Lettera dal carcere di Udine

Riceviamo e diffondiamo:

LETTERA DAL CARCERE DI UDINE
Mentre vi inviamo le seguenti righe – che a nostro parere sono degne di
essere diffuse, perché forniscono una visione, semplice e schietta, di quale
sia la realtà di chi ha la sventura di trovarsi nelle mani del Ministero di
Giustizia in periodo di pandemia – giunte alla nostra casella postale qualche
giorno fa, abbiamo saputo che due di noi sono sotto procedimento penale per
«istigazione a delinquere» e «diffamazione», accuse rivolte anche sulla base
di interventi al microfono e di un’intervista rilasciata alla web radio
“Radiazione”, in occasione di un presidio sotto il carcere di Udine, nel
dicembre scorso .
Queste accuse rispecchiano l’attualità della vocazione autoritaria contenuta
nelle norme del vigente codice penale fascista, come anche nel precedente
ordinamento liberale: strumenti sempre utili nel tentativo di criminalizzare il
dissenso e le lotte e, in poche parole, di provare a fermarle con procure,
tribunali, multe e carceri.
Ribadiamo semplicemente che queste intimidazioni non ci fermano nel dare
voce ai prigionieri.
Assemblea permanente
contro il carcere e la repressione
Udine-Trieste, maggio 2020
––––––––––––––––––––––––––––––
Ciao amici,
[…] In quanto al resto, alcuni giorni fa ci hanno fatto il tampone, uno solo,
e dopo alcuni giorni un sovrintendente dell’istituto annunciava al microfono
che eravamo tutti negativi al tampone… E non solo:
circa 15 giorni fa un
detenuto, che però non si è visto, era in isolamento perché si pensava
dai sintomi che avesse il virus. E poi un detenuto ha visto arrivare
un’ambulanza, cioè operatori del 118 con il camice, e portare via questa

persona, che però noi non sappiamo chi fosse.
Qua ci nascondono tutto. Anche per paure di rivolte e comunque volevo anche
dirvi che, al di fuori delle 2 ore alla mattina e delle altre 5 ore il pomeriggio,
cioè dalle 13.00 alle 15.00, dalle 15.00 alle 17.50, dopodiché il restante delle
ore siamo chiusi.
Questo di essere chiusi in cella è già da 30 giorni, subito
dopo il giorno che succedette la rivolta. Trovo ingiusto che ancora da
allora tutti siamo rinchiusi in questi piccoli spazi di pochi metri quadri.
[…] Nella cella, di pavimento calpestabile abbiamo 90 cmq, meno della
distanza di sicurezza.
[…]
Sono prigioniero di questa cupola di bugiardi in cerca di istigarti a farti
morire
[…]
Qua non funziona nulla, è una cupola tra avvocati, giudici, magistrati,
assistenti di alto grado. La comandante bugiarda, la direttrice non si è vista
mai, lo stesso per la dirigente sanitaria […] completamente sparita, non più
vista. Dovete aiutarci e aiutarmi spingendo, pubblicando come avete sempre
fatto su tutti i media. La devono smettere di abusare, maltrattare, solo perché
hanno una divisa e perché, essendo qua dentro, nessuno viene a conoscenza
di cosa succede, e di come siamo sistemati in cella, e come si conservano il
loro stato.
[…]
Il magistrato di sorveglianza di Udine […] e il […] giudice di sorveglianza
di Trieste devono passarsi una mano sulla propria coscienza e fare
uscire le persone, non farle loro prigioniere. Qua la maggior parte dei
detenuti sono di piccoli reati, poi se hanno i requisiti falli uscire.
Bisogna che voi mi aiutate a segnalare che il personale è stato
contagiato, un medico, un assistente, e poi ho sentito di un detenuto
contagiato di Covid-19. Qua ci nascondono tutto, ci tengono all’oscuro.
[…] Da qua non è uscito nessuno con il decreto: un solo detenuto.
Tenetemi aggiornato. Vi abbraccio
Carcere di Udine, aprile 2020
Firma

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Nicole ed Elena dal carcere di Piacenza

Condividiamo una lettera dal carcere di Nicole ed Elena, due delle persone arrestate la settimana scorsa a Bologna in una spudorata operazione repressiva di cui abbiamo parlato qualche giorno fa.

Elena, Leo, Zipeppe, Stefi, Nicole, Guido, Duccio, Martino, Otta, Angelo, Emma, Tommi liber* subito!!!

Lettera pervenuta alla Cassa Antirepressione delle Alpi Occidentali

Carcere di Piacenza, 15 maggio 2020

Grazie a tutti voi!

Grazie per il kit di buste e bolli!

Io (Nicole) ed Elena siamo in AS3. Siamo arrivate alle 11.30 circa del 13 Maggio, dopo un primo passaggio in una tenda posta esternamente per misurare la temperatura corporea alle nuove detenute, siamo state messe in isolamento sanitario per 15 giorni (celle singole ma adiacenti). Non possiamo accedere alla palestra e alla biblioteca, dopo che c’eravamo state per 2 giorni, causa emergenza Covid e nostro isolamento. Dopo tale misura non saremo più potenziali veicoli di infezione… dopo una nostra incazzatura ci hanno dato 4 libri e ci stanno preparando il regolamento interno (è dall’ingresso che lo chiediamo)… vedremo.

Abbiamo 2 ore d’aria al dì, da fare separatamente dalle altre sempre per emergenza Covid e quindi le facciamo assieme (con mascherina) alle 12-13 e 15-16.

Come saprete qui c’è anche Natascia che al momento riusciamo a vedere solo di striscio quando attraversiamo il corridoio, ma i suoi sorrisi sono stati e sono fondamentali. Speriamo di poterla abbracciare presto. Oggi abbiamo avuto l’interrogatorio e ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere. Eravamo in videoconferenza insieme a tutti gli altri.

Lunedì vedremo gli avvocati. Di ieri la notizia che dal 19 c.m. al 30/06 riprenderanno i colloqui visivi e saranno mantenuti i colloqui via Skype.

Questa operazione (che ci pare aver capito chiamata “RITROVO”?) ha quali capi di imputazione l’ormai noto 270 bis e 270 bis1 (aggravante) per 11 su 12, istigazione a delinquere tramite articoli, volantini e manifesti con l’aggravante dell’uso di strumenti informatici – Tribolo.noblogs.org e la piattaforma roundrobin.info -; danneggiamento di un Bancomat BPER nel corso di una manifestazione non autorizzata il 13/02/2019; imbrattamento e deturpamento con vernice spray su edifici a Modena e Bologna con scritte comparse dal dicembre 2018 ad oggi per tutti. Incendio, per uno degli imputati più altri allo stato da identificare, ai ponti ripetitori delle reti televisive in via Santa Liberata (Bo) nella notte tra il 15 e il 16/12/2018.

Che dire?… “la commissione dei reati – fine […] non è necessaria” (cit. pag.21 ordinanza)… forse l’ennesimo tentativo dopo Outlaw e Mangiafuoco – finite in una bolla d’aria – di chiudere la bocca a chi “odia gli sfruttatori” (cit. pag.20 ordinanza)? E cosa più importante non ne fa un mistero ma lo urla al mondo. L’ordinanza porte il timbro del 6 marzo. Ci chiediamo se questi miseri esseri senza qualità abbiano deciso di rimandare il nostro arresto al 13 Maggio per risparmiarci l’ingresso in carcere nel pieno dell’emergenza Covid19 o se lo abbiano fatto per evitare in quel periodo ulteriori presenze scomode e ribelli nelle gabbie di Stato. La risposta viene da sé. Medici e guardie, fusi in un corpo unico qui come altrove, si rivendicano la loro «scelta di vita». I medici in particolare, incalzati dalle nostre domande provocatorie sul loro ruolo durante la prima visita, hanno fieramente sostenuto di svolgere il loro lavoro per la tutela della salute delle persone in galera.

A conti fatti, visti i morti e i malati di e in carcere, non possiamo che concludere e urlargli in faccia che il loro lavoro lo fanno decisamente male nonché in completa armonia con le guardie.

Non può esistere in luoghi del genere, la tutela della salute delle persone, per ciò che questi luoghi sono e rappresentano. L’unica sicurezza è la libertà per tutte e tutti.

Volevamo ringraziare tutte quelle persone che ci hanno fatto sentire la loro vicinanza con i telegrammi, tanti; forse dall’esterno sembra una sciocchezza ma qui ci hanno scaldato il cuore e lo spirito. Il nostro pensiero va, in primis, a Stefy poiché è l’unica tra noi sola nel carcere di Vigevano e a tutti i nostri amici e compagni di lotta a Ferrara e Alessandria, a quelli raggiunti da obbligo di dimora nel Comune di Bologna e alle compagne e ai compagni fuori che continnuano a lottare insieme a noi.

Nicole e Elena

 

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Sulla repressione a Bologna/solidarietà

Riceviamo e inoltriamo da Assemblea No CPR no Frontiere FVG

https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2020/05/15/potrebbe-colpire-chiunque-agire-diventa-autodifesa/

POTREBBE COLPIRE CHIUNQUE: AGIRE DIVENTA AUTODIFESA

Solidarietà e cassa resistenza

Mercoledì 13 maggio l’operazione “Ritrovo”, coordinata dalla procura di Bologna, ha incriminato diverse persone tra Bologna, Firenze e Milano: 7 di loro sono state arrestate in custodia cautelare e senza processo, altre 4 hanno ricevuto misure cautelari alternative. Si tratta di compagne e compagni che, come noi, si oppongono a frontiere e CPR e credono che attraverso l’azione si possa creare un mondo solidale, senza più persone oppresse e sfruttate.

Al Tribolo, spazio bolognese preso di mira dall’operazione, ci siamo state anche noi e lì, come in tanti altri luoghi, abbiamo potuto conoscere compagne attive nella lotta ai CPR di altre città.

L’operazione repressiva che ha portato alle misure cautelari, condotta dal Ros (!) e dalla procura antiterrorismo di Bologna (!!) è atroce, di una franchezza inaudita e pericolosa per la libertà di tutte e tutti.

È atroce perché utilizza le leggi antiterrorismo per terrorizzare la società, criminalizzando chiunque tenti di reagire alle ingiustizie. Rappresenta il quinto tentativo in poco più di un anno di raggruppare sotto il pesantissimo 270bis CP (associazione con finalità di terrorismo o di eversione), ormai sventolato con una disinvoltura preoccupante, iniziative, manifestazioni, diffusioni di critiche e azioni. Portare solidarietà e supporto agli/le ultim* con costanza e determinazione è diventata ragione sufficiente per essere accusate di “terrorismo”: ormai viene accusat* chiunque porti avanti pratiche coerenti di pari passo con analisi di critica radicale dell’esistente.

Le compagne e i compagni, tra le altre cose, vengono accusat* “di contrastare anche mediante ricorso alla violenza le politiche in materia di immigrazione”, di mettere in atto azioni volte a “contrastare e impedire l’apertura dei Centri Permanenti [?] di Rimpatrio”: ma noi sappiamo bene che chi pratica davvero violenza e terrorismo è chi rinchiude le persone in strutture come i CPR, imprigionate per mesi in attesa della deportazione, ammassate in condizioni intollerabili, spesso picchiate, talvolta lasciate morire o ammazzate.

L’operazione è inoltre spudoratamente franca, tanto che nelle stesse carte compare la ragione dell’operazione: “l’intervento [..] assume una strategica valenza preventiva volta ad evitare che in eventuali ulteriori momenti di tensione sociale, scaturiti dalla particolare descritta situazione emergenziale possano insediarsi altri momenti di più generale “campagna di lotta antistato […]”. In breve, lo Stato rinchiude coloro che potrebbero partecipare attivamente ad atti di ribellione contro di esso.

E perciò diventa estremamente pericolosa per la libertà di tutte: se basta questo, ci chiediamo, chi saranno le prossime e i prossimi?

Approfittando del totalitarismo di fatto creato “per la nostra salute”, lo Stato di diritto si è tolto la mascherina democratica per attaccare apertamente i suoi oppositori politici; la famigerata libertà di espressione e di opposizione con la quale, fino a ieri, si è riempito la bocca, viene messa da parte senza fatica. Se non reagiamo, ciò che è successo ieri potrebbe rappresentare uno spaccato dei prossimi tempi; potrebbe risuccedere a chi deciderà di scendere in strada per opporsi alle ingiustizie, per non far pagare la crisi che verrà alle fasce più povere o per creare legami solidali.

Esprimiamo solidarietà e calore alle compagne e ai compagni, repress* per aver lottato senza delega e mediazioni contro le istituzioni e le strutture dello sfruttamento e dell’oppressione.

Elena, Leo, Zipeppe, Stefi, Nicole, Guido, Duccio, Martino, Otta, Angelo, Emma, Tommi liber* subito!!!

Stiamo raccogliendo in una cassa comune contributi da inviare per le spese legali cui dovranno far fronte le persone coinvolte in quest’ultima operazione: chiunque voglia e possa contribuire ci contatti sulla pagina facebook “no cpr e no frontiere – fvg”!

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Salute sessuale durante l’emergenza covid in Friuli.

Salute sessuale durante l’emergenza covid in Friuli.
A cura della Coordinamenta Transfemminista di Udine

In questo momento di estrema confusione e incertezza pensiamo sia fondamentale condividere informazioni chiare che riguardino la salute sessuale e l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza durante l’emergenza sanitaria COVID-19.

Per quanto riguarda il Friuli centrale e occidentale la notizia più importante è che gli ospedali di Udine, Pordenone, San Vito al Tagliamento e Tolmezzo GARANTISCONO L’IVG (ABORTO) e che sicuramente il consultorio pubblico di Udine (gratuito) e l’AIED di Pordenone (a pagamento) restano aperti in tema di accesso alla contraccezione/visite urgenti/e procedura ivg.

Anche l’ospedale di Monfalcone e quello di Trieste garantiscono il servizio, in quest’ultimo, sicuramente, sia chirurgico che farmacologico.

Qualche info in più su ivg e sui consultori a Trieste e nell’isontino sulla pagina delle compagne triestine:
https://www.facebook.com/nonunadimenotrieste

Abbiamo deciso di redarre una lista di domande e risposte che potrebbero “coprire” le esigenze di tuttx.

Scarica l’opuscolo a questo link , stampalo e appoggialo dove pensi possa essere utile!
La versione on line si trova qui di seguito!

schiaccia per scaricare l’opuscolo

Se non è così non esitare a contattarci e dirci cosa manca

Ci siamo occupate di Udine e Pordenone perchè sono le zone in cui risediamo o siamo più attive.

Se provenite da altre zone, niente panico le compagne di Obiezione Respinta stanno monitorando lo stato dei servizi di ivg in tutta italia! —> vedi qui https://obiezionerespinta.info/telegram/

E se” sono incinta…che fare? breve guida di sopravvivenza al panico ginecologico al tempo del Covid!

Istruzioni per la lettura.

* Le informazioni che seguono fanno riferimento esclusivamente al

Consultorio pubblico del distretto Sanitario
via San Valentino 18 (terzo piano ala sinistra)
per quanto riguarda
Udine
Telefono: 0432 553800

e al

Consultorio AIED
via del Fante 26
per quanto riguarda
Pordenone
Telefono: 0434 366114

Salvo dove indicato diversamente, le informazioni sono valide per entrambi i consultori.

* Le notizie che seguono sono specifiche per gli ospedali della città di Udine Santa Maria della Misericordia, piazzale Santa Maria della Misericordia 15 e l’ospedale di Pordenone “Santa Maria degli Angeli”, via Montereale 24.

* Per qualsiasi problema/rettifica/aggiunta ci puoi scrivere a questo indirizzo:

coordinamentatransfemministaudine(chiocciola)autistiche.org

1. In quali ospedali è garantita l’IVG (Interruzione volontaria gravidanza) in Friuli Venezia Giulia?

L’IVG è garantita sicuramente nell’ospedale di Udine, Tolmezzo, Pordenone, San Vito, Monfalcone e Trieste.
Oltre a quella chirurgica l’interruzione farmacologica è possibile presso gli ospedali di Tolmezzo, Pordenone, San Vito e Trieste purchè sia fatta entro la settima settimana di gravidanza.

Degli altri ospedali non siamo a conoscenza. Se hai informazioni contattaci!

2. Non mi è venuto il ciclo ho paura di essere incinta, cosa devo fare?

Hai due opzioni: comprare un test in farmacia o chiamare il consultorio, spiegare l’urgenza e prendere appuntamento.

3. Ho appena scoperto di essere incinta e non voglio proseguire con la gravidanza cosa devo fare?

Chiama il consultorio e richiedi una visita urgente. Se la tua intenzione sarà quella di interrompere la gravidanza, verrai seguita in tutte le varie fasi.

4. Ho appena scoperto di essere incinta e non sono sicura di voler proseguire con la gravidanza. Con chi ne posso parlare?

Chiama il consultorio e spiega la tua situazione: ti sarà garantita una consulenza psicologica per via telematica.

5. Non voglio andare al consultorio ma voglio parlare direttamente con l’ospedale, come posso fare?

UD: ci si può rivolgere direttamente in ospedale chiamando il numero 0432 559695 o, per parlare direttamente con unx medicx, 0432 554202 . Se si è già in possesso di tutte le carte (ecografia, certificato medico, tessera sanitaria) si può prenotare l’intervento di persona al piano 1 del padiglione 6 dell’ospedale di Udine.

PN: bisogna comunque passare per il consultorio per richiedere il certificato.

6. Non ho la tessera sanitaria perchè non ho i documenti “in regola” o sono una persona senza fissa dimora ma voglio abortire, ovvero fare un’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), cosa devo fare?

Puoi rivolgerti al consultorio pubblico di Udine per iniziare la procedura (la visita per ottenere il certificato medico), ma anche per visite urgenti (vedi punto 10 e 11 qui sotto). In ogni caso puoi abortire in tutta la regione (come da punto 1) ma avrai bisogno del codice “Stranieri Temporaneamente Presenti (STP)”. Se non ce l’hai già, chiedi se ti può venir rilasciato in consultorio durante la prima visita o in ospedale al momento della prenotazione.
Sappi che per ottenere il codice STP non sei mai tenuta a mostrare un tuo documento di identità, ma solo a dire a voce nome cognome nazionalità e anno di nascita. Il personale sanitario non può segnalarti alla Polizia.

** Per quando la pandemia finirà, ti ricordiamo che otterrai sempre il codice STP in caso di urgenze al pronto soccorso.
Per accedere alle altre cure gratuite,quindi senza dover pagare il ticket (in gravidanza, salute genitale, vaccini, cure per i minorenni, HIV/AIDS, tubercolosi e altre malattie infettive) potrai avere l’STP rivolgendoti all’ospedale di Udine, Ufficio Stranieri chiamando lo 0432 552306/559217/552236.
Sono aperti da lunedì a venerdì, dalle 09.00 alle 12.00.

Per quanto riguarda Tolmezzo, Gemona, Codroipo e San Daniele, il codice STP viene rilasciato dagli Uffici Anagrafe Sanitaria dei Distretti. Qua trovi i numeri di telefono a cui suggeriamo di chiamare in mattinata dal lunedi al venerdi
https://asufc.sanita.fvg.it/export/sites/asufc/it/documenti/distretti_exAASS3_sospensione_servizi_23mar.pdf

Per Pordenone, puoi chiamare il Consultorio pubblico di via de Paoli 21 ogni mattina dal lunedi al venerdi allo 0434 237880.
Ricevono le persone senza documenti il venerdi mattina dalle 9.30 alle 11.30 https://asfo.sanita.fvg.it/it/servizi/ambulatorio_immigrati.html

Se ci sono problemi scrivici!

7. Sono minorenne devo farmi autorizzare dai miei genitori per chiedere un incontro al consultorio?

Il consultorio è a disposizione di minorenni senza necessità di autorizzazione genitoriale.

8. Mi manca solo l’ecografia e i tempi di attesa sono enormi, ma i termini per fare l’ivg sono in scadenza cosa devo fare?

Chiama il consultorio e spiega la tua urgenza. Al consultorio pubblico è tutto gratuito.
Se i termini per procedere con l’ivg sono in scadenza, in ospedale ti fanno l’eco in via del tutto eccezionale, chiedi informazioni su come fare dove autonomamente prenoti l’intervento.

9. Mi faranno il tampone per il Covid 19 prima dell’intervento?

Il tampone per il Covid 19 viene fatto sempre prima di ogni intervento chirurgico. Stanno decidendo in questi giorni se farlo sempre ANCHE per l’IVG (per il momento é il medico che valuta caso per caso l’opportunità o meno di eseguirlo)

Info del 09/04/2020

10. Non ho lavoro e non posso pagarmi visite private o ecografie etc cosa devo fare?

Al consultorio pubblico verrai seguita gratuitamente e non ci sono tempi di attesa, nel senso che tutto verrà fatto nei termini in cui è possibile procedere con l’ivg (90 giorni dal primo giorno dell’ultima mestruazione).

11. Avrei bisogno della ricetta per la pillola anticoncezionale. Chiedo al medico di base?

In questo periodo, la scelta migliore è quella di rivolgersi al consultorio dove è possibile farsi prescrivere la ricetta per la pillola, che può essere recapitata via email o ritirata in forma cartacea. Nei consultori di Udine e Pordenone è inoltre garantita l’applicazione della spirale intrauterina (IUD), qualora si necessitasse un altro metodo anticoncezionale. Se abiti in località della provincia di Udine e Pordenone, sappi che puoi comunque rivolgerti presso il consultorio del rispettivo capoluogo e, nel caso venga valutata la necessità di una visita, far valere nell’autocertificazione lo spostamento per motivi di salute.

12. Avrei bisogno di una visita ginecologica in questi giorni, posso farla?

In consultorio sono sospese le visite ginecologiche di controllo. Se hai problemi di salute (es. bruciori, pruriti, ecc.), sentiti libera di chiamare il consultorio e spiegare loro la situazione. Nel colloquio deciderete come gestirla.

13. E se ho avuto un rapporto penetrativo eterosessuale non protetto?

Per impedire la gravidanza, puoi far ricorso alla contraccezione d’emergenza, che non richiede un certificato medico.
Secondo una nostra inchiesta a Udine, c’è un unica farmacia che fa obiezione ed è la Farmacia Favero, in viale Giuseppe Tullio 11, Udine (EVITATELA).
Tutte le altre hanno a disposizione sempre (o la fanno arrivare in tempi rapidissimi) sia la Norlevo (la pillola da assumere al più tardi entro 72 ore dal rapporto) che la Ellaone (quella da assumere al più tardi entro 5 giorni).

 

 

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SCIOPERO DELLA FAME E ARRIVO DEL CORONAVIRUS ALL’INTERNO DEL CPR DI GRADISCA

Aggiornamento rispetto a quanto riportato sotto: i detenuti sono ora al corrente dell’arrivo del virus all’interno del cmpo; i contagiati oggi (26 marzo) riusultano essere 2.

Il veloce evolversi della situazione all’interno del lager di Gradisca ci riporta a stretto giro a dover riportare quanto succede dentro, essendo stato accertato il primo caso di contagio da Coronavirus nel campo. A confermare la notizia il Prefetto di Gorizia Massimo Marchesiello, lo stesso individuo che qualche settimana fa, in merito alle fughe – alcune fortunatamente andate a buon fine – di alcuni internati nell’ex-caserma Polonio, aveva parlato di “allontanamento volontario” da un semplice centro di “detenzione amministrativa”; lo stesso che da subito si era prodigato a dichiarare che Vakhtang Enukidze fosse morto in seguito ad una rissa fra detenuti.

Al momento alcuni dei reclusi lamentano tosse e dolori al petto, da giorni chiedono visite mediche ma non viene loro permesso di farsi visitare. Molti, come abbiamo già raccontato nelle ultime ore, sono al terzo giorno di sciopero della fame chiedendo la loro liberazione e per paura di ingerire cibo avariato e del contatto forzato con operatori e guardie potenzialmente infette.

Ma ancora più grave è il fatto che siano tenuti completamente all’oscuro della presenza di un internato risultato positivo al virus.

Nei campi di concentramento per senza-documenti lo Stato non ha nemmeno bisogno di sospendere i colloqui agli ultimi degli ultimi come ridicola misura di contenimento del contagio, visto che non ne hanno nemmeno diritto, come invece ha fatto nelle carceri (come se guardie e operatori non possano essere potenzialmente infetti, mentre i parenti sì). Qui prova a non far circolare la notizia all’interno del campo stesso, contando probabilmente sulla complicità di operatori-secondini (in questo caso quelli della coop Edeco, la cooperativa che gestisce il CPR di Gradisca).

Già diversi casi sono avvenuti all’interno dei carceri (Brescia, Milano, Pavia, Modena, Lecce…) e in una trentina di questi sono scoppiate vere e proprio rivolte, sedate con pestaggi e trasferimenti di massa e 15 morti, “per lo più” di overdose dice lo Stato. Questi e i loro compagni chiedevano di essere liberati per limitare la diffusione del contagio in carceri sovraffollate.

Lo stesso che chiedono anche i reclusi del CPR gradiscano in queste ore, costretti in 6 per gabbia, a mangiare cibo avariato, a vedersi costantemente negate le visite mediche, continuamente minacciati da guardie sempre pronte a pestarli ai fini del “mantenimento dell’ordine interno”. Il richio di diffusione repentina del virus all’interno è un rischio concreto, a Gradisca come in tutti i lager del paese. Non ci importa sapere nè discutere se i CPR sono attrezzati o meno per gestire eventuali contagi al loro interno, l’adeguatezza o meno di visite e cure mediche. Non li critichiamo per questo. Vorremmo vederli ridotti a cumuli di macerie per il fatto di essere luoghi di umiliazione e privazione della libertà di individui non in possesso di un “regolare” pezzo di carta, in attesa di essere riportati con la forza alle condizioni di sfruttamento e miseria da cui sono fuggiti, perchè all’italico sfruttamento non servono più.

TUTTI E TUTTE LIBER* SUBITO

FUOCO AI CPR, FUOCO ALLE GALERE

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URGENTE: RICHIESTA DI AIUTO DAL CPR

LO SCIOPERO DELLA FAME CONTINUA E SI ESTENDE NEL CPR DI GRADISCA.

Arriva la RICHIESTA DI AIUTO dal CPR di Gradisca di diffondere il più possibile le volontà dei reclusi in sciopero.

Chiediamo quindi aiuto a tutt* per una massima diffusione.

Oggi, 25 marzo, continua lo sciopero della fame nel CPR di Gradisca, alcuni detenuti sono al terzo giorno senza mangiare. Ieri sono stati raccolti i nominativi di alcuni di loro, ma per ora non hanno ricevuto alcuna visita medica.

Lo sciopero si è ora esteso, le stime attuali sono di circa 50 detenuti in sciopero. Rispetto ai motivi della protesta comunicati ieri (cibo avariato che crea problemi intestinali e assenza di saponi e ricambi di vestiti), oggi si fa più forte la richiesta di essere liberati.

I reclusi ribadiscono di non essere né animali né criminali, di essere stati messi nel CPR a causa di problemi con i documenti che non possono risolvere stando chiusi nel CPR. Dichiarano che il CPR è ancor peggio di una prigione e che, se il virus entra, si ammalano tutti. Hanno paura, nel caso si ammalassero, che nessuno li aiuterebbe e li lascerebbero morire lì. I reclusi inoltre hanno smesso di mangiare anche per la paura che il cibo sia infetto poiché sia le guardie della struttura sia i lavoratori, che consegnano il cibo sotto le sbarre delle gabbie, escono ed entrano dal centro e potrebbero essere portatori del virus.

I reclusi sanno che altrove ci sono CPR che hanno chiuso e chiedono di essere rilasciati anche loro per poter tornare nelle loro case.

La richiesta a chi è fuori è di aiutare a che le volontà della loro protesta siano ascoltate.

Come assemblea no cpr, chiediamo che tutt* facciano qualcosa.

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URGENT: HELP REQUEST FROM THE CPR

THE HUNGER STRIKE CONTINUES AND EXTENDS IN THE CPR OF GRADISCA.

SOS: THE HUNGER STRIKE CONTINUES AND MORE PEOPLE JOIN IT

The HELP REQUEST from the Gradisca CPR is to spread as much as possible the will of the detained people on strike.

Therefore we ask everyone for help for maximum diffusion of this message.

Today, March 25, the hunger strike continues in the Gradisca CPR, some of the people are on the third day without eating. Yesterday some of their names were collected but so far they have not received any medical examination.

The strike has now extended, current estimates are of roughly 50 people on strike. The demands to be freed are made stronger to the complaints declared yesterday (rotten food that creates intestinal problems and the absence of soaps and clothes).

The people in the CPR reiterate that they are neither animals nor criminals, that they have been placed in the CPR due to problems with the documents that they cannot resolve by being closed in the CPR. They declare that CPR is even worse than a prison and that if the virus enters they all get sick. They are afraid that nobody would help them and would let them die there. The detainees also stopped eating also for fear that the food would be infected as both the guards of the facility and the workers, who deliver the food to them under the bars of the cages, leave and enter the center and may be carriers of the virus.

The people inside the CPR know that in other parts there are CPRs that have closed and ask to be released as well in order to return to their homes.

The request to those outside is to help the wills of their protest be heard.

As a non-cpr assembly, we ask to everyone to do something to help them.

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SCIOPERO DELLA FAME AL CPR DI GRDISCA

Ci arriva la notizia che diverse persone nella zona rossa del CPR di Gradisca sono in sciopero della fame da ieri, 23 marzo 2020.

Le motivazioni della protesta sono:

1. La pessima qualità del cibo, probabilmente scaduto, che sta provocando a tutti i detenuti problemi intestinali da giorni ;

2. Le condizioni igieniche del Cpr e l’impossibilità di avere vestiti e lenzuola pulite e prodotti per l’igiene personale (come uno shampoo)

4. La paura per la diffusione, all’interno del centro, del Coronavirus: fino a 5 giorni fa, hanno continuato a portare dentro persone nuove, nonostante si fosse raggiunto il limite di capienza. Chiunque entri nel centro, compresi gli operatori e chi distribuisce il cibo, potrebbe essere portatore del virus.

5. La volontà di uscire dal CPR per poter tornare alle loro case

Per noi dell’Assemblea no CPR – no frontiere FVG, l’emergenza Coronavirus rende ancora più evidente come vivere dentro i centri di internamento, come anche all’interno di tutte le altre carceri,  sia insostenibile. Di fronte al rischio per la vita di centinaia di persone, di trattenute/i e di prigionieri/e, chiediamo la liberazione immediata di tutti i reclusi e le recluse nei CPR e nelle carceri.

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STOP AL PANICO Manuale di autodifesa legale

STOP AL PANICO
a cura dell’Associazione di Mutuo Soccorso

Uè ma perchè non mandate la posizione della taz su whatsapp?

Il nuovo telefono non c’ha la batteria cosa devo fare?

Perchè hanno tutt* le paranoie delle foto del corteo? Sono venut* pure bene…

Se volete finalmente delle risposte a queste domande, non potete non leggere Stop al Panico, seconda edizione del manuale di Difesa Legale che avevamo presentato qualche anno fa. Da sabato pomeriggio 29/02 disponibile alla Laboratori(A) dove si potrà approfondire direttamente con gli/le autori/trici, l’ Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione!

Ma di che parla?

Polizie e tribunali: istituzioni selettive e discrezionali poste da un ordinamento a garanzia di sé stesso, per natura inclini a essere piegate a fare del dissenso un crimine. Una ricognizione ragionata nelle trame del processo penale, pensata per chi prende parte a manifestazioni di piazza e movimenti dal basso.

Nuova edizione aggiornata alle ultime novità legislative con approfondimenti inediti sull’autotutela digitale e sul ruolo delle tecnologie biometriche e genetiche.

 

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AGGRESSIONE RAZZISTA A UDINE

Riceviamo e diffondiamo!

L’INDIFFERENZA E’ COMPLICITA’

Lo scorso lunedì 3 febbraio, il conduttore della tabaccheria all’interno della stazione dei treni di Udine ha aggredito una donna nigeriana che voleva acquistare un biglietto dell’autobus, prima chiamandola “puttana”, poi tirandola per i capelli e picchiandola alle gambe con una mazza al grido di “puttana io ti ammazzo”.
I media parlano di un “diverbio”, come spesso accade quando chi subisce violenze e pestaggi non sono bianchissime/i cittadini /e italiane/i, ma al Pronto Soccorso sono stati evidenziati lividi da percosse con bastone

Il tabaccaio aggressore si è mostrato per quello che è, un infame razzista che non ha esitato ad assalire la donna perché questa non aveva la pelle del suo stesso colore, sotto gli sguardi indifferenti di diverse persone, che hanno ritenuto non fosse necessario intervenire ma godersi la scena “come in un film” (cit).

Queste persone, volenti o nolenti, sono complici e responsabili dell’azione xenofoba e violenta di lunedì. Viviamo purtroppo tempi in cui si allargano le frange di “bravi e onesti cittadini/e” ben disposti a voltarsi dall’altra parte di fronte ad azioni una volta ritenute intollerabili.
Sono gli stessi e le stesse che, con i loro atteggiamenti, legittimano il diffondersi della violenza diretta esclusivamente verso persone sempre più percepite come diverse, marginali, “pericolose” e quindi perseguitabili: migranti, poveri, donne, omosessuali…

Noi esprimiamo tutta la nostra solidarietà alla donna colpita e tutto il nostro disprezzo non solo verso il tabaccaio razzista ma anche verso chi nulla ha fatto per impedire che l’aggressione avvenisse.

Infine invitiamo tutti e tutte voi che attraversate lo spazio della stazione a ricordarvi di quanto successo.

A razzisti e razziste non deve essere permesso di agire indisturbati, rispediamo al mittente i loro discorsi di paura e odio verso l’altro.

CHE LA PAURA CAMBI DI CAMPO.
Antirazziste e Antirazzisti

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DOM 09/02 PARTE 2 : RYF presenta il suo ultimo album SHAMEFUL TOMBOY

ore 19.00  Aqueeritivo + R.Y.F in concerto!

maggiori info >>> https://affinitalibertarie.noblogs.org/2020/02/02/r-y-f-in-concerto-pomeriggio-di-autoproduzioni/

 

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Dom 09/02 PARTE 1: Autoproduzione di assorbenti mestruali lavabili

Come anticipato nel nostro post precedente è ora che la GEOGRAFIGA passi dalla teoria alla pratica.

DOMENICA 9 FEBBRAIO ORE 15.30
Pomeriggio di autoproduzione di assorbenti mestruali lavabili!

Durante questo laboratorio di 3 ore avrai la possibilità di imparare a cucire il tuo proprio assorbente lavabile.
Questi assorbenti possono essere usati per più di 3 anni riducendo fortemente l’impatto ambientale ed economico che i prodotti usa-e-getta provocano.
Gli assorbenti lavabili sono composti da cotone, flanella e uno strato impermeabile fatto di poliuretano laminato.
Alla fine del workshop il tuo assorbente sarà pronto per l’uso!
Se avete stoffe in cotone che non usate più (lenzuola, magliette, pantaloni,….) o vecchie lenzuola di flanella, portatele per utilizzarle.
Tutto il resto del materiale ve lo forniamo noi!

ATTENZIONE per questione di spazio e per poter seguire bene tutt*,  il numero massimo di partecipanti è di 8 persone. Scriveteci per farci sapere che ci siete! (affinitalibertarie(chiocciola)inventati.org)

L’attività è a offerta libera per rimborso materiali e andrà a rimpinguare cassa antirep triestina!

Finito il laboratorio ci sarà RYF in concerto di cui potrete leggere nella parte 2 di questo post oppure qui:

R.Y.F in concerto + pomeriggio di autoproduzioni

 

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R.Y.F in concerto + pomeriggio di autoproduzioni

DOMENICA 9 FEBBRAIO 2020  ORE 15.30
POMERIGGIO DIY OR DIE-REMO TUTT*!

LABORATORIO DI AUTOPRODUZIONE DI ASSORBENTI LAVABILI!

Succede così che si puo’ fare e allora facciamolo.
Al nostro pen’ultimo incontro di GEOGRAFIGA (qui) abbiamo parlato di ecomestruazioni e di alternative agli assorbenti o di combo di soluzioni per chi non puo’ usare questo o quello o si sente più sicur* così.
Sempre nell’ottica che condividere saperi (senza fondare poteri) e riappropriarsi di tecniche sono (alcune) chiavi per l’emancipazione da delega e capitalismo, impareremo a farci i nostri assorbenti lavabili o farli per altr* se non abbiamo le mestruazioni, ma ci piace imparare cose tutt* insieme in un pomeriggio di autoproduzioni.

Il laboratorio è ad offerta libera che andrà a rimpinguare la cassa antirep di Trieste.
Fateci sapere se venite scrivendo a affinitalibertarie(chiocciola)inventati.org

POI….

GRANDE RITORNO!!!!!!!!
ore 19.00
RYF (queer folk-rock)
presenterà il suo ultimo album
Shameful Tomboy

AQUEERITIVO VEGAN AS USUAL
solo per palati raffinati-zzimi :-)…

R.Y.F.: Shameful Tomboy è il nuovo album della songwriter queer folk-rock, in uscita il 18 ottobre per Dio Drone

Francesca Morello, in arte R.Y.F., si mette a nudo con il suo secondo album, Shameful Tomboy, in uscita per l’etichetta Dio Drone il 18 ottobre 2019, in CD, digitale e musicassetta a tiratura limitata. Come suggerisce l’artwork del disco, è sulla sua pelle che sono impressi i dieci nuovi brani che ne fanno parte, da lei scritti e suonati nel corso degli ultimi due anni. Continue reading

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Cineforum (A)utogestito GENDER BENDER 31/01

Sabato 31 gennaio
ore 20.30
AQUEERITIVO di autofinanziamento
a seguire proiezione v.originale con sottotitoli in italiano.

Vagamente ispirato (ma non tratto) da The Wild Boys: A Book of the Dead di  William Burroughs, in un’alternanza di bianchi e neri a colori acidi che dipingono atmosfere passateci il termine “LaChapelliane”, si sviluppa la storia di Les Garçons sauvages di Bertand Mendico. Definito dalla critica  come un horror Gender Bender…. potrebbe sembrare già figo dire così, ma in realtà è un po’ limitante… Viisto che ci regala, oltre al mistero e a qualche punta horrorifica anche qualche ambigua atmosfera erotica che non fatichiamo a definire POSTPORNO, se proprio dobbiamo definirlo, chiamiamolo pure GENDER FLUID…

Non potevamo proprio non proporlo per cominciare bene l’anno.

E poi quando vi ricapita…

La trama non ve la diciamo ma  vi mettiamo il trailer <3

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27GENNAIO-2FEBBRAIO: SETTIMANA DI AZIONI E MOBILITAZIONI PER LA CHIUSURA DI TUTTI I CPR, PER LA LIBERAZIONE IMMEDIATA DI TUTTE LE PERSONE RINCHIUSE E PER VAKHTANG.

27GENNAIO-2FEBBRAIO: SETTIMANA DI AZIONI E MOBILITAZIONI PER LA CHIUSURA DI TUTTI I CPR, PER LA LIBERAZIONE IMMEDIATA DI TUTTE LE PERSONE RINCHIUSE IN ESSI E PER VAKHTANG.

Vakhtang è stato ammazzato di botte dalle forze dell’ordine all’interno del CPR di Gradisca.

Ce l’hanno raccontato i reclusi, quella stessa notte del 18 gennaio, quando siamo andate sotto le mura del CPR a parlare con loro, avendo saputo della morte di una persona.

Ce l’hanno gridato, chiamandoci e inviandoci video, con il coraggio di chi sapeva che nessun altro, se non loro, avrebbe fatto uscire quello che era realmente successo lì dentro.

La Questura e la Procura hanno fatto di tutto, fin dall’inizio, per liquidare la sua morte: “migrante morto per rissa” titolavano i giornali il giorno seguente alla pubblicazione della prima notizia da parte di Melting Pot.

Siamo riuscite a far uscire quelle voci, come altrove fanno da anni altri solidali, e da tutta Italia tante persone hanno ascoltato le testimonianze e ci hanno creduto. Anche il giorno successivo, domenica 19, siamo tornate in tante davanti al CPR, mentre i detenuti ci chiamavano, sottraendosi ai pestaggi che – ci dicevano – venivano riservati a chiunque parlasse con chi era fuori. Le direttive sembravano chiare: nessuno doveva più riuscire a comunicare con l’esterno. La notte hanno cercato di sequestrare tutti i cellulari, una “bonifica” che la procura ha giustificato “ai fini dell’indagine”. Quella stessa notte, a sorpresa, un deputato ed un avvocato si sono presentati in visita al CPR, trovando le forze dell’ordine in assetto antisommossa che parlavano del sangue presente nella struttura.

La stampa ha iniziato a riportare la versione dei compagni di Vakhtang: per un giorno è uscito che qualcuno diceva fosse stato ammazzato di botte, un “Cucchi” straniero e non in carcere. Prontamente il procuratore ha dichiarato che erano “tutte illazioni” e il 21 alle 4 di mattina sono stati deportati in Egitto, senza che nessuno lo sapesse, i tre compagni di cella di Vakhtang, che erano tra coloro che si erano detti disponibili a testimoniare. Questo è il modo in cui la “procura sta indagando”, come ci dicono i giornali.

Quando la verità di chi aveva assistito è iniziata a filtrare, la stampa ha iniziato a etichettare l’assemblea che sta diffondendo le voci dei reclusi come gruppo di ultras e incitatori di rivolte -come se le rivolte necessitassero d’incitazione dall’esterno-, cercando di delegittimarla. In contemporanea, si sono seguiti molteplici tentativi di minare la credibilità dei reclusi. Vakhtang è stato descritto come violento, tossico e autolesionista, forse sperando che in questo modo l’empatia verso la sua morte si esaurisse. I reclusi in generale sono stati definiti stupratori, spacciatori, criminali.

Vakhtang era una persona, viva, con i propri sogni, rinchiusa in un girone infernale creato da leggi razziste. I reclusi e le recluse in tutti i CPR d’Italia sono persone, rinchiuse dentro lager esclusivamente per non avere i documenti in regola.

Nei CPR in Italia ci sono alcune centinaia di persone e non sempre la reclusione si conclude con la deportazione, spesso le persone vengono liberate con un “foglio di via” che le costringe a vivere in stato di clandestinità.

Le persone deportate, invece, si ritrovano costrette nel loro Paese d’origine senza la possibilità di tornare in Italia, dove hanno vita e affetti, ricondotte al punto di partenza di un viaggio terrificante già affrontato. La minaccia della deportazione è la più grande che una persona non comunitaria possa ricevere: i CPR, teatri di abusi e peggiori delle carceri, servono a rendere reale quella minaccia. Tutto ciò è utile affinché le persone debbano accettare condizioni di lavoro disumane, pur di mantenere un contratto, vincolato al permesso di soggiorno.

La legalità farà il suo corso, perché delle persone vi si dedicheranno, e forse un giorno qualcuno sarà giudicato colpevole. Adesso, però, spetta a noi non permettere che l’omicidio di Vakhtang passi sotto silenzio e fare il possibile perché tutti i CPR chiudano per sempre.

Incoraggiate dalla risposta solidale ricevuta da tutta Italia, lanciamo una chiamata per una settimana di azioni e mobilitazioni per la chiusura di tutti i Cpr, per la liberazione immediata delle persone rinchiuse in essi e per Vakhtang.

Invitiamo quindi tutti i singoli, le assemblee, i gruppi, le associazioni, le organizzazioni, i comitati a fare il possibile verso lo stesso obbiettivo. Convinti che ognuno possa esprimere la sua rabbia e il suo dissenso nel modo che ritiene opportuno, pensiamo ora sia il momento di farlo.

Che chiunque si organizzi nel luogo dove vive. Facciamo in modo che questi luoghi infernali chiudano.

-se volete inviare le iniziative o azioni per ricapitolarle in un futuro potete scrivere a : nocprnofrontieretrieste@riseup.net

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Lettera di un detenuto del carcere di Udine

Riceviamo con richiesta di diffusione

Dopo la lettera firmata da 92 detenuti del carcere di Udine ( https://roundrobin.info /2019/12/lettera-dei-detenuti-del-carcere-di-udine/ ), abbiamo ricevuto una nuova lettera-denuncia delle condizioni di prigionia in questa galera. Vi chiediamo di darne
diffusione più ampia possibile.

Assemblea permanente contro il carcere e la repressione – gennaio 2020
Udine, il 9.01.2020

Egregia Associazione Senza Sbarre,
Chi vi scrive è il diretto interessato alla quale vi ha inviato l’ultima lettera con firma di  poco più della metà dei detenuti, che la stessa struttura detiene. Vi ho messo a conoscenza di un po’ tutte le situazioni che questa struttura nasconde. Io sono tenuto in ostaggio in questa struttura da un sistema sanitario che non funziona. Sono gravemente malato (…) E qua dentro non mi curano ed anche oscurano e fanno sparire tutte le mie documentazioni interne alla quale, mi sono successe rimanendo buttato per terra nelle cellette primo ingresso mentre se la ridevano e dottore si beveva con tutta calma il caffè alle macchinette.
A più detenuti come me hanno anche sbagliato somministrandoci, a nostra insaputa, al momento del dolore, psicofarmaci. Non sono tossico, non bevo e non fumo. Ho una famiglia e una casa. Non sono uno sprovveduto. I miei legali stanno provvedendo per la mia situazione ma vorrei che mi aiutasse anche la vostra associazione, mettendo a conoscenza le mie gravi condizioni. Complice di questo orribile situazione anche il magistrato di sorveglianza Mariangela Cunial che a quelli come me che le chiedevano aiuto poi chi si è impiccato, chi poi morto di tumore, per non essere stato preso in  considerazione. Purtroppo qua dentro non sono molti ad impegnarsi a lottare
contro gli abusi che subiamo tutti i giorni. Vi prego, aiutatemi, mettete in ginocchio questo sistema, io necessito di una dieta che qua dentro non mi viene data, mangio solo con con i miei soldi perché anche con documentazione clinica non mi viene data la mia dieta alimentare. La direzione ha anche sospeso per un periodo due assistenti che quando si trovano loro in cucina riescono a farmi avere ogni tanto un hamburger e qualche
coscia di pollo. Ma solo quando ci sono loro, una volta al mese. La direttrice non è presente, neanche sappiamo come si chiama, mai vista, propria come la vecchia
direzione Iannucci (attualmente la direttrice risulta essere Tiziana Paolini, direttrice reggente che è anche direttrice titolare del carcere di Belluno, ndr). Ispettori e dirigenti di alto grado che minacciano i detenuti, la matricola che non funziona e per lo più non invia istanze che i detenuti con impegno scrivono, abusi su abusi. L’area sanitaria gestita dalla dottoressa Bravo che copre tutti gli errori che commettono la dottoressa e il dottore Massimiliano. Mi dovete aiutare pubblicando ogni abuso su quotidiani, in tv ed anche in visione ad alte cariche politiche. La gente continua a morire, gente come me che non può ribellarsi perché ha paura di essere isolata e mandata in altra struttura lontano dai propri affetti. L’area educativa non funziona. La dottoressa, se così vogliamo chiamare Emanuela Rota, continua ad ingannare e impaurire i detenuti della fascia più debole facendo brutte relazioni, non vere. Ragazzi calpestati da ogni tipo di maltrattamento da parte della stessa.
Lo stesso per lo psicologo dott. Oddo Aurelio. Persona meschina che in collaborazione con le alte cariche della struttura interna e del magistrato indicato, cambia le relazioni scrivendo tutt’altro di quello che noi diciamo. Le aule dove si frequentano corsi minoritari sono prive di riscaldamento al punto di ammalarci. Scarafaggi e altri insetti che fuoriescono dai bagni e lavabi e antibagno delle celle, corridoi ed ascensori dove passano con il carrello vitto. Passano anche con sacchi della spazzatura. Gravi problematiche idrauliche. Maltrattamenti ai detenuti da parte di più assistenti, il capo posto Santino
addetto alla mof (movimentazione ordinaria dei fabbricati, ndr) che dà schiaffi a detenuti deboli e se parlano è peggio. Celle e stanze dove si conserva un congelatore girano scarafaggi, un bidone d’immondizia sporco maleodorante, un mocio per le pulizie sezione nero e sporco di ogni cosa. Dove anche un’infermeria sporca e piena di muffa. Alcuni farmaci scaduti. Vi prego aiutatemi, fate valere la dignità di noi detenuti, non ho ucciso nessuno. Ma loro si stanno uccidendo me e tanti altri come me. Se, per favore, qualora pubblicherete questa mia, se potete inviarmi copia di pubblicazione in ogni sito così da avere e dare conferma ai detenuti della vostra collaborazione così da renderci partecipi, e collaboratori di ulteriore grido di aiuto perché solo aumentando gli aiuti possiamo ottenere maggiori aiuto. Puntate sull’area sanitaria perché le povere mamme aspettano i figli a casa, e si ritrovano a ricevere telefonate che il proprio figlio è morto. Se pubblicate, inviatemi copia di dove lo pubblicate così da poter qua dentro fare vedere la realtà. Perché noi non abbiamo possibilità quanto meno non tutti di vedere pubblicato sui media il  vostro aiuto e non tutti hanno famiglia. Quindi sono io che con la vostra copia pubblicata che mi invierete, anche se pubblicherete sul Messaggero Veneto. Attendo in merito senza peccare di presunzione un vostro riscontro. Con la lettera e messa scritta più  correttamente e la copia di quella che pubblicherete. Scrivendomi anche sotto in quante testate e d’associazioni è stata pubblicata.

Grazie di cuore
Cordiali saluti
Firma

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GEOGRAFIGA Venerdì 24 Gennaio

Venerdì 24 Gennaio ritorniamo con l’ormai classico appuntamento con la Geografiga*: un momento di condivisione di saperi ed esperienze dedicato alla nostra salute.

Questa volta parleremo di Endometriosi e Adenomiosi: sgradevoli compagne della vita di una donna legate al ciclo mestruale, spesso invalidanti, poco conosciute e di frequente sottovalutate.

Si tratterà di un approfondimento delle patologie di genere più aggressive e al contempo più subdole, tra diagnosi, sintomatologia, impatto sociale e diritti.

Ci vediamo dalle ore 21:00 alla Laboratori@TransFemmQueer in Via de Rubeis 43

*Rimandiamo al link del nostro primo appuntamento per la spiegazione sulla scelta non casuale del termine.

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VAKHTANG ENUKIDZE È STATO AMMAZZATO DI BOTTE DALLE FORZE DELL’ORDINE DENTRO IL CPR.

OGGI MANIFESTAZIONE PARTENZA ALLE 14:30 PUNTUALI DAL PARCHEGGIO AL LATO DEL CPR.

AGGIORNAMENTI:
Ieri, nella necessità di diffondere la manifestazione di solidarietà il
prima possibile siamo riusciti a riportare solo una prima ricostruzione
parziale di ciò che era successo. Qui gli aggiornamenti ottenuti tramite
le testimonianze dei compagni di prigionia, che ci hanno chiesto di
diffondere le loro parole oltre quelle mura [su facebook e sulla pagina
web potete trovare l’audio]:

———————————————————————————————————–

È inizio settimana, Vakhtang non trova il telefono, non vuole tornare in
cella, resiste, viene picchiato finché non ne può più. Viene buttato in
cella, nella rabbia prende un ferro in mano e si fa male allo stomaco.
Dopo viene portato in infermeria, non più di una ventina di minuti,
torna e si mette a dormire, forse per i farmaci. Raccontano che il suo
corpo era rosso dai lividi delle manganellate.

Il giorno dopo si sveglia, aveva accettato di essere estradato e
riportato in Georgia, i compagni di prigionia dicono che gli fosse stato
detto di fare le valigie per partire. Alle 20 però torna.

Sta presumibilmente due giorni nel CPR, sta male, per le manganellate e
per il colpo nello stomaco, chiede aiuto senza essere soccorso.

Allora comincia a gridare, arriva la polizia che chiede a un suo
compagno di cella di collaborare passandogli fuori un ferro. Quando V.
lo vede aiutarli si arrabbia e i due iniziano a litigare, allora la
polizia entra e in otto accerchiano V., iniziano a picchiarlo a sangue,
si buttano su di lui con forza finché non lo fanno cadere e sbatte la
testa contro il muro.

Lo bloccano con i piedi, sul collo e sulla schiena, lo ammanettano e lo
portano via. “Lo stavano tirando con le manette come un cane, non puoi
neanche capire, questo davanti a noi tutti” ci ha spiegato un altro suo
compagno recluso.

Non dicono più niente a nessuno, raccontano agli altri detenuti che lo
stanno processando. Poi ieri qualcuno origlia una conversazione e scopre
che è morto. I compagni avvisano la moglie a casa, lei chiama il CPR e
nessuno le risponde.

Vakhtang è stato ammazzato di botte dalle guardie del CPR

https://nofrontierefvg.noblogs.org/
https://www.facebook.com/nocprfvg/

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NEL CPR DI GRADISCA SI MUORE. DOMANI 19 GENNAIO, H. 14.30 A GRADISCA

CONTRO TUTTI I CPR

ALLE 14.30 PUNTUALI A GRADISCA, SULLA SR305,  ALL’ALTEZZA DEL CENTRO COMMERCIALE “LA FORTEZZA”

V. E., di trentasette anni, georgiano, è morto nel Cpr di Gradisca d’Isonzo (GO), a un mese esatto dalla sua apertura.

Un gruppo di solidali si è trovato stasera sotto il Cpr  ed è riuscito a comunicare con i reclusi. Le persone rinchiuse hanno negato che ci sia stata una rissa tra di loro, come invece riportano i giornali.

Questo è quello che in realtà succedeva ieri all’interno del CPR:

A GRADISCA SI MUORE: SAPPIAMO CHI È STATO

Negli ultimi giorni V.E. si era fatto male allo stomaco, con un ferro, in circostanze che non ci sono ancora chiare. Le voci dei suoi compagni reclusi ci dicono che ieri otto poliziotti in tenuta antisommossa l’avevano raggiunto nella sua cella e l’avevano accerchiato. Lui era caduto, sbattendo la testa. A quel punto, dei poliziotti gli avevano messo i piedi sul collo e sulla schiena e l’avevano portato via ammanettato.

Poi è morto. La sua morte non è stata comunicata ai compagni reclusi, che ne sono comunque venuti a conoscenza e che ora ripetono che V.E. ha subito violenze da parte delle forze dell’ordine.

Domani ci troviamo per mostrare la nostra solidarietà a chi è rinchiuso nel lager di Gradisca e sta subendo la violenza della repressione mista al dolore della morte di un compagno.

DI CPR SI E’MORTI, SI MUORE E SI CONTINUERA’ A MORIRE FINCHE’ NON VERRANNO TUTTI ABBATTUTI

LIBERE TUTTE! LIBERI TUTTI!

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Ultime dal lager di Gradisca

A questo link un piccolo aggiornamento su quanto accaduto dopo il corteo davanti al CPR di Gradisca di sabato 11/01/2020

Ultime dal lager di Gradisca

TUTTE LIBERE/TUTTI LIBERI
A FUOCO CPR E GALERE!

 

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11/01 ore 21.00 La punk spiegata alla nonna di e con FiloSottile

SABATO 11 gennaio 2020
alla Laborarori(A)utogestita
ore 21.00

LA PUNK SPIEGATA ALLA NONNA

spettacolino spiritista e transitorio
di e con Filo Sottile

Esiste una filosofia, una modalità di vita che spinge le persone a contrapporsi alle leggi scritte, alle norme non scritte, alle consuetudini, alle convenzioni, ai principi imposti e assoluti, al più becero realismo. È una filosofia antica e ha avuto tanti nomi. Noi la chiamiamo la punk.
La punk spiegata alla nonna è una seduta medianica in cui una reietta, una non-persona di questo mondo, prova a raccontarsi a una non-persona migrata all’altro mondo, con i soli mezzi a sua disposizione: parole tumultuose, strumenti poveri, melodie straccione.
(Bassa fedeltà, alta vegetalità, cazzimma punk garantite!).

Il poster! feat. Laboratorio Zanna Dura

Filomena “Filo” Sottile (Rivoli, 1978) da oltre vent’anni porta sui palchi parole e canzoni. Ha scritto spettacoli, un romanzo, un po’ di racconti disseminati in rete e su antologie cartacee, una raccolta di poesie eroticomiche troppo poco queer perché se ne vanti in giro e articoli su piante, viandanze, immaginario, transizioni di genere, questioni No Tav. Fa parte di Alpinismo Molotov.

La punk spiegata alla nonna è un monologo con inserti urlati, cantati e suonati. In scena c’è la performer, un leggio, due sgabelli, l’ukulele.

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