Sabato 1/06 Presentazione e proiezione di “Punching the City”

Sabato 1 giugno presso la Labortori(A)utogestita di via de Rubeis 43 a Udine

SERATA BENEFIT PALESTRA POPOLARE
LA SBANDATA

dalle ore 19.30 Buffet vegan di autofinanziamento della palestra popolare

a seguire proiezione
PUNCHING THE CITY
con l’autrice e regista Mariella Bussolati.

Punching the city è un film di 70 minuti, un documentario che cattura le voci di un movimento che si sta allargando in tutta Europa. Il film è un viaggio in Italia, Inghilterra, Olanda, Grecia, Spagna, Francia che parla di città, di stress, di vita precaria, di disoccupazione, di immigrazione e di boxe come strumento per sopravvivere.
In questo momento infatti la boxe ha un grande successo e le palestre sono affollate. Non le palestre federali, dove anzi c’è un calo di iscrizioni, ma un altro tipo di palestre, vale a dire quelle popolari che si trovano in luoghi marginali e spazi occupati.
Chi sceglie questo tipo di boxe sono disoccupati, migranti, studenti, ma anche persone che in questo momento, in questa società liquida, non riescono più a trovare una identità e una forza.
Il film racconta i loro sogni, i loro desideri, il perché fanno boxe, ma anche i loro quartieri, le città, i contesti delle città tentacolari in cui ci tocca abitare e in cui non ci troviamo più. E proprio per questo facciamo boxe.
In queste palestre, fuori dai circuiti ufficiali, quelli della televisione e dei grandi eventi, quelli che muovono centinaia di migliaia di euro, si scopre che la boxe è lontana da tutti gli stereotipi che si porta addosso.
Non è una boxe solo per maschi, ma anche per donne, non è una boxe solo per giovani ma anche per anziani, e soprattutto, nonostante spesso gli ambienti delle arti marziali siano stati collegati con le destre, è una boxe antifascita, anti razzista e antisessista.
Queste palestre non hanno le gerarchie delle altre. Sono autogestite. Qui non si ammettono razzismo, omofobia e sessismo, e neppure brutalità e violenza.
La boxe popolare dunque non è più quello sport violento che abbiamo visto nei film famosi, ma torna invece a essere una noble art, uno sport dove ci si mette a tirare pugni, con corpo e mente, in relazione all’altro e al gruppo di riferimento, al di là delle barriere di forza, sesso, cultura, per rivendicare i propri diritti, per non avere più paura, per combattere la violenza.

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Contro i CPR, le frontiere e la violenza lungo la rotta balcanica

CORTEO 

CONTRO I CPR, LE FRONTIERE E LA VIOLENZA LUNGO LA ROTTA BALCANICA

Tratto da: https://nofrontierefvg.noblogs.org/

Una terra segnata dal confine, ma da sempre meticcia e multiculturale, rischia nuovamente di ospitare una galera etnica.

La prefettura di Gorizia, in ottemperanza al decreto Minniti-Orlando varato dal Governo Renzi, ha pubblicato il bando per aggiudicare la gestione di un CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio, ex CIE e ancora prima CPT) presso all’ex caserma Polonio di Gradisca d’Isonzo (GO). La prima data di apertura possibile è il 1° giugno 2019.

A partire dall’apertura del CPT nel 2006, l’ex caserma Polonio è stata al centro di polemiche, inchieste giudiziarie, presidi e manifestazioni organizzate dalle reti antirazziste e solidali. Le persone detenute hanno messo in atto negli anni varie pratiche di resistenza, anche sottoforma di autolesionismo, e hanno dato vita a molte rivolte, determinando così la chiusura del centro nel 2013, dopo la morte di Majid El Kodra.

Il CPR è di fatto una prigione dalla quale i ‘trattenuti’ (non detenuti, perché l’internamento nei CPR è determinato da un provvedimento amministrativo, non da una sentenza penale) non possono uscire. La struttura di Gradisca è nota in particolare per la sua somiglianza ai carceri di massima sicurezza, evidente nella parcellizzazione di tutti gli spazi, nella presenza di grate a coprire anche i cortili interni, nel fissaggio dei suppellettili alle pareti e ai pavimenti. Il Gip presso il Tribunale di Gorizia definì nel 2014 «alienanti» le condizioni di vita del CPR e «disumano» il contesto quotidiano al suo interno.

Il CPR è un’istituzione totale e un dispositivo di controllo che instaura una gerarchia tra cittadine/i e non cittadine/i basata su razzializzazione, classe, passaporto. È un luogo di segregazione dove si può essere rinchiusi fino 180 giorni (secondo il nuovo limite fissato nel Decreto Sicurezza) anche semplicemente a causa del possesso di un permesso di soggiorno scaduto. Si tratta di un abominio giuridico che non garantisce alla persona trattenuta nemmeno le tutele che l’ordinamento italiano riconosce alle carcerate e ai carcerati.

Il CPR è solo l’ultimo anello di una catena che inizia con lo sfruttamento economico neocoloniale dei cosiddetti “Paesi in via di sviluppo”, anche attraverso gli interventi militari, diretti o per procura, che generano eterne zone ‘destabilizzate’, facili da saccheggiare. Questo sistema costringe milioni di persone a migrare, cercando di raggiungere l’Europa. Nell’impossibilità di ottenere i visti necessari per attraversare le frontiere legalmente, esse si vedono costrette a muoversi illegalmente, pagando i trafficanti di esseri umani e affrontando viaggi massacranti e pericolosissimi.

I Paesi europei delegano il contrasto alle migrazioni a diversi agenti senza scrupoli: ai signori della guerra libici (attraverso, ad esempio, gli accordi firmati dall’ex ministro Minniti e rinnovati dal governo Lega-M5S); a Erdoğan, cui l’UE ha per questo versato 3 miliardi di euro; alle polizie di Croazia, Serbia e Ungheria, che sono da tempo sotto accusa per le violenze perpetrate contro i e le migranti lungo la rotta balcanica.

A dispetto della propaganda, questo contrasto non ha lo scopo di bloccare un fenomeno per sua natura inarrestabile, bensì di rendere quelle frontiere dei tritacarne, dei dispositivi idonei a trasformare chi riesce a superarli in soggetti deboli, disposti a ogni ricatto per conservare il premio di un viaggio difficile. Proprio per questa ragione la legge Bossi-Fini lega dal 2002 contratto di lavoro e rinnovo del permesso di soggiorno, costringendo chi arriva senza visto ad accettare condizioni lavorative spesso inimmaginabili per i cittadini comunitari, pur di non rischiare di essere rimpatriata/o.

I CPR sono l’ultimo deterrente da brandire contro chi pensa di ribellarsi a questo meccanismo infernale.

Si tratta di un sistema che cerca di rendere la manodopera straniera più sfruttabile dalle imprese italiane, che crea divisioni e concorrenza al ribasso tra gli stessi lavoratori, che permette alle forze reazionarie e razziste di costruire le proprie fortune politiche speculando sulla guerra tra poveri scatenata da questi stessi potenti.

Rompere questa catena è di fondamentale importanza per iniziare a costruire una società inclusiva aperta, accogliente e solidale.

Iniziamo da una anello: iniziamo dal CPR di Gradisca!

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Sulla repressione

La repressione di ogni voce che si levi a protesta contro l’ordine costituito dice molto sulla natura di uno Stato.
Non siamo nuov* ad atti intimidatori o violenze nei confronti di chi esprime la propria contrarietà verso il fascismo, razzismo o anche la stessa violenza di Stato, ma non possiamo fare a meno di notare come l’intolleranza verso il dissenso si stia facendo sempre più sistematica.
Pochi giorni fa, a Salerno, la Digos irrompe in casa di una signora e la costringe a togliere uno striscione indirizzato al ministro dell’interno. A Bergamo, uno striscione simile viene rimosso facendo intervenire i Vigili del Fuoco. Pochi giorni fa abbiamo avuto il “piacere” di leggere su un giornale locale, un articolo dai toni allarmistici che denunciava la comparsa in varie zone di Udine di pericolosi cartelloni di protesta e dileggio contro l’inaugurazione in città di una nuova sede nazifascista, con conseguenti indagini da parte della questura.
Nel momento in cui l’antifascismo genera così rapide reazioni, diventa ancora più evidente quanto già -purtroppo- sapevamo: il fascismo di Stato si fa sempre più forte.
Decidiamo di essere solidali con chi si oppone con ogni mezzo al dilagare di questa marea nera. Non ci sono più giustificazioni per chi fa finta di non sapere o vedere: sempre e per sempre lotta antifascista!
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Trans… che? – Serata di autoformazione 17/05

Venerdì 17 maggio dalle ore 20.00 serata di autoformazione
organizzata dalla Laboratori@TransFemmQueer di Udine.

Di cosa parleremo?

Il termine “transgender” può essere utilizzato per descrivere le persone la cui identità e/o espressione di genere non si conformano al sesso che è stato loro assegnato alla nascita. Sebbene oramai sia assiomatico utilizzarlo come un termine-ombrello, non è sempre stato così.
Durante la serata di autoformazione vedremo assieme che, a partire dal momento della coniazione, il suo significato ha subito continue variazioni. Procederemo, in seguito, all’analisi (che non avrà la pretesa di essere esaustiva e categorica) dell’ampia varietà di soggettività gender non-conforming in esso rubricate.

A seguire, buffet vegano di autofinanziamento.

Vi aspettiamo come sempre in Via De Rubeis 43 a Udine!

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Condivisione di saperi/Riappropriazione di tecniche: CIANOTIPIA

Sabato 11 maggio ore 9.30 del mattino (sì capito bene)
SUPER LABORATORIO DI CIANOTIPIA
con la fotografa Eugenia di Rocco!!

A partire dalle sostanze chimiche di base, la luce e la carta, realizzeremo delle vere stampe fotografiche. Potremmo utilizzare negativi, foglie, fiori o piccoli oggetti dalle forme particolari. La tecnica è semplice (non importa essere esperti di fotografia!) e molto antica e ci regalerà delle fotografie dai suggestivi toni blu!

Il laboratorio è aperto a tutti, dai 13 anni in su.

Numero massimo di partecipanti: 10
Per prenotarvi e ricevere ulteriori informazioni scrivete ad affinitalibertarie(chiocciola)inventati.org

Durata: 2/3 ore circa a seguire pranzo insieme.

Si suggerisce di indossare vestiti da poter macchiare o un camice, portare una busta o una cartellina per conservare le fotografie e… quello che volete stampare!

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Cena sociale a base di erbe spontanee: 30 APRILE!

Secondo le tradizioni precristiane europee, la notte tra il 30 Aprile e il 1 Maggio si festeggiava Beltane o, a seconda delle aree geografiche, quella che verrà successivamente denominata “la Notte di Valpurga”. Si trattava di una serie di celebrazioni primaverili ovviamente legate -come praticamente ogni cosa tenuta in gran conto da quegli adorabili, pervertiti pagani- a tutta una serie di rituali a sfondo sessuale accompagnati da romantici falò.

Sicuramente non potremo offrirvi nella nostra sede un tardivo pignarûl e nemmeno orge (anche se lo spazio non mancherebbe, ma eventualmente ne parliamo con calma, se avete idee…). Inoltre, per quanto antropologicamente molto interessanti, le tradizioni religiose del passato (così come quelle presenti), di certo non verranno a dettarci l’agenda: è infatti stato unicamente un caso se proprio la sera del 30 Aprile noi di Affinità Libertarie siamo liet* di presentarvi la prima delle nostre cene mensili di autofinanziamento! L’unico punto di contatto con la stimolante introduzione, sarà il tema: il lauto pasto vedrà come protagonista la Primavera, sotto forma di tutta una serie di erbe spontanee che in questo periodo stanno facendo capolino sotto un po’ di timido sole e molta per nulla timida pioggia.

Ma perché questa novità? Come sapete, il nostro è uno spazio totalmente autogestito, il che implica, nel mondo crudele in cui viviamo, che dobbiamo affrontare ogni mese tutta una serie di spese, tra affitto e bollette, e abbiamo bisogno del vostro sostegno. Questo ci permetterà di continuare le nostre attività di formazione e autoformazione, contro/informazione, confronto e socialità libera dalle logiche commerciali: come avete avuto modo di sperimentre, a tutte le nostre iniziative potete trovare buffet o pasti a offerta libera proprio per permettere a chiunque, anche a chi solitamente non potrebbe, di poter godere dei momenti di convivialità.

Dateci una mano e segnate sul calendario questa data: il 30 Aprile ore 20.00 in via de rubeis 43 a Udine troverete risotto allo sclupit, torte salate e dolci, misticanze e pesti a base di erbe spontanee.
Per motivi organizzativi, dateci conferma di presenza alla nostra mail! affinitalibertarie(chiocciola)inventati.org
Vi aspettiamo!

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Benefit Palestra Popolare venerdì 12/04

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Lo Schizzo: 13 aprile!!!!

LO SCHIZZO
di Maura Gigliotti, tratto dal suo libro Lo Schizzo
con Senith

Lo Schizzo è la storia di un passaggio dalla vergogna all’orgoglio.
Una donna che cerca di ascoltare se stessa, le proprie necessità e il proprio desiderio demonizzato. Dal turbamento alla curiosità, un percorso duro, un racconto tutto in soggettiva che, da una sfera intima tenuta nascosta come oggetto di cui vergognarsi, gradualmente passa a una sfera pubblica, ad una dimensione sociale e, a suo modo, politica.
Lo schizzo è la ricerca di un femminile che si appropria, attraverso il proprio corpo e la riflessione sulle proprie esperienze, della possibilità di costituirsi in quanto soggetto. Ne viene uno scontro con il “ruolo” impostole dal maschile, e un confronto diretto e aperto con la propria identità.
Attraverso il racconto di Sara, una donna di quarant’anni, due figli e un marito-padrone, in una struttura temporale sospesa tra continui flashback, anticipazioni e presente, scopriamo gradualmente un’altra dimensione erotica, l’eiaculazione femminile, che dapprima è ignorata e vissuta con vergogna, temendo di essere malata.
Sara ritrova, in maniera anche tortuosa e sofferta, se stessa.

Tempo fa, la parola in vetta alla lista di quelle più cercate sui motori di ricerca era Squirting. Lo si cerca come un fenomeno straordinario, al limite del bizzarro. Un mistero. O meglio, un tabù, benché addirittura già Aristotele ne parlasse e, fino al XVII secolo, fossero numerosi i trattati di anatomia e medicina in cui si menzionava l’eiaculazione femminile. La stessa scienza ufficiale (per lo meno in Italia) in ambito accademico, sembra titubante, quasi timorosa, se non addirittura ottusa, e frettolosa nel liquidare il fenomeno con l’etichetta “Prolasso della vescica”. Un qualcosa di cui le donne si vergognano, qualcosa di sporco e malato da nascondere.
E se fossero l’ottusità e il maschilismo a essere liquidati? E se a farlo fosse una Lei stanca di aver obbligato il proprio corpo e la propria identità entro ruoli costrittivi che le sono stati imposti?

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31/03 NO CPR – Autoformazione sui CPR, i lager contemporanei

Domenica 31 marzo alle ore 18.00  via de Rubeis 43, Udine
Incontro con compagne e compagni dell’assemblea no cpr – no frontiere

Un pomeriggio di autoformazione, di condivisione di informazioni e pratiche contro l’apertura dei  lager moderni ovvero i CPR.
L’indifferenza è complicità. Ci riguarda tutt*!

L’assemblea no cpr – no frontiere è formata da antirazziste e antirazzisti sul versante orientale che non credono nelle frontiere, si battono contro l’apertura di un CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) in Friuli Venezia Giulia e vogliono documentare la situazione sul confine orientale e solidarizzare attivamente con chi cerca di attraversarlo.

Presentazione della “piccola guida ai lager contemporanei” a cura dell’assemblea no cpr – no frontiere, un opuscolo che pensiamo possa servire come strumento di informazione e lotta contro il CPR di Gradisca d’Isonzo, che dovrebbe aprire nei prossimi mesi.

Proiezione del documentario “Limbo” di Matteo Calore e Gustav Hofer, che racconta le storie di attesa, rabbia e paura dei parenti di alcune persone rinchiuse nei CIE (ora CPR).

 

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24/03 Assaggi di pedagogia hacker con C.I.R.C.E

Attenzione posti limitati: per prenotarsi scrivere ad affinitalibertarie(chiocciola)inventati.org

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Presidio sotto al carcere di Tolmezzo 02 marzo ore 14.00

Nostro comunicato di Solidarietà ai compagni e alle compagne colpite dalla repressione
Comunicato di solidarietà Assemblea no cpr no frontiere e collettivo Tilt di Trieste

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SOLIDARIETA’ ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DI TORINO e TRENTO

Giovedì 7 febbraio a Torino, la gentrificazione capitalista, l’apparato militar-poliziesco e la classe politica hanno mostrato in maniera chiara la loro sinergica ferocia e ottusità.
Nel quartiere Aurora, che continua ad essere tutt’ora militarizzato, l’Asilo occupato che qui, da 24 anni, permetteva di sperimentare auto-organizzazione, amore e lotta,  dopo una lunga resistenza è stato sgomberato.
Che siamo dentro un clima di guerra generalizzato a chi resiste lo dimostrano non solo le parole del questore di Torino, che parla esplicitamente di prigioneri
dopo gli scontri del corteo successivo allo sgombero, ma i lividi di tutti i fermati per le botte prese dalla polizia nell’arresto e poi in questura e il bilancio della repressione in corso: anni di galera che lo stato sta provando a pretendere per vendicarsi di chi contrasta i centri di internamento, le deportazioni e espulsioni del XXI secolo e di chi ha osato ledere qualche arredo urbano. Sei persone accusate per associazione sovversiva, Art. 270 c.p.
Solo una manciata di giorni dopo questo vile attacco, il tentacolo della repressione si allunga fino a Trento, Rovereto e Bolzano. Alle 4 del mattino di martedì 19 febbraio, 50 perquisizioni tra case di compagn* e spazi sociali, uno spiegamento esagerato di polizia, strade chiuse e l’arresto di altr* 7 compagn*. Ancora una volta la scusa preferita è la fantomatica associazione sovversiva (più il 280 cp in questo caso) e il consueto linciaggio mediatico.
Vogliamo, per l’ennesima volta, ribadire che la divisione tra manifestanti buoni e cattivi è una finzione perfettamente funzionale alla macchina repressiva e che chi continua ad applicarla nella propria vita politica è di questa perfettamente complice.
Che la lotta ai CPR, alle retate, alla guerra, ai dispositivi di controllo e a tutte le frontiere che provano a erigere nelle nostre città, come a Udine con le recenti disposizioni poliziesche della nuova giunta, continueremo a portarla avanti con ogni mezzo necessario. Non sappiamo che farcene della banale indignazione democratica contro le politiche di questo governo in materia di immigrazione, che grida allo scandalo per l’uomo nero Salvini dimenticandosi di Minniti, Turco e Napolitano : se è così stupida da non solidarizzare con tutte le forme di lotta contro i confini, è anch’essa parte del problema.
Che continueremo a difendere ogni spazio sociale sotto attacco.
Che non lasceremo sol*
le compagne e i compagni colpite dalle repressione in nessun tempo e in nessun luogo.

Non finisce qui, non è una promessa, è la nostra vita”.

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Donne, montagne. Resistenza 21/02 Incontro con Michela Zucca

GIOVEDì 21 FEBBRAIO

Laboratori (A)utogestita in via de rubeis 43 a Udine

ore 19.00 Buffet vegan di autofinanziamento
ore 20.00 inizio incontro

Primo appuntamento di una serie di incontri che speriamo di poter realizzare assieme a Michela Zucca, antropologa (https://www.michelazucca.net) che ci parlerà di DONNE, MONTAGNE. RESISTENZA partendo da quella contro il nazifascismo e andando a ritroso fino al biennio rosso.

In montagna, l’adesione al fascismo era poco diffusa: Gli insediamenti sono troppo piccoli e lontani; nessuno partecipa a comizi, raduni, adunate; la gente è troppo povera anche per comprarsi le uniformi da “piccoli italiani “; gran parte delle persone hanno avuto esperienze esterne dovute all’emigrazione e sa che “un altro mondo è possibile”; esiste una tradizione atavica di dare rifugio ai fuggiaschi e ai disertori di qualsiasi tipo; le condizioni di uomini e donne sono più paritarie. NON TUTTI HANNO FATTO LA RESISTENZA: senza le donne della montagna sarebbe stata impossibile. Senza la montagna sarebbe stata impossibile. La Resistenza è stata fatta principalmente da giovani dei ceti bassi operai, contadini montanari, donne montanare. Dei docenti universitari italiani, solo 11 non hanno preso la tessera del partito fascista. Chi ha fatto fuggire o nascosto un gran numero di ebrei non furono i loro colleghi, ma le loro donne di servizio, ignoranti e, di solito, montanare

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Dispensa Tecnologie del dominio e Autodifesa Digitale

Lo scorso  novembre abbiamo parlato di Tecnologie del Dominio con il collettivo Ippolita, mettiamo in condivisione una mini dispensa sulla discussione affrontata nel corso della serata


TECNOLOGIE DEL DOMINIO E AUTODIFESA DIGITALE
a cura del collettivo IPPOLITA

26/11 DISPENSA BASE

Guida all’autodifesa digitale
https://numerique.noblogs.org/

Su privacy (hacklab unit di milano)
https://cloud.unit.macaomilano.org/f/11f14729b3cd4d97a5f3/

un percorso progressivo per liberarsi di android (hacklab unit di milano)
https://wiki.unit.abbiamoundominio.org/PrivacyMattersOnMyPhone

Big data e scienza
http://www.meltemieditore.it/catalogo/la-ricerca-scientifica-nellera-dei-big-data/

Su Foxconn
https://www.hoepli.it/libro/il-sogno-perduto-apple-foxconn-e-la-nuova-schiavitucinese/9788816412460.html

Su tecnocrazia di Ippolita
http://www.arivista.org/index.php?nr=417&pag=108.htm&key=tecnocrazia
su anarco-capitalismo

http://www.arivista.org/index.php?nr=423&pag=85.htm&key=anarco-capitalismo

su big-data
# Big Data
*Insieme di dati in grande quantità, varietà e rapidità di evoluzione.*
## Enormi, Rapidi, Differenziati
La nozione di *big data* nasce all’inizio del XXI secolo: l’aumento esponenziale delle
capacità di trattamento e salvataggio di dati rende disponibili grandi quantità di
informazioni sotto forma digitale. La sigla VVV (coniata nel 2001 da una
multinazionale di consulenze informatiche, il gruppo META) viene spesso usata per
indicare le tre caratteristiche fondamentali che distinguono i *big data*:

– *Volume*, la quantità di informazioni;
– *Velocity*, la velocità di acquisizione, rinnovamento e trattamento dei dati;
– *Variety*, la differenziazione qualitativa.

Un insieme di dati dovrebbe essere classificato come *big data* quando queste tre V
sono «smisurate». L’unità di misura di volume dei *big data* è il petabyte cioè un
milione di gigabyte. Un film masterizzato in qualità dvd occupa circa 4 gigabyte, una
foto in alta risoluzione circa 5 millesimi di gigabyte. Un petabyte può quindi contenere
circa 250mila film o 200 milioni di fotografie.

Esempi di *big data* sono le informazioni collezionate in tempo reale dai social
network o dai grandi negozi online, dai *bot* pubblicitari nelle pagine che visitiamo o
mediante le applicazioni che usiamo sui nostri telefoni. Una massa enorme di dati
acquisita in maniera rapida, e di varie tipologie, tra cui: localizzazione, sistema
operativo, plugin e preferenze del nostro navigatore, pagine visitate, tempo passato
su ogni singola pagina, foto e video visionati, contatti email a cui abbiamo scritto più
spesso, ricerche. Nonché, ovviamente, tutto il contenuto testuale, audio, video e
fotografico postato o condiviso sulla nostra bacheca. Questa massa enorme di dati
relativa a svariati aspetti di miliardi di profili viene continuamente aggiornata.

Esempi meno noti sono le grandi quantità di dati raccolti dai satelliti o da telescopi di
grande precisione, o da altri strumenti di misura di quantità fisiche a scopi scientifici,
per esempio dati meteorologici molto precisi. Non mancano ovviamente esempi nel
campo della sicurezza, o meglio del controllo sociale. Gli algoritmi di riconoscimento
facciale si basano, per esempio, sulla capacità di poter stoccare e analizzare in tempi
brevi flussi di dati provenienti da telecamere, foto postate su un qualsiasi social
network o sito web.

Un algoritmo predittivo è un **algoritmo** che permette di stimare la probabilità di
realizzazione per un determinato evento a partire dalle condizioni misurate in un
preciso istante. Per esempio, nella prevenzione del cancro, poter valutare, a partire da
dati clinici, la probabilità che un certo tipo di cellule tumorali sia già attivo oppure in
procinto di attivarsi. Il *deep learning* è alla base degli algoritmi predittivi più
performanti.

## La morte della teoria: i *big data* come *strumenti del dominio*

L’analisi e lo sfruttamento dei *big data* è in mano a poche strutture di potere,
ovvero grandi gruppi industriali e militari. Si pone quindi il problema del controllo e
della verifica delle inferenze compiute, di fatto sottratte al metodo scientifico.

Ma anche se fosse possibile, come alcuni ricercatori auspicano, un accesso più ampio
a queste risorse, si porrebbe in ogni caso la questione della mancanza di trasparenza
dei processi, dell’obiettivo delle ricerche stesse e infine, ancora più grave, della
mancanza di teorie esplicite. Al momento i *big data* assomigliano più a un oracolo
pseudo-scientifico a cui affidarsi per evitare di formulare una teoria, per sottrarsi alla
presa di posizione. Invece di formulare ipotesi e cercare di verificarle in maniera
empirica, gli apprendisti stregoni dei *big data* commerciali suggeriscono ai decisori
politici, militari e ai comuni cittadini che non c’è bisogno di alcuna riflessione, non è il
caso di preoccuparsi del quadro generale, non è necessaria alcuna dialettica
democratica, perché i dati parlano da sé, basta saperli interrogare e ascoltare.

Una pericolosa deriva, una delega del tutto fideistica in linea con i principi della
**tecnocrazia**.

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Sostieni lo sport popolare! 31 gennaio ore 19.00

Sostieni lo sport popolare!

Abbiamo deciso di dare vita ad un progetto di sport popolare nella nostra città, dove mancano spazi in cui praticarlo, proprio come sta avvenendo ormai da anni in molte altre città italiane.

Non ci interessano né l’agonismo né la competizione fine a se stessa, perché lo sport popolare nasce partendo da un bisogno diverso: quello di praticare delle discipline sportive a prezzi accessibili a tutte e tutti, in un ambiente in cui l’aggregazione e la solidarietà tra le persone, il ripudio di ogni forma di discriminazione razziale, sociale e sessuale siano i pilastri del progetto.

In una palestra popolare non esistono sport “da maschi” o “da femmine”; non ci si allena solo per aderire a determinati canoni estetici, perché lo sport popolare non esiste per “soddisfare il cliente” ma per creare una socialità differente.

Per realizzare questo progetto abbiamo bisogno di adeguare e sistemare la futura palestra con piccoli lavori di ristrutturazione e di acquistare i primi materiali per l’allenamento.

Chiunque voglia darci una mano sia tramite la partecipazione alle iniziative di finanziamento sia donando attrezzatura utile (no macchinari) è ben accett*!

Partiamo giovedì 31 gennaio alle 19.00 con una cena sociale e presentazione del progetto. A seguire proiezione di Gancho swing, film-documentario di Giuni Ligabue e Chiara Gregoris sulla boxe a Cuba.

Gancho swing

Radicato nella società che lo produce offrendolo alle masse sotto forma di intrattenimento, lo sport è solo un lavoro come un altro: una merce obbligata a rispondere alla legge del mercato e non certo ai valori di cui la pratica sportiva dovrebbe o potrebbe farsi portatrice. Ma ciò che in gran parte del mondo appare ormai come scontato, a Cuba si rivela diverso e, come per magia, ecco la partecipazione trionfare sull’agonismo, il senso dell’impegno e della lealtà primeggiare sull’etica del risultato a tutti i costi e lo spirito olimpico surclassare l’idea del professionismo.

Viaggio nella storia popolare della boxe cubana attraverso un documentario che mostra come l’utopia di uno sport libero dai dettami della società dello spettacolo sia non solo possibile, ma anche vissuta e praticata a livello di massa.
Un’avventura di impegno e sudore raccontata attraverso il potere evocativo delle immagini e la viva voce dei protagonisti.

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PARIAH: Queer-è-forum domenica 20/01

Domenica 20 gennaio
ore 18.00 Aqueeritivo
ore 19.00 proiezione!

Vi invitiamo al secondo Queer-è-Forum all’interno della nostra Laboratoria Autogestita TransFemmQueer in via De Rubeis 43 a Udine, in cui proietteremo Pariah (2011), un film scritto e diretto da Dee Rees. Ancora una volta proponiamo un film lesbico. Questa volta si tratta di un racconto più classico a allo stesso tempo più particolare di Grandma. Classico perché è una storia coming-of-age, ovvero di crescita e passaggio dall’adolescenza all’età adulta, della ricerca/conquista della propria identità ed espressione che culmina nel momento del coming out; particolare perché esploriamo il mondo di Alike, una teenager nera e lesbica di Brooklyn divisa fra identità che non le appartengono pienamente, fra il modello di femminilità tradizionale imposto dalla mamma conservatrice e la mascolinità “aggressiva” della scena lesbica, fra la frequentazione dei club assieme all’amica Laura e la scena musicale e culturale alla quale inizia ad affacciarsi.

Nonostante il successo riscosso ai festival, specialmente al Sundance, Pariah ha avuto difficoltà ad essere distribuito e nemmeno in America non è restato a lungo nelle sale. Non ci risulta che sia arrivato nei nostri cinema, perciò non perdetevi l’occasione di vederlo con noi, versione originale sottotitolato in italiano!

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MAKING PUNK A THREAT AGAIN! 27/01 gennaio

MAKING PUNK A THREAT AGAIN Pomeriggio dedicato alla scena punk di ieri di oggi ma soprattutto a quella di domani.

Alle 17.30 MOSTRA DI ZINE DIY (1993-2018) La storia del Punk/HC raccontata attraverso le fanzine autoprodotte nei prolificissimi anni 90 fino ad arrivare a quelle che possiamo considerare delle mosche bianche superstiti ai tempi che cambiano.

alle 18.30 Presentazione della webzine RADIO PUNK .
Questa crew di entusiast* punx, provenienti da diverse zone dell’Italia,  ha qualcosa da dire e ha deciso di farlo fuori dall’incantato recinto di facebook.
Le loro energie sono indirizzate alla costruzione di un sito internet a gestione collettiva in cui raccontano attraverso report, recensioni, foto, opinioni cosa succede e cosa vuol dire essere nel mondo punk nel 2018!
Seguirà poi una CHIACCHIERATA POLITICA SUL PUNK OGGI:  CONCETTI BASE COME  AUTOGESTIONE ANTIFASCISMO ANARCHIA  …DIY OR DIE!

ore 20.00
Proiezione del documentario
ODPADKI DRUGE GENERACIJE: Po stopinjah nekega punka (2016)
(Rejects of the Second Generation – Following the Traces of Punk)
di Dunia Danjal e Jasna Babic
v.o con sottotitoli in italiano

Il punk è dovuto morire per poter vivere.
Dopo l’indipendenza della Slovenia sembrava che la storia del punk sloveno fosse finita. Ma ogni fine è un nuovo inizio. Dopo il 1991 fiorì una nuova, seconda generazione di punks che ancora crede che un altro mondo è possibile e necessario.
Membri attivi dell’underground: musicist* attivist*, squatters*, promoters musicali e organizzatrici/tori ci raccontono dell’ideologia punk, cultura, musica, il movimento delle occupazioni, la gioia per la libertà, amore per la musica e la creatività.
Questo è un documento di indipendenza, amore per la musica e creatività.
Reflessione sul lavoro per passione e su un mondo che non ruota attorno al capitale.

Tutto il pomeriggio Totally Random DJ e cibanze vegane!

 

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Support HAMBI RESISTANCE – Cena benefit e conferenza 22 DICEMBRE

SABATO 22 DICEMBRE
ospiteremo una delle tappe della campagna Support Hambi Resistance portata avanti in Italia dai/lle compagn* di Earth Riot (earthriot.org)

Cena sociale benefit (vegan come sempre) +  conferenza + mostra al metro + tavolo informativo sulla resistenza di Hambach!

Cena con prenotazione per evitare sprechi!! (scrivi la tua presenza ad  affinitalibertarie@inventati.org o diccela a voce quando passi!)

Campagna complice e solidale a quella che, dal 2012 ad oggi, è diventata uno dei simboli della lotta per la liberazione della Terra dalle catene del capitalismo: la resistenza per difendere la foresta di Hambach!
Da 6 anni persone provenienti da tutto il mondo, attraverso blocchi, sabotaggi e occupazioni degli alberi, hanno dato vita ad una resistenza dal basso per contrastare l’opera di devastazione condotta dalla multinazionale energetica RWE, che dalla fine degli anni 70′ ha colonizzato una delle ultime foreste vergini, convertendo Hambach nella miniera a cielo aperto più grande d’Europa per l’estrazione di lignite (carbone povero).
Earth Riot vi invita ad una serie di iniziative benefit sul tema della liberazione della Terra, volte a supportare chi ogni giorno si oppone alle dinamiche repressive e di dominio proprie del sistema capitalista.

Earth Liberation is Total Liberation!

Non è solo uno slogan accattivante, ma l’essenza della lotta per la liberazione totale che, per essere auspicabile e realizzabile, deve passare attraverso un processo di restituzione alla Terra di ciò che il sistema capitalista gli ha strappato negli anni, privando ogni vivente di una libertà effettiva, nel nome del finto progresso e di quella presunta supremazia dettata dalla cultura antropocentrica e dal dio denaro.

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Tecnologie del dominio e Autodifesa Digitale part 2 – 26/11

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Il corpo lesbico alla Laboratori(A) – 30 novembre

Venerdì 30 novembre  la Laboratori(A)utogestita TransFemmQueer presenterà Il corpo Lesbico di e con Graziella Savastano e Laura Scarmoncin
Adattamento teatrale semi-serio tratto dal libro di Monique Wittig

ore 19.30 warm up con l’Aqueeritivo
ore 20.30 puntuali spettacolo!

Il Corpo Lesbico, scritto dalla poetessa, teorica, romanziera e militante lesbofemminista francese Monique Wittig, è un testo pubblicato più di quarant’anni fa (1973) uno dei libri che hanno rivoluzionato la letteratura erotica, un manifesto politico per la liberazione della sessualità delle donne.
Le due autrici e attrici dell’omonimo spettacolo, Graziella Savastano e Laura Scarmoncin, hanno scelto di rappresentare questo testo in modo libero ed ironico  con sarcasmo e comicità celebrandone l’incontestabile portata rivoluzionaria per l’autonomia sessuale delle donne.
Provenienti da due contesti diversi (quello teatrale Savastano, quello accademico Scarmoncin), le due autrici sono riuscite a unire i loro stili e le loro autobiografie divergenti, narrando in modo  differente e armonico  cosa significa per loro confrontarsi con il desiderio sessuale in quanto donne di diverse età e orizzonti esistenziali, ma accomunate dal vivere in una realtà ancora oggi profondamente patriarcale e misogina.
La comicità che contraddistingue lo spettacolo è solo un pretesto per affrontare un testo  cruciale della cultura femminista in modo umile  e  appassionato. Il messaggio che vuole  portare  è  che la libertà sessuale delle donne non può che venire da loro stesse,  senza cedere alle lusinghe dei discorsi dominanti, ma mettendosi invece a nudo, per diventare soggetti parlanti, esuberanti, e soprattutto liberi.

IN QUESTO SPETTACOLO C’È MOLTO DA RIDERE E TANTO SU CUI RIFLETTERE

Trailer

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