ECOWAR: blitz set acustico a UDINE!!!

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Cineforum Autogestito TAL ORT!!!!!

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Picnic Veg VENERDì 21 luglio

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Contro l’ordine eteropatriarcale al Pride di Udine

Come promesso eravamo al Pride e come promesso i nostri corpi ribelli assieme a quelli di tant* altr* compagn* giunt* da Pordenone, da Trieste e dalle varie province, hanno attraversato la città di Udine dando vita ad un partecipato, ma soprattutto sentito, spezzone radicale sotto il nome di Coordinamento Degenere Regionale.

Nonostante fossimo rimast* penalizzat* da qualche aspetto tecnico, che ci ha lasciato praticamente senza amplificazione alla partenza, non siamo rimast* in silenzio, anzi.  Siamo stat* ancora più determinat* a farci sentire, trasformando le nostre istanze in slogan gridati e urlati in ogni dove.

Contro l’ordine eteropatriarcale, contro lo stato machista e sessista, contro i modelli eteronormativi e la moralità bigotta e borghese, contro le politiche fasciste, familiste e razziste fatte in nome dei nostri corpi, per ricordare che il Pride non è solo una festa “gaia” con balli e colori ma che nasce da un atto di ribellione alla repressione. Il pride è stato soprattutto rivolta.*

Ecco, questo lo vogliamo ricordare, perché a 48 anni da quelli che furono i moti di Stonewall, oltre a tutto il resto tra cui fascisti nelle strade, polizia che ti sequestra (https://www.youtube.com/watch?v=_a0OW5VjDtg&t=208s l’ultima.. solidarietà e complicità a Maya) obiettori negli ospedali, aziende che fanno profitto sulle nostre sessualità/aprendo il proprio mercato strumentalmente alla non eterosessualità… ora ci troviamo a dover combattere contro l’ennesima legge liberticida . Stiamo parlando della nostra opposizione ai decreti Orlando-Minniti, con cui vorrebbero deportare chiunque considerino non degn* e meno funzionale ad un ben determinato decoro imposto per le nostre città. Fogli di via per migranti, lavoratrici/tori del sesso e chiunque incarni ed esprima dissidenza nei confronti delle norme sociali, di genere, e di chi varca sì quei confini, tanto citati dagli organizzatori dei pride, ma mai assunti fino in fondo in una critica alla Fortezza Europa. Ma più in generale eliminare ogni moto di divergenza alla norma e di dissidenza. 

Per questa ragione nella piazza finale del corteo, durante gli interventi istituzionali, alcune froce indisciplinate hanno srotolato uno striscione transfemminista anarcoqueer contro fascismo, fondamentalismo religioso e daspo urbano.

Il nostro percorso non è cominciato con il Pride nè finirà con il Pride, ci rivediamo nelle strade!

* E’ proprio questo il significato dello slogan che abbiamo utilizzato nella call:  “not gay as in happy but queer as in fuck you.

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Up INDE esiste!

Sosteniamo attivamente l’INDE contro l’ennesima minaccia di sgombero (qui e qui le puntate precedenti ) , questa volta portata avanti dalla nuova ditta proprietaria, che ha acquistato lo stabile poco meno di una settimana fa.

Ecco il comunicato delle/dei compagn* tradotto in italiano

“Dopo il passaggio di proprietà avvenuto il giorno 6 giugno, il nuovo proprietario Valter Krmac non ha perso tempo. Gli operai hanno già cominciato i lavori che rendono difficoltosa l’entrata all’U.P.INDE.

Valter Krmac il nuovo proprietario del complesso INDE, direttore della ditta KMK Box è anche presidente del partito politico Oljka – partito dell’Istria Slovena, partito che nel suo programma annovera questo pensiero: “Oljka punta al rinnovamento della politica, fino ad arrivare al punto in cui i cittadini non saranno più trascurati ne limitati dai politici e dalla loro elite eletta proprio con i nostri voti.” Lo stesso signore adesso dichiara che l’UPInde “non esiste” e che “sono solo un po’ di persone che si sono prese il diritto di andare in giro per l’impianto”

Cos’altro sta facendo la Piattaforma Creativa INDE se non cambiare attivamente ciò che la circonda? E cosa sta facendo Krmac se non mettersi davanti ai cittadini con la sua ignoranza e arroganza?

Al momento della compravendita dell’impianto sapeva perfettamente che un nutrito numero di persone lo stava utilizzando non per scopi personali, ma per il bene del circondario, quindi è INACCETTABILE che si comporti come se UPI non esistesse! Ricordiamo gli oltre 450 eventi culturali, sociali, formativi, musicali e sportivi nell’arco di due anni.

U.P. INDE, come tanti altri progetti simili sparsi per il mondo, con la propria esistenza sta dimostrando che la quotidianità è possibile viverla in modo diverso da come ci viene imposto da differenti autorità. Cerchiamo di scambiare la competitività con il mutuo soccorso, la gelosia con la comprensione, la logica dello sfruttamento neoliberista e capitalista con l’autogestione, l’allontanamentn è solo una spina nel fianco nel sistema, ma una crepa creativa in questa nostra società di base ingiusta, e come tale è necessario difenderla con tutte le forze!o personale con la costruzione di una comunità. Abbiamo fatto tanto e tanto abbiamo ancora da fare. Se non dovessimo aver a che fare con le fastidiose forze del capitale come il DUTB e l’attuale proprietario potevamo osare a fare ancora di più per cambiare la quotidianità. Anche se ci siamo resi conto fin da subito dell’esistenza precaria dell’INDE, continuiamo a lavorare e a costruire come se dovessimo esistere ancora per lunghi anni e ci prendiamo molto sul serio. Abbiamo preparato un resoconto di tutto il lavoro svolto, che sarà disponibile a breve sul nostro sito internet, con il quale vogliamo lasciar traccia del lavoro svolto che può essere utile a chi vorrà provare una simile esperienza, una traccia di continuità nel creare spaccature.

U.P. Inde non è una comunità formalizzata. L’organizzazione degli eventi e le decisioni sono responsabilità del singolo individuo e del suo apporto nel lavoro volontario. Ogni partecipazione fisica o qualsiasi altro lavoro è “ripagato” con l’unico capitale che è accettato dalla comunità, un capitale simbolico. Per ogni evento bisogna assicurare la presenza di persone che preparino il posto, che curino il lato tecnico, che preparino i pasti, che stiano in porta ad accogliere i visitatori, che servano i pasti e le bevande, che portino l’acqua (l’acqua potabile viene portata quotidianamente), che portino il carburante (l’energia viene fornita dal generatore), che curino l’aspetto promozionale e mediatico e persone che d’inverno riforniscano il posto con la legna per scaldarsi… e si potrebbe continuare con la lista. Guardando il numero degli eventi fatti ci rendiamo conto di quante energie La zona autonoma U.P. INDE esiste!sono state investite in questo posto per farlo vivere. L’INDE è frequentato da moltissime persone e l’esistenza di un posto simile è importante per tutta la regione e non può piegarsi ai tornaconti personali di una sola persona.

Dal 2004 quando la ditta INDE ha chiuso la produzione, l’impianto era in decadenza e questo ha avuto un influsso negativo anche sull’ambiente circostante. I precedenti proprietari e amministratori non hanno curato la manutenzione del posto che era in stato di degrado per i successivi 10 anni, fino all’arrivo di singoli che si sono riuniti nella comunità Piattaforma Creativa INDE. Più tardi la proprietà è passata alla DUTB. Anche in questo periodo la situazione riguardante la manutenzione dell’intero impianto non è migliorata. La slaba banka dopo diversi tentativi di vendita falliti ha deciso di ripulire l’impianto dai rifiuti pericolosi, cosa peraltro positiva successa in questo periodo. All’UPI abbiamo accolto e sostenuto con gioia la bonifica, in seguito abbiamo dovuto constatare che gli operatori non hanno provveduto con professionalità e sicurezza nello svolgere i lavori.
DesideriaSenza nome 1mo evidenziare il fatto che in tutti questi anni nessuno si è mai interessato alla decadenza dell’impianto, e solo i volontari di UP INDE hanno, senza il sostegno di finanziamenti esterni, ripulito, allestito, protetto e mantenuto questi spazi
.

Alla notizia della vendita dell’impianto, visto tutti i nostri sforzi e lavori di pubblico interesse, desideravamo avere un dialogo trasparente e costruttivo con i nuovi proprietari, il quale purtroppo è degenerato in promesse menzognere e negazioni di ciò che è stato fin’ora raggiunto e creato. I sopracitati compratori, nelle prime visite alla proprietà, si erano tuttavia avvicinati ai singoli sostenitori dell’UPI, avevano avvisato riguardo i propri propositi di acquisto e dato addirittura l’impressione di comprendere il significato di questo spazio per l’ambiente locale. Questo veniva indicato con promesse di collaborazione e uno spazio sostitutivo, ma a giudicare dalle ultime dichiarazioni, queste promesse non valgono più. Non ritiriamo gli inviti all’assemblea, noi vogliamo ancora un dialogo con i nuovi proprietari.

Invitiamo alla solidarietà tutti coloro che sanno e sentono che l’U.P. Inde non è solo una spina nel fianco nel sistema, ma una crepa creativa in questa nostra società di base ingiusta, e come tale è necessario difenderla con tutte le forze!”

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Abitare Illegale: presentazione con l’autore sabato 17 giugno

SABATO 17 GIUGNO

ore 18.00 in via Tolmezzo 87
presentazione del libro

ABITARE ILLEGALE

di Andrea Staid

a seguire solito ricco buffet vegan di autofinanziamento!

Recensione tratta da Carmilla online

«La casa è di chi l’abita, è un vile chi lo ignora»

Gli strascichi della crisi hanno eletto la distopia a forma letteraria più attuale, Andrea Staid attua una scelta differente: addentrarsi nell’eterotopia. Con metodo etnografico (ovvero su campo, tramite le voci dei diretti interessati), l’autore mette in luce alcune realtà contemporanee molto differenti tra loro. Si parte dai vituperati campi nomadi, dove rom e sinti mettono in luce il prorpio concetto di casa, incompatibile con quelle fastidiose scatole di cemento in cui si rinchiudono volutamente i gagé. Prosegue poi con le case occupate, le esperienze di Milano e Barcellona sono prese ad esempio nel secondo capitolo, ma si parla anche di altre realtà europee e della storia dei movimenti di lotta per la casa. Il quarto capitolo è dedicato a comuni, Wagenplatz ed ecovillaggi e i due finali trattano autocostruzione (specie dopo un  terremoto) e slum, a partire dal Gran Ghetto di Rignano, raccontato dalla dai ragazzi di Radio Ghetto: la coraggiosa emittente radiofonica che diffonde la voce dei lavoratori agricoli che abitano nella baraccopoli.

Il differente modo di concepire la propia casa, ovvero non affittandola né acquistandola, crea nuove forme di vita. È indubbio che il sistema (turbo) capitalista non tolleri l’esistenza di queste “anomalie”, presto spiegato dunque il valore della descrizione e dell’analisi dei modi di abitare illegali. L’eterotopia è tra le altre cose un nucleo di infrapotere: qualcosa che non potrebbe esserci, ma c’è. La capacità reattiva di nomadi, occupanti e comunarde va dunque oltre i confini delle case. Sparigliando le carte a uno dei sistemi di estrazione di valore dal lavoratore (affitto, mutuo), l’abitare informale è un attacco diretto alle urbanistiche che escludono i poveri. Vedi il caso delle case occupate di via Torricelli a Milano, che rappresentano la contraddizione lampante tra il tessuto storicamente popolare della zona adiacente ai Navigli e il tentativo, per lo più riuscito, di trasformare il quartiere in un divertimentificio con prezzi al metro quadro da capogiro.  Fortunatamente ci sono più cose in cielo e in terra di quante non ne sognino i nostri governi e palazzinari (spesso leghisti, al nord) e se ci sono più case senza gente che gente senza casa, da qualche parte un bastone nell’ingranaggio del sistema è stato messo. Ma la questione della riappropriazione dell’abitare nei quartieri gentrificati non è l’unica proposta degli occupanti. Quello che si evince dalle numerose interviste, che siano occupanti di San Siro, Corvetto o del Raval barcelloneta, è il tentativo di praticare svariate forme di solidarità attiva. I movimenti di lotta per la casa, negli anni, hanno saputo creare vere e proprie strutture di supporto per la popolazione. Laddove le municipalità hanno abbandonato le periferie, gli occupanti di case hanno portato cultura, formazione (non ultime le expertises edili), solidarietà e mutuo soccorso tra lavoratori, genitori e musicisti…

Il modo di vivere degli occupanti non si limita a riprodurre illegalmente la dinamica del chiudersi entro quattro mura e curare il proprio esiguo pezzo di mondo, si propone anzi di generare e alimentare un tipo differente di società in cui la casa è comunque parte di un fatto sociale.
Ma non si ferma qui, Andrea Staid. Mettere in luce l’abitare informale significa anche andare oltre al concetto di squat, casa occupata o spazio sociale “con abitativo” che sia. A partire delle comuni, il libro dimostra come la differenza tra l’abitare “normale” e quello informale proliferi in una serie davvero ampia di forme e modalità. L’esempio delle comuni è importante per quel che riguarda la riproduzione stessa della vita. Casse comuni e lavori condivisi sono all’ordine del giorno per gli Elfi o gli abitanti di Urupia, per fare un esempio. E se l’utopia di un rapporto diverso con la natura e con gli esseri umani spessissimo riguarda comunità libertarie, nel libro si parla anche della comune di Agognate (Novara), creata e sviluppata da cattolici che incentivano il concetto di rifugio per chi si trovi ai margini della società. «Abitare, vita in comune è per me una sfida continua. Sono partita per questa avventura perché i confini della famiglia e delle forme di vita religiosa esistenti mi stavano strette». Dichiara una delle abitanti di Agognate.
Quello che esce “dal seminato” è spesso vario, multiforme, fantasioso. Ma soprattutto non è subito passivamente. Nessuno degli intervistati sostiene che il proprio modo di abitare sia più semplice che affittare un appartamento in periferia. Staid è chiaro: il fattore economico è solo uno dei mille in questa scelta. Dal momento in cui lo spazio vitale è anche un compromesso con altri e non è possibile abbandonare una casa occupata vuota, senza che la sgomberino, l’eterotopia è un luogo altro da conquistare, che costa fatica affinché dia soddisfazione o semplicemente “funzioni”. (…)

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Per uno spezzone radicale e Cuîr/Queer al Pride di Udine

Siamo il collettivo dell’Assemblea Degenere di Udine, nato nel 2015 dall’incontro di varie individualità di area libertaria che avevano l’esigenza di mettere in discussione il proprio privato affinché diventasse politico, confrontandoci su come decostruire i generi obbligatori, praticare eticamente una sessualità che non fosse (etero)normata e tessere forme di relazione radicalmente altre rispetto a quelle imposte e riconosciute come uniche legittime dalla cultura dominante.

Quest’anno a Udine si terrà per la prima volta il Pride e noi pensiamo sia importante parteciparvi, ma attraversandolo e riempendolo con nostri contenuti che vediamo pericolosamente assenti dal dibattito.
Il tentativo retorico e politico di ricondurre le nostre favolose ed eccentriche vite al piano di una presunta e teorica “normalità” non ci appartiene e non intendiamo prestarvi parte: non ci interessa negoziare e svendere le nostre libere esistenze in cambio di un assai misero riconoscimento che pensa e pretende di normalizzarci. Per questo motivo non ci proiettiamo né ci lasceremo proiettare nell’immagine della coppia obbligatoria, magari contrattualizzata davanti allo stato, o nell’immagine di una famiglia tradizionale (e perché no, anche un po’ bianca e patriottica), ma anzi rivendichiamo modelli di relazione e affettività che sono altri, pienamente antisessisti e antiautoritari. Non aspiriamo ad un’assimilazione innocua che si fonda su termini quali la “rispettabilità”, strategia che ci risulta abbia invece adottato questo FVG Pride, ad esempio, con la decisione dell’organizzazione di modificare il percorso della parata per non passare davanti al Duomo. Quest’ultima scelta, secondo noi, va a legittimare le richieste omofobe di chi si sente insultato dalla semplice presenza di persone queer (“cuîr” par furlan) nella pubblica via e svilisce il senso stesso del Pride.

Per noi il Pride si radica ancora sulla rivolta di Stonewall, ricorrenza che, seppur richiamata a parole, pare oggi sia completamente cancellata nel suo significato più profondo: non siamo alla ricerca di una sorta di inclusione nei ranghi dell’accettabile, di confini più comodi in cui posizionarci. Noi non vogliamo muri o recinti.
Aspiriamo ad una libertà assoluta, niente mezze misure: non ci interessano fasi intermedie di una sorta di patriarcato “ingentilito”, vogliamo la sua distruzione subito.

Ci piacerebbe per questo motivo creare uno spezzone che sia una casa per tutte quelle soggettività degenerate, affini e complici, che non vogliono essere assorbite/riconosciute dal sistema stesso che le rende oppresse, ma che “vogliono produrre lotte, solidarietà, autorganizzazione, welfare dal basso, trasformazione sociale…”.
Invitiamo a partecipare le individualità, realtà e collettivi affini, in poche parole tutte quelle persone per le quali essere “orgogliosamente” queer/cuîr non è una questione di riconoscimento giuridico o di richiesta di attribuzione di dignità, ma resistenza, sovversione e lotta contro la normatività e la società dominante, con l’intento di smantellare lo status quo, non di farsi spazio all’interno di esso.

Ci troverete dietro lo striscione
“CONTRO L’ORDINE ETEROPATRIARCALE DISORDINE QUEER”

Sabato 10 Giugno alle ore 15.00 al punto di assembramento (seguiranno info più precise)

NOT GAY AS IN HAPPY, BUT QUEER AS IN FUCK YOU!

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Qualche considerazione sul Pride…

Come anarchiche e anarchici, ma soprattutto come soggetti che si considerano QUEER/CUÎR par furlan, abbiamo deciso di essere presenti al pride di Udine e di farlo in maniera attiva, partecipando all’organizzazione di uno spezzone autonomo con l’Assemblea Degenere di Udine, che sia una casa, un porto o una sgangherata zattera, per tutte quelle persone per le quali essere “orgogliosamente” queer/cuîr non è solo una questione di sessualità e di diritto ad amare sotto forma legalizzata, ma resistenza, sovversione e lotta contro la normatività e la società dominante, con l’intento di cambiare lo status quo, non di farsi spazio all’interno di esso (magari chiudendo altr* fuori). 

Per noi il Pride ha il sapore della lotta, ha il sapore di quella bottiglia molotov lanciata da Silvya Rivera contro i poliziotti nel 1969 . Per questo non ci interessa bussare alla porta e chiedere permesso per entrare nel mondo della “rispettabilità”. Per noi essere orgogliosamente queer/cuîr vuol dire attraversare tutti gli spazi con i nostri corpi ribelli.

Alla notizia che il percorso di “Pride FVG” non sfilerà davanti al Duomo per “non voler urtare la sensibilità dei credenti cattolici” (secondo le parole dell’organizzazione riportate dal quotidiano locale non possiamo far altro che rivendicare a gran voce il nostro essere indecenti: siamo lesbiche e cuîr scandalose e libere. Urtiamo le sensiblità di chi ci vuole silenziose, buone, di chi preferirebbe che non disturbassimo troppo, che abbassassimo la voce, che ci adeguassimo ad una sfilata ordinata; che chiedessimo “permesso” e “per favore” affinché le nostre relazioni vengano riconosciute e rientrassimo nei ranghi di una cortese ed educata attesa nel frattempo che qualcun altr* decida per noi se possiamo essere degne di considerazione.

Noi siamo disordine, urla, scrosci di risate, protesta. E non abbiamo nulla di cui vergognarci, di fronte ai secoli di oppressione agita da chi millanta una sensibilità delicata.

Ma più di ogni cosa, non accettiamo l’autocensura da parte di chi si arroga il diritto di rappresentarci: in ricordo dei moti di Stonewall, ricorrenza che pare il Pride abbia oggi completamente cancellato dalla propria memoria nel suo significato più profondo, non accettiamo che la NOSTRA sfilata, la NOSTRA protesta venga depotenziata dall’interno.

Proprio di questi tempi, poi, in cui la stretta securitaria e repressiva si fa sentire in Italia con la recente approvazione del decreto Minniti (diventato legge il mese scorso)autocensurare la propria presenza dallo spazio pubblico considerandola come una possibile offesa per qualcun* (qualcun* che tra l’altro non considera per niente offensiva la propria di presenza per esempio negli ospedali, quando si tratta di urtare la sensibilità e i diritti sulla salute delle donne) ci sembra tutt’altro che un’orgogliosa rivendicazione delle proprie esistenze. Anzi.

Posizioni di questo tipo non fanno altro che avvalorare le tesi contro le quali il Pride storicamente ha sempre combattuto, ovvero che certe persone siano più o meno degne di altre, più o meno funzionali ad un certo “decoro” che il centro delle città meriterebbe in questo caso, che vanno invisibilizzate per essere tolte dalla scena sociale.

Donne per bene e donne per male, rifugiati buoni regolarizzabili e migranti economici, cattivi da respingere e deportare, persone gay rispettabili perchè addomesticate al modello eteronormato e froce ribelli e indecorose da nascondere! NO! A questo teorema ci ribelliamo!

Scenderemo in piazza contro ogni forma di discriminazione, di fascismo, razzismo e sessismo perchè finché ci sarà anche una sola persona oppressa saremo tutt* oppress*. E ci saremo a dire la nostra anche contro questo decreto, perchè la città è nostra e non ce la faremo strappare dalle mani!


NOT GAY AS IN HAPPY BUT QUEER AS IN FUCK YOU!

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Tecnologie del dominio e autodifesa digitale: incontro con IPPOLITA

Come collettivo Affinità Libertarie siamo sempre stat* critici/che all’utilizzo di social network e piattaforme commerciali che sono diventate progressivamente e a volte ingenuamente la piazza virtuale dei movimenti politici.

Sappiamo che questo processo è inarrestabile, riteniamo perciò importante continuare la discussione e la critica verso questi strumenti con cui quotidianamente siamo portat* a confrontarci nell’ottica di aumentare la nostra consapevolezza.

Nel 2013 invitammo il collettivo Ippolita a presentare “Nell’Acquario di Facebook“.

Ci troviamo 4 anni dopo, di nuovo con loro, a riprendere il filo del discorso in un pomeriggio di riflessioni per capire cosa è cambiato e fornirci strumenti di autodifesa digitale.

“Ippolita è un gruppo di ricerca indisciplinare attivo dal 2005. Conduce una riflessione ad ampio raggio sulle ‘tecnologie del dominio’ e i loro effetti sociali. Pratica scritture conviviali in testi a circolazione trasversale, dal sottobosco delle comunità hacker alle aule universitarie. Tra i saggi pubblicati: Anime Elettriche (Jaca Book 2016); La Rete è libera e democratica. FALSO! (Laterza 2014, tradotto in spagnolo e francese), Nell’acquario di Facebook (Ledizioni 2013, tradotto in francese, spagnolo e inglese), Luci e ombre di Google (Feltrinelli 2007, tradotto in francese, spagnolo e inglese). Open non è free. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale (Elèuthera 2005). “

ippolita.net

A seguire cena vegan e raccolta fondi per sostenere autistici/inventati.

 

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Degeneri al Pride – Assemblea aperta 07/05

Siamo il collettivo dell’Assemblea Degenere di Udine, nato nel 2015 dall’incontro di varie individualità di area libertaria che avevano l’esigenza di mettere in discussione il proprio privato affinchè diventasse politico, confrontandosi su temi come i generi imposti e la loro decostruzione, sessualità non normata, altre forme di relazione rispetto a quelle imposte dalla cultura dominante e affettuosità che abbiamo definito libere/liberate/liberanti.

Quest’anno a Udine si terrà per la prima volta il Pride e noi crediamo sia importante parteciparvi portando al suo interno le nostre peculiarità che non vediamo rappresentate nelle sue istanze.

Non ci sentiamo rappresentate dal Pride quando cerca di riportare tutte le nostre favolose essenze degenerate, libere, scandalose… sul piano della normalità sia in termini di “rispettabilità” che proiettando come unico legittimo modello di relazione e affettività quello della coppia obbligatoria/famiglia tradizionale.

La nostra proposta, comunque, non è nemmeno quella di imporre una normatività queer, ma evidenziare e mettere in discussione, rifiutando di essere complici, il privilegio che la coppia tradizionale gode nella società in cui viviamo e che rende oppress* chi non si identifica nella norma.

Più in generale, non siamo alla ricerca di una sorta di inclusione nei ranghi dell’accettabile, di confini più comodi in cui posizionarci: noi non vogliamo confini, muri o recinti.
Aspiriamo ad una libertà assoluta, non vogliamo mezze misure, non ci interessano fasi intermedie di una sorta di patriarcato “ingentilito”, vogliamo la sua distruzione subito.

Ci sottraiamo anche ad ogni forma di ricatto che voglia obbligarci a mercanteggiare le nostre relazioni affettive e sessuali in cambio di diritti che per noi dovrebbero essere basilari, conl’unico intento di irrigimentarle. Le nostre relazioni non sono contrattabili.

Sappiamo di non essere le uniche a pensarla così.
Ci piacerebbe per questo motivo creare uno spezzone che sia una casa per tutte quelle soggettività degenerate, affini e complici, che non vogliono essere assorbite/riconosciute dal sistema stesso che le rende oppresse, ma che “vogliono produrre lotte, solidarietà, autorganizzazione, welfare dal basso, trasformazione sociale…” in poche parole che si rifiutino di costruire il proprio futuro sulle fondamenta di una società normativa e patriarcale che esalta la famiglia tradizionale in quanto sua unità minima tramite la quale si perpetua.

Invitiamo le individualità, realtà e collettivi affini ad un incontro preparatorio domenica 7 maggio ore 16.30 in Via Tolmezzo 87!

Not gay as in happy but queer as in fuck you!

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24/04 e 28/04 in via Tolmezzo 87

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Martedì 18/04 Serata di AUTOFORMAZIONE SU I.V.G

SERATA DI AUTOFORMAZIONE SU IVG
(interruzione volontaria gravidanza)

MARTEDI 18 APRILE
ore 20.30 in via Tolmezzo 87

Sono incinta e ho deciso di interrompere la gravidanza o ad esserlo è la mia amica, la mia compagna, mia sorella, mia madre, una conoscente …
E adesso cosa si fa? L’iter qual è? Dove devo andare? Quello che mi hanno detto è corretto? Qual è la situazione obiettori/ttrici a Udine? Se incontro personale obiettore cosa devo fare? Troverò difficoltà nel mio percorso? Come posso stare vicino alla persona che ha deciso di interrompere la gravidanza, prima e dopo?

Questa è una serie di alcune delle domande cui tenteremo di darci risposta insieme in questa serata di autoformazione.

Viviamo in un Paese in cui il basilare diritto di una donna di decidere del proprio corpo viene costantemente ostacolato e il caso del diritto all’interruzione di gravidanza è emblematico: nelle strutture pubbliche si registrano percentuali scandalose di obiezione di coscienza; il processo di introduzione della RU486 è stato volontariamente rallentato da parte delle personalità reazionarie che indisturbate proliferano in Italia; inoltre, la recente proposta di semplificare il ricorso alla pillola abortiva con un passaggio unicamente ambulatoriale, anziché obbligare le donne al ricovero, ha causato la pronta levata di scudi di chi si riempie la bocca di parole come “la salute della donna”, o “il benessere della madre”, ma che, fattivamente, non desidera altro che impedire le libere scelte altrui. Nel mezzo di questo panorama desolante, esiste però la realtà delle consultorie: collettivi che, partendo dai principi di autogestione e autoformazione, approdano all’istituzione di progetti in grado fornire varie forme di sostegno nell’ambito della salute sessuale delle persone che ci si rivolgono. E’ dalla presa di coscienza dello stato delle cose e dalla volontà di iniziare un percorso che possa portarci, un giorno, a rendere attiva una consultoria autogestita anche a Udine che parte la nostra proposta di questa serata.

ATTENZIONE:
Non è un incontro per sole donne tanto meno indirizzato a persone definite dalla società “in età fertile” , ma è rivolto a chiunque abbia a cuore la libertà di poter decidere sul proprio corpo. Anche se potrebbe non toccarci mai la liberazione di ognun* dipende da tutt*!

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Affinità Libertarie incontra PnRebel (per lavorare sul concetto di consensualità)

DOMENICA 12 MARZO
ore 16.00 presso il Prefabbrikato di Via Pirandello 22 Villanova (PN)

WHORKSHOP DI RIFLESSIONE SUL CONSENSO, con produzione catartica di sex toys DIY.

Affinità Libertarie è un collettivo anarchico misto che fin dalla sua genesi ha messo l’antisessismo tra i suoi principi fondamentali a fianco di antirazzismo, antifascismo, antiautoritarismo e la lotta contro le nocività. Come scrivevamo nel nostro manifesto antisessista (https://affinitalibertarie.noblogs.org/antisessismo-2/), all’epoca abbiamo deciso di impegnarci partendo da noi, perché questo non rimanesse uno slogan vuoto ma diventasse pratica quotidiana consolidata. Volevamo e vogliamo ancora trovare forme di azione diretta contro l’oppressione di genere che, silenziosa, vedevamo passare inosservata, in varie forme più o meno eclatanti, anche negli spazi di movimento che attraversavamo.
Ci siamo ripropost* “di continuare a praticare e promuovere la lotta contro il sessismo, tenendo viva la discussione su questo argomento all’interno come all’esterno, non delegando solo a chi lo subisce l’onere di dover affrontare questo problema.”Gettare le basi per l’autodifesa, creare anticorpi per fare in modo di non arrivare a situazioni emergenziali o, nell’inevitabile caso queste si fossero verificate, di arrivare per lo meno preparat* all’autogestione dell’emergenza senza sottrarci e voltare la faccia.Partendo dal presupposto che il rifiuto di ogni forma di autoritarismo e gerarchia e la ricerca del consenso nei processi decisionali siano gli elementi base della pratica libertaria e dell’autogestione, ci siamo dotat* di un primo strumento di autoformazione che ci facesse ragionare e aiutasse a smantellare quella che è tristemente nota come la “cultura dello stupro”. Un laboratorio che affronta il problema alle sue radici, tramite l’analisi e il riconoscimento di cosa vuol dire consenso attraverso la messa in discussione dei nostri comportamenti quotidiani, riappropriandoci con umiltà e in maniera non giudicante dell’autocritica come strumento di crescita.Iniziando a parlare di violenze sessiste e sviscerando i nostri vissuti, ci ha fatto rendere conto ancora di più che queste permeano anche le relazioni che ritenevamo complici, oltre che gli spazi che attraversiamo nella nostra quotidianità e che pensavamo sicuri.
Lo stupro che è avvenuto qualche anno fa nella sede della Rete Antifascista di Parma, purtroppo, non è stato il primo episodio di violenza all’interno di spazi di movimento o tra compagn* e, se non ci diamo una mossa, non sarà l’ultimo. Deve pero’ avere la “funzione” di metterci davanti alle nostre responsabilità e al fatto che quanto agito fino ad ora contro l’oppressione etero-sessista e di genere non è stato sufficiente e che un cambio di pensiero e azione sia necessario a partire da SUBITO e da tutt*.
Questa vicenda è solo un esempio dell’apice che possono assumere le micropratiche violente che dobbiamo gestire nelle nostre vite, espressione del fatto che ciò che è soggiacente e pervasivo nella società in cui siamo cresciut* e che combattiamo è vivo e vegeto anche negli spazi che riteniamo liberati.
Il workshop che proponiamo vuole quindi essere un momento di discussione sulle dinamiche sessiste a partire, appunto, dal ragionamento sul consenso.Solo facendo un passo indietro, e aprendo momenti di confronto per nutrire la nostra consapevolezza, crediamo possibile prevenire episodi specifici di autoritarismo e violenza etero-sessista.
Vi invitiamo quindi a questa giornata in cui, insieme, ci confronteremo su come distinguerlo, riconoscerlo, esigerlo e darlo, in tutte le nostre relazioni.
Al termine del pomeriggio, ci dedicheremo all’autoproduzione di fruste e harness con materiali cruelty free e riciclati.
Consideriamo l’autoproduzione di sextoys un mezzo per sottrarre sempre di più la nostra vita/sessualità al mercato, e ci piace l’idea di darci da sol* saperi concreti. Abbiamo scelto, per ora, l’autoproduzione di strumenti che vengono utilizzati soprattutto in pratiche sessuali BDSM (Bondage-Dominazione-Sado-Maso), perché il SM (Sado-Maso) è una delle esperienze più lucide e potenzialmente consapevoli di ragionamento sul consenso e di sua espressione pratica.
Tutt@ sono benvenut@ e proprio perchè riteniamo il consenso un elemento imprescindibile per creare rapporti orizzontali, equi e potenzianti, nello spazio-tempo che apriremo nel nostro laboratario, tutt* i/le present* si devono assumere la responsabilit* di garantire alle/agli altr* di potersi esprimere, il rispetto della riservatezza e il fatto di non utilizzare modi di comunicazione aggressivi o violenti e giudicanti.

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Lotto marzo e il 9

Questo 8 marzo è stata di nuovo una giornata di lotta. Finalmente.
Manifestazioni in tantissime città italiane, che hanno visto migliaia e migliaia di persone scendere in strada e nelle piazze.
Noi eravamo a Trieste in un corteo partecipatissimo, insieme ad altre amiche e amici, sorelle e fratelli, compagne e compagni alleat* contro la violenza eteropatriarcale e per affermare la nostra determinazione contro la violenza di genere ma anche quella agita da confini e istituzioni…. (basti pensare cosa è successo a Parma giorni prima…)

Una giornata di LOTTA e riappropriazione di spazi e del nostro tempo e che ha visto anche nascere due occupazioni, due consultorie transfemministe, una a Bologna e una Napoli.
Occupazioni che nemmeno 24 ore dopo LOTTOMARZO sono state sgomberate dalla polizia!!!
Esprimiamo a loro la nostra più totale SOLIDARIETA’ E COMPLICITA’ anche attraverso questo striscione che ha lasciato un segno della nostra lotta, come una promessa, anche nella città di Udine!

Perchè noi lottiamo tutti i giorni e non solo l’8 marzo, ogni giorno più forte il nostro messaggio è
SQUATTIAMO TUTTO!

Qui il comunicato delle compagne della consultoria transfemminista queer di Bologna e un video della resistenza delle compagne

The day After: Consultoria Transfemminista Queer sgomberata la mattina dopo LottoMarzo

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MARZO 2017

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PIC NIC con RYF 19 marzo

PIC NIC con RYF

Domenica 19 marzo super pic nic per festeggiare l’inizio della Primavera e il ritorno di Francesca Morello alias R.Y.F in via Tolmezzo 87!

Leccornie Vegan as usual e concerto acustico di Restless Yellow Flowers!


R.Y.F.
è l’acronimo di Restless Yellow Flowers, nome con il quale Francesca Morello si fa chiamare mentre suona. Progetto partito da una band nella quale suonava e poi scarnificato fino all’osso: chitarra e voce, una sola persona e dei testi cantati con intensità e fragilità.
Il tutto succede tra il 2010 e il 2011 ma prende forma fisicamente con un disco registrato in autunno del 2011 all’Igloo Audiofactory da Enrico Baraldi e masterizzato da Rico Gamondi nel suo Friscerprais studio. Il disco autoprodotto esce il 24 novembre del 2012.
Nel frattempo R.Y.F. suona in Italia e aggiunge anche un paio di concerti a Berlino, aprendo concerti per ?Alos, Ronin, Tre Allegri Ragazzi Morti, Scout Niblet complice il fatto che la sua nuova base e casa è Ravenna, città viva di eventi e concerti.
Nel 2016 il secondo album, registrato da Francesco Giampaoli, masterizzato da duna studio ed edito da Brutture Moderne e in uscita il 19 febbraio-

https://www.facebook.com/RestlessYellowFlowers/
https://ryfmusic.bandcamp.com/

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MARZO: martedì 14 presentazione PROJECT UTER

MARTEDì 14 MARZO
ore 21.00
presentazione di Progetto Uter (https://projecteuter.wordpress.com/)

“A seguito delle intense mobilitazioni che hanno avuto luogo in Spagna negli ultimi anni, aprire un dibattito sull’aborto ci è sembrato necessario e liberatorio. Abbiamo deciso di sviluppare il problema usando una narrazione grafica, mettendo da parte il linguaggio scritto così chè il lavoro potesse trasformarsi in un utile strumento di comunicazione che ci permettesse di lavorare su un argomento storico e universale che è ancora un tabù in giro per il mondo.

Con l’obbiettivo di creare un murales che favorisse la comunicazione, abbiamo cominciato a raccogliere le narrazioni di diverse persone oralmente, per impegnarci in un dialogo con loro e generare conversazioni. Alcune storie sono state trasformate in annedoti che appaiono in forma metaforica nel disegno finale. Altre hanno aiutato ad inquadrare il problema, per ottenere altre prospettive di elaborazione. Esattamente come fa il “Beehive Collective”ci siamo riappropriat* della trasmissione orale delle storie e della creazione di immagini che dovevano essere assimilate lentamente. Usiamo anche animali per rappresentare le storie delle persone. Se osservate attentamente, vedrete che la maggior parte dei nomi degli animali che appaiono nel poster vengono abitualmente usati come insulti alle donne, specialmente in spagnolo. Improvvisamente cambiano di segno diventando le eroine in questa storia, così che la riappropriazione di queste parole sia autodeterminante e rivendicativa.!

 

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Serata contro il carcere e la repressione: TOMBOLATA BENEFIT

MARTEDì 28/02
CARNEVALE ANTICARCERARIO
IN VIA TOLMEZZO 87!

TOMBOLATA/MASCHERATA/POL-TETTATA CONTRO LA REPRESSIONE E IL CARCERE!

Serata soolidale anticarceraria per sostenere le spese di produzione della compilation benefit “IL FREDDO DI LUGLIO” a favore di Gimmy Puglisi e per il nostro compagno Kabu, attualmente in stato di arresto a Trieste (sul nostro sito trovate diverse info sull’accanimento repressivo nei suoi confronti)

Seguiranno maggiori info ma già da ora sappiate che:

MASCHERATA sta che dovete venire in maschera….. per chi è scarso in queste cose qui no problem, ci penseremo noi all’ingresso…

TOMBOLATA bon sapete giocare no? Ci saranno premi “affini”, autoproduzioni!

POL-TETATE CONTRO IL SISTEMA Porta anche tu qualche pol-tetta vegan, dolce o salata da condividere nel buffet di autofinanziamento…

 

 

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Trieste: presidio di saluto a Kabu

Apprendiamo dell’arresto del compagno Kabu, oggi presidio di saluto a Trieste davanti al carcere

[TRIESTE-ITALIA] ARRESTATO ANARCHICO DI UDINE

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Cineforum(A)utogestito del VENERDì 17

Dedichiamo il prossimo cineforum autogestito in via Tolmezzo ad uno degli argomenti che sta tenendo banco sui media mainstream in questo ultimo periodo, quasi a mo’ di (raccapricciante) gossip (Sanremo a parte) e cioè  l’ascesa al potere di Donald Trump e relative conseguenze.
Tra una firma contro l’aborto e una per far riaprire i lavori agli oleodotti del Dakota Access e Keystone si passa agilmente al muslim ban, cioè il divieto di accesso agli States per chi provenie da 7 paesi a maggioranza mussulmana-Iran, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Somalia e Yemen- per un periodo di 90 giorni. Provvedimento tra l’altro, applicato arbitrariamente dalle varie autorità “competenti” causa vaghezza dello stesso…
Quello che prenderemo come spunto per il nostro cineforum di venerdì 17 è una delle promesse elettorali più famose di Trump, quella del muro con il Mexico.
Per questioni meramente logistiche (tipo i costi) magari non verrà realizzato, non nelle sembianze fisiche vere e proprie di un muro, ma non c’è di cui festeggiare. I confini degli States sono destinati ad essere sempre più violenti e blindati nel futuro prossimo.
Quando avremo finito pero’ di volgere lo sguardo altrove, potremmo anche preoccuparci delle politiche migratorie europee che non sono molto meglio… come possiamo leggere in questo articolo su Internazionale: I muri di Trump e quelli dell’Europa.
A seguire una recensione interessante sul film che vedremo

A day without a Mexican/Un giorno senza messicani
di Sergio Arau.

(tratto da http://www.mediaesipario.it)

“Un pensiero, quello riguardo l’esclusione dell’immigrazione ispanica, già persistente da anni e che ha influito il lavoro del regista, Sergio Arau, nella creazione di una pellicola che analizza il pregiudizio razziale attraverso uno schema sci-fi ricco di black humour: stiamo parlando di Un giorno senza messicani, film del 2004 in cui si racconta di una California che, avvolta improvvisamente da una fitta nebbia lungo i confini dello Stato, perde ogni comunicazione con l’esterno e vede, improvvisamente e senza motivo, la scomparsa di tutti i messicani dal territorio. Una parte fondamentale della popolazione californiana si dissolve nel nulla e il vero disagio si palesa in un tracollo economico e sociale senza precedenti, nella dissacrante intuizione comune di un falso ideologismo che ha trovato nella realtà le sue vere spine.  

La pellicola di Arau si incentra prevalentemente nel meccanismo televisivo, imitandone l’impronta visiva e calcandone ogni frammentarietà e abuso, nella totale arbitrarietà di un sistema che si fa beffe dell’informazione e ne usurpa i connotati con la creazione di “verità” inique e soggettive. Il continuo rimando iniziale alla manifestazione di una coscienza popolare che vede nell’immigrato un elemento dannoso, parassita del luogo, si spezza nel susseguirsi della vicenda rivelando la contraddizione di un aspetto che, pur consumato in una percezione quasi imposta, non è appartenente alla realtà dei fatti, dove l’extracomunitario è un soggetto perfettamente integrato in un’economia altrimenti destinata a capitolare.

 

 

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