP!)

Ecco la protagonista della nostra prossima CENA DI AUTOFINANZIAMENTO:

LA ZUCCA!  

Seconda a nessuno (tranne, appunto, ad arancia e patata -quindi facciamo che è terza, ecco) e signora indiscussa dell’autunno.

Se siete pront* per una serata gourmettissima, non potete mancare

Sabato 30 Novembre dalle ore 20.00
in Via De Rubeis 43 a Udine.

Menù: ottimo e 100% vegan.

Bonus: sostegno alle attività della LaboratoriAutogestita; socialità con bella gente in uno spazio pieno di buone vibre e libero da fascismo, sessismo, transomofobia e razzismo.

Extra bonus: se non finiscono subitissimo perché sono deliziose, avrete la possibilità di assaggiare le birre artigianali specialità della casa!

Quindi che aspettate? Prenotatevi scrivendoci ad affinitalibertarie[chiocciola]inventati.org. (Ma, se vi piace il brivido di non sapere se troverete da mangiare oppure no, NON scriveteci, eh!)

(Funghi, foglie, ghiande e bacche dall’aspetto sospetto non incluse nelle pietanze)

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17/11 LA GUERRA DELLE FORESTE. Diggers, lotte per la terra, utopie comunitarie

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Presentazione di Guerra alla Natura – GIOVEDì 31 OTTOBRE 20.30

Il testo si concentra sugli sviluppi delle cosiddette biotecnologie verdi, ovvero quelle forme di ingegneria genetica pensate e sviluppate per l’applicazione in ambito agricolo e zootecnico, quindi alimentare.

E’ certamente una semplificazione e una forzatura, in quanto siamo ben consapevoli che i confini tra biotecnologie agricole, biotecnologie industriali e biotecnologie mediche sono sempre più sfumati: le tecnologie sono spesso le stesse che vengono applicate nei più svariati ambiti. I grandi attori in campo, ovvero le multinazionali che detengono le redini a livello mondiale della maggior parte dei brevetti delle sementi, dei composti chimici usati in agricoltura e dei farmaci per la salute umana sono i noti colossi dell’agro-chimico-farmaceutica, attivi sia nell’ambito della salute che in quello dell’alimentazione. Gli sviluppi in un campo di ricerca vanno ad alimentare le appicazioni in un altro campo e viceversa. E le malattie che un’agricoltura sempre più industriale e artificiosa contribuisce a creare, vanno poi ad alimentare il ricco business delle terapie mediche, anche biotecnologiche.

Gli sviluppi scientifici in questi campi sono alla base di una vera e propria ristrutturazione del sistema capitalista tecno-industriale che da un alto poggia sulla convergenza delle “scienze della vita” (nanotecnologie, neuroscienze, biologia sintetica) e dall’altro sulla progressiva digitalizzazione e robotizzazione dei processi industriali, anche nel campo dell’agricoltura e dell’allevamento.

Tutto possibile grazie alla scienza moderna, che fornendo ad esso nuovi strumenti di dominio è sempre al servizio del potere. La visione meccanicista della natura oggi si allarga all’intera società, con l’ideazione di sempre nuovi dispositivi di sorveglianza e di manipolazione di massa.

Il libro propone una critica radicale a tutto questo, concentrandosi sulle nuove frontiere degli OGM, dichiarati e mascherati, e sulle ultime frontiere dell’allevamento intensivo, dal potenziamento dei mangimi alla manipolazione genetica degli animali stessi.

 

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Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate.

 

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Reading Teatrale: COME UNA LUCE CHE SI ACCESE

SABATO 12 OTTOBRE in via de rubeis 43, udine
ORE 20.00 Buffet Vegan di autofinanziamento
a seguire (21.00/21.30 circa)
reading teatrale del MIRLI PACETTI CIRCUS

COME UNA LUCE CHE SI ACCESE

Pioniere e rivoluzionarie: donne anarchiche in Spagna (1931-1975)

COME UNA LUCE CHE SI ACCESE è un racconto corale femminile che narra il coinvolgimento di undici donne libertarie nella guerra e rivoluzione sociale spagnola e nella lotta contro il franchismo, dagli anni ’30 fino al 1975.

È un reading che intreccia alle testimonianze raccolte dalla storica catalana Eulàlia Vega nel saggio Pioniere e rivoluzionarie. Donne anarchiche in Spagna 1931-1975 (Zero in condotta, 2017) alcuni canti popolari e sociali dell’epoca e una canzone inedita. Sullo sfondo dei racconti, una dettagliata narrazione storica degli avvenimenti evocati in prima persona e la proiezione di immagini d’epoca.

Le donne intervistate provengono tutte dal ceto popolare, sono donne lavoratrici che sentendo l’urgenza di partecipare al cambiamento sociale in atto, si impegnano a tutto tondo in una rivoluzione a partire da sé stesse, dalla visione di sé nel mondo e nelle relazioni. E così facendo mettono profondamente in discussione il ruolo fino ad allora assegnato al loro genere, sia nella sfera pubblica che in quella privata, anticipando molte caratteristiche e tematiche del femminismo dei decenni successivi. La loro attualità sta nelle sperimentazioni concrete di una diversa modalità di vita, nel rifiuto della gerarchia, nella costruzione di una rete femminile in grado di abbattere la doppia oppressione cui erano sottoposte, ovvero il sistema patriarcale e quello fascista/franchista.

Perché oggi la proposta di un lavoro teatrale su questo argomento? La storia ha dimostrato e continua a dimostrare che tutte le conquiste delle donne sono sempre passibili di feroce e violenta messa in discussione, e che i corpi delle donne sono il terreno su cui si scontrano le peggiori ideologie liberticide. Raccontare le storie delle donne che ci hanno precedute e preceduti significa per noi fare un uso attivo della memoria, in grado agire sul presente per modificarlo, consapevoli che noi siamo figlie e figli e nipoti di queste donne, e che dalle loro esperienze possiamo attingere con forza spunto di pensiero e azione.

MIRLI PACETTI CIRCUS sono:
Adriana Giacchetti / Chiara Minca / Gianluca Paciucci / Massimo Serli

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Sullo sgombero della Breccia a Trieste

“Incominciando col gustare un po’ di libertà, si finisce per volerla tutta.”

Trieste, sabato 28 settembre. Un edificio abbandonato da anni è stato riportato in vita da alcune persone determinate e in poche ore rimesso a morte dagli sbirri che, di grande lena hanno sgomberato lo stabile.
Quella che per la cronaca dei media è stata un’azione tempestiva di “ritorno” all’ordine è, ai nostri occhi invece un imbarazzante espressione di debolezza da parte di chi ha voluto sgomberare e l’ha fatto pure in fretta e furia.
Cosa temevano? Davvero uno spazio autogestito fa così tanta paura da essere represso alla velocità della luce?
Se è davvero così, altro che Breccia qui abbiamo aperto una voragine!
Se non si era cert* di essere sulla strada giusta, ora non ci sono dubbi.

Esprimiamo SOLIDARIETA’ alle generose compagne e compagni colpit* dalla repressione, per essersi mess* in gioco per qualcosa di cui tutt* avremmo beneficiato (e sicuramente beneficeremo, perché non è finita qui!)

Oltre a questo non possiamo far altro che rinnovare la nostra incondizionata COMPLICITA’ (passata presente e futura) con chi porta dentro di sè il fuoco della ribellione e l’amore coraggioso per la libertà.
Con chi pensa fuori “dalla scatola” che ci hanno confezionato attorno, per dirci cosa vogliamo e come lo vogliamo.
Sempre a fianco di chi lotta contro confini, muri e gabbie qualsiasi esse siano, CPR, galere di stato o mentali!

Sabato a Trieste si è aperta una Breccia e sarà molto difficile chiuderla!

SOLIDARIETA’ ALLA BRECCIA E A TUTTI GLI SPAZI SGOMBERATI IN QUESTO ULTIMO ANNO!

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venerdì 04 ottobre: GEOGRAFIGA

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VEN 27 Cena SOCIALE : Presentazione Salsa Autoprodotta vs caporalato e gdo

VENERDì 27 settembre ore 20.30 alla laboratori(A)utogestita

CENA SOCIALE VEGAN: PRESENTAZIONE DELLA SALSA AUTOPRODOTTA contro caporalato e grande distribuzione!
(prenotate i posti e prenotate la salsa 🙂 )

 

Il menù vegano, quindi senza sfruttamento animale, prevede oltre alla salsa anche AGLIO DI RESIA!!

Questo mese durante la nostra cena sociale di autofinanziamento presenteremo la Salsa Autoprodotta contro caporalato e grande distribuzione di cui potete leggere qui
https://affinitalibertarie.noblogs.org/2019/08/25/autoproduzione-collettiva-di-salsa-vs-caporalato-e-gdo-1-settembre/

Perchè per noi è importante agire anche nel piccolo per produrre cambiamenti che potranno pure sembrare insignificanti, ma da qualche parte si deve cominciare.

Perchè la liberazione nostra e degli/delle altr* parte anche dalle scelte individuali e cosidette “private” che facciamo ogni giorno.
Azioni quotidiane volte a soddisfare i nostri bisogni primari, come decidere cosa mettere nel nostro piatto sono il punto di partenza per togliere complicità a chi sfrutta attraverso le logiche capitalistiche persone, ambiente e gli animali non umani.

L’autoproduzione collettiva ci ha permesso di trasformare quantitativi di pomodori che da sol* non avremmo mai potuto affrontare, per soddisfare più a lungo possibile il nostro comune fabbisogno, in questo caso di salsa.
L’ottica è anche quella di rendere accessibile una salsa fatta con pomodori da agricoltura biologica a chi per ragioni economiche (ma anche di tempo e opportunità) non ha alternative alla grande distribuzione ed è costretto a mangiare a consumare,letteralmente, il frutto dello sfruttamento e del caporalato.

Durante la serata faremo anche un aggiornamento su quanto successo nelle campagne pugliesi questa estate, dei morti, degli sgomberi, della repressione che se rimangono nel silenzio verranno “serviti” sulle nostre tavole come se niente fosse. Per noi è importante raccontare quello che si nasconde (o viene nascosto) sulla raccolta dell’ORO ROSSO per rende da un lato consapevoli chi “consuma” e dall’altro per rendere un minimo di giustizia a chi sta lottando in quei posti.

La cena sociale è di autofinanziamento e ci aiuta a “tirare avanti la baracca” una baracca autogestita che dà a tutt* la possibilità di fare, pensare, sperimentare e anche cospirare in libertà per il sovvertimento del reale.
Perchè uno spazio autogestito è una opportunità per chiunque lo attraversi, basta saperla cogliere.

Vi aspettiamo e ci sarebbe molto utile, se ci segnalaste la vostra presenza scrivendo ad affinitalibertarei(at)inventati.org così prepariamo il giusto ed evitiamo sprechi.
Se non potete dire prima, niente preoccupazioni, un piatto ci sarà sempre anche last minute.

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GAB DE LA VEGA – PUNK LIVE ACOUSTIC SET 18 SETTEMBRE ORE 20.00

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INIZIATIVE IN SETTEMBRE

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14/09 Condivisione di saperi/Riappropriazione di tecniche: COLLAGE SOVVERSIVO

Sabato 14 settembre
alle ore 18.30 un’altra serata di condivisione di saperi e riappropriazione di tecniche per dare sfogo alla nostra creatività e sovvertire il sovvertibile, questa volta, attraverso il COLLAGE!
Al termine o in mezzo al momento di massima ispirazione ci delizieremo con cibarie vegan!

Reinventiamoci la realtà!
Recuperando riviste e libri destinati al macero o dagli argomenti/messaggi che non ci rappresentano più o non ci hanno mai rappresentato.
Tagliamo Incolliamo e Riordiniamo/Riarrangiamo il nostro messaggio e la nostra storia.

Serata di collage con Felice Guerra dal e con il collettivo N.A.I.F. alla Laboratori(A)utogestita in via de rubeis 43 a Udine!

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AUTOPRODUZIONE COLLETTIVA DI SALSA vs CAPORALATO E GDO – 1 SETTEMBRE

Dopo il sold out dell’anno scorso, anche quest’anno vogliamo proporre la produzione collettiva di salsa utilizzando pomodori biologici e soprattutto coltivati e raccolti da piccoli contadini locali.

Che ne è nel frattempo dei veri raccoglitori di pomodori?
Quelli che per 3 euro all’ora, al lordo del costo del trasporto, vengono assoldati nelle campagne del Sud Italia, non hanno alcun diritto nè permesso per infortunio o malattia, e vivono in ghetti autogestiti o nei container allestiti nei “campi di lavoro” legali (e militarizzati) come quello denominato Casa Sankara nel foggiano?

Beh, non se la passano meglio dell’anno scorso, come non se la passano le colleghe raccoglitrici che frequente subiscono stupri e ricatti dai loro datori di lavoro, o i loro colleghi che lavorano nella raccolta di frutta e verdura del Nord Italia (come ad esempio i 200 lavoratori irregolari sfruttati nelle campagne trentine, lombarde, emiliane e piemontesi da una organizzazione di “supporto alle imprese”).

E cosa fanno le istituzioni per fermare lo schiavismo nelle campagne?
Procedono allo sgombero dei ghetti di San Ferdinando e di Borgo Mezzanone, conclusosi l’11 luglio, applicano la legge 199/2016 anti-caporalato che colpisce pesantemente i caporali ma solo parzialmente i veri beneficiari dello sfruttamento, cioè gli imprenditori agricoli, e addirittura stanziano fondi per l’acquisto di biciclette così che non sia necessario per i lavoratori usufruire del servizio di trasporto offerto dai caporali, come se i lavoratori non fossero capaci di comprarsi una bicicletta).

Di sicuro la fantasia supera la voglia di risolvere il problema, dato che il lavoro nero e lo sfruttamento dei migranti sono il vero motore del made in Italy alimentare. Sull’ultimo rapporto della CGIL si legge che lo sfruttamento genera un giro d’affari di 4,8 miliardi di euro, oltre all’ 1,8 miliardi di evasi contributivi, e coinvolge 430.000 lavoratori di cui presumibilmente 200.000 migranti senza documenti.

L’autoproduzione collettiva è solo un piccolo passo per opporci allo sfruttamento generato da confini e dal sistema capitalista e certo non risolveremo il problema su scala mondiale domenica a Udine, ma se partiamo dal presupposto che “il personale è politico”, ogni nostra scelta di vita, privata o pubblica che sia, “conta”, compresa quella su cio’ che mettiamo nei nostri piatti.
La salsa autoprodotta ci permetterà di mangiare pomodoro senza ingrassare gli ingranaggi dei supermercati, delle grandi aziende di trasformazione e degli imprenditori agricoli, e al contrario favorisce un’agricoltura locale legata al territorio e un rapporto diretto con chi coltiva.”

Se sei interessat* a PREPARARE CON NOI LA PASSATA facci sapere quanti vasi da mezzo litro vuoi fare. Col nostro metodo la passata viene bella densa, e la resa è di circa 1,5 kg di pomodoro per vaso. Il costo di ogni vaso sarà indicativamente tra i 2,50 e 3,50 euro EUR. Sapremo dirlo alla fine, dipendentemente dal prezzo della materia prima e dal costo dei vasi.
Se vuoi portare tu il vaso va bene, però ti chiediamo che il tappo non sia ruggine e sia in buone condizioni, altrimenti la passata andrà presto a male; soprattutto chiediamo vasi che non abbiano o non abbiano avuto colla o etichette o scritte col pennarello, altrimenti la padella che useremo per metterli sottovuoto non potremo più usarla per altro…..

Ci troveremo a farla domenica 01 settembre alla laboratoria in via de rubeis, dalle 8.00 del mattino fino al tardo pomeriggio. Se alle 8 è presto e vuoi venire più tardi ad aiutarci va bene, prima prepareremo la nostra!

Se VUOI LA PASSATA MA NON RIESCI PROPRIO A PASSARE te la possiamo preparare noi domenica 01, ti chiediamo però un’ulteriore offerta per il lavoro, che andrà come finanziamento alla sede e alle nostre attività.

Se semplicemente VUOI PASSARE A TROVARCI, pranzare insieme e magari condividere il tuo metodo di fare la passata, dalle 8.00 saremo alla laboratoria in via de rubeis! Per pranzo pasta col pomodoro!

Per ovvie esigenze organizzative ci serve sapere quanti vasi da mezzo litro di passata ti servono, e se passerai ad aiutarci o meno, entro giovedì 29 agosto

++++++ Certo, 2,50 EUR per un vaso di passata (più di 3 se non hai il vaso, che però poi resta a te) son ben di più di quelli che offrono i supermercati, ma ti invitiamo a leggere qualcuno degli articoli sotto sulla questione del prezzo della passata, per non stupirsi poi che esistono braccianti che lavorano per 2 EUR l’ora e vivono in ghetti senza contratto nè casa nè documenti, o cibi avariati o velenosi per la salute. D’altra parte, 2,50 EUR è il prezzo di una birra piccola, varranno il condimento di una pastasciutta per 4 persone sano e senza lo sfruttamento di nessuno?

https://www.internazionale.it/reportage/stefano-liberti/2018/07/25/passata-pomodoro-eurospin

https://mail.google.com/mail/u/1/#search/inchiesta/1635d60a77af0090?projector=1&messagePartId=0.9

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CENA SOCIALE+CINEFORUM VENERDì 30 AGOSTO!

Per combattere il caldo (e anche un po’ “l’umidità che frega!” [cit.]), vi proponiamo la nostra classica deliziosa cena vegana questa volta in combo (per chi vuole fermarsi) con il CINEFORUM AUTOGESTITO HORROR

Dalle 19.30 CENA SOCIALE
a seguire: SCAPPA – GET OUT!

Film del 2017 di Jordan Peele. Attraverso una narrazione dai contorni distopici, il regista fornisce una rappresentazione dello sfruttamento su base razziale nella società americana odierna, luogo anch’essa di un potente ritorno di istanze colonialiste e apertamente fasciste. Lungi dal rappresentare un conflitto esaurito con il ciclo di rivolte del secolo scorso a favore di un’era di pacificazione ed armonia tra oppressori e oppressi, esso non si è mai in realtà estinto ma è si sempre rinnovato ed evoluto verso forme nuove, al passo coi tempi. Forte ormai di decenni di assorbimento e adeguamento delle istanze delle lotte di liberazione, oggi la volontà di assoggettamento e dominio passa attraverso forme più subdole e sofisticate, mediate, perché no, dallo sviluppo delle tecnoscienze, ad esempio in campo medico. Un errore di lettura madornale sarebbe quello di ritenere quel conflitto relegato ai libri di storia, un prodotto di epoche lontane, fermandosi a credere che oppressione e sfruttamento si manifestino solo nei barconi pieni di persone disperate cui si nega un porto, nei lager libici ed in quelli per senza-documenti vicino casa nostra. La più grande economia mondiale, che ha costruito le sue fortune sulla deportazione e messa in schiavitù di centinaia di migliaia di persone, sembra aver aggiornato i suoi strumenti.

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Nuova fresca cena sociale: 26 LUGLIO

PIÙ RINFRESCANTE DI UN GAVETTONE SULLA SPIAGGIA!

PIÙ CORROBORANTE DI UN CAFFÉ SHAKERATO!

PIÙ SOLLETICANTE DI UN’ALGA NEL COSTUME!

Signor* e Signor* ecco che torna la CENA DI AUTOFINANZIAMENTO!

Venerdì 26 Luglio dalle 20.00
in Via De Rubeis 43 a Udine

Come nostra abitudine, vi vizieremo con un menù vegano di cui ancora non vogliamo svelarvi nulla, se non che sarà tutto buonissimo. (Vabbe’, che ve lo diciamo a fare? Ormai lo sapete, no?)

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Promettiamo facce simpatiche, clima spensierato e un rapido sollievo alla calura estiva (o al freddo, se torna il brutto tempo: siamo adattabili!).

Attenzione: le cene di Affinità Libertarie possono dare dipendenza. Se siete soggett* a sensibilità verso la bella gente, consigliamo di venire accompagnat*. Vi aspettiamo!

Posted in Anarchia, Autogestione, Dal territorio, DIY, Iniziative | Commenti disabilitati su Nuova fresca cena sociale: 26 LUGLIO

DIY non un brand ma uno stile di vita per la libertà!

DIY non un brand ma uno stile di vita per la libertà!

Ogni giorno ci svegliamo e andiamo a lavorare; se non abbiamo un lavoro, benchè sempre più spesso precario e malpagato, passiamo la giornata a cercarlo: tutti schiavi di un salario, che c’è o che si sta cercando, col quale poter fare la spesa di cose necessarie ma anche ambire a consumare come o più degli altri. Solo così, ci dicono la pubblicità e i modelli sociali, potremo essere felici, rispettati, e avere un nostro spazio nella società.
Questo meccanismo è funzionale da un lato per far girare l’economia, per la crescita del PIL, in una parola per ingrassare i capitalisti, dall’altro per rendere le persone occupate in attività alienanti, dipendenti esclusivamente dal salario e dall’industria e quindi sempre più sole, alla continua ricerca di una felicità portata dalla soddisfazione dei propri bisogni resi incolmabili dalla pubblicità e da un’offerta illimitata, e incapaci di immaginare un modello di vita diverso.
Reperire le risorse e le energie per mantenere la crescita dei consumi distrugge sempre più in profondità il pianeta, lo inquina e lo riempie di immondizia, alimenta guerre e disparità sociali. Il nemico diventa l’immigrato che scappa dalle guerre o dalle carestie conseguenti ai cambiamenti climatici, non il nostro stile di vita inconsapevolmente insostenibile.

Per interrompere il meccanismo che ci vede sfruttati e sfruttatori, alienati consumatori passivi e inconsapevoli in una società allo sfascio, è necessario riacquisire i saperi, la capacità e la consapevolezza di poter usare le nostre mani per noi e non solo per un datore di lavoro. Così facendo potremo capire le conseguenze dei nostri consumi, mangiare cibi più sani e meno incartati dei quali poter comprare o coltivare direttamente le materie prime andando a sostenere progetti locali ed affini, smettere di sfruttare l’ambiente e i lavoratori affidandoci alla grande distribuzione, all’industria, all’agrobusiness.
Ciò nell’ottica di iniziare a produrre direttamente ciò di cui necessitiamo, e magari chissà, un giorno, riuscire a lavorare meno o non lavorare affatto per un salario, ma collaborare con altre e altri con l’obiettivo di una esistenza fatta di rapporti veri e soddisfazioni autentiche.

LABORATORIO PREPARAZIONE PASTA

E’ in tale ottica che mercoledì 12 giugno alle 19:00 presso la Laboratoria Autogestita proponiamo un laboratorio per la preparazione della pasta, sia fresca che secca, inizialmente con una dimostrazione di Denis della Fattoria di Sara e Giulia ** che ce ne parlerà e ci mostrerà come produrla, e poi dotandoci all’interno della Laboratoria della strumentazione necessaria a produrla con una certa periodicità (ogni uno-due mesi, tale il tempo di conservazione della pasta secca) con chi interessato. A conclusione della dimostrazione ci sarà una cena proprio con la pasta appena prodotta!
Come materia prima c’è la possibilità in prospettiva di utilizzare per la pasta di farro una varietà antica (il farro monococco) coltivata e distribuita attraverso il Patto della Farina (https://www.facebook.com/pattofarinafriuliorientale/ )

 

 

** Chi è la Fattoria di Sara e Giulia (Tratto da https://lafattoriadisaraegiulia.jimdo.com/ )

Quella di Sara e Giulia è una fattoria a ciclo chiuso intesa come un insieme, un organismo vivente formato da persone, animali e terreni  condotti secondo i ritmi della natura. Nata come progetto di autodeterminazione alimentare ha nel tempo condiviso una parte dei suoi prodotti con chi ne segue la filosofia e ricerca alimenti sani e nutrienti. Si produce solo ciò che gli spazi e le risorse permettono, in modo da creare un equilibrio tra quello che si dà e quello che si riceve. Rifiutiamo le regole imposte al mondo agricolo dai governi che subiscono i condizionamenti delle multinazionali e crediamo in un’agricoltura fatta dai contadini per alimentare le persone nel miglior modo possibile.

Coltiviamo in modo naturale cereali di varietà vecchie con i quali produciamo pasta e panificati. Autoproduciamo i nostri semi in modo da adattarli, anno dopo anno, ai nostri terreni e al nostro clima.

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Sabato 1/06 Presentazione e proiezione di “Punching the City”

Sabato 1 giugno presso la Labortori(A)utogestita di via de Rubeis 43 a Udine

SERATA BENEFIT PALESTRA POPOLARE
LA SBANDATA

dalle ore 19.30 Buffet vegan di autofinanziamento della palestra popolare

a seguire proiezione
PUNCHING THE CITY
con l’autrice e regista Mariella Bussolati.

Punching the city è un film di 70 minuti, un documentario che cattura le voci di un movimento che si sta allargando in tutta Europa. Il film è un viaggio in Italia, Inghilterra, Olanda, Grecia, Spagna, Francia che parla di città, di stress, di vita precaria, di disoccupazione, di immigrazione e di boxe come strumento per sopravvivere.
In questo momento infatti la boxe ha un grande successo e le palestre sono affollate. Non le palestre federali, dove anzi c’è un calo di iscrizioni, ma un altro tipo di palestre, vale a dire quelle popolari che si trovano in luoghi marginali e spazi occupati.
Chi sceglie questo tipo di boxe sono disoccupati, migranti, studenti, ma anche persone che in questo momento, in questa società liquida, non riescono più a trovare una identità e una forza.
Il film racconta i loro sogni, i loro desideri, il perché fanno boxe, ma anche i loro quartieri, le città, i contesti delle città tentacolari in cui ci tocca abitare e in cui non ci troviamo più. E proprio per questo facciamo boxe.
In queste palestre, fuori dai circuiti ufficiali, quelli della televisione e dei grandi eventi, quelli che muovono centinaia di migliaia di euro, si scopre che la boxe è lontana da tutti gli stereotipi che si porta addosso.
Non è una boxe solo per maschi, ma anche per donne, non è una boxe solo per giovani ma anche per anziani, e soprattutto, nonostante spesso gli ambienti delle arti marziali siano stati collegati con le destre, è una boxe antifascita, anti razzista e antisessista.
Queste palestre non hanno le gerarchie delle altre. Sono autogestite. Qui non si ammettono razzismo, omofobia e sessismo, e neppure brutalità e violenza.
La boxe popolare dunque non è più quello sport violento che abbiamo visto nei film famosi, ma torna invece a essere una noble art, uno sport dove ci si mette a tirare pugni, con corpo e mente, in relazione all’altro e al gruppo di riferimento, al di là delle barriere di forza, sesso, cultura, per rivendicare i propri diritti, per non avere più paura, per combattere la violenza.

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Contro i CPR, le frontiere e la violenza lungo la rotta balcanica

CORTEO 

CONTRO I CPR, LE FRONTIERE E LA VIOLENZA LUNGO LA ROTTA BALCANICA

Tratto da: https://nofrontierefvg.noblogs.org/

Una terra segnata dal confine, ma da sempre meticcia e multiculturale, rischia nuovamente di ospitare una galera etnica.

La prefettura di Gorizia, in ottemperanza al decreto Minniti-Orlando varato dal Governo Renzi, ha pubblicato il bando per aggiudicare la gestione di un CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio, ex CIE e ancora prima CPT) presso all’ex caserma Polonio di Gradisca d’Isonzo (GO). La prima data di apertura possibile è il 1° giugno 2019.

A partire dall’apertura del CPT nel 2006, l’ex caserma Polonio è stata al centro di polemiche, inchieste giudiziarie, presidi e manifestazioni organizzate dalle reti antirazziste e solidali. Le persone detenute hanno messo in atto negli anni varie pratiche di resistenza, anche sottoforma di autolesionismo, e hanno dato vita a molte rivolte, determinando così la chiusura del centro nel 2013, dopo la morte di Majid El Kodra.

Il CPR è di fatto una prigione dalla quale i ‘trattenuti’ (non detenuti, perché l’internamento nei CPR è determinato da un provvedimento amministrativo, non da una sentenza penale) non possono uscire. La struttura di Gradisca è nota in particolare per la sua somiglianza ai carceri di massima sicurezza, evidente nella parcellizzazione di tutti gli spazi, nella presenza di grate a coprire anche i cortili interni, nel fissaggio dei suppellettili alle pareti e ai pavimenti. Il Gip presso il Tribunale di Gorizia definì nel 2014 «alienanti» le condizioni di vita del CPR e «disumano» il contesto quotidiano al suo interno.

Il CPR è un’istituzione totale e un dispositivo di controllo che instaura una gerarchia tra cittadine/i e non cittadine/i basata su razzializzazione, classe, passaporto. È un luogo di segregazione dove si può essere rinchiusi fino 180 giorni (secondo il nuovo limite fissato nel Decreto Sicurezza) anche semplicemente a causa del possesso di un permesso di soggiorno scaduto. Si tratta di un abominio giuridico che non garantisce alla persona trattenuta nemmeno le tutele che l’ordinamento italiano riconosce alle carcerate e ai carcerati.

Il CPR è solo l’ultimo anello di una catena che inizia con lo sfruttamento economico neocoloniale dei cosiddetti “Paesi in via di sviluppo”, anche attraverso gli interventi militari, diretti o per procura, che generano eterne zone ‘destabilizzate’, facili da saccheggiare. Questo sistema costringe milioni di persone a migrare, cercando di raggiungere l’Europa. Nell’impossibilità di ottenere i visti necessari per attraversare le frontiere legalmente, esse si vedono costrette a muoversi illegalmente, pagando i trafficanti di esseri umani e affrontando viaggi massacranti e pericolosissimi.

I Paesi europei delegano il contrasto alle migrazioni a diversi agenti senza scrupoli: ai signori della guerra libici (attraverso, ad esempio, gli accordi firmati dall’ex ministro Minniti e rinnovati dal governo Lega-M5S); a Erdoğan, cui l’UE ha per questo versato 3 miliardi di euro; alle polizie di Croazia, Serbia e Ungheria, che sono da tempo sotto accusa per le violenze perpetrate contro i e le migranti lungo la rotta balcanica.

A dispetto della propaganda, questo contrasto non ha lo scopo di bloccare un fenomeno per sua natura inarrestabile, bensì di rendere quelle frontiere dei tritacarne, dei dispositivi idonei a trasformare chi riesce a superarli in soggetti deboli, disposti a ogni ricatto per conservare il premio di un viaggio difficile. Proprio per questa ragione la legge Bossi-Fini lega dal 2002 contratto di lavoro e rinnovo del permesso di soggiorno, costringendo chi arriva senza visto ad accettare condizioni lavorative spesso inimmaginabili per i cittadini comunitari, pur di non rischiare di essere rimpatriata/o.

I CPR sono l’ultimo deterrente da brandire contro chi pensa di ribellarsi a questo meccanismo infernale.

Si tratta di un sistema che cerca di rendere la manodopera straniera più sfruttabile dalle imprese italiane, che crea divisioni e concorrenza al ribasso tra gli stessi lavoratori, che permette alle forze reazionarie e razziste di costruire le proprie fortune politiche speculando sulla guerra tra poveri scatenata da questi stessi potenti.

Rompere questa catena è di fondamentale importanza per iniziare a costruire una società inclusiva aperta, accogliente e solidale.

Iniziamo da una anello: iniziamo dal CPR di Gradisca!

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