PRESIDIO DAVANTI AL CPR 19 DICEMBRE

PRESIDIO 19 DICEMBRE

Il 7 Dicembre B.H.R, un uomo marocchino di 41 anni, si è tolto la vita nella cella in cui era recluso in isolamento per quarantena Covid.

In due anni dalla riapertura del CPR a Gradisca sono già 3 le persone morte in questo centro di detenzione. Dopo Vakhtang Enukidze e Orgest Turia si conta ora un altro morto di Stato tra i reclusi nel lager di Gradisca.

I CPR sono dei centri di detenzione amministrativa dove le persone vengono disumanizzate e private della propria libertà, con la prospettiva di una deportazione, solamente perché non hanno dei documenti in regola.

Le condizioni all’interno di questi lager sono terribili, addirittura peggiori di quelle di molte carceri. Sono innumerevoli gli atti di autolesionismo, i tentati suicidi e le violenze contro i prigionieri, ma anche le proteste e le rivolte contro questi lager.

Domenica 19 Dicembre ci troveremo al CPR di Gradisca perché la morte di B.H.R non passi sotto silenzio, per portare la nostra solidarietà ai reclusi e per ribadire che tutti i CPR vanno chiusi subito.

DOMENICA 19 DICEMBRE, dalle h 14.30

GRADISCA D’ISONZO, davanti al CPR (via Udine 31)

PARTECIPIAMO NUMEROSI!

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Per chi suona la campana?

PER CHI SUONA LA CAMPANA…

Come al solito vorrebbero zittirci insinuando che siamo troppo melodrammatic*. Che non sappiamo, oppure non vogliamo distinguere fra la discriminazione -quella vera- e un’innocua battuta goliardica, che ci impegniamo a fraintendere le situazioni per amore della polemica e dei rilfettori.

Questo sembra essere per l’ennesima volta il messaggio che traspare dall’articolo di Udine Today (https://www.udinetoday.it/cronaca/discrimazione-ragazzo-gay-pizzeria-udine.html) che riporta il caso di Felipe, ragazzo gay che ha denunciato, in un video diventato virale, il clima omofobo incontrato alla pizzera Campana d’Oro di Udine, dove il titolare e un altro membro dello staff hanno continuato a fare battute omofobe e moleste nei suoi confronti, spingendo lui e i suoi amici ad andarsene.

Ancora una volta ci viene fatto intendere che si tratta di un “caso di gogna mediatica”, di “presunti” atteggiamenti discriminatori, di un “malinteso”: ce lo spiega direttamente il titolare, alle cui scuse è dedicata una buona porzione dell’articolo. Valeva davvero la pena di rovinare la reputazione di un onesto lavoratore che si fa vanto di avere persone omosessuali in famiglia nonché un adesivo del FVG Pride in bella vista sulla porta del locale, soltanto per un’uscita infelice?

Peccato che quella che racconta Felipe nel suo video non sia un’uscita infelice, ma una serie di atteggiamenti molesti e omofobi che hanno portato la compagnia a decidere di andarsene dal locale ben prima di quell’ultimo scambio con il titolare.

Il racconto non APPARE come un caso di discriminazione, come vorrebbe farci credere il quotidiano – E’ UN CASO DI DISCRIMINAZIONE a tutti gli effetti. Il tentativo del titolare di gridare alla gogna mediatica e fare la vittima è patetico, ma è ancora più vergognoso che il coraggio di un ragazzo che si espone in prima persona parlando di un’esperienza umiliante venga fatto passare in secondo piano, rispetto alle presunte tribolazioni dell’onesto e omofobo lavoratore che pensava di farla franca soltanto perché sottovalutava la capacità di reagire di chi gli stava davanti.

È vergognoso che venga dato spazio per dipingere la giustificata indignazione della gente come “la valvola di sfogo di un popolo che ha pensato che con l’odio potesse vincere una sua battaglia” (cit).

Esprimiamo la nostra solidarietà a Felipe, che ha voluto condividere e denunciare la sua esperienza, esponendosi sui social con coraggio per parlare di una situazione che per lui è stata umiliante.

A Udine Today invece (ma anche al Messaggero Veneto) i nostri migliori auguri di imparare un giorno, speriamo non troppo lontano, a distinguere le molestie dalle goliardate e imparare a fare cronaca senza accarezzare la chioma al patriarcato, alimentando per esempio la cultura dello stupro (vedi articoli riferiti al famigerato centro stupri) o altri sistemi discriminatori come, in questo caso, l’etero cis-sessismo.

Della pizza della Campana d’Oro facciamo a meno e così auspichiamo che faccia tutta la gente maleducata come noi che dopo una molestia non dice “grazie prego scusi tonerò”.

Aggiornamento

Vorremmo dire qualcosa anche in  merito all’incontro avvenuto oggi tra le cosidette “parti”. Non sappiamo chi abbia avuto l’idea, in questo caso e quanto sia stata accolta favorevolmente dal protagonista di questa vicenda, quindi ci esprimiamo in generale e non entriamo nel merito del caso specifico.
Come femministx vorremmo lanciare una riflessione sulla validità del metodo del re-incontro/confronto tra la persona che ha subito una qualsivoglia molestia o violenza e chi l’ha messa in atto. Per noi è molto problematico soprattutto perchè è un’esposizione gratuita della persona offesa, a maggior ragione se l’obiettivo finale non è tanto quello di tutelarla ma di reintegrare e sbiancare la reputazione di chi ha agito la violenza, la molestia o la discriminazione. Pensateci.

Infine, come esito di questo incontro ci si auspica di poter “Educare al rispetto”…ma perchè un tale compito deve essere sempre scaricato sulle spalle di chi le discriminazioni le subisce?
Noi soggettività oppresse siamo davvero stanche di subire e poi dover anche portare il fardello di “educare” chi ci molesta, esaurite dal dover CONTINUAMENTE PORGERE L’ALTRA GUANCIA per salvaguardare l’abc del rispetto umano e far si che chi ci aggredisce possa mantenere una qualche dignità e salvare la faccia.

Siete ignoranti dei diritti umani?

Affari vostri. Educatevi da soli.

Non è nostro il compito di “redimere” o educare nessuno, tanto meno chi ci offre violenza sistemica su base quotidiana, non è nostro il ruolo di essere comprensiv* e accoglienti delle cosiddette buone intenzioni, in nome delle quali si condona tutto.

Noi non laviamo le altrui coscienze perché NON NE POSSIAMO PIÙ e crediamo semmai che sia il cis-etero-patriarcato in dovere di farsi un serio e urgente esame di coscienza.

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25/11 Comunicato solidarietà – Coordinamenta Transfemminista Udine

Riceviamo e diffondiamo

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Recupero discussione CONTRO LO SCIENTISMO

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Comunicato – Udine – perquisizione a casa di una compagna

Riceviamo dall’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione questo comunicato che diffondiamo esprimendo piena solidarietà alla compagna colpita da questa vile intimidazione!

Ieri 20 ottobre una nostra compagna ha subìto nella sua casa una perquisizione da parte della Digos di Udine. Gli sbirri si sono presentati nell’abitazione situata nell’amena campagna friulana poco dopo le 7 del mattino, già con la videocamera accesa, a riprendere stanze, muri, arredi e effetti personali della compagna, alla ricerca di un volantino.
Un ignobile e arbitrario pretesto (oltre che per intimidire) per raccogliere dettagli e caratteri antropometrici, per profilare possibili nemiche e nemici dello Stato di dominazione militar-vaccinale attualmente in vigore. La compagna ha prontamente ottenuto che le riprese cessassero, il volantino non è stato trovato, gli sbirri si sono portati via il portatile della compagna.

Il volantino in questione è stato diffuso nel piccolo centro friulano dove la responsabile sanitaria del carcere di via Spalato di Udine svolge la professione di medico di base, e in esso si rappresentava il degrado sanitario che regna in quella galera, nel più totale disinteresse dell’area medica.

La repressione non è un’illegittimità, commessa per distrazione da qualche ufficio di commissariato periferico, ma la precisa continuazione di un rapporto di dominazione, ci è stato spiegato anni fa. Chi reprime deve aspettarsi come risposta una sola cosa: la lotta!

Udine-Trieste, 21 ottobre 2021

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presidio anticarcerario 2 ottobre Udine

Riceviamo da Assemblea contro il carcere e la repressione e diffondiamo

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RIMANDATO! Presentazione e discussione a partire da “Contro lo scientismo”

RIMANDATOOOOOOOO!

 

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Una testimonianza diretta sul Cpr di Gradisca

Diffondiamo la testimonianza di un uomo recentemente passato dal Cpr di Gradisca d’Isonzo.

 

Tratta da: https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/post/2021/06/04/puntata-3-giugno/

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SABATO 12/06 OBIEZIONE RESPINTA presidio a Udine

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BASTA ARRETRARE – 25 APRILE – TRIESTE

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Contro tutti i Cpr: presidio a Gradisca

Da: https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2021/04/18/contro-tutti-i-cpr-presidio-a-gradisca/

Il Cpr di Gradisca – precedentemente noto come Cpt e Cie – ha riaperto il 17 dicembre 2019. Un mese dopo, colpito dalle botte di otto membri delle forze dell’ordine, lì dentro è morto Vakhtang Enukidze, che era nato in Georgia e aveva 38 anni. Tra le varie versioni di quello che è successo nelle ore che hanno preceduto la morte di Vakhtang, noi abbiamo subito creduto e diffuso quella dei suoi compagni di prigionia, che, in cambio della loro testimonianza, hanno ricevuto dallo Stato italiano un decreto di espulsione e sono stati immediatamente deportati nei Paesi di provenienza.

Dopo altri due mesi, a Gradisca e nei territori circostanti cominciava un confinamento sociale per ragioni sociosanitarie, che – tra le altre cose – ha trasformato de facto il centro di accoglienza (Cara) a fianco del Cpr in un altro Cpr, o campo d’internamento.

Nella primavera del 2020, il lockdown ha ridotto brutalmente la presenza solidale sotto le mura del Cpr di Gradisca: le voci delle persone rinchiuse, che per la prima volta avevano valicato il muro di cinta raccontando all’esterno la violenza dell’istituzione, per mesi non hanno avuto, lì sotto, nessun orecchio che le ascoltasse. Nel frattempo, le deportazioni si erano fermate, ma i Cpr non hanno mai chiuso: nemmeno il rischio di un collasso sanitario e di una strage di esseri umani intrappolati hanno potuto incrinarne l’esistenza.

Durante l’estate, il Cpr di Gradisca ha ammazzato un’altra persona. Il suo nome era Orgest Turia ed è morto dopo un’overdose di farmaci: la verità sulla sua morte, come su quelle di Vakhtang e dei morti delle carceri di marzo, sta subendo un processo di insabbiamento con molti responsabili.

Come si è detto più volte in questo ultimo anno, la pandemia ha esacerbato le differenze sociali, pur non avendo innescato il conflitto. Tra i gruppi subalterni che hanno subito più forte la crisi sociosanitaria e la costrizione al lavoro in condizioni più pericolose del solito, ci sono le persone senza cittadinanza italiana, senza documenti regolari oppure appese al ricatto del rinnovo del permesso di soggiorno.

Le migrazioni sono un fenomeno antropologico connaturato all’essere umano, ma nella storia sono avvenute in varie forme e per varie ragioni. Il sistema globale neoliberista prevede lo sfruttamento di molte aree della terra e di popolazioni per il benessere di alcune specifiche aree, popolazioni e classi sociali. A causa di questo sistema, molte persone sono costrette a spostarsi contro la loro volontà; altre sono costrette a fuggire dalle bombe e dalla repressione; altre scelgono di muoversi per altre ragioni. L’esistenza delle frontiere, la gestione razzista e classista dei passaporti e dei visti e la militarizzazione dei confini europei di terra e di mare rendono i viaggi migratori una scommessa di vita o di morte per migliaia di persone. Per chi approda in Europa, si apre un altro viaggio tra minaccia dell’irregolarità, lavoro nero e razzismo sistemico.

Come scrive la rete Mai più lager, che il 24 aprile si mobiliterà contro i Cpr in varie città italiane, «I CPR, di tale percorso, sono l’epilogo, la fase terminale espulsiva di un sistema respingente e repressivo, lì dove alla negazione del diritto e dell’accoglienza si aggiungono la privazione della libertà e l’offesa della dignità personale, prima della rispedizione al mittente».

Sabato 24 aprile saremo a Gradisca per ricordare a quella città che sta ospitando un lager e per far sapere a chi è dentro che qualcuno è loro solidale e crede che quel posto non vada reso migliore ma raso al suolo.

Nel frattempo, a Trieste, chi agisce in solidarietà alle persone in arrivo dalla Rotta balcanica subisce sta subendo viene accusato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Da Gradisca a Trieste, siamo solidali con l’associazione Linea d’ombra: per noi, gli unici che favoriscono l’immigrazione clandestina sono gli Stati e i governi che impediscono l’immigrazione cosiddetta legale.

 

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SU MATTIA, DAL CARCERE DI ANCONA

Riceviamo e diffondiamo questo testo riguardo la grave situazione di pressione che nel carcere di Ancona stanno facendo vivere a Mattia (uno dei 5 detenuti dell’esposto). Tra loro Mattia non è l’unico che stanno provando a sfiancare in vari modi. Dalla seconda metà di febbraio a Cavazza (carcere di Piacenza) hanno messo la censura sulla posta. Tutti loro sono stati inoltre sottoposti a nuovo interrogatorio da parte della procura Modena. È chiaro che vogliono stare col fiato sul collo a tutti loro affinchè cedano, così come è chiara la volontà da parte delle guardie, dei medici conniventi e dell’amministrazione penitenziaria di dare un chiaro monito a chi ha ancora voglia di alzare la testa di fronte alle loro violenze.

ALTRO CHE MALASANITÀ, QUESTA È VENDETTA!

Mattia è uno dei cinque detenuti che hanno sottoscritto l’esposto per i fatti di Modena del Marzo 2020, i pestaggi dopo la rivolta e la morte in cella di Salvatore Piscitelli, avvenuta  nel carcere di Ascoli Piceno.

Già circa un anno fa fu valutato in Pronto Soccorso ad Ascoli Piceno mentre si trovava in quel carcere (prima che uscisse l’esposto), ed in tale occasione gli fu indicata la necessità di programmare un intervento chirurgico per un grave problema di salute, destinato  a peggiorare se trascurato. Attualmente Mattia si trova recluso nel carcere di Montacuto (Ancona). È passato oltre un anno e ancora l’intervento suggerito non è stato effettuato. Nelle ultime settimane la sua situazione di salute si è ulteriormente aggravata ed è stato trasferito ben due volte in Pronto Soccorso. Qui i medici hanno nuovamente programmato un intervento e prescritto la somministrazione di un antibiotico che tuttavia, al rientro in carcere, non gli è stato dato per svariati giorni. Nonostante i ricoveri in Pronto Soccorso il medico del carcere sostiene che le condizioni di salute di Mattia siano buone e che possa effettuare una nuova visita fra 6 mesi.

Nel frattempo, nonostante sia stata disposta l’autorizzazione per l’ingresso di un medico di fiducia da circa un mese, non viene comunicata una data per effettuare la visita. Come leggere tutto ciò? Partiamo da una considerazione certamente non originale: la sanità in carcere è pessima di prassi. L’eccezione non è la malasanità, ma trovare un medico non connivente con le guardie. L’abbiamo visto e continuiamo a vederlo, basti ripensare alle rivolte di un anno fa con cui i detenuti hanno chiesto a gran voce la tutela della propria salute, concetto incompatibile con quello di reclusione. Basti guardare oggi, dopo oltre un anno, quanto la pandemia attraversi ancora quelle mura e continui a diffondersi, senza che vengano adottate misure dignitose per frenare tutto questo. Basti ascoltare cosa ci dicono detenuti e detenute a cui il vaccino anti-COVID viene presentato più come una costrizione che come una scelta: se non ti vaccini ti mettiamo in isolamento, ti blocchiamo ogni attività, ti impediamo ogni visita medica.

Ma torniamo un istante alla situazione di Mattia. Sono ripetute le vessazioni destinate a lui e agli altri detenuti che hanno sottoscritto l’ ormai noto esposto; tra pacchi e corrispondenza rifiutati o trattenuti, posta sottoposta a censura, soldi spediti dai familiari che non vengono recapitati, rifiuti di protocollare richieste interne, e l’onnipresente ricatto sul corpo e sulla salute. La macchina statale, dopo le brutalità e gli omicidi di massa commessi nelle carceri un anno fa, ha apertamente deciso di non invertire la rotta e di dare chiari segnali a tutti/e coloro che non stanno zitti di fronte ai quotidiani soprusi di carcerieri e personale sanitario. Il pugno duro messo in campo in decine di galere nel marzo 2020 è una prassi tuttora rivendicata dallo Stato. E chi alza la voce per denunciare la violenza delle guardie e la connivenza dei medici deve essere messo a tacere. Hanno provato a vessare i 5 detenuti autori dell’esposto con trasferimenti, con continue minacce e ripetuti interrogatori. Nulla di tutto ciò, ad oggi, ha avuto l’effetto desiderato. Ora rincarano la dose facendo aggravare volontariamente la situazione di salute di uno di loro. Vogliono la vendetta. Questo stanno dicendo a Mattia trascurando la  sua salute, questo stanno dicendo a tutti noi.

Sempre solidali e complici con chi non chiude gli occhi e non abbassa la testa di fronte agli aguzzini di Stato! Facciamo sentire tutta la nostra solidarietà e rabbia.

Sosteniamoli ancora, come meglio crediamo!

Per scrivere a Mattia, Claudio, Cavazza e Francesco

Belmonte Cavazza_, C.C. Piacenza, Strada delle Novate 65, 29122 Piacenza.

Claudio Cipriani,_ C.C. Parma, Strada Burla 57, 43122 Parma

Francesco D’Angelo,_C.C. Ferrara, Via Arginone 327 44122 Ferrara

Mattia Palloni, _C.C. Ancona Montacuto, Via Montecavallo 73, 60100 Ancona

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SIAMO SPIACENTI: continueremo a fare apologia della ribellione e ad oltraggiare l’oppressione

Riceviamo e volentieri diffondiamo:

SIAMO SPIACENTI:

continueremo a fare apologia della ribellione e ad oltraggiare l’oppressione

Alcuni giorni fa, una compagna e un compagno hanno scoperto di essere nuovamente indagati per istigazione a delinquere-apologia (art. 414 c.p.) e diffamazione (art. 595 c.p.) per alcuni contenuti della trasmissione radiofonica Zardins Magnetics, realizzata dalla nostra Assemblea e messa in onda ogni giovedì alle 20.00 su Radio Onde Furlane. Si tratta dell’ennesimo attacco poliziesco e giudiziario alle attività dell’Assemblea tramite accuse basate su reati definibili come “d’opinione”. Infatti, la compagna e il compagno sotto indagine stanno già subendo un processo, per i medesimi reati, presso il tribunale di Udine per vari interventi a manifestazioni e un’intervista radiofonica nel 2019. Analogamente, una compagna sta subendo ben tre processi a Trieste per imputazioni di istigazione e oltraggio, per vari interventi sotto il locale carcere.

Pare che le Digos e le procure di Udine e di Trieste vogliano farci pesare penalmente ogni nostra parola che, superando la sterile libertà di indignarsi, rivendichi la libertà di lottare. E così, tanto per fare degli esempi dei nostri capi di accusa, affermare che è giusto colpire con l’azione diretta chi (veramente) istiga al razzismo e alla guerra tra poveri, come la Lega, diventa istigazione a delinquere. Dire che la malasanità in carcere è tortura e dunque denunciare come torturatori i medici che se ne fregano dei detenuti, diventa diffamazione. Raccontare ad un presidio presso un carcere di una rivolta accaduta in un altro carcere, diventa anch’essa istigazione.

Gli orizzonti miseri del diritto borghese si rivelano appieno. Con le nostre parole, infatti, non vogliamo spingere nessuno a fare nulla, né intendiamo sporcare il nome di chicchessia che non sia già sporcato dal suo ruolo e dalle sue azioni. Vogliamo invece valorizzare – questo sì – la ribellione e le lotte che inevitabilmente sorgono, senza bisogno di fantomatici istigatori, dall’oppressione. Riconosciamo in quest’ultima l’unica vera istigatrice alla ribellione, aldilà di tutti gli incubi di una pace sociale totalitaria da parte dello Stato e delle classi dominanti.

Nel nostro piccolo, noi siamo parte di questa ribellione e lotta inestinguibile. Siamo, ad esempio, stati al fianco dei detenuti del carcere di Udine, quando ci hanno denunciato la loro condizione di malasanità. Così come delle detenute del Coroneo di Trieste, quanto hanno rivendicato sanità, salute e libertà nel pieno dell’attuale epidemia. Siamo stati e saremo al fianco dei prigionieri anarchici, rinchiusi nelle galere perché lottano per distruggerle.
Pensiamo che sia la nostra pratica in tal senso, più che le parole in sé, a voler essere colpita con questi procedimenti. Si sforzino pure i nostri inquisitori di centellinare ogni parola per darvi un “rilievo penale”. Noi continueremo a dire quello che pensiamo e soprattutto a praticare l’appoggio e la solidarietà a chi si ribella, lottando contro il carcere e resistendo alla repressione.

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Per l’estinzione degli uomini cis – Laboratoria Transfemminista Queer

Dalla Laboratoria TransFemmQueer, una riflessione su (di un) genere/sui generi:

In Italia un uomo uccide una donna all’incirca ogni tre giorni e le notizie che arrivano dal resto del mondo non parlano di numeri inferiori. Ad esempio, è di qualche settimana fa l’ultimo femminicidio di massa da parte di un uomo cis bianco americano che è entrato in 3 diversi centri massaggi mirando alle donne presenti.
Eppure sembra che la società continui a negare il problema: ci si concentra sulla leicità dell’uso del termine “femminicidio”, cercando ad esempio di sviare l’attenzione dal fatto che lo stesso non indica le vittime, ma il movente che anima l’assassino (cioè le uccide in quanto donne e tutto ciò che questo rappresenta a livello di relazioni di potere percepite). Oppure, anche quando ciò che accade è evidente sotto i nostri occhi, le narrazioni dei fatti parlano di motivazioni diverse: per lo stragista U.S.A. si paventa un movente razziale, pur di non ragionare sulla realtà.

E la realtà è che una società che continua a produrre uomini cis è una società che continua a volere le donne morte (e, assieme a loro, tutte le identità che la figura dell’uomo cis troverà minacciose)!
Se questa società non si fermerà realmente a ragionare su cosa sia l’uomo cis e quali i suoi danni, non lascerà mai che più di metà della popolazione viva tranquillamente le proprie esistenze.
Continuare a educare dei soggetti in uno stato di fragilità emotiva devastante e, contemporaneamente, allenarli all’espressione costante della violenza in tutte le sue forme, insegnando loro che possono permettersi di fare di tutto ignorando qualsiasi altro elemento attorno a loro, è la ricetta perfetta per ottenere delle bombe ad orologeria. Non tutte potrebbero esplodere, sia chiaro, ma contribuiranno ad aumentare il ticchettio, rendendo, di fatto, la vita impossibile a tutti i soggetti che dovranno avere a che fare con loro.

Se, infatti, non tutti gli uomini cis compiono stragi, è invece vero che tutti gli uomini cis, finché non mettono in seria discussione l’educazione che hanno ricevuto, contribuiscono a rendere il mondo pericoloso. Il loro ragionamento deve essere profondo: non è giustificabile il semplice “ma io mica molesto le ragazze per strada!”, perché questo non è motivo di plauso. E’ semplicemente quello che le persone normali fanno: non molestano le altre persone sconosciute per strada! E deve essere una riflessione accurata che prenda in considerazione il loro modo di muoversi nel mondo dal senso più letterale (es: il modo non neutrale in cui occupano lo spazio) a quello più figurativo (es: il loro posizionamento all’interno di una discussione, il cosiddetto “sguardo maschile”…). E sarà un lavoro che solo loro dovranno fare, senza aiuti e senza pappe pronte (in fondo i vari femministi hanno già fornito un sacco di piatti che devono solo essere assemblati e finiti di cucinare, a voler ben guardare).

Ma, tralasciando ciò che chi è già qui dovrà fare, è importante anche lavorare, contemporaneamente, affinché non ci si trovi con dei pericoli ambulanti in età di nuocere che devono appena iniziare a ripensare tutta la loro esistenza (e non è detto che lo facciano, dati i benefici che ne ottengono). Questa società deve smettere di riprodurre* la categoria degli uomini cis. E, una volta che metteremo in crisi il sistema di replica di questo gruppo sociale, tutte le altre categorie di genere che in questa società sono da essa derivate, si sgretoleranno.

 

 
*in realtà dovremmo smettere di riprodurci, ma neppure nelle previsioni più ottimiste questo sarà un risultato raggiungibile nel breve termine

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Sulla questione vaccinale

Nei tempi della grande “polarizzazione del dibattito” dove tutto è o bianco o nero e le zone grigie sono spazzate via in favore di un conformismo rassicurante che ci permette di convivere con noi stessx, cercare di avere una mente critica e porsi continuamente domande diventa invece fondamentale per la propria (e l’altrui) sopravvivenza sia fisica che mentale. Il confronto senza pregiudizi, dovrebbe essere il pane di cui nutrirsi ed è con questo spirito che abbiamo deciso di condividere delle informazioni/riflessioni anche su argomenti che generano una certa ostilità o quello che si suol dire, un levarsi delle barricate, come per esempio in questo caso, qualcosa che riguarda i vaccini.

Riportiamo più sotto la traduzione dall’inglese della “Lettera aperta urgente” (https://doctors4covidethics.medium.com/urgent-open-letter-from-doctors-and-scientists-to-the-europeanedicines-agency-regarding-covid-19-f6e17c311595) che un gruppo di medici e scienziati ha scritto all’EMA (European Medicines Agency, Agenzia Europea del Farmaco) e mandato al Presidente del Consiglio d’Europa e alla Presidente della Commissione Europea il 28 febbraio scorso. Nel testo della lettera viene argomentato come l’approvazione dei vaccini basati sul gene (Pfizer, Moderna, AstraZeneca) per contrastare il COVID-19 da parte dell’EMA sia stata prematura e sconsiderata alla luce della mancanza di evidenze sperimentali su una serie di test-chiave e come dunque la somministrazione di tali vaccini costituisca tuttora “sperimentazione umana”. Conseguentemente essi chiedono che l’approvazione per l’uso dei vaccini a base genetica venga ritirata. La pubblicazione di questo contributo non sottende la nostra totale aderenza ai valori e i principi di chi l’ha redatto – se non eravamo d’accordo agli OGM qualche anno fa, non siamo certo favorevoli allo sviluppo e all’impiego delle biotecnologie, quale è l’ingegneria genetica oggi, nemmeno in campo medico e terapeutico – né ci identifichiamo minimamente in ambigue combriccole ultimamente molto in voga quali “novax”, “nomask” e affini. Rifiutiamo preventivamente anche ogni accusa di “complottismo” (che lasciamo volentieri ai sostenitori della “dittatura sanitaria”) e di “negazionismo”, categoria fino a poco tempo fa utilizzata per parlare di neonazisti che negano la realtà dell’olocausto e dei campi di concentramento nazisti, ad oggi invece impiegata per diffamare chiunque non la pensi come Draghi, Figliuolo, il Comitato Tecnico-Scientifico (CTS) e i suoi presunti “tecnici” travestiti da scienziati.

Infine, non ci interessa convincere alcuno/a della bontà di quanto sotto riportato, né dare indicazioni sul come e cosa fare o non fare. Invitiamo però ad andare oltre banali e fuorvianti categorie, e soprattutto a mettere in dubbio ciò che viene propagandato con la veste del pensiero dominante, sia che riguardi virus, i vaccini, o molto altro.

Buona lettura e buone riflessioni.

Lettera aperta urgente di medici e scienziati all’Agenzia europea del farmaco in merito alle preoccupazioni sulla sicurezza del vaccino per COVID-19

Emer Cooke, direttore esecutivo, Agenzia europea per i medicinali, Amsterdam, Paesi Bassi

28 febbraio 2021

Egregi Signori / Signore,

ALL’URGENTE ATTENZIONE PERSONALE DI: EMER COOKE, DIRETTORE ESECUTIVO DELL’AGENZIA EUROPEA DEI MEDICINALI

In qualità di medici e scienziati, in linea di principio sosteniamo l’uso di nuovi interventi medici che siano opportunamente sviluppati e implementati, dopo aver ottenuto dal paziente il suo consenso informato. Questa posizione comprende i vaccini allo stesso modo delle terapie.

Notiamo che una vasta gamma di effetti collaterali viene segnalata a seguito della vaccinazione di individui più giovani precedentemente sani con i vaccini COVID-19 basati sul gene. Inoltre, ci sono state numerose notizie da parte dei media di tutto il mondo di case di cura colpite da COVID-19 a pochi giorni dalla vaccinazione dei residenti. Sebbene riconosciamo che questi eventi potrebbero essere stati, ognuno di essi, sfortunate coincidenze, siamo preoccupati che l’esame delle possibili cause di malattia o morte in queste circostanze sia stato e continui ad essere inadeguato, e specialmente quando siamo in assenza di esami post-mortem.

In particolare, ci chiediamo se le questioni cardine riguardanti la sicurezza dei vaccini siano state adeguatamente affrontate prima della loro approvazione da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA).

Con grande urgenza, chiediamo con la presente che l’EMA ci fornisca risposte ai seguenti problemi:

  1. Dopo l’iniezione intramuscolare, ci si deve aspettare che i vaccini a base genica raggiungano il flusso sanguigno e si diffondano in tutto il corpo [1]. Chiediamo la prova che questa possibilità sia stata esclusa negli studi sperimentali pre-clinici sugli animali con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  2. Se tale evidenza non è disponibile, ci si deve aspettare che i vaccini rimangano intrappolati nella circolazione e vengano assorbiti dalle cellule endoteliali. C’è motivo di supporre che ciò accadrà in particolare nei siti di flusso sanguigno lento, cioè nei piccoli vasi e capillari [2]. Chiediamo la prova che questa probabilità sia stata esclusa negli studi sperimentali pre-clinici sugli animali con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  3. Se tale evidenza non è disponibile, ci si deve aspettare che durante l’espressione degli acidi nucleici dei vaccini, i peptidi derivati dalla proteina spike saranno presentati attraverso il percorso MHC I sulla superficie luminale delle cellule. Molti individui sani hanno linfociti CD8 che riconoscono tali peptidi, il che può essere dovuto a una precedente infezione da COVID, ma anche a reazioni crociate con altri tipi di Coronavirus [3; 4] [5]. Dobbiamo presumere che questi linfociti attaccheranno le rispettive cellule. Chiediamo la prova che questa probabilità sia stata esclusa negli studi sperimentali pre-clinici sugli animali con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  4. Se tale evidenza non è disponibile, ci si deve aspettare che il danno endoteliale con conseguente innesco della coagulazione del sangue tramite l’attivazione piastrinica si verificherà in innumerevoli siti in tutto il corpo. Chiediamo la prova che questa probabilità sia stata esclusa negli studi sperimentali pre-clinici sugli animali con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  5. Se tale prova non è disponibile, ci si deve aspettare che ciò comporterà un calo della conta piastrinica, la comparsa di D-dimeri nel sangue e una miriade di lesioni ischemiche in tutto il corpo, inclusi cervello, midollo spinale e cuore. Disturbi emorragici potrebbero verificarsi sulla scia di questo nuovo tipo di sindrome DIC [Coagulazione Intravascolare Disseminata], inclusi, tra le altre possibilità, sanguinamenti abbondanti e ictus emorragico. Chiediamo la prova che tutte queste possibilità siano state escluse negli studi sperimentali pre-clinici sugli animali con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  6. La proteina spike SARS-CoV-2 si lega al recettore ACE2 sulle piastrine, il che si traduce nella loro attivazione [6]. La trombocitopenia è stata segnalata nei casi gravi di infezione da SARS-CoV-2 [7]. È stata segnalata la trombocitopenia anche in soggetti vaccinati [8]. Chiediamo la prova che il potenziale pericolo di attivazione piastrinica che porterebbe anche alla coagulazione intravascolare disseminata (DIC) sia stato escluso con tutti e tre i vaccini prima della loro approvazione per l’utilizzo sugli esseri umani da parte dell’EMA.
  7. La diffusione in tutto il mondo di SARS-CoV-2 ha creato una pandemia di malattia associata a molti decessi. Tuttavia, al momento dell’esame per l’approvazione dei vaccini, i sistemi sanitari della maggior parte dei paesi non erano più sotto la minaccia imminente di essere sopraffatti perché una percentuale crescente del mondo era già stata infettata e il peggio della pandemia era già passato. Di conseguenza, chiediamo prove conclusive dell’esistenza di un’emergenza effettiva al momento in cui l’EMA ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionale ai produttori di tutti e tre i vaccini, per giustificare la loro approvazione per l’uso negli esseri umani da parte dell’EMA, presumibilmente a causa di tale emergenza.

Qualora tutte queste prove non fossero disponibili, chiediamo che l’approvazione per l’uso dei vaccini a base genetica venga ritirata fino a quando tutte le questioni di cui sopra non saranno state adeguatamente affrontate dall’esercizio dell’accuratezza doverosa da parte dell’EMA.

Vi sono serie preoccupazioni, incluse ma non limitate a quelle delineate sopra, che l’approvazione dei vaccini per il COVID-19 da parte dell’EMA sia stata prematura e sconsiderata e che la somministrazione dei vaccini costituisse e costituisca tuttora “sperimentazione umana”, che è stata ed è ancora in violazione del codice di Norimberga.

Data l’urgenza della situazione, vi chiediamo di rispondere a questa email entro sette giorni e di affrontare in modo sostanziale tutte le nostre preoccupazioni. Se sceglierete di non ottemperare a questa ragionevole richiesta, renderemo pubblica questa lettera.

Questa email viene mandata a:

Charles Michel, Presidente del Consiglio d’Europa

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea.

Medici e scienziati possono firmare la lettera aperta inviando un’e-mail con il loro nome, qualifiche, aree di competenza, paese ed eventuali affiliazioni che vorrebbero citare, a Doctors4CovidEthics@protonmail.com

Riferimenti

[1] Hassett, K. J.; Benenato, K. E.; Jacquinet, E.; Lee, A.; Woods, A.; Yuzhakov, O.; Himansu, S.; Deterling, J.; Geilich, B. M.; Ketova, T.; Mihai, C.; Lynn, A.; McFadyen, I.; Moore, M. J.; Senn, J. J.; Stanton, M. G.; Almarsson, Ö.; Ciaramella, G. and Brito, L. A.(2019). Optimization of Lipid Nanoparticles for Intramuscular Administration of mRNA Vaccines, Molecular therapy. Nucleic acids 15: 1–11.

[2] Chen, Y. Y.; Syed, A. M.; MacMillan, P.; Rocheleau, J. V. and Chan, W. C. W.(2020). Flow Rate Affects Nanoparticle Uptake into Endothelial Cells, Advanced materials 32 : 1906274.

[3] Grifoni, A.; Weiskopf, D.; Ramirez, S. I.; Mateus, J.; Dan, J. M.; Moderbacher, C. R.; Rawlings, S. A.; Sutherland, A.; Premkumar, L.; Jadi, R. S. and et al.(2020). Targets of T Cell Responses to SARS-CoV-2 Coronavirus in Humans with COVID-19 Disease and Unexposed Individuals, Cell 181: 1489–1501.e15.

[4] Nelde, A.; Bilich, T.; Heitmann, J. S.; Maringer, Y.; Salih, H. R.; Roerden, M.; Lübke, M.; Bauer, J.; Rieth, J.; Wacker, M.; Peter, A.; Hörber, S.; Traenkle, B.; Kaiser, P. D.; Rothbauer, U.; Becker, M.; Junker, D.; Krause, G.; Strengert, M.; Schneiderhan-Marra, N.; Templin, M. F.; Joos, T. O.; Kowalewski, D. J.; Stos-Zweifel, V.; Fehr, M.; Rabsteyn, A.; Mirakaj, V.; Karbach, J.; Jäger, E.; Graf, M.; Gruber, L.-C.; Rachfalski, D.; Preuß, B.; Hagelstein, I.; Märklin, M.; Bakchoul, T.; Gouttefangeas, C.; Kohlbacher, O.; Klein, R.; Stevanović, S.; Rammensee, H.-G. and Walz, J. S.(2020). SARS-CoV-2-derived peptides define heterologous and COVID-19-induced T cell recognition, Nature immunology.

[5] Sekine, T.; Perez-Potti, A.; Rivera-Ballesteros, O.; Strålin, K.; Gorin, J.-B.; Olsson, A.; Llewellyn-Lacey, S.; Kamal, H.; Bogdanovic, G.; Muschiol, S. and et al.(2020). Robust T Cell Immunity in Convalescent Individuals with Asymptomatic or Mild COVID-19, Cell 183 : 158–168.e14.

[6] Zhang, S.; Liu, Y.; Wang, X.; Yang, L.; Li, H.; Wang, Y.; Liu, M.; Zhao, X.; Xie, Y.; Yang, Y.; Zhang, S.; Fan, Z.; Dong, J.; Yuan, Z.; Ding, Z.; Zhang, Y. and Hu, L.(2020). SARS-CoV-2 binds platelet ACE2 to enhance thrombosis in COVID-19, Journal of hematology & oncology 13: 120.

[7] Lippi, G.; Plebani, M. and Henry, B. M.(2020).Thrombocytopenia is associated with severe coronavirus disease 2019 (COVID-19) infections: A meta-analysis, Clin. Chim. Acta 506: 145–148.

[8] Grady, D. (2021). A Few Covid Vaccine Recipients Developed a Rare Blood Disorder, The New York Times, Feb. 8, 2021.

Cordiali saluti,

Professore Sucharit Bhakdi MD, Professore Emerito di Microbiologia Medica e Immunologia, Ex Presidente, Istituto di Microbiologia Medica e Igiene, Università Johannes Gutenberg di Mainz (Medico e scienziato) (Germania e Tailandia)

Dr Marco Chiesa MD FRCPsych, Consulente psichiatrico e Professore, Università College di Londra (Medico) (Regno Unito e Italia)

Dr C Stephen Frost BSc MBChB Specialista in Radiologia Diagnostica, Stoccolma, Svezia (Medico) (Regno Unito e Svezia)

Dott.ssa Margareta Griesz-Brisson MD PhD, Neurologa e Neurofisiologa (ha studiato Medicina a Friburgo, Germania, formazione specialistica in Neurologia presso la New York University, Fellowship in Neurofisiologia presso il Mount Sinai Medical Center, New York City; PhD in Farmacologia con interesse neurotossicologia di basso livello ed effetti dei fattori ambientali sulla salute del cervello), Direttore medico, The London Neurology and Pain Clinic (Medico e scienziato) (Germania e Regno Unito)

Professor Martin Haditsch MD PhD, specialista (Austria) in igiene e microbiologia, specialista (Germania) in microbiologia, virologia, epidemiologia/ malattie infettive, specialista (Austria) in malattie infettive e medicina tropicale, direttore medico, TravelMedCenter, Leonding, Austria, medico Direttore, Labor Hannover MVZ GmbH (Medico e scienziato) (Austria e Germania)

Professor Stefan Hockertz, Professore di Tossicologia e Farmacologia, Tossicologo registrato in Europa, Specialista in Immunologia e Immunotossicologia, CEO di tpi consult GmbH. (Scienziato) (Germania)

Dr Lissa Johnson, BSc BA (Media) MPsych (Clin) PhD, Psicologa clinica e psicologa comportamentale, Competenza nella psicologia sociale della tortura, atrocità, violenza collettiva e propaganda della paura, Ex membro del gruppo consultivo di interesse pubblico della Australian Psychological Society (Psicologo clinico e scienziato comportamentale) (Australia)

Professor Ulrike Kämmerer PhD, Professore associato di Immunologia riproduttiva sperimentale e Biologia dei tumori presso il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia, Ospedale universitario di Würzburg, Germania, Virologo molecolare addestrato (Diploma, Tesi di dottorato) e Immunologo (Abilitazione), Rimane impegnato in un laboratorio di ricerca attiva (biologia molecolare, biologia cellulare) (Scienziato) (Germania)

Professore Associato Michael Palmer MD, Dipartimento di Chimica (ha studiato Medicina e Microbiologia Medica in Germania, ha insegnato Biochimica dal 2001 nell’attuale università in Canada; focus su farmacologia, metabolismo, membrane biologiche, programmazione di computer; ricerca sperimentale focalizzata su tossine batteriche e antibiotici Daptomicina); ha scritto un libro di testo sulla farmacologia biochimica, Università di Waterloo, Ontario, Canada (medico e scienziato) (Canada e Germania)

Professoressa Karina Reiss PhD, Professore di Biochimica, Università Cristiana Albrecht di Kiel, Competenza in Biologia Cellulare, Biochimica (Scienziato) (Germania)

Professore Andreas Sönnichsen MD, Professore di Medicina Generale e Medicina di Famiglia, Dipartimento di Medicina Generale e Medicina di Famiglia, Centro di Salute Pubblica, Università di Medicina di Vienna, Vienna (Medico) (Austria)

Dr Michael Yeadon BSc (Joint Honours in Biochemistry and Toxicology) PhD (Pharmacology), Ex Vice Presidente e Direttore scientifico in Allergie e Respirazione, Pfizer Global R&D; Co-fondatore e CEO, Ziarco Pharma Ltd .; Consulente indipendente e scienziato) (Regno Unito)

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PRESIDIO TRANSFEMMINISTA SABATO 13 MARZO

In occasione della giornata internazionale della Donna la Coordinamenta Transfemminista di Udine torna in piazza

SABATO 13
dalle ore 16,00
in piazza Libertà angolo via cavour!

per un presidio e una mostra di manifesti TRANSFEMMINISTI
frutto dell’impegno di numerose compagnx in tutta europa dal nome ” We want to make the queer-feminist diversity visible”

Contiamo sulla collaborazione di tuttx le/i partecipanti perchè questa piazza sia uno spazio sicuro sotto ogni punto di vista, per la tutela delle altre come della nostra!

Dopo un anno:

RIVENDICHIAMO fisicamente e collettivamente lo spazio pubblico per una riflessioni critica e politica sulle ripercussioni sociali, economiche e psico-fisiche del confinamento sociale che da un anno stiamo vivendo.

DENUNCIAMO l’aumento della violenze di genere in ambito domestico e familiare, lo sciacallaggio degli antiabortisti per impedire alle donne l’accesso all’IVG, l’evidenza (ancora una volta) che non tutte le vite hanno pari valore nel sistema capitalista eteropatriarcale che combattiamo

INVITIAMO a partecipare tutte le persone che si rispecchiano in qualsiasi genere, orientamento sessuale e identità e che ritengono una priorità la lotta per l’autodeterminazione dei propri corpi e delle proprie vite,la lotta alla violenza contro le donne, allo sfruttamento e all’oppressione patriarcale, all’eterosessualità obbligatoria e al binarismo di genere.

SULLA MOSTRA:
Questa mostra nasce come l’esito di una chiamata internazionale del gruppo Feministas di Leipzig (Germania), un gruppo che si definisce come “un collettivo di artist*, non artist*, persone bianche,
cis, queer, migranti, non migranti e super femminist* e che si batte per le cause del femminismo intersezionale e contro il patriarcato.
A questa chiamata abbiamo risposto partecipando con un nostro lavoro che è diventato un poster e che verrà affisso ed esposto assieme ad altri, oltre a Udine in diversi spazi pubblici europei

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Di imbrattamenti decorosi e imbrattati indecorosi

E’ di questi giorni la notizia che un giovane udinese è stato denunciato per imbrattamento aggravato perché considerato l’autore di una “moltitudine di imbrattamenti”, una novantina, nel centro della città. A questo esito ha condotto la fondamentale indagine che ha impegnato instancabilmente i sagaci Digos locali, coadiuvati niente po’ po’ di meno che dalla polizia scientifica, scrollati dai tre bottegai che hanno sporto la prima denuncia lo scorso settembre. Questo in base a quanto riportato dalle testate giornalistiche locali, in mano a scribacchini talmente pigri che tutte, dalla prima all’ultima, riportano integralmente la versione diffusa dalla Questura, senza neanche alzare il culo per fare due fotografie in strada. I così detti “investigatori”, che in qualche modo le montagne di quattrini che ricevono devono pur giustificarle, ritengono inoltre il writer “vicino agli ambienti anarchici locali”. In tempi in cui per il “pool antiterrorismo” milanese anche una scazzottata tra ubriachi ai navigli viene organizzata da anarchici alla ricerca di consenso, l’acuto accostamento non meraviglia. Tuttavia, siccome ci sono fischiate le orecchie, qualcosa la diciamo anche noi.
Non ci serve conoscere l’autore delle scritte, ammesso e non concesso che tutte queste appartengano alla mano di una persona sola (ci piace pensare a più schegge impazzite possibili) ma dando un’occhiata alle foto a corredo della notizia ci sentiamo di dire che è inadeguato accostare la parola anarchia ad un linguaggio sessista e normativo che, dove non è un omofobico, finisce a fare leva sull’orgoglio della mascolinità tossica per offendere la controparte. Di certo gli spunti su cosa dire delle carogne fasciste non mancano, eppure il livello di fantasia è ancora oggi molto deludente. Noi che la frociaggine ce la rivendichiamo tutta (come del resto l’essere puttane, nel caso venga in mente di parlare di madri per correggere il tiro) pensiamo che usarci come insulto sia a sua volta fascista. “Fasci froci” (1) è un linguaggio stereotipato e aderente alla cultura dominante, patriarcale, anche se viene scritto sui disegni di un fascista dal passato di picchiatore (2) che si cela dietro il nome-farsa di “Città della poesia”, propaganda da sovranisti straccioni travestita da “opera d’arte” e “riqualificazione dei quartieri”.
Nutriamo simpatia verso chi in una città sorvegliata da sempre più numerose e tristi divise e da moltitudini, queste sì, di occhi elettronici a 360 gradi, sporca un poco la putrida pace sociale di una cittadina come tante altre dove, ben prima della pandemia, si istituiva il coprifuoco per i locali gestiti da persone immigrate e si voleva sperimentare l’istituzione di una “zona rossa” dove applicare a piacimento gli standard di decoro definiti dal Daspo urbano a tutela di un centro ormai completamente gentrificato ad uso e consumo dei commercianti e degli hipster loro clienti. Daspo assai sbandierato dalla giunta Fontanini, il sindaco che oggi auspica che “il giudice condanni il responsabile a ripulire le aree della città che ha brutalmente imbrattato”, che però non pretende lo stesso quando a imbrattare con vernice e striscioni sono i fascisti di Casapound, solo perché grazie ai loro voti è stato eletto, salvo poi scaricarli perché troppo imbarazzanti pure per lui.

Per concludere simpatizziamo con la teppa, l’opera illegale, spontanea, anche contradditoria che, perlomeno, ha la dignità di non appropriarsi in maniera misera e vigliacca di volti e concetti che non conosce e di cui purtroppo non può cogliere il senso.

Il vostro decoro è il vero degrado

Anarchiche e anarchici

 

(1)

 

 

 

(2)  https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2019/11/22/news/imbrattati-i-murales-di-simone-mestroni-1.37962143.

 

 

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20/02 SOLIDARIETA’ AGLI SPAZI SOCIALI A LUBIANA – GIU’ LE MANI DAL METELKOVA!

Riceviamo e diffondiamo l’invito a partecipare a questo presidio in solidarietà agli spazi sociali di Ljubljana
Sabato 20 febbraio
ore 15.30
in via del Teatro Romano (nei pressi della scalinata di santa maria maggiore) presidio sotto il consolato sloveno.

Maggiori info sul presidio qui:

SOLIDARIETA’ AGLI SPAZI SOCIALI A LUBIANA – GIU’ LE MANI DAL METELKOVA!

comunicato del Metelkova

Per una città libera, per una Lubiana antifascista
richiamo a un’iniziativa comune contro le minacce dei gruppi fascisti
Nell’ultimo anno siamo stati testimoni di un graduale aumento dell’audacia di gruppi fascisti nel diffondere una retorica di violenza nei confronti dei migranti, di quell* che la pensano diversamente, de* artist*e, antifascist*, generalmente nei confronti di una società aperta e libera. Il loro odio non si manifesta solamente da tastiera sui social, ma – come si è visto ultimamente – si manifesta anche nella loro presenza come imposizione nel dibattito pubblico. Questo si è visto con la presenza dei “gilet gialli” [diversi da quelli francesi, ndJ] sabato [6/2/2020], e le loro richieste e minacce di disintegrare la Metelkova. Loro non nascondono più la loro natura di ideologia neonazista, perché si rendono conto che hanno un appoggio sicuro dalla parte di chi governa, che gli concede la legittimazione per le loro più vergognose idee.
Una tipica prova della collisione con i valori basilari di una società è l’intervento di stanotte delle forze dell’ordine speciali, armate fino ai denti, che dopo la tranquilla parata funebre dovuta alla perdita della nostra sorella Fabbrica Autonoma Rog, ha occupato le vie intorno all’AKC metelkova mesto. Più di 40 Robocop, con l’accompagnamento di poliziotti in uniforme, hanno poi inondato il piazzale della metelkova, hanno provato a entrare nei club terrorizzando i passanti. Il motivo di questo intervento non è stato dato, hanno parlato solo di “usuale controllo” dei locali di ristorazione.
Una tale e così folta intrusione delle forze speciali, viene da noi intesa come un’inammissibile escalation di tensione da parte della polizia, che così facendo non solo non risolve gli esempi di attacco e minaccia, ma complica la situazione con l’immotivato mostrarsi con la forza, quindi con l’intimidazione e la creazione dell’impressione che la metelkova sia un problema da risolvere con fucili automatici a canna lunga. Sotto il governo di estrema destra la polizia si è trasformata da un’organo professionale autonomo a un’orda di violenta, che crea conflitti e tensioni, invece di attuare i suoi doveri basilari, cioé: garantire la sicurezza de* cittadin* e della comunità, il rispetto della libertà e dei diritti umani, nonché il rafforzamento dello stato giuridico.
Per quest’ondata di politiche di odio e violenza sono responsabili sia i governanti, che sono vicini a chi espone le proprie idee di intolleranza, sia quelli che si descrivono come la loro controparte sensibile alle tematiche sociali, ma che poi hanno demolito il Rog. Le ronde di strada, prendendo spunto dall’autorità cittadina, stanno già cercando nuove forme di azione. Sta diventando solo questione di tempo in che modo la violenza simbolica prenderà forma in attacchi concreti e “pogrom”, indirizzati alle strutture di movimenti sociali e vesro l* abitanti della città.
Ignorare e deridere queste minacce, che già da tempo stanno subendo numerosi spazi di aggregazione e singol*, non porterà alla loro scomparsa nella discarica della storia, dove e come li hanno portati l* nostr* predecessor* col consenso globale. Di sicuro le loro intenzioni vanno ben oltre il momentaneo chiarissimo bersaglio che è la Metelkova. Se vogliamo vivere in libertà, come società dobbiamo fare di più.
Per questo all’AKC Metelkova mesto abbiamo fatto una chiamata di solidarietà e a una ribellione generale contro le minacce delle bande fasciste. Possiamo fermare loro cammino e violenza solamente se siamo uniti. Così, ognuno per sé e tutt* per un*, pensiamo cosa possiamo fare per mostrare chiaramente, che le vie di Lubiana sono antifasciste. Che la violenza fascista con i suoi simboli, messaggi, discorsi sulle nostre vie non abbia seguito. Facciamo in modo che potremo camminare per la nostra città spensierati, baciarci, tenerci per mano, ridere, creare, parlare, vivere. Esattamente così come siamo.
AKC Metelkova mesto
Ljubljana, 9 febbraio 2021

 

 

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Presidio al consolato greco di Trieste il 15 febbraio

Riceviamo e diffondiamo.

Anche qui a Trieste riprendiamo la chiamata lanciata dall’assemblea di Atene del 07 febbraio in solidarietà con Dimitri Koufontinas. Saremo presenti davanti al consolato greco in via Rossini 6 lunedì 15 febbraio dalle ore 10 alle ore 12 in presidio.

Assemblea permanente contro il carcere e la repressione

liberetutti@autistiche.org

Qui di seguito riprendiamo le parole della chiamata:

Alla fine del dicembre scorso il governo greco ha approvato una riforma del sistema penitenziario nazionale che, oltre ad altre misure che peggiorano le condizioni detentive, stabilisce che chi è condannato per terrorismo non possa accedere alle “carceri rurali”, istituti più “aperti” a cui hanno accedono i prigionieri di lungo corso. L’approvazione di questa legge ha subito attivato l’iter burocratico per il trasferimento di Dimitri Koufontinas dal carcere rurale di Kassevitia.

Dimitri è un compagno condannato per la partecipazione all’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre, in carcere dal 2002.

Il nuovo pacchetto di leggi stabilisce che i reclusi nelle carceri rurali vengano riclassificati e trasferiti quindi nell’ultimo carcere in cui sono stati. Nel caso di Dimitri sarebbe dovuto essere quello ateniese di Koridallos. L’amministrazione penitenziaria ha però deciso di trasferirlo, manipolando le carte del trasferimento, nel carcere di Domokos. Nonostante in Grecia non esistano circuiti differenziati, l’intenzione dell’amministrazione penitenziaria negli ultimi anni è stata quella di rendere questa prigione un carcere “duro”.

Un trasferimento punitivo, dunque, volto a colpire un compagno che lotta da sempre, fuori, nelle aule di tribunale, in prigione: da quando è detenuto ha partecipato a numerose proteste e ha intrapreso ben quattro scioperi della fame.

Repressione volta ad annichilire Dimitri Koufontinas ma che si iscrive nel progetto repressivo complessivo dello Stato greco: cercare di schiacciare le parti più radicali e combattive della società per scongiurare l’ipotesi di conflitti futuri.

Davanti al trasferimento Dimitri Koufontinas ha deciso di non rimanere in silenzio e di usare l’unica arma che aveva a disposizione, il suo corpo. Dal 8 gennaio ha iniziato uno sciopero della fame che proseguirà ad oltranza fino a quando non sarà trasferito nel carcere di Koridallos.
Ormai i giorni di sciopero cominciano a essere molti, il compagno si trova in condizioni critiche e precarie nell’ospedale di Lamia: secondo i medici potrebbe avere un tracollo da un momento all’altro.

Durante lo sciopero sono state moltissime le iniziative e le azioni di solidarietà avvenute in tutta la Grecia e non solo: presidi, manifestazioni, scritte sui muri, striscioni, attacchi contro molteplici obiettivi (politici, banche, uffici postali, etc).

Ma proprio ora che il tempo stringe pensiamo sia arrivato il momento di compiere uno sforzo in più.

Pensiamo che la lotta di Dimitri sia anche la lotta di ognuno ed ognuna di noi e siamo convinti dell’importanza di creare ed ampliare legami internazionali, sopratutto in un momento come questo.
Per tutto questo abbiamo deciso di indire per VENERDÌ 12 FEBBRAIO una giornata INTERNAZIONALE di solidarietà e azione per sostenere Dimitri Koufontinas.

LE RICHIESTE DELLO SCIOPERO DELLA FAME DEVONO ESSERE ACCETTATE
LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE È LA NOSTRA ARMA

Atene, 7 Febbraio

Assemblea di solidarietà con Dimitri Koufontinas

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IN SOLIDARIETA’ CON LE DETENUTE IN LOTTA AL CARCERE CORONEO

SECONDA PROPOSTA DI BATTITURA DELLE DETENUTE DI TRIESTE
LUNEDI’ 15 FEBBRAIO ORE 15.30

Lunedì 1 Febbraio, le detenute del Coroneo di Trieste, insieme ai solidali presenti sotto le  mura del carcere, hanno portato avanti una battitura di poco più di un’ora. Da dentro il grido di indulto e libertà si sentiva chiaro anche nel mezzo del frastuono di pentole e arnesi. La presenza dei giornalisti era massiccia, così come richiesto dalle detenute al
fine di far conoscere la loro lotta. Ma la stampa ufficiale, a quanto pare, non può  rinunciare a “formare le opinioni”, in modo funzionale al potere vigente, piuttosto che informare. Infatti il giorno dopo sul giornale locale Il Piccolo si leggevano frasi come questa: “La ventina abbondante di detenute oggi nelle celle del Coroneo, forse anche per un informazione sul tema non sufficiente all’interno dell’istituto, tenendo conto che molti dei reclusi sono anche stranieri, mostrano infatti diffidenza nei confronti del vaccini”.
Queste quattro righe riassumono bene i preconcetti che lo Stato vuole mantenere saldi attraverso la lettura della sua stampa.
Reclusi e anche stranieri ? Ben due colpe in una!! Non solo “criminali” anche stranieri!! In quanto stranieri non dovrebbero capire a cosa serve o cos’è un vaccino? Sta di fatto che, al di là delle ignoranti e razziste dichiarazioni della giornalista de Il Piccolo, le detenute che ci hanno manifestato la loro contrarietà al ricatto dei vaccini e la rivendicazione di maggior tutela sanitaria, sono chiaramente nostre compaesane o quanto meno dei dintorni. Qui non si pone un problema di nazionalità ma di autodeterminazione sul proprio corpo. I loro dubbi e la loro contrarietà al vaccino e all’essere di fatto obbligate ad assumerlo in quanto detenute, evidenziano due problematiche: la prima è l’efficacia reale e la possibile nocività del vaccino – aspetto questo che ci coinvolge tutti anche fuori – la seconda è l’obbligo per i detenuti di vaccinarsi. Basta guardare al curriculum criminale della multinazionale Pfizer e ai dubbi che un vaccino di tipo genico legittimamente pone, per capire che forse le detenute sono più informate di quanto lo Stato vorrebbe!
Il rumore e i disordini che da ormai quasi un anno prendono vita nelle carceri italiane trovano questa risposta da parte dello Stato: “Ora siete vaccinati, non potete più chiedere sanità, indulto o libertà, ora il carcere è sicuro”. Ma la questione della pandemia è solo la punta dell’iceberg di una condizione carceraria sempre più pesante.
Le detenute parlano di 150 detenuti su circa 187 risultati negli ultimi mesi positivi al covid, momento di massimo livello di contagi all’interno del carcere, tanto da costringere la direzione a non far più entrare nuovi detenuti, trasferendoli in altre carceri della regione.
Le detenute della sezione femminile per due settimane non potevano fare lavatrici, non ricevevano la posta, nessuna visita medica, e per curare il covid c’erano solo psicofarmaci e tachipirina. Sostanze usate solitamente per ogni male quando si è detenuti.
Dopo un mese la situazione non è cambiata di molto, i contagi sono diminuiti in maniera evidente, ma nonostante ciò nessun medico o psicologo si presenta nel carcere da 4 mesi. Le detenute lamentano l’impossibilità – a causa delle regole per evitare il contagio, in qualsiasi caso inattuabili all’interno della struttura – di fare socialità o poter intrattenere altri tipi di attività. Per questo motivo il consumo della cosiddetta “terapia psichiatrica’’ all’interno della sezione è aumentato.
Visto tutto questo, le detenute chiedono di avere esami del sangue sierologici e tamponi piuttosto che esser vaccinate, chiedono i domiciliari per chi ha il residuo di pena e l’indulto!
Le detenute del Coroneo vogliono continuare a ribellarsi ad un carcere che oggi più che mai non ti dà che la sicurezza di ammalarti o di morire. Un carcere in cui la sanità è cosa sconosciuta, e in cui sicuramente non si può affrontare una pandemia!

Per tutto ciò ripropongono una battitura lunedì 15 febbraio alle 15.30. Noi saremo di nuovo fuori dal carcere di Trieste, in via Coroneo, a sostenerle.

Assemblea permanente contro il carcere e la repressione

liberetutti@autistiche.org

7 febbraio 2021

 

 

 

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