SCHIAVI NELLA CITTA’ PIU’LIBERA DEL MONDO – 27/05 PRESENTAZIONE

Presentazione di Schiavi nella città più libera del mondo di Laura Carroli

Da 10 anni esatti esiste a Udine una piccola realtà, che al di fuori delle logiche commerciali, cerca di (ri)portare in auge un concetto basilare per la riappropriazione e riorganizzazione delle proprie esistenze: L’autogestione.

Parliamo dello spazio autogestito di via de rubeis 43 a Udine, sede tra i vari collettivi e assemblee, anche della Laboratoria TransFemmQueer che organizza la serata.

Questo luogo è nato dall’esigenza di alcunx di noi di riavere o avere per la prima volta, uno spazio in cui poter pensare con la propria testa, praticare organizzazione e politica dal basso, uscire dalla logica consumistica del divertimento stile supermercato (prendo quello che mi va e poi vado a casa), per dare sfogo alla creatività e tensione interiore e infine vivere una socialità che non passi necessariamente attraverso una transazione economica un tesseramento o che rischi di essere escludente nei confronti di alcune persone per mera questione di accessibilità monetaria.

In una qualche forma quindi, la genesi di questo nostro spazio non è totalmente avulsa dalla storia dei RAF PUNK, dagli ideali che li muovevano e dagli esordi della scena anarcopunk più politicamente impegnata in Italia, della quale anzi, punk o non punk, ci sentiamo eredi nello spirito.
Per questa regione abbiamo accolto con molto entusiasmo la possibilità di presentare da noi “Schiavi nella città più libera del mondo” e parlare direttamente con Laura Carroli autrice del libro e una delle protagoniste sia all’epoca che oggi.

Vi aspettiamo non solo per fare revival ma per discutere insieme anche di cosa questo libro ci puo’ dire oggi sulla nostra città, sulle nostre vite sempre più claustrofobiche, mediate e alienate dalla tecnologia e parlare di eventuali slanci di resistenza e perchè no attacco a questo sistema di oppressioni che ci vuole rimbambitx davanti ad uno smartphone.

Laboratoria TFQ di Udine

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Se ho vinto se ho perso – proiezione vener 29 aprile!

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Domenica 20 marzo: NOCIVITÀ, DIFESA IPOCRITA DELLA VITA E MILITARIZZAZIONE DELLA SALUTE – Incontro con Nicoletta Poidimani

Riceviamo e invitiamo a partecipare:

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Presentazione “IL MONDO A DISTANZA. Su pandemia, 5G, materialità rimossa del digitale e l’orizzonte di un controllo totalitario”

Mentre le nuove frontiere del mercato cominciano a spostarsi verso quanto di più semplice, veloce e abbondante si possa produrre – i dati che intenzionalmente o meno generiamo con quasi ogni nostra attività sia nello spazio digitale e che in quello fisico – le stesse tecnologie che spesso rendono più comoda la vita sono quelle che consentono la raccolta, l’analisi e la messa a profitto di queste miriadi di informazioni. Ma soprattutto sono le stesse che rendono possibili svolte repressive e forme di controllo e gestione sociale inedite, che riportano dritti a forme di esclusione e sfruttamento sconosciute da decenni. Nell’epoca della scienza come legittimazione definitiva del potere e oggetto di fede in quanto unico sapere autentico, la tecnologia si fa sempre più corpo fisico dell’ordine sociale, la base su cui il sistema economico e sociale regge e si riproduce, col suo corollario di devastazione ambientale e sfruttamento in tutti i continenti.

Discutiamo di questo e delle possibilità e modi di opposizione a partire da “IL MONDO A DISTANZA. Su pandemia, 5G, materialità rimossa del digitale e l’orizzonte di un controllo totalitario” (Bergteufel, 2021).

VENERDÌ 11 FEBBRAIO, SPAZIO AUTOGESTITO di via de rubeis 43, Udine

Dalle 19 cena benefit, dalle ore 20 presentazione dell’opuscolo

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PRESIDIO DAVANTI AL CPR 19 DICEMBRE

PRESIDIO 19 DICEMBRE

Il 7 Dicembre B.H.R, un uomo marocchino di 41 anni, si è tolto la vita nella cella in cui era recluso in isolamento per quarantena Covid.

In due anni dalla riapertura del CPR a Gradisca sono già 3 le persone morte in questo centro di detenzione. Dopo Vakhtang Enukidze e Orgest Turia si conta ora un altro morto di Stato tra i reclusi nel lager di Gradisca.

I CPR sono dei centri di detenzione amministrativa dove le persone vengono disumanizzate e private della propria libertà, con la prospettiva di una deportazione, solamente perché non hanno dei documenti in regola.

Le condizioni all’interno di questi lager sono terribili, addirittura peggiori di quelle di molte carceri. Sono innumerevoli gli atti di autolesionismo, i tentati suicidi e le violenze contro i prigionieri, ma anche le proteste e le rivolte contro questi lager.

Domenica 19 Dicembre ci troveremo al CPR di Gradisca perché la morte di B.H.R non passi sotto silenzio, per portare la nostra solidarietà ai reclusi e per ribadire che tutti i CPR vanno chiusi subito.

DOMENICA 19 DICEMBRE, dalle h 14.30

GRADISCA D’ISONZO, davanti al CPR (via Udine 31)

PARTECIPIAMO NUMEROSI!

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Per chi suona la campana?

PER CHI SUONA LA CAMPANA…

Come al solito vorrebbero zittirci insinuando che siamo troppo melodrammatic*. Che non sappiamo, oppure non vogliamo distinguere fra la discriminazione -quella vera- e un’innocua battuta goliardica, che ci impegniamo a fraintendere le situazioni per amore della polemica e dei rilfettori.

Questo sembra essere per l’ennesima volta il messaggio che traspare dall’articolo di Udine Today (https://www.udinetoday.it/cronaca/discrimazione-ragazzo-gay-pizzeria-udine.html) che riporta il caso di Felipe, ragazzo gay che ha denunciato, in un video diventato virale, il clima omofobo incontrato alla pizzera Campana d’Oro di Udine, dove il titolare e un altro membro dello staff hanno continuato a fare battute omofobe e moleste nei suoi confronti, spingendo lui e i suoi amici ad andarsene.

Ancora una volta ci viene fatto intendere che si tratta di un “caso di gogna mediatica”, di “presunti” atteggiamenti discriminatori, di un “malinteso”: ce lo spiega direttamente il titolare, alle cui scuse è dedicata una buona porzione dell’articolo. Valeva davvero la pena di rovinare la reputazione di un onesto lavoratore che si fa vanto di avere persone omosessuali in famiglia nonché un adesivo del FVG Pride in bella vista sulla porta del locale, soltanto per un’uscita infelice?

Peccato che quella che racconta Felipe nel suo video non sia un’uscita infelice, ma una serie di atteggiamenti molesti e omofobi che hanno portato la compagnia a decidere di andarsene dal locale ben prima di quell’ultimo scambio con il titolare.

Il racconto non APPARE come un caso di discriminazione, come vorrebbe farci credere il quotidiano – E’ UN CASO DI DISCRIMINAZIONE a tutti gli effetti. Il tentativo del titolare di gridare alla gogna mediatica e fare la vittima è patetico, ma è ancora più vergognoso che il coraggio di un ragazzo che si espone in prima persona parlando di un’esperienza umiliante venga fatto passare in secondo piano, rispetto alle presunte tribolazioni dell’onesto e omofobo lavoratore che pensava di farla franca soltanto perché sottovalutava la capacità di reagire di chi gli stava davanti.

È vergognoso che venga dato spazio per dipingere la giustificata indignazione della gente come “la valvola di sfogo di un popolo che ha pensato che con l’odio potesse vincere una sua battaglia” (cit).

Esprimiamo la nostra solidarietà a Felipe, che ha voluto condividere e denunciare la sua esperienza, esponendosi sui social con coraggio per parlare di una situazione che per lui è stata umiliante.

A Udine Today invece (ma anche al Messaggero Veneto) i nostri migliori auguri di imparare un giorno, speriamo non troppo lontano, a distinguere le molestie dalle goliardate e imparare a fare cronaca senza accarezzare la chioma al patriarcato, alimentando per esempio la cultura dello stupro (vedi articoli riferiti al famigerato centro stupri) o altri sistemi discriminatori come, in questo caso, l’etero cis-sessismo.

Della pizza della Campana d’Oro facciamo a meno e così auspichiamo che faccia tutta la gente maleducata come noi che dopo una molestia non dice “grazie prego scusi tonerò”.

Aggiornamento

Vorremmo dire qualcosa anche in  merito all’incontro avvenuto oggi tra le cosidette “parti”. Non sappiamo chi abbia avuto l’idea, in questo caso e quanto sia stata accolta favorevolmente dal protagonista di questa vicenda, quindi ci esprimiamo in generale e non entriamo nel merito del caso specifico.
Come femministx vorremmo lanciare una riflessione sulla validità del metodo del re-incontro/confronto tra la persona che ha subito una qualsivoglia molestia o violenza e chi l’ha messa in atto. Per noi è molto problematico soprattutto perchè è un’esposizione gratuita della persona offesa, a maggior ragione se l’obiettivo finale non è tanto quello di tutelarla ma di reintegrare e sbiancare la reputazione di chi ha agito la violenza, la molestia o la discriminazione. Pensateci.

Infine, come esito di questo incontro ci si auspica di poter “Educare al rispetto”…ma perchè un tale compito deve essere sempre scaricato sulle spalle di chi le discriminazioni le subisce?
Noi soggettività oppresse siamo davvero stanche di subire e poi dover anche portare il fardello di “educare” chi ci molesta, esaurite dal dover CONTINUAMENTE PORGERE L’ALTRA GUANCIA per salvaguardare l’abc del rispetto umano e far si che chi ci aggredisce possa mantenere una qualche dignità e salvare la faccia.

Siete ignoranti dei diritti umani?

Affari vostri. Educatevi da soli.

Non è nostro il compito di “redimere” o educare nessuno, tanto meno chi ci offre violenza sistemica su base quotidiana, non è nostro il ruolo di essere comprensiv* e accoglienti delle cosiddette buone intenzioni, in nome delle quali si condona tutto.

Noi non laviamo le altrui coscienze perché NON NE POSSIAMO PIÙ e crediamo semmai che sia il cis-etero-patriarcato in dovere di farsi un serio e urgente esame di coscienza.

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25/11 Comunicato solidarietà – Coordinamenta Transfemminista Udine

Riceviamo e diffondiamo

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Recupero discussione CONTRO LO SCIENTISMO

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Comunicato – Udine – perquisizione a casa di una compagna

Riceviamo dall’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione questo comunicato che diffondiamo esprimendo piena solidarietà alla compagna colpita da questa vile intimidazione!

Ieri 20 ottobre una nostra compagna ha subìto nella sua casa una perquisizione da parte della Digos di Udine. Gli sbirri si sono presentati nell’abitazione situata nell’amena campagna friulana poco dopo le 7 del mattino, già con la videocamera accesa, a riprendere stanze, muri, arredi e effetti personali della compagna, alla ricerca di un volantino.
Un ignobile e arbitrario pretesto (oltre che per intimidire) per raccogliere dettagli e caratteri antropometrici, per profilare possibili nemiche e nemici dello Stato di dominazione militar-vaccinale attualmente in vigore. La compagna ha prontamente ottenuto che le riprese cessassero, il volantino non è stato trovato, gli sbirri si sono portati via il portatile della compagna.

Il volantino in questione è stato diffuso nel piccolo centro friulano dove la responsabile sanitaria del carcere di via Spalato di Udine svolge la professione di medico di base, e in esso si rappresentava il degrado sanitario che regna in quella galera, nel più totale disinteresse dell’area medica.

La repressione non è un’illegittimità, commessa per distrazione da qualche ufficio di commissariato periferico, ma la precisa continuazione di un rapporto di dominazione, ci è stato spiegato anni fa. Chi reprime deve aspettarsi come risposta una sola cosa: la lotta!

Udine-Trieste, 21 ottobre 2021

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presidio anticarcerario 2 ottobre Udine

Riceviamo da Assemblea contro il carcere e la repressione e diffondiamo

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RIMANDATO! Presentazione e discussione a partire da “Contro lo scientismo”

RIMANDATOOOOOOOO!

 

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Una testimonianza diretta sul Cpr di Gradisca

Diffondiamo la testimonianza di un uomo recentemente passato dal Cpr di Gradisca d’Isonzo.

 

Tratta da: https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/post/2021/06/04/puntata-3-giugno/

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SABATO 12/06 OBIEZIONE RESPINTA presidio a Udine

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BASTA ARRETRARE – 25 APRILE – TRIESTE

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Contro tutti i Cpr: presidio a Gradisca

Da: https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2021/04/18/contro-tutti-i-cpr-presidio-a-gradisca/

Il Cpr di Gradisca – precedentemente noto come Cpt e Cie – ha riaperto il 17 dicembre 2019. Un mese dopo, colpito dalle botte di otto membri delle forze dell’ordine, lì dentro è morto Vakhtang Enukidze, che era nato in Georgia e aveva 38 anni. Tra le varie versioni di quello che è successo nelle ore che hanno preceduto la morte di Vakhtang, noi abbiamo subito creduto e diffuso quella dei suoi compagni di prigionia, che, in cambio della loro testimonianza, hanno ricevuto dallo Stato italiano un decreto di espulsione e sono stati immediatamente deportati nei Paesi di provenienza.

Dopo altri due mesi, a Gradisca e nei territori circostanti cominciava un confinamento sociale per ragioni sociosanitarie, che – tra le altre cose – ha trasformato de facto il centro di accoglienza (Cara) a fianco del Cpr in un altro Cpr, o campo d’internamento.

Nella primavera del 2020, il lockdown ha ridotto brutalmente la presenza solidale sotto le mura del Cpr di Gradisca: le voci delle persone rinchiuse, che per la prima volta avevano valicato il muro di cinta raccontando all’esterno la violenza dell’istituzione, per mesi non hanno avuto, lì sotto, nessun orecchio che le ascoltasse. Nel frattempo, le deportazioni si erano fermate, ma i Cpr non hanno mai chiuso: nemmeno il rischio di un collasso sanitario e di una strage di esseri umani intrappolati hanno potuto incrinarne l’esistenza.

Durante l’estate, il Cpr di Gradisca ha ammazzato un’altra persona. Il suo nome era Orgest Turia ed è morto dopo un’overdose di farmaci: la verità sulla sua morte, come su quelle di Vakhtang e dei morti delle carceri di marzo, sta subendo un processo di insabbiamento con molti responsabili.

Come si è detto più volte in questo ultimo anno, la pandemia ha esacerbato le differenze sociali, pur non avendo innescato il conflitto. Tra i gruppi subalterni che hanno subito più forte la crisi sociosanitaria e la costrizione al lavoro in condizioni più pericolose del solito, ci sono le persone senza cittadinanza italiana, senza documenti regolari oppure appese al ricatto del rinnovo del permesso di soggiorno.

Le migrazioni sono un fenomeno antropologico connaturato all’essere umano, ma nella storia sono avvenute in varie forme e per varie ragioni. Il sistema globale neoliberista prevede lo sfruttamento di molte aree della terra e di popolazioni per il benessere di alcune specifiche aree, popolazioni e classi sociali. A causa di questo sistema, molte persone sono costrette a spostarsi contro la loro volontà; altre sono costrette a fuggire dalle bombe e dalla repressione; altre scelgono di muoversi per altre ragioni. L’esistenza delle frontiere, la gestione razzista e classista dei passaporti e dei visti e la militarizzazione dei confini europei di terra e di mare rendono i viaggi migratori una scommessa di vita o di morte per migliaia di persone. Per chi approda in Europa, si apre un altro viaggio tra minaccia dell’irregolarità, lavoro nero e razzismo sistemico.

Come scrive la rete Mai più lager, che il 24 aprile si mobiliterà contro i Cpr in varie città italiane, «I CPR, di tale percorso, sono l’epilogo, la fase terminale espulsiva di un sistema respingente e repressivo, lì dove alla negazione del diritto e dell’accoglienza si aggiungono la privazione della libertà e l’offesa della dignità personale, prima della rispedizione al mittente».

Sabato 24 aprile saremo a Gradisca per ricordare a quella città che sta ospitando un lager e per far sapere a chi è dentro che qualcuno è loro solidale e crede che quel posto non vada reso migliore ma raso al suolo.

Nel frattempo, a Trieste, chi agisce in solidarietà alle persone in arrivo dalla Rotta balcanica subisce sta subendo viene accusato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Da Gradisca a Trieste, siamo solidali con l’associazione Linea d’ombra: per noi, gli unici che favoriscono l’immigrazione clandestina sono gli Stati e i governi che impediscono l’immigrazione cosiddetta legale.

 

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SU MATTIA, DAL CARCERE DI ANCONA

Riceviamo e diffondiamo questo testo riguardo la grave situazione di pressione che nel carcere di Ancona stanno facendo vivere a Mattia (uno dei 5 detenuti dell’esposto). Tra loro Mattia non è l’unico che stanno provando a sfiancare in vari modi. Dalla seconda metà di febbraio a Cavazza (carcere di Piacenza) hanno messo la censura sulla posta. Tutti loro sono stati inoltre sottoposti a nuovo interrogatorio da parte della procura Modena. È chiaro che vogliono stare col fiato sul collo a tutti loro affinchè cedano, così come è chiara la volontà da parte delle guardie, dei medici conniventi e dell’amministrazione penitenziaria di dare un chiaro monito a chi ha ancora voglia di alzare la testa di fronte alle loro violenze.

ALTRO CHE MALASANITÀ, QUESTA È VENDETTA!

Mattia è uno dei cinque detenuti che hanno sottoscritto l’esposto per i fatti di Modena del Marzo 2020, i pestaggi dopo la rivolta e la morte in cella di Salvatore Piscitelli, avvenuta  nel carcere di Ascoli Piceno.

Già circa un anno fa fu valutato in Pronto Soccorso ad Ascoli Piceno mentre si trovava in quel carcere (prima che uscisse l’esposto), ed in tale occasione gli fu indicata la necessità di programmare un intervento chirurgico per un grave problema di salute, destinato  a peggiorare se trascurato. Attualmente Mattia si trova recluso nel carcere di Montacuto (Ancona). È passato oltre un anno e ancora l’intervento suggerito non è stato effettuato. Nelle ultime settimane la sua situazione di salute si è ulteriormente aggravata ed è stato trasferito ben due volte in Pronto Soccorso. Qui i medici hanno nuovamente programmato un intervento e prescritto la somministrazione di un antibiotico che tuttavia, al rientro in carcere, non gli è stato dato per svariati giorni. Nonostante i ricoveri in Pronto Soccorso il medico del carcere sostiene che le condizioni di salute di Mattia siano buone e che possa effettuare una nuova visita fra 6 mesi.

Nel frattempo, nonostante sia stata disposta l’autorizzazione per l’ingresso di un medico di fiducia da circa un mese, non viene comunicata una data per effettuare la visita. Come leggere tutto ciò? Partiamo da una considerazione certamente non originale: la sanità in carcere è pessima di prassi. L’eccezione non è la malasanità, ma trovare un medico non connivente con le guardie. L’abbiamo visto e continuiamo a vederlo, basti ripensare alle rivolte di un anno fa con cui i detenuti hanno chiesto a gran voce la tutela della propria salute, concetto incompatibile con quello di reclusione. Basti guardare oggi, dopo oltre un anno, quanto la pandemia attraversi ancora quelle mura e continui a diffondersi, senza che vengano adottate misure dignitose per frenare tutto questo. Basti ascoltare cosa ci dicono detenuti e detenute a cui il vaccino anti-COVID viene presentato più come una costrizione che come una scelta: se non ti vaccini ti mettiamo in isolamento, ti blocchiamo ogni attività, ti impediamo ogni visita medica.

Ma torniamo un istante alla situazione di Mattia. Sono ripetute le vessazioni destinate a lui e agli altri detenuti che hanno sottoscritto l’ ormai noto esposto; tra pacchi e corrispondenza rifiutati o trattenuti, posta sottoposta a censura, soldi spediti dai familiari che non vengono recapitati, rifiuti di protocollare richieste interne, e l’onnipresente ricatto sul corpo e sulla salute. La macchina statale, dopo le brutalità e gli omicidi di massa commessi nelle carceri un anno fa, ha apertamente deciso di non invertire la rotta e di dare chiari segnali a tutti/e coloro che non stanno zitti di fronte ai quotidiani soprusi di carcerieri e personale sanitario. Il pugno duro messo in campo in decine di galere nel marzo 2020 è una prassi tuttora rivendicata dallo Stato. E chi alza la voce per denunciare la violenza delle guardie e la connivenza dei medici deve essere messo a tacere. Hanno provato a vessare i 5 detenuti autori dell’esposto con trasferimenti, con continue minacce e ripetuti interrogatori. Nulla di tutto ciò, ad oggi, ha avuto l’effetto desiderato. Ora rincarano la dose facendo aggravare volontariamente la situazione di salute di uno di loro. Vogliono la vendetta. Questo stanno dicendo a Mattia trascurando la  sua salute, questo stanno dicendo a tutti noi.

Sempre solidali e complici con chi non chiude gli occhi e non abbassa la testa di fronte agli aguzzini di Stato! Facciamo sentire tutta la nostra solidarietà e rabbia.

Sosteniamoli ancora, come meglio crediamo!

Per scrivere a Mattia, Claudio, Cavazza e Francesco

Belmonte Cavazza_, C.C. Piacenza, Strada delle Novate 65, 29122 Piacenza.

Claudio Cipriani,_ C.C. Parma, Strada Burla 57, 43122 Parma

Francesco D’Angelo,_C.C. Ferrara, Via Arginone 327 44122 Ferrara

Mattia Palloni, _C.C. Ancona Montacuto, Via Montecavallo 73, 60100 Ancona

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SIAMO SPIACENTI: continueremo a fare apologia della ribellione e ad oltraggiare l’oppressione

Riceviamo e volentieri diffondiamo:

SIAMO SPIACENTI:

continueremo a fare apologia della ribellione e ad oltraggiare l’oppressione

Alcuni giorni fa, una compagna e un compagno hanno scoperto di essere nuovamente indagati per istigazione a delinquere-apologia (art. 414 c.p.) e diffamazione (art. 595 c.p.) per alcuni contenuti della trasmissione radiofonica Zardins Magnetics, realizzata dalla nostra Assemblea e messa in onda ogni giovedì alle 20.00 su Radio Onde Furlane. Si tratta dell’ennesimo attacco poliziesco e giudiziario alle attività dell’Assemblea tramite accuse basate su reati definibili come “d’opinione”. Infatti, la compagna e il compagno sotto indagine stanno già subendo un processo, per i medesimi reati, presso il tribunale di Udine per vari interventi a manifestazioni e un’intervista radiofonica nel 2019. Analogamente, una compagna sta subendo ben tre processi a Trieste per imputazioni di istigazione e oltraggio, per vari interventi sotto il locale carcere.

Pare che le Digos e le procure di Udine e di Trieste vogliano farci pesare penalmente ogni nostra parola che, superando la sterile libertà di indignarsi, rivendichi la libertà di lottare. E così, tanto per fare degli esempi dei nostri capi di accusa, affermare che è giusto colpire con l’azione diretta chi (veramente) istiga al razzismo e alla guerra tra poveri, come la Lega, diventa istigazione a delinquere. Dire che la malasanità in carcere è tortura e dunque denunciare come torturatori i medici che se ne fregano dei detenuti, diventa diffamazione. Raccontare ad un presidio presso un carcere di una rivolta accaduta in un altro carcere, diventa anch’essa istigazione.

Gli orizzonti miseri del diritto borghese si rivelano appieno. Con le nostre parole, infatti, non vogliamo spingere nessuno a fare nulla, né intendiamo sporcare il nome di chicchessia che non sia già sporcato dal suo ruolo e dalle sue azioni. Vogliamo invece valorizzare – questo sì – la ribellione e le lotte che inevitabilmente sorgono, senza bisogno di fantomatici istigatori, dall’oppressione. Riconosciamo in quest’ultima l’unica vera istigatrice alla ribellione, aldilà di tutti gli incubi di una pace sociale totalitaria da parte dello Stato e delle classi dominanti.

Nel nostro piccolo, noi siamo parte di questa ribellione e lotta inestinguibile. Siamo, ad esempio, stati al fianco dei detenuti del carcere di Udine, quando ci hanno denunciato la loro condizione di malasanità. Così come delle detenute del Coroneo di Trieste, quanto hanno rivendicato sanità, salute e libertà nel pieno dell’attuale epidemia. Siamo stati e saremo al fianco dei prigionieri anarchici, rinchiusi nelle galere perché lottano per distruggerle.
Pensiamo che sia la nostra pratica in tal senso, più che le parole in sé, a voler essere colpita con questi procedimenti. Si sforzino pure i nostri inquisitori di centellinare ogni parola per darvi un “rilievo penale”. Noi continueremo a dire quello che pensiamo e soprattutto a praticare l’appoggio e la solidarietà a chi si ribella, lottando contro il carcere e resistendo alla repressione.

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Per l’estinzione degli uomini cis – Laboratoria Transfemminista Queer

Dalla Laboratoria TransFemmQueer, una riflessione su (di un) genere/sui generi:

In Italia un uomo uccide una donna all’incirca ogni tre giorni e le notizie che arrivano dal resto del mondo non parlano di numeri inferiori. Ad esempio, è di qualche settimana fa l’ultimo femminicidio di massa da parte di un uomo cis bianco americano che è entrato in 3 diversi centri massaggi mirando alle donne presenti.
Eppure sembra che la società continui a negare il problema: ci si concentra sulla leicità dell’uso del termine “femminicidio”, cercando ad esempio di sviare l’attenzione dal fatto che lo stesso non indica le vittime, ma il movente che anima l’assassino (cioè le uccide in quanto donne e tutto ciò che questo rappresenta a livello di relazioni di potere percepite). Oppure, anche quando ciò che accade è evidente sotto i nostri occhi, le narrazioni dei fatti parlano di motivazioni diverse: per lo stragista U.S.A. si paventa un movente razziale, pur di non ragionare sulla realtà.

E la realtà è che una società che continua a produrre uomini cis è una società che continua a volere le donne morte (e, assieme a loro, tutte le identità che la figura dell’uomo cis troverà minacciose)!
Se questa società non si fermerà realmente a ragionare su cosa sia l’uomo cis e quali i suoi danni, non lascerà mai che più di metà della popolazione viva tranquillamente le proprie esistenze.
Continuare a educare dei soggetti in uno stato di fragilità emotiva devastante e, contemporaneamente, allenarli all’espressione costante della violenza in tutte le sue forme, insegnando loro che possono permettersi di fare di tutto ignorando qualsiasi altro elemento attorno a loro, è la ricetta perfetta per ottenere delle bombe ad orologeria. Non tutte potrebbero esplodere, sia chiaro, ma contribuiranno ad aumentare il ticchettio, rendendo, di fatto, la vita impossibile a tutti i soggetti che dovranno avere a che fare con loro.

Se, infatti, non tutti gli uomini cis compiono stragi, è invece vero che tutti gli uomini cis, finché non mettono in seria discussione l’educazione che hanno ricevuto, contribuiscono a rendere il mondo pericoloso. Il loro ragionamento deve essere profondo: non è giustificabile il semplice “ma io mica molesto le ragazze per strada!”, perché questo non è motivo di plauso. E’ semplicemente quello che le persone normali fanno: non molestano le altre persone sconosciute per strada! E deve essere una riflessione accurata che prenda in considerazione il loro modo di muoversi nel mondo dal senso più letterale (es: il modo non neutrale in cui occupano lo spazio) a quello più figurativo (es: il loro posizionamento all’interno di una discussione, il cosiddetto “sguardo maschile”…). E sarà un lavoro che solo loro dovranno fare, senza aiuti e senza pappe pronte (in fondo i vari femministi hanno già fornito un sacco di piatti che devono solo essere assemblati e finiti di cucinare, a voler ben guardare).

Ma, tralasciando ciò che chi è già qui dovrà fare, è importante anche lavorare, contemporaneamente, affinché non ci si trovi con dei pericoli ambulanti in età di nuocere che devono appena iniziare a ripensare tutta la loro esistenza (e non è detto che lo facciano, dati i benefici che ne ottengono). Questa società deve smettere di riprodurre* la categoria degli uomini cis. E, una volta che metteremo in crisi il sistema di replica di questo gruppo sociale, tutte le altre categorie di genere che in questa società sono da essa derivate, si sgretoleranno.

 

 
*in realtà dovremmo smettere di riprodurci, ma neppure nelle previsioni più ottimiste questo sarà un risultato raggiungibile nel breve termine

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Sulla questione vaccinale

Nei tempi della grande “polarizzazione del dibattito” dove tutto è o bianco o nero e le zone grigie sono spazzate via in favore di un conformismo rassicurante che ci permette di convivere con noi stessx, cercare di avere una mente critica e porsi continuamente domande diventa invece fondamentale per la propria (e l’altrui) sopravvivenza sia fisica che mentale. Il confronto senza pregiudizi, dovrebbe essere il pane di cui nutrirsi ed è con questo spirito che abbiamo deciso di condividere delle informazioni/riflessioni anche su argomenti che generano una certa ostilità o quello che si suol dire, un levarsi delle barricate, come per esempio in questo caso, qualcosa che riguarda i vaccini.

Riportiamo più sotto la traduzione dall’inglese della “Lettera aperta urgente” (https://doctors4covidethics.medium.com/urgent-open-letter-from-doctors-and-scientists-to-the-europeanedicines-agency-regarding-covid-19-f6e17c311595) che un gruppo di medici e scienziati ha scritto all’EMA (European Medicines Agency, Agenzia Europea del Farmaco) e mandato al Presidente del Consiglio d’Europa e alla Presidente della Commissione Europea il 28 febbraio scorso. Nel testo della lettera viene argomentato come l’approvazione dei vaccini basati sul gene (Pfizer, Moderna, AstraZeneca) per contrastare il COVID-19 da parte dell’EMA sia stata prematura e sconsiderata alla luce della mancanza di evidenze sperimentali su una serie di test-chiave e come dunque la somministrazione di tali vaccini costituisca tuttora “sperimentazione umana”. Conseguentemente essi chiedono che l’approvazione per l’uso dei vaccini a base genetica venga ritirata. La pubblicazione di questo contributo non sottende la nostra totale aderenza ai valori e i principi di chi l’ha redatto – se non eravamo d’accordo agli OGM qualche anno fa, non siamo certo favorevoli allo sviluppo e all’impiego delle biotecnologie, quale è l’ingegneria genetica oggi, nemmeno in campo medico e terapeutico – né ci identifichiamo minimamente in ambigue combriccole ultimamente molto in voga quali “novax”, “nomask” e affini. Rifiutiamo preventivamente anche ogni accusa di “complottismo” (che lasciamo volentieri ai sostenitori della “dittatura sanitaria”) e di “negazionismo”, categoria fino a poco tempo fa utilizzata per parlare di neonazisti che negano la realtà dell’olocausto e dei campi di concentramento nazisti, ad oggi invece impiegata per diffamare chiunque non la pensi come Draghi, Figliuolo, il Comitato Tecnico-Scientifico (CTS) e i suoi presunti “tecnici” travestiti da scienziati.

Infine, non ci interessa convincere alcuno/a della bontà di quanto sotto riportato, né dare indicazioni sul come e cosa fare o non fare. Invitiamo però ad andare oltre banali e fuorvianti categorie, e soprattutto a mettere in dubbio ciò che viene propagandato con la veste del pensiero dominante, sia che riguardi virus, i vaccini, o molto altro.

Buona lettura e buone riflessioni.

Lettera aperta urgente di medici e scienziati all’Agenzia europea del farmaco in merito alle preoccupazioni sulla sicurezza del vaccino per COVID-19

Emer Cooke, direttore esecutivo, Agenzia europea per i medicinali, Amsterdam, Paesi Bassi

28 febbraio 2021

Egregi Signori / Signore,

ALL’URGENTE ATTENZIONE PERSONALE DI: EMER COOKE, DIRETTORE ESECUTIVO DELL’AGENZIA EUROPEA DEI MEDICINALI

In qualità di medici e scienziati, in linea di principio sosteniamo l’uso di nuovi interventi medici che siano opportunamente sviluppati e implementati, dopo aver ottenuto dal paziente il suo consenso informato. Questa posizione comprende i vaccini allo stesso modo delle terapie.

Notiamo che una vasta gamma di effetti collaterali viene segnalata a seguito della vaccinazione di individui più giovani precedentemente sani con i vaccini COVID-19 basati sul gene. Inoltre, ci sono state numerose notizie da parte dei media di tutto il mondo di case di cura colpite da COVID-19 a pochi giorni dalla vaccinazione dei residenti. Sebbene riconosciamo che questi eventi potrebbero essere stati, ognuno di essi, sfortunate coincidenze, siamo preoccupati che l’esame delle possibili cause di malattia o morte in queste circostanze sia stato e continui ad essere inadeguato, e specialmente quando siamo in assenza di esami post-mortem.

In particolare, ci chiediamo se le questioni cardine riguardanti la sicurezza dei vaccini siano state adeguatamente affrontate prima della loro approvazione da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA).

Con grande urgenza, chiediamo con la presente che l’EMA ci fornisca risposte ai seguenti problemi:

  1. Dopo l’iniezione intramuscolare, ci si deve aspettare che i vaccini a base genica raggiungano il flusso sanguigno e si diffondano in tutto il corpo [1]. Chiediamo la prova che questa possibilità sia stata esclusa negli studi sperimentali pre-clinici sugli animali con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  2. Se tale evidenza non è disponibile, ci si deve aspettare che i vaccini rimangano intrappolati nella circolazione e vengano assorbiti dalle cellule endoteliali. C’è motivo di supporre che ciò accadrà in particolare nei siti di flusso sanguigno lento, cioè nei piccoli vasi e capillari [2]. Chiediamo la prova che questa probabilità sia stata esclusa negli studi sperimentali pre-clinici sugli animali con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  3. Se tale evidenza non è disponibile, ci si deve aspettare che durante l’espressione degli acidi nucleici dei vaccini, i peptidi derivati dalla proteina spike saranno presentati attraverso il percorso MHC I sulla superficie luminale delle cellule. Molti individui sani hanno linfociti CD8 che riconoscono tali peptidi, il che può essere dovuto a una precedente infezione da COVID, ma anche a reazioni crociate con altri tipi di Coronavirus [3; 4] [5]. Dobbiamo presumere che questi linfociti attaccheranno le rispettive cellule. Chiediamo la prova che questa probabilità sia stata esclusa negli studi sperimentali pre-clinici sugli animali con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  4. Se tale evidenza non è disponibile, ci si deve aspettare che il danno endoteliale con conseguente innesco della coagulazione del sangue tramite l’attivazione piastrinica si verificherà in innumerevoli siti in tutto il corpo. Chiediamo la prova che questa probabilità sia stata esclusa negli studi sperimentali pre-clinici sugli animali con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  5. Se tale prova non è disponibile, ci si deve aspettare che ciò comporterà un calo della conta piastrinica, la comparsa di D-dimeri nel sangue e una miriade di lesioni ischemiche in tutto il corpo, inclusi cervello, midollo spinale e cuore. Disturbi emorragici potrebbero verificarsi sulla scia di questo nuovo tipo di sindrome DIC [Coagulazione Intravascolare Disseminata], inclusi, tra le altre possibilità, sanguinamenti abbondanti e ictus emorragico. Chiediamo la prova che tutte queste possibilità siano state escluse negli studi sperimentali pre-clinici sugli animali con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  6. La proteina spike SARS-CoV-2 si lega al recettore ACE2 sulle piastrine, il che si traduce nella loro attivazione [6]. La trombocitopenia è stata segnalata nei casi gravi di infezione da SARS-CoV-2 [7]. È stata segnalata la trombocitopenia anche in soggetti vaccinati [8]. Chiediamo la prova che il potenziale pericolo di attivazione piastrinica che porterebbe anche alla coagulazione intravascolare disseminata (DIC) sia stato escluso con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  7. La diffusione in tutto il mondo di SARS-CoV-2 ha creato una pandemia di malattia associata a molti decessi. Tuttavia, al momento dell’esame per l’approvazione dei vaccini, i sistemi sanitari della maggior parte dei paesi non erano più sotto la minaccia imminente di essere sopraffatti perché una percentuale crescente del mondo era già stata infettata e il peggio della pandemia era già passato. Di conseguenza, chiediamo prove conclusive dell’esistenza di un’emergenza effettiva al momento in cui l’EMA ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionale ai produttori di tutti e tre i vaccini, per giustificare la loro approvazione per l’uso negli esseri umani da parte dell’EMA, presumibilmente a causa di tale emergenza.

Qualora tutte queste prove non fossero disponibili, chiediamo che l’approvazione per l’uso dei vaccini a base genetica venga ritirata fino a quando tutte le questioni di cui sopra non saranno state adeguatamente affrontate dall’esercizio dell’accuratezza doverosa da parte dell’EMA.

Vi sono serie preoccupazioni, incluse ma non limitate a quelle delineate sopra, che l’approvazione dei vaccini per il COVID-19 da parte dell’EMA sia stata prematura e sconsiderata e che la somministrazione dei vaccini costituisse e costituisca tuttora “sperimentazione umana”, che è stata ed è ancora in violazione del codice di Norimberga.

Data l’urgenza della situazione, vi chiediamo di rispondere a questa email entro sette giorni e di affrontare in modo sostanziale tutte le nostre preoccupazioni. Se sceglierete di non ottemperare a questa ragionevole richiesta, renderemo pubblica questa lettera.

Questa email viene mandata a:

Charles Michel, Presidente del Consiglio d’Europa

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea.

Medici e scienziati possono firmare la lettera aperta inviando un’e-mail con il loro nome, qualifiche, aree di competenza, paese ed eventuali affiliazioni che vorrebbero citare, a Doctors4CovidEthics@protonmail.com

Riferimenti

[1] Hassett, K. J.; Benenato, K. E.; Jacquinet, E.; Lee, A.; Woods, A.; Yuzhakov, O.; Himansu, S.; Deterling, J.; Geilich, B. M.; Ketova, T.; Mihai, C.; Lynn, A.; McFadyen, I.; Moore, M. J.; Senn, J. J.; Stanton, M. G.; Almarsson, Ö.; Ciaramella, G. and Brito, L. A.(2019). Optimization of Lipid Nanoparticles for Intramuscular Administration of mRNA Vaccines, Molecular therapy. Nucleic acids 15: 1–11.

[2] Chen, Y. Y.; Syed, A. M.; MacMillan, P.; Rocheleau, J. V. and Chan, W. C. W.(2020). Flow Rate Affects Nanoparticle Uptake into Endothelial Cells, Advanced materials 32 : 1906274.

[3] Grifoni, A.; Weiskopf, D.; Ramirez, S. I.; Mateus, J.; Dan, J. M.; Moderbacher, C. R.; Rawlings, S. A.; Sutherland, A.; Premkumar, L.; Jadi, R. S. and et al.(2020). Targets of T Cell Responses to SARS-CoV-2 Coronavirus in Humans with COVID-19 Disease and Unexposed Individuals, Cell 181: 1489–1501.e15.

[4] Nelde, A.; Bilich, T.; Heitmann, J. S.; Maringer, Y.; Salih, H. R.; Roerden, M.; Lübke, M.; Bauer, J.; Rieth, J.; Wacker, M.; Peter, A.; Hörber, S.; Traenkle, B.; Kaiser, P. D.; Rothbauer, U.; Becker, M.; Junker, D.; Krause, G.; Strengert, M.; Schneiderhan-Marra, N.; Templin, M. F.; Joos, T. O.; Kowalewski, D. J.; Stos-Zweifel, V.; Fehr, M.; Rabsteyn, A.; Mirakaj, V.; Karbach, J.; Jäger, E.; Graf, M.; Gruber, L.-C.; Rachfalski, D.; Preuß, B.; Hagelstein, I.; Märklin, M.; Bakchoul, T.; Gouttefangeas, C.; Kohlbacher, O.; Klein, R.; Stevanović, S.; Rammensee, H.-G. and Walz, J. S.(2020). SARS-CoV-2-derived peptides define heterologous and COVID-19-induced T cell recognition, Nature immunology.

[5] Sekine, T.; Perez-Potti, A.; Rivera-Ballesteros, O.; Strålin, K.; Gorin, J.-B.; Olsson, A.; Llewellyn-Lacey, S.; Kamal, H.; Bogdanovic, G.; Muschiol, S. and et al.(2020). Robust T Cell Immunity in Convalescent Individuals with Asymptomatic or Mild COVID-19, Cell 183 : 158–168.e14.

[6] Zhang, S.; Liu, Y.; Wang, X.; Yang, L.; Li, H.; Wang, Y.; Liu, M.; Zhao, X.; Xie, Y.; Yang, Y.; Zhang, S.; Fan, Z.; Dong, J.; Yuan, Z.; Ding, Z.; Zhang, Y. and Hu, L.(2020). SARS-CoV-2 binds platelet ACE2 to enhance thrombosis in COVID-19, Journal of hematology & oncology 13: 120.

[7] Lippi, G.; Plebani, M. and Henry, B. M.(2020).Thrombocytopenia is associated with severe coronavirus disease 2019 (COVID-19) infections: A meta-analysis, Clin. Chim. Acta 506: 145–148.

[8] Grady, D. (2021). A Few Covid Vaccine Recipients Developed a Rare Blood Disorder, The New York Times, Feb. 8, 2021.

Cordiali saluti,

Professore Sucharit Bhakdi MD, Professore Emerito di Microbiologia Medica e Immunologia, Ex Presidente, Istituto di Microbiologia Medica e Igiene, Università Johannes Gutenberg di Mainz (Medico e scienziato) (Germania e Tailandia)

Dr Marco Chiesa MD FRCPsych, Consulente psichiatrico e Professore, Università College di Londra (Medico) (Regno Unito e Italia)

Dr C Stephen Frost BSc MBChB Specialista in Radiologia Diagnostica, Stoccolma, Svezia (Medico) (Regno Unito e Svezia)

Dott.ssa Margareta Griesz-Brisson MD PhD, Neurologa e Neurofisiologa (ha studiato Medicina a Friburgo, Germania, formazione specialistica in Neurologia presso la New York University, Fellowship in Neurofisiologia presso il Mount Sinai Medical Center, New York City; PhD in Farmacologia con interesse neurotossicologia di basso livello ed effetti dei fattori ambientali sulla salute del cervello), Direttore medico, The London Neurology and Pain Clinic (Medico e scienziato) (Germania e Regno Unito)

Professor Martin Haditsch MD PhD, specialista (Austria) in igiene e microbiologia, specialista (Germania) in microbiologia, virologia, epidemiologia/ malattie infettive, specialista (Austria) in malattie infettive e medicina tropicale, direttore medico, TravelMedCenter, Leonding, Austria, medico Direttore, Labor Hannover MVZ GmbH (Medico e scienziato) (Austria e Germania)

Professor Stefan Hockertz, Professore di Tossicologia e Farmacologia, Tossicologo registrato in Europa, Specialista in Immunologia e Immunotossicologia, CEO di tpi consult GmbH. (Scienziato) (Germania)

Dr Lissa Johnson, BSc BA (Media) MPsych (Clin) PhD, Psicologa clinica e psicologa comportamentale, Competenza nella psicologia sociale della tortura, atrocità, violenza collettiva e propaganda della paura, Ex membro del gruppo consultivo di interesse pubblico della Australian Psychological Society (Psicologo clinico e scienziato comportamentale) (Australia)

Professor Ulrike Kämmerer PhD, Professore associato di Immunologia riproduttiva sperimentale e Biologia dei tumori presso il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia, Ospedale universitario di Würzburg, Germania, Virologo molecolare addestrato (Diploma, Tesi di dottorato) e Immunologo (Abilitazione), Rimane impegnato in un laboratorio di ricerca attiva (biologia molecolare, biologia cellulare) (Scienziato) (Germania)

Professore Associato Michael Palmer MD, Dipartimento di Chimica (ha studiato Medicina e Microbiologia Medica in Germania, ha insegnato Biochimica dal 2001 nell’attuale università in Canada; focus su farmacologia, metabolismo, membrane biologiche, programmazione di computer; ricerca sperimentale focalizzata su tossine batteriche e antibiotici Daptomicina); ha scritto un libro di testo sulla farmacologia biochimica, Università di Waterloo, Ontario, Canada (medico e scienziato) (Canada e Germania)

Professoressa Karina Reiss PhD, Professore di Biochimica, Università Cristiana Albrecht di Kiel, Competenza in Biologia Cellulare, Biochimica (Scienziato) (Germania)

Professore Andreas Sönnichsen MD, Professore di Medicina Generale e Medicina di Famiglia, Dipartimento di Medicina Generale e Medicina di Famiglia, Centro di Salute Pubblica, Università di Medicina di Vienna, Vienna (Medico) (Austria)

Dr Michael Yeadon BSc (Joint Honours in Biochemistry and Toxicology) PhD (Pharmacology), Ex Vice Presidente e Direttore scientifico in Allergie e Respirazione, Pfizer Global R&D; Co-fondatore e CEO, Ziarco Pharma Ltd .; Consulente indipendente e scienziato) (Regno Unito)

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PRESIDIO TRANSFEMMINISTA SABATO 13 MARZO

In occasione della giornata internazionale della Donna la Coordinamenta Transfemminista di Udine torna in piazza

SABATO 13
dalle ore 16,00
in piazza Libertà angolo via cavour!

per un presidio e una mostra di manifesti TRANSFEMMINISTI
frutto dell’impegno di numerose compagnx in tutta europa dal nome ” We want to make the queer-feminist diversity visible”

Contiamo sulla collaborazione di tuttx le/i partecipanti perchè questa piazza sia uno spazio sicuro sotto ogni punto di vista, per la tutela delle altre come della nostra!

Dopo un anno:

RIVENDICHIAMO fisicamente e collettivamente lo spazio pubblico per una riflessioni critica e politica sulle ripercussioni sociali, economiche e psico-fisiche del confinamento sociale che da un anno stiamo vivendo.

DENUNCIAMO l’aumento della violenze di genere in ambito domestico e familiare, lo sciacallaggio degli antiabortisti per impedire alle donne l’accesso all’IVG, l’evidenza (ancora una volta) che non tutte le vite hanno pari valore nel sistema capitalista eteropatriarcale che combattiamo

INVITIAMO a partecipare tutte le persone che si rispecchiano in qualsiasi genere, orientamento sessuale e identità e che ritengono una priorità la lotta per l’autodeterminazione dei propri corpi e delle proprie vite,la lotta alla violenza contro le donne, allo sfruttamento e all’oppressione patriarcale, all’eterosessualità obbligatoria e al binarismo di genere.

SULLA MOSTRA:
Questa mostra nasce come l’esito di una chiamata internazionale del gruppo Feministas di Leipzig (Germania), un gruppo che si definisce come “un collettivo di artist*, non artist*, persone bianche,
cis, queer, migranti, non migranti e super femminist* e che si batte per le cause del femminismo intersezionale e contro il patriarcato.
A questa chiamata abbiamo risposto partecipando con un nostro lavoro che è diventato un poster e che verrà affisso ed esposto assieme ad altri, oltre a Udine in diversi spazi pubblici europei

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