No ai licenziamenti politici! Presidio di solidarietà – Udine – 19 ottobre

Riceviamo e diffondiamo esprimendo solidarietà al compagno colpito da questa vicenda!

No ai licenziamenti politici! Presidio di solidarietà – Udine – 19 ottobre

Il 10 febbraio scorso un compagno dell’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione ha ricevuto la lettera di licenziamento dalla cooperativa sociale presso la quale lavorava da molti anni.
Federico è stato licenziato per rappresaglia, perché in questi anni ha continuato a difendersi dalle condotte autoritarie e a contrastare le logiche di dominio e sfruttamento di quelle organizzazioni che si dicono “laboratori di democrazia” ma che come tutti i padroni creano solo miseria e disperazione.
Lunedì 19 ottobre presso il tribunale di Udine, si svolgerà l’udienza a seguito dell’impugnazione del licenziamento, perché la cooperativa sociale Aracon lo ritiri.

L’appuntamento per un presidio in solidarietà a Federico, per chi vuole continuare a lottare e resistere contro la repressione, è davanti al tribunale di Udine, in Largo Ospedale Vecchio, lunedì 19 ottobre a partire dalle 10.30.

COOP SOCIALI E TERZO SETTORE = SFRUTTAMENTO E REPRESSIONE!

Assemblea Permanente contro il carcere e la repressione

Udine-Trieste, 12 ottobre 2020

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Mobilitazione in solidarietà con gli/le anarchici/che sotto processo | 9-24 Novembre 2020

Nei mesi autunnali saranno diversi i processi che coinvolgeranno centinaia di anarchici e anarchiche.
In queste inchieste PM e giudici vogliono processare l’ideale anarchico. Ridurre le differenti tensioni e pratiche in farraginosi schemi giuridici – come l’odiosa e patetica divisione tra un anarchismo “buono” e uno “cattivo” – ha lo scopo di reprimere con decenni di carcere chi lotta.
In un periodo storico in cui le condizioni di vita imposte sono sempre più dure è fondamentale lottare. Rispondere alla violenza dello Stato, al regime di oppressione che vorrebbe imporre e al tentativo di attaccare chiunque esprima solidarietà a chi ha già scelto da che parte stare.
Porteremo alle nostre compagne e ai nostri compagni vicinanza e complicità ma non solo nelle aule di tribunale: lanciamo due settimane di mobilitazione dal 9 al 24 novembre, un’occasione per creare momenti di solidarietà attiva nelle piazze, nelle strade e ovunque si voglia esprimere.

AL FIANCO DI TUTTE LE ANARCHICHE E GLI ANARCHICI SOTTO PROCESSO
CONTRO IL CARCERE E PER LA LIBERAZIONE DI TUTTI/E I/LE PRIGIONIERI/E

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DAL CARCERE DI TERNI: PROTESTA IN SOLIDARIETA’ AGLI ANARCHICI BEPPE E DAVIDE

DAL CARCERE DI TERNI: PROTESTA IN SOLIDARIETA’ AGLI ANARCHICI BEPPE E DAVIDE

Inizio di uno sciopero del carrello della durata di 2 settimane, dal 19 di Ottobre al 1 Novembre.

Stiamo assistendo da parte dello Stato ad un attacco su più fronti alle pratiche di solidarietà:

Viene colpito chi manifesta la propria solidarietà a prigioniere e prigionieri in lotta. Viene colpito chi dentro il carcere risponde alle provocazioni dei secondini e chi riceve solidarietà per le lotte intraprese. Viene colpito chi ha partecipato alle rivolte e alle proteste nelle carceri degli ultimi mesi, rivolte che in Italia hanno registrato 14 morti, con rappresaglie che vanno dai pestaggi e le sanzioni disciplinari fino ai processi con accuse in alcuni casi perfino di devastazione e saccheggio.

Durante l’emergenza Coronavirus e le rivolte lo Stato ha seppellito ancora di più noi detenuti/e in bare di cemento armato e sbarre, trattandoci come topi in una nave che affonda e isolandoci completamente dal mondo tagliando tutti i pochi ponti che ci collegavano con l’esterno. Le condizioni di vita nelle carceri italiane e il fuoco che cova costantemente sotto le ceneri unite a ciò che stava accadendo ha fatto in modo che la situazione diventasse a molti e molte insopportabile. Senza le rivolte delle persone recluse probabilmente oggi tutti noi saremmo di fatto completamente isolati nelle carceri, senza la possibilità di contatto con i nostri cari, con i nostri affetti, persino con i/le nostri/e avvocati/e.

Come anarchici non scordiamo le responsabilità dello Stato e della società capitalista: lo stile di vita consumista è la causa principale di questa pandemia che ha inasprito l’isolamento sociale, il razzismo, il patriarcato, tanto dentro le carceri che fuori di esse, così come lo sfruttamento sfrenato, l’inquinamento e l’avvelenamento che continuano a compromettere le possibilità di una vita degna per tutto questo pianeta.

Per tutti questi motivi rinnoviamo la nostra solidarietà a chi si ribella e che lotta, tanto dentro le carceri quanto nel mondo intero, e a tutte le individualità anarchiche indagate, prigioniere, quelle colpite da misure restrittive della libertà e a quelle latitanti, in special modo ora che dobbiamo affrontare i numerosi processi per terrorismo che sono la conseguenza della lotta anarchica portata avanti con passione e determinazione.

 

Per tutti questi motivi noi anarchici della sezione AS2 di Terni comunichiamo che cominciamo uno sciopero del carrello della durata di 2 settimane, dal 19 Ottobre al 1 Novembre per esprimere solidarietà all’anarchico Beppe, rinchiuso in maniera punitiva nella sezione protetti del carcere Pavia chiedendo che venga trasferito, e all’anarchico Davide Delogu, rinchiuso nel carcere di Caltagirone e sottoposto all’art. 14 bis per il suo atteggiamento ostile alla domesticazione del carcere, chiedendo che venga tolto dall’isolamento e revocato il regime detentivo vessatorio a cui è sottoposto da tempo.

 PER LA DIFESA E LA PROPAGAZIONE DELLE PRATICHE DI SOLIDARIETA’

PER L’ANARCHIA!

Carcere di Terni, sezione AS2, Settembre 2020

(data di invio della lettera: 23/09/2020)

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CPR DI GRADISCA: L’ITALIA DEPORTA PERSONE ARRIVATE IN BARCA A LAMPEDUSA DA GRADISCA + MANCATO SOCCORSO + MINACCIA DI TRASFERIMENTO A PONTE GALERIA

Con richiesta di massima diffusione:

CPR DI GRADISCA: L’ITALIA DEPORTA PERSONE ARRIVATE IN BARCA A LAMPEDUSA DA GRADISCA + MANCATO SOCCORSO + MINACCIA DI TRASFERIMENTO A PONTE GALERIA

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PESTAGGI E FERITI NEL CPR DI GRADISCA – notte 14/08

Riceviamo e riportiamo, con richiesta di massima diffusione:

PESTAGGI E FERITI NEL CPR DI GRADISCA – notte 14/08

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SITUAZIONE INSOSTENIBILE: CHIUDERE SUBITO IL LAGER!

Riceviamo e diffondiamo:

SITUAZIONE INSOSTENIBILE: CHIUDERE SUBITO IL LAGER!

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Vittima della violenza dei carabinieri di Piacenza internato in CPR

Quella che segue è la storia di H. rinchiuso nel CPR di Gradisca dal 12 luglio. Una storia  emblematica di come il sistema del rimpatrio e della detenzione amministrativa in Italia sia in realtà un tritacarne di vite umane. Questa storia però ha qualcosa di diverso dalle altre, perché si intreccia con l’inchiesta sui carabinieri della caserma Levante di Piacenza.

Come riportato in numerosi articoli di stampa facilmente reperibili online, H. viene fermato nell’ottobre 2017 in un parco della sua città assieme alla sua ragazza, e viene portato nella caserma dei carabinieri. La città è Piacenza, la caserma quella di Levante, salita agli onori delle cronache perché lì dentro i carabinieri tenevano le fila del traffico di droga della città, torturavano e arrestavano illegalmente.

Secondo quegli articoli, H. viene arrestato dai carabinieri, che lo riempiono di botte (e ora per questo sono indagati) e gli mettono dell’hashish in tasca, accusandolo di spaccio. I carabinieri di Piacenza possono così vantare l’arresto di uno spacciatore, e H. a causa di quei fatti finisce in carcere per quattro mesi.

Poco dopo essere scarcerato, il 12 luglio scorso, viene portato nel CPR di Gradisca. Viene tenuto in isolamento per settimane in una cella senza nemmeno un materasso su cui dormire. Si ritrova con una grossa cisti in testa, vorrebbe essere visitato da un medico, ma le sue richieste rimangono inascoltate. Minaccia di tagliarsi la cisti con un rasoio: “almeno così mi porteranno in ospedale”, dice.

Il 4 agosto H. viene portato dal Giudice di Pace che deve convalidare il rinnovo del trattenimento nel CPR emesso dal Questore di Gorizia. È fiducioso, nel frattempo la verità è venuta a galla e se ne parla su tutti i media. Ma il buon senso, la ragione e la giustizia non abitano in quel tribunale. Da quando il CPR di Gradisca è stato aperto gli avvocati degli internati ci hanno segnalato numerosi casi di persone che avrebbero potuto o dovuto essere liberate, ma sono state costrette a rimanere rinchiuse, perché il giudice La Licata convalida quasi sempre i trattenimenti. Per H. sentenzia 45 giorni di trattenimento.

Lui non si capacita della cosa, durante la notte sale sul tetto di una struttura dentro il CPR, circondato da decine di agenti che lo inseguono. Poi scivola, cade giù, si frattura una mano. Passa molte ore a urlare dal dolore, ma non viene portato in Pronto soccorso, e la sua avvocata è costretta a telefonare e insistere perché venga visitato in ospedale.

H. nel CPR non dovrebbe starci, così come non dovrebbero starci tutti gli altri reclusi; lui, in più, è parte lesa e dovrà testimoniare al processo di Piacenza.

Purtroppo tutto questo avviene quando i fatti di quella caserma dei carabinieri sembrano già dimenticati, mentre manipoli fascisti irrompono in Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, il quale asseconda le loro richieste azzerando i fondi destinati all’integrazione delle persone straniere, e sui social si invocano i forni crematori per le persone che precise scelte politiche assembrano a centinaia dentro caserme dismesse, per poi denunciare a gran voce il pericolo dello straniero untore.

Noi però non dimentichiamo, la storia di H. è scritta nero su bianco, nessuno potrà dire di non sapere. Se H. verrà deportato contro la sua volontà nel suo Paese d’origine, se gli succederà qualcosa dentro al CPR, se non verrà liberato, ci ricorderemo che lui era testimone e parte lesa in un processo che ha tra gli imputati dei cosiddetti servitori dello Stato.

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DEPORTAZIONI DAL CPR E NUOVI VIDEO DA DENTRO – Aggiornamenti del 30.07.2020

Riceviamo e diffondiamo

DEPORTAZIONI DAL CPR E NUOVI VIDEO DA DENTRO – Aggiornamenti del 30.07.2020

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REPRESSIONE E BOTTE ORA AL CPR – AGGIORNAMENTI DEL 26 LUGLIO 2020

Al Cpr di Gradisca negli ultimi giorni ci sono stati altri incendi e molti dei reclusi hanno subito una repressione molto violenta. Uno di loro è stato allontanato per essere picchiato e ed è stato costretto a dormire su una rete di ferro senza materasso.

In seguito a questo ennesimo episodio di violenza da parte dei poliziotti, la quasi totalità dei reclusi delle zona Blu del Cpr, una cinquantina di persone, è entrata in sciopero della fame.

Ci raccontano che le f.d.o. hanno punito quasi tutti gli scioperanti con botte pesantissime: un ragazzo tunisino, in particolare, è stato portato all’ospedale e nel corso della mattinata sono arrivate almeno due ambulanze per altri detenuti a cui è toccata la stessa sorte.

Da quello che ci raccontano dall’interno del centro, le telecamere sono state oscurate, per non far rintracciare alcuna prova dei fatti, e le persone sono state portate in un luogo isolato prima di essere picchiate.

Riceviamo delle foto che testimoniano quanto accaduto, ma ci viene chiesto esplicitamente di non pubblicarle per non mettere in pericolo le persone coinvolte e per non far preoccupare ulteriormente le loro famiglie.

M., un ragazzo egiziano è stato picchiato dalle guardie in seguito agli incendi poi si è autolesionato per protesta.

Un altro ragazzo egiziano da due settimane soffre di un fortissimo mal di denti, ma non ha ancora ricevuto alcuna assistenza medica.

Ci raccontano poi che quando Orgest Turia è morto in CPR e H. è andato in terapia intensiva, i quattro compagni di cella e testimoni sono stati trattenuti in una stanza per 24 ore senza cibo. Uno di loro è stato buttato a terra e preso a calci perché aveva osato uscire dalla cella per andare in bagno senza chiedere permesso.

Recentemente, è diventato più pericoloso filmare quello che avviene dentro il CPR e inviarlo fuori.

In generale, i detenuti ci parlano di condizioni esasperanti e di trattamenti mai subiti, nemmeno in carcere, per chi di loro ci è stato. Molti di loro non riescono a dormire, né a mangiare. Gli incendi per protesta sono all’ordine del giorno e molti di loro finiscono per respirare molto fumo e stare male anche per questa ragione. Stando a quanto ci raccontano, le conseguenze per gli atti di protesta sono quasi sempre pestaggi da parte delle guardie del centro e vari atti intimidatori, tra cui denunce per resistenza a pubblico ufficiale o danneggiamento.

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FINE DI UNA TRAGEDIA, CON UN ARRESTO E CON UN ESTINTORE APERTO SUL VOLTO DI UNA PERSONA

Scriviamo quest’articolo per spiegare la tragedia che sta dietro all’arresto di un recluso nel CPR di Gradisca, apparso ieri su un quotidiano sotto l’ignobile sottotitolo «Lì dentro delinquenti ex carcerati». Invitiamo a leggere fino in fondo e diffondere. Ci troviamo ormai senza parole per descrivere quanto la realtà dentro i CPR venga storpiata dai media, che, descrivendola attraverso la voce di poliziotti o altre persone di parte, assumono un ruolo essenziale nella costruzione di un immaginario falso attorno al lager e alle persone recluse, legittimando quindi la sua esistenza e concimando il razzismo più becero.

Cos’è successo?

I reclusi ci raccontano che da alcune settimane sono entrate molte persone nel CPR “appena arrivate in Italia” e che non parlano italiano. Da alcuni quotidiani locali leggiamo che si potrebbe trattare di persone in arrivo dalla rotta balcanica, da dentro invece ci dicono che vengono da Lampedusa.

Tra questi c’era R. un ragazzo egiziano, ora in arresto. Molti detenuti ci parlano di lui da giorni, preoccupati per la sua sorte. Finora non siamo riuscite a riportare le loro voci riguardo a questa storia, perché nel frattempo nel CPR è morto Orgest Turia e il suo compagno di cella, H., è stato salvato in extremis. H. ora si trova in ospedale, ma vogliono rinchiuderlo di nuovo dentro il CPR, contro la sua volontà e quella di tutti i familiari, che sono certi che non mangerebbe niente se entrasse, per lo shock e la paura che gli succeda un’altra volta la stessa cosa.

Torniamo a R. Da quello che ci raccontano, R. è uscito dalla zona di quarantena verso l’11 luglio, non parlava italiano, era appena riuscito ad arrivare in Italia ed era molto stressato per due ragioni: gli era stato tolto il cellulare e aveva un forte dolore ai denti ma, a quanto ci dicono, le sue richieste non venivano ascoltate.

Ci dicono che il 15 luglio R. inizia a protestare vivacemente e che per questo gli viene finalmente data attenzione, ci riferiscono che gli viene detto che verrà avvisato il capo e quindi lui aspetta questo colloquio.

Il colloquio però non sembra arrivare. Tra il 16 e il 18 luglio, ci raccontano che nella sua cella scoppiano dei piccoli incendi, in cui lui si brucia un braccio. Ci dicono che viene denunciato per danneggiamento e gli altri detenuti continuano a dire che lui non deve stare lì, che non ha senso perché è appena arrivato in Italia e che ha bisogno del suo cellulare.

Il 19, durante il giorno, la rabbia di R. esplode, ci raccontano che si trova nella cella con gli altri reclusi, mentre gli operatori e i militari si trovano protetti dall’altra parte delle sbarre. Nei video di quei momenti si sente chiaramente qualcuno tra questi ultimi che gli dice “Adesso ti arriva il telefono, va bene? […] se io ti prometto qualcosa la mantengo va bene?”; i reclusi vicini a R. invece cercano di tranquillizzarlo: “Non ti preoccupare, va bene”, sanno che R. è psicologicamente instabile per la situazione in cui si trova. Ripetono che R. sta impazzendo e che ha iniziato anche a dormire fuori, per terra.

Ci raccontano che nelle prime ore del 20 luglio nella stanza di R. scoppia un nuovo incendio. Altri reclusi si svegliano e qualcuno esce dalla cella per il fumo. A quel punto, da quello che ci raccontano, un operatore aziona l’estintore sul volto di M., un altro recluso, che perde i sensi e viene trasportato in Pronto soccorso assieme ad altri. Ora sono tutti arrabbiati: pensano che M. ha rischiato la vita e che R. non doveva stare lì, ormai non stava più psicologicamente bene. R. non deve stare nemmeno in galera, dove si trova ora.

Con la rabbia in corpo, perché abbiamo sentito un’altra storia ingiusta, perché vogliono riportare H. in CPR oggi, perché il CPR esiste, ma anche per la complicità più squallida dei media, ripetiamo: che i muri di quel lager possano crollare!

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DI BOTTE, DI FARMACI E DI MORTI AL CPR DI GRADISCA

18/07/2020

6 mesi dalla morte di Vakhtang, 4 giorni dalla morte di un’altra persona.

DI BOTTE, DI FARMACI E DI MORTI AL CPR DI GRADISCA

Anche questa volta, la prima versione della notizia della morte di un giovane di 28 anni nel CPR di Gradisca è quella di una rissa tra detenuti, seguita poi dalla versione più in voga al momento: la morte per overdose.

Fino a prima della lunga serie di rivolte dei detenuti nelle carceri italiane del marzo scorso, una delle versioni preferite da polizia e quindi dai media era “edema polmonare”, così per Stefano Cucchi, così per Vakhtang Enukidze, entrambi morti in seguito ai pestaggi dei loro carcerieri, nonostante il capo della polizia Gabrielli abbia trovato “offensivo” il paragone.

Le sommosse di marzo in oltre trenta carceri italiane vengono sedate al prezzo di 14 morti sul groppone dello Stato – i secondini circondano le carceri armi in pugno, a Modena i parenti hanno riferito di aver sentito distintamente spari – che si affretta a a comunicare che i decessi sono stati causati “per lo più” da overdose di psicofarmaci e metadone. Da quel momento è un continuo. Solo per rimanere qui da noi, il 15 marzo scorso dentro il carcere di via Udine muore Ziad, un prigioniero di 22 anni a seguito della somministrazione di metadone e psicofarmaci in dosi eccessive, una settimana fa muore nel carcere del Coroneo di Trieste Nicola Buro, ufficialmente per arresto cardiaco, “che potrebbe essere stato causato da un abuso di farmaci”.

Ora è toccato a un uomo albanese rinchiuso al CPR di Gradisca, morto tre giorni fa, quando anche a un suo compagno di stanza, poi ricoverato, stava per toccare la stessa sorte.

Si scatena subito tra i soliti media locali la gara a riportare la versione che dipinga al meglio la prefettura: prima una rissa, poi ogni sforzo viene devoto a creare l’immagine dei detenuti-tossici (si sa, il posto dei tossici dovrebbe essere la galera) e dello smercio di sostanze all’interno del CPR. Il Prefetto Marchesiello dice che va tutto bene e sotto controllo (e ci mancherebbe, tanto i migranti posso andarsene quando vogliono, come diceva a gennaio in un’intervista), la sindaca DEM Tomasinsig constata con la consueta retorica democratica che “in quella struttura ci sono numerose persone con alle spalle una storia di problemi psichici, o di dipendenze” (quindi è normale che finiscano dove sono), un ex dipendente del vecchio CIE racconta che “c’è chi ricorre ai farmaci puramente per “sballarsi” ed ammazzare il tempo” (tanto non hanno altro da fare) e, ciliegina sulla torta, la testimonianza anonima di un esperto poliziotto che parla di “sotterfugi”, “favori tra detenuti” e “mercati interni”. Al giornalista naturalmente sfugge il fatto che ognuna di queste figure è interessata e parte attiva del mantenimento del campo di deportazione di Gradisca.

Il punto non è se e quanti psicofarmaci ogni detenuto assume, il loro utilizzo non è mai stato un “mistero” all’interno delle strutture di reclusione.

Il problema semmai è l’esistenza di istituzioni totali di reclusione e annientamento quali sono le carceri e i CPR, con il loro portato di violenze, umiliazioni, abusi e morte.

Galere e CPR sono accumunati dall’uso di metodi “soft” come la somministrazione di farmaci, spesso all’insaputa dei detenuti o in dosi sproporzionate, utili alla sedazione di quegli individui più inclini a rivoltarsi.

Non ci stanchiamo di ripetere che tutto questo è materialmente realizzabile non solo grazie alla locale Prefettura, all’esercito e alle varie guardie in tenuta antisommossa sempre pronte a picchiare duro ad un fischio dei secondini-operatori della Cooperativa EDECO (ormai con tre morti nel pedigree, non si dimentichi Sandrine Bakayoko morta a Conetta nel 2017), ma anche grazie agli/le infermeri/e, alle operatrici legali, e tutti quei collaboratori indispensabili al funzionamento del lager.

Infine due parole sulla cosidetta Garante comunale dei detenuti Giovanna Corbatto: la notizia della sua visita al CPR viene diffusa su tutti i media diversi giorni prima della data da lei concordata con la Prefettura, quando – dato il suo ruolo – sarebbe potuta entrare nel CPR senza preannunciarsi, verificando così meglio le reali condizioni del campo. Di sicuro in questo modo non potrà vedere il sangue che ricopriva il cuscino e il pavimento vicino al letto sul quale è morto l’uomo albanese, e che i suoi compagni di cella volevano fosse visto, come non potrà vedere molti altri particolari non ripresi dagli “occhi” della videosorveglianza.

Ai rinchiusi/e va la nostra solidarietà.

Che i muri di tutti i CPR possano cadere!

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Quello che sappiamo del ragazzo morto a Gradisca – video

Riceviamo e diffondiamo:

Quello che sappiamo del ragazzo morto a Gradisca – video

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MORTE NEL CPR DI GRADISCA

Riceviamo e diffondiamo la notizia della seconda morte nel CPR di Gradisca.

Ci dicono che un ragazzo albanese è rimasto senza vita e che un ragazzo marocchino al momento è ricoverato in terapia intensiva nell’ospedale di Gorizia. Circolano varie versioni dei fatti.

Durante il primo pomeriggio ci sono state rivolte nella zona rossa del CPR; la notizia della morte si sta diffondendo tra le varie zone della struttura, da dove ci raccontano che nella zona rossa è stato bruciato un materasso.

Nella zona blu, quella dove si trovavano i due ragazzi, sono stati sequestrati tutti i cellulari.

Quello che sappiamo con certezza è che, dopo solo sei mesi dalla morte di Vakhtang, un’altra persona ha perso la vita all’interno di questa atroce struttura.

CHE TUTTI I CPR CHIUDANO SUBITO!!!

(Di seguito un video-testimonianza giuntoci dall’interno qualche ora fa)

Diffondete il più possibile!!

https://www.facebook.com/nocprfvg/

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Violenza nel CPR: manganellate, autolesionismo e censura – video

Riceviamo e diffondiamo:

Ciao a tutt*,

scriviamo per comunicare che al CPR di Gradisca nell’ultima settimana ci
sono stati dei pesanti atti di autolesionismo che, secondo quanto ci
raccontano, sono seguiti ad un pesante sopruso. Da quanto ci raccontano
quest’episodio ha portato a delle conseguenze fisiche per la persona
coinvolta che durano tutt’ora, nel silenzio dei media.

Invitiamo quindi tutt* ad una diffusione di questa notizia:

https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2020/07/12/ordinaria-violenza-del-cpr-manganellate-e-autolesionismo-video/
https://www.facebook.com/nocprfvg/photos/a.510550989419235/929065827567747/

Assemblea no CPR no frontiere

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Carcere di Udine – Astensione dal vitto scadente

Riceviamo e diffondiamo:

Buongiorno,
diamo diffusione di una nuova lettera giunta alla casella postale “Ass. Senza Sbarre” (cp 129 – 34121 Trieste) e firmata da 22 detenuti, i quali desiderano che essa venga divulgata con la ricezione più ampia.
Ci siamo riservat* di rivelare i nominativi ed altri dettagli che potrebbero permettere di risalire alla identità dei detenuti in protesta, all’unico fine di tutelarne, per quanto possibile, l’incolumità.
A nostro parere è un documento importante principalmente perché testimonia di uno spirito vivo di iniziativa, collettiva e autonoma, di alcuni prigionieri. Per questo crediamo che meriterebbe di essere portato a conoscenza non solo di militanti e interessat*, ma di un più ampio pubblico. Grazie

Cordiali saluti

Assemblea permanente contro il carcere e la repressione

Udine-Trieste, 9 luglio 2020

 

Udine, giugno 2020

Alla attenzione dell’Associazione “Senza sbarre”

Noi detenuti del carcere di via Spalato […] dichiariamo che è da mesi che ci lamentiamo per la piccola quantità di cibo che viene distribuita, e anche, altra cosa grave, che alcuni di noi hanno portato in visione all’ispettore di turno cibo crudo, cibo scaduto e maleodorante.
Non solo: alcuni detenuti hanno trovato nel loro piatto di spinaci e gnocchi anche scarafaggi morti. Tutto questo lo lamentiamo da mesi, e anche veniva portato in visione il mangiare scaduto e avariato ad un ispettore di turno, e lui lo segnalava anche, ma continua tutt’ora lo stesso; addirittura persone che hanno avuto problemi alla pancia, chi vomito ed alcuni, più fortunati, si astengono al ritiro del vitto. Ma chi non può purtroppo farlo, deve avere la fortuna di farcela, quanto meno avere culo, che alcune volte [il vitto] arriva in condizioni discrete, ma sempre cibo scaduto e con forti odori, tipo pesce, uova, e sughi con pasta cruda, e sughi non cotti bene.
Purtroppo tanti di noi abbiamo reclamato ed alcuni non ritirano più il vitto, poi troviamo fuori dalle porte della cucina molti scarafaggi, che vengono poi anche trovati negli spinaci e nelle zuppe di verdura.
Poi i continui nidi di scarafaggi, formiche, piccoli topi e addirittura scorpioni, che fuoriescono dai lavabi, bagno, wc, doccia. Siamo invasi da ogni forma di insetti che portano malattia, non c’è igiene nelle celle, sono muri sporchi, bagni con muffa e privi di aerazione, non c’è sanificazione di nessun genere, gente malata che ha problemi igienici sanitari. […]

Seguono 22 firme

[…]
Noi siamo quelli che aderiamo con voi
[…]
Gli amici di via Spalato
[…]
Grazie

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SCIOPERO DELLA FAME, AUTOLESIONISMO E TENTATE RIVOLTE NEL CPR DI GRADISCA

Loro mi hanno cambiato la vita e la testa. Ti fanno andare fuori di testa. Rovinano la gente, ti fanno cose brutte […]. Vedo alla telecamera mia madre e piange, la mia compagna e piange, tutti stanno male per me. […] Vedo solo brutto ormai, faccio una cosa brutta, sono stufo, non ce l’ho più la forza”.

A parlare è un giovane ragazzo, chiuso nel CPR di Gradisca, papà di una figlia da 4 mesi che non è mai riuscito a vedere, non è nemmeno mai riuscito ad avere colloqui di persona con la compagna. Da 3 giorni è in sciopero della fame con altre persone nel CPR di Gradisca, chiedono la loro liberazione immediata, perché non c’è nessuna ragione per cui siano tenuti lì dentro. “Non voglio più mangiare, voglio morire, mi hanno fatto male per niente”, dice un altro. Le voci dei reclusi ripetono di stare male, di non avere indumenti per cambiarsi di essere trattati come ratti e raccontano dei continui autolesionismi e accessi in pronto soccorso. Stanno sempre chiusi in gabbia, al caldo, alcune volte ci sono dei piccoli incendi, come l’altro ieri sera, e questi vengono presto bloccati.

Dopo mesi di Covid i rimpatri sono fortunatamente ancora bloccati, ma posti atroci come il CPR di Gradisca continuano esistere. Dentro ci finisce chiunque capiti sotto tiro nel momento sbagliato, purché migrante e con problemi nei documenti. Tra le persone con cui abbiamo parlato c’è chi ci è capitato dopo essere andato in questura a sollecitare la residenza, chi perché ha ricevuto un controllo per strada , chi perché uscendo dal mese di prigione si trova una camionetta ad aspettarlo, a differenza dei compagni di cella italiani.

Storie il cui senso può essere visto solo nella macchina del ricatto usata per lo sfruttamento della mano d’opera migrante e di cui il cpr ne è un ingranaggio punta. Perché nel piccolo e nel personale di ognuna di queste storie, un senso logico non c’è. Benché si cerchi di dipingere i reclusi come criminali si tratta di persone che per sfiga vengono inviate ad impazzire nel CPR, un posto inaccettabile, inattaccabile, ignifugo, senza socialità, dove le persone vengono chiuse in gabbie senza poter uscire mai e dove spesso non gli rimane che tagliarsi letteralmente il corpo dal dolore. Se poi vengono anche davvero deportate nel paese d’origine, allora per molte, che ormai hanno una vita in Italia, nel migliore dei casi è come se un mondo intero gli crollasse addosso.

Giù le mura di tutti i cpr, che crollino le mura del cpr di Gradisca!!

La foto è recente, è il braccio di uno dei detenuti nel cpr di Gradisca, una delle tante braccia tagliate lì dentro.

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Lettera dal carcere di Udine

Riceviamo e diffondiamo:

LETTERA DAL CARCERE DI UDINE
Mentre vi inviamo le seguenti righe – che a nostro parere sono degne di
essere diffuse, perché forniscono una visione, semplice e schietta, di quale
sia la realtà di chi ha la sventura di trovarsi nelle mani del Ministero di
Giustizia in periodo di pandemia – giunte alla nostra casella postale qualche
giorno fa, abbiamo saputo che due di noi sono sotto procedimento penale per
«istigazione a delinquere» e «diffamazione», accuse rivolte anche sulla base
di interventi al microfono e di un’intervista rilasciata alla web radio
“Radiazione”, in occasione di un presidio sotto il carcere di Udine, nel
dicembre scorso .
Queste accuse rispecchiano l’attualità della vocazione autoritaria contenuta
nelle norme del vigente codice penale fascista, come anche nel precedente
ordinamento liberale: strumenti sempre utili nel tentativo di criminalizzare il
dissenso e le lotte e, in poche parole, di provare a fermarle con procure,
tribunali, multe e carceri.
Ribadiamo semplicemente che queste intimidazioni non ci fermano nel dare
voce ai prigionieri.
Assemblea permanente
contro il carcere e la repressione
Udine-Trieste, maggio 2020
––––––––––––––––––––––––––––––
Ciao amici,
[…] In quanto al resto, alcuni giorni fa ci hanno fatto il tampone, uno solo,
e dopo alcuni giorni un sovrintendente dell’istituto annunciava al microfono
che eravamo tutti negativi al tampone… E non solo:
circa 15 giorni fa un
detenuto, che però non si è visto, era in isolamento perché si pensava
dai sintomi che avesse il virus. E poi un detenuto ha visto arrivare
un’ambulanza, cioè operatori del 118 con il camice, e portare via questa

persona, che però noi non sappiamo chi fosse.
Qua ci nascondono tutto. Anche per paure di rivolte e comunque volevo anche
dirvi che, al di fuori delle 2 ore alla mattina e delle altre 5 ore il pomeriggio,
cioè dalle 13.00 alle 15.00, dalle 15.00 alle 17.50, dopodiché il restante delle
ore siamo chiusi.
Questo di essere chiusi in cella è già da 30 giorni, subito
dopo il giorno che succedette la rivolta. Trovo ingiusto che ancora da
allora tutti siamo rinchiusi in questi piccoli spazi di pochi metri quadri.
[…] Nella cella, di pavimento calpestabile abbiamo 90 cmq, meno della
distanza di sicurezza.
[…]
Sono prigioniero di questa cupola di bugiardi in cerca di istigarti a farti
morire
[…]
Qua non funziona nulla, è una cupola tra avvocati, giudici, magistrati,
assistenti di alto grado. La comandante bugiarda, la direttrice non si è vista
mai, lo stesso per la dirigente sanitaria […] completamente sparita, non più
vista. Dovete aiutarci e aiutarmi spingendo, pubblicando come avete sempre
fatto su tutti i media. La devono smettere di abusare, maltrattare, solo perché
hanno una divisa e perché, essendo qua dentro, nessuno viene a conoscenza
di cosa succede, e di come siamo sistemati in cella, e come si conservano il
loro stato.
[…]
Il magistrato di sorveglianza di Udine […] e il […] giudice di sorveglianza
di Trieste devono passarsi una mano sulla propria coscienza e fare
uscire le persone, non farle loro prigioniere. Qua la maggior parte dei
detenuti sono di piccoli reati, poi se hanno i requisiti falli uscire.
Bisogna che voi mi aiutate a segnalare che il personale è stato
contagiato, un medico, un assistente, e poi ho sentito di un detenuto
contagiato di Covid-19. Qua ci nascondono tutto, ci tengono all’oscuro.
[…] Da qua non è uscito nessuno con il decreto: un solo detenuto.
Tenetemi aggiornato. Vi abbraccio
Carcere di Udine, aprile 2020
Firma

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Nicole ed Elena dal carcere di Piacenza

Condividiamo una lettera dal carcere di Nicole ed Elena, due delle persone arrestate la settimana scorsa a Bologna in una spudorata operazione repressiva di cui abbiamo parlato qualche giorno fa.

Elena, Leo, Zipeppe, Stefi, Nicole, Guido, Duccio, Martino, Otta, Angelo, Emma, Tommi liber* subito!!!

Lettera pervenuta alla Cassa Antirepressione delle Alpi Occidentali

Carcere di Piacenza, 15 maggio 2020

Grazie a tutti voi!

Grazie per il kit di buste e bolli!

Io (Nicole) ed Elena siamo in AS3. Siamo arrivate alle 11.30 circa del 13 Maggio, dopo un primo passaggio in una tenda posta esternamente per misurare la temperatura corporea alle nuove detenute, siamo state messe in isolamento sanitario per 15 giorni (celle singole ma adiacenti). Non possiamo accedere alla palestra e alla biblioteca, dopo che c’eravamo state per 2 giorni, causa emergenza Covid e nostro isolamento. Dopo tale misura non saremo più potenziali veicoli di infezione… dopo una nostra incazzatura ci hanno dato 4 libri e ci stanno preparando il regolamento interno (è dall’ingresso che lo chiediamo)… vedremo.

Abbiamo 2 ore d’aria al dì, da fare separatamente dalle altre sempre per emergenza Covid e quindi le facciamo assieme (con mascherina) alle 12-13 e 15-16.

Come saprete qui c’è anche Natascia che al momento riusciamo a vedere solo di striscio quando attraversiamo il corridoio, ma i suoi sorrisi sono stati e sono fondamentali. Speriamo di poterla abbracciare presto. Oggi abbiamo avuto l’interrogatorio e ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere. Eravamo in videoconferenza insieme a tutti gli altri.

Lunedì vedremo gli avvocati. Di ieri la notizia che dal 19 c.m. al 30/06 riprenderanno i colloqui visivi e saranno mantenuti i colloqui via Skype.

Questa operazione (che ci pare aver capito chiamata “RITROVO”?) ha quali capi di imputazione l’ormai noto 270 bis e 270 bis1 (aggravante) per 11 su 12, istigazione a delinquere tramite articoli, volantini e manifesti con l’aggravante dell’uso di strumenti informatici – Tribolo.noblogs.org e la piattaforma roundrobin.info -; danneggiamento di un Bancomat BPER nel corso di una manifestazione non autorizzata il 13/02/2019; imbrattamento e deturpamento con vernice spray su edifici a Modena e Bologna con scritte comparse dal dicembre 2018 ad oggi per tutti. Incendio, per uno degli imputati più altri allo stato da identificare, ai ponti ripetitori delle reti televisive in via Santa Liberata (Bo) nella notte tra il 15 e il 16/12/2018.

Che dire?… “la commissione dei reati – fine […] non è necessaria” (cit. pag.21 ordinanza)… forse l’ennesimo tentativo dopo Outlaw e Mangiafuoco – finite in una bolla d’aria – di chiudere la bocca a chi “odia gli sfruttatori” (cit. pag.20 ordinanza)? E cosa più importante non ne fa un mistero ma lo urla al mondo. L’ordinanza porte il timbro del 6 marzo. Ci chiediamo se questi miseri esseri senza qualità abbiano deciso di rimandare il nostro arresto al 13 Maggio per risparmiarci l’ingresso in carcere nel pieno dell’emergenza Covid19 o se lo abbiano fatto per evitare in quel periodo ulteriori presenze scomode e ribelli nelle gabbie di Stato. La risposta viene da sé. Medici e guardie, fusi in un corpo unico qui come altrove, si rivendicano la loro «scelta di vita». I medici in particolare, incalzati dalle nostre domande provocatorie sul loro ruolo durante la prima visita, hanno fieramente sostenuto di svolgere il loro lavoro per la tutela della salute delle persone in galera.

A conti fatti, visti i morti e i malati di e in carcere, non possiamo che concludere e urlargli in faccia che il loro lavoro lo fanno decisamente male nonché in completa armonia con le guardie.

Non può esistere in luoghi del genere, la tutela della salute delle persone, per ciò che questi luoghi sono e rappresentano. L’unica sicurezza è la libertà per tutte e tutti.

Volevamo ringraziare tutte quelle persone che ci hanno fatto sentire la loro vicinanza con i telegrammi, tanti; forse dall’esterno sembra una sciocchezza ma qui ci hanno scaldato il cuore e lo spirito. Il nostro pensiero va, in primis, a Stefy poiché è l’unica tra noi sola nel carcere di Vigevano e a tutti i nostri amici e compagni di lotta a Ferrara e Alessandria, a quelli raggiunti da obbligo di dimora nel Comune di Bologna e alle compagne e ai compagni fuori che continnuano a lottare insieme a noi.

Nicole e Elena

 

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Sulla repressione a Bologna/solidarietà

Riceviamo e inoltriamo da Assemblea No CPR no Frontiere FVG

https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2020/05/15/potrebbe-colpire-chiunque-agire-diventa-autodifesa/

POTREBBE COLPIRE CHIUNQUE: AGIRE DIVENTA AUTODIFESA

Solidarietà e cassa resistenza

Mercoledì 13 maggio l’operazione “Ritrovo”, coordinata dalla procura di Bologna, ha incriminato diverse persone tra Bologna, Firenze e Milano: 7 di loro sono state arrestate in custodia cautelare e senza processo, altre 4 hanno ricevuto misure cautelari alternative. Si tratta di compagne e compagni che, come noi, si oppongono a frontiere e CPR e credono che attraverso l’azione si possa creare un mondo solidale, senza più persone oppresse e sfruttate.

Al Tribolo, spazio bolognese preso di mira dall’operazione, ci siamo state anche noi e lì, come in tanti altri luoghi, abbiamo potuto conoscere compagne attive nella lotta ai CPR di altre città.

L’operazione repressiva che ha portato alle misure cautelari, condotta dal Ros (!) e dalla procura antiterrorismo di Bologna (!!) è atroce, di una franchezza inaudita e pericolosa per la libertà di tutte e tutti.

È atroce perché utilizza le leggi antiterrorismo per terrorizzare la società, criminalizzando chiunque tenti di reagire alle ingiustizie. Rappresenta il quinto tentativo in poco più di un anno di raggruppare sotto il pesantissimo 270bis CP (associazione con finalità di terrorismo o di eversione), ormai sventolato con una disinvoltura preoccupante, iniziative, manifestazioni, diffusioni di critiche e azioni. Portare solidarietà e supporto agli/le ultim* con costanza e determinazione è diventata ragione sufficiente per essere accusate di “terrorismo”: ormai viene accusat* chiunque porti avanti pratiche coerenti di pari passo con analisi di critica radicale dell’esistente.

Le compagne e i compagni, tra le altre cose, vengono accusat* “di contrastare anche mediante ricorso alla violenza le politiche in materia di immigrazione”, di mettere in atto azioni volte a “contrastare e impedire l’apertura dei Centri Permanenti [?] di Rimpatrio”: ma noi sappiamo bene che chi pratica davvero violenza e terrorismo è chi rinchiude le persone in strutture come i CPR, imprigionate per mesi in attesa della deportazione, ammassate in condizioni intollerabili, spesso picchiate, talvolta lasciate morire o ammazzate.

L’operazione è inoltre spudoratamente franca, tanto che nelle stesse carte compare la ragione dell’operazione: “l’intervento [..] assume una strategica valenza preventiva volta ad evitare che in eventuali ulteriori momenti di tensione sociale, scaturiti dalla particolare descritta situazione emergenziale possano insediarsi altri momenti di più generale “campagna di lotta antistato […]”. In breve, lo Stato rinchiude coloro che potrebbero partecipare attivamente ad atti di ribellione contro di esso.

E perciò diventa estremamente pericolosa per la libertà di tutte: se basta questo, ci chiediamo, chi saranno le prossime e i prossimi?

Approfittando del totalitarismo di fatto creato “per la nostra salute”, lo Stato di diritto si è tolto la mascherina democratica per attaccare apertamente i suoi oppositori politici; la famigerata libertà di espressione e di opposizione con la quale, fino a ieri, si è riempito la bocca, viene messa da parte senza fatica. Se non reagiamo, ciò che è successo ieri potrebbe rappresentare uno spaccato dei prossimi tempi; potrebbe risuccedere a chi deciderà di scendere in strada per opporsi alle ingiustizie, per non far pagare la crisi che verrà alle fasce più povere o per creare legami solidali.

Esprimiamo solidarietà e calore alle compagne e ai compagni, repress* per aver lottato senza delega e mediazioni contro le istituzioni e le strutture dello sfruttamento e dell’oppressione.

Elena, Leo, Zipeppe, Stefi, Nicole, Guido, Duccio, Martino, Otta, Angelo, Emma, Tommi liber* subito!!!

Stiamo raccogliendo in una cassa comune contributi da inviare per le spese legali cui dovranno far fronte le persone coinvolte in quest’ultima operazione: chiunque voglia e possa contribuire ci contatti sulla pagina facebook “no cpr e no frontiere – fvg”!

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Salute sessuale durante l’emergenza covid in Friuli.

Salute sessuale durante l’emergenza covid in Friuli.
A cura della Coordinamenta Transfemminista di Udine

In questo momento di estrema confusione e incertezza pensiamo sia fondamentale condividere informazioni chiare che riguardino la salute sessuale e l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza durante l’emergenza sanitaria COVID-19.

Per quanto riguarda il Friuli centrale e occidentale la notizia più importante è che gli ospedali di Udine, Pordenone, San Vito al Tagliamento e Tolmezzo GARANTISCONO L’IVG (ABORTO) e che sicuramente il consultorio pubblico di Udine (gratuito) e l’AIED di Pordenone (a pagamento) restano aperti in tema di accesso alla contraccezione/visite urgenti/e procedura ivg.

Anche l’ospedale di Monfalcone e quello di Trieste garantiscono il servizio, in quest’ultimo, sicuramente, sia chirurgico che farmacologico.

Qualche info in più su ivg e sui consultori a Trieste e nell’isontino sulla pagina delle compagne triestine:
https://www.facebook.com/nonunadimenotrieste

Abbiamo deciso di redarre una lista di domande e risposte che potrebbero “coprire” le esigenze di tuttx.

Scarica l’opuscolo a questo link , stampalo e appoggialo dove pensi possa essere utile!
La versione on line si trova qui di seguito!

schiaccia per scaricare l’opuscolo

Se non è così non esitare a contattarci e dirci cosa manca

Ci siamo occupate di Udine e Pordenone perchè sono le zone in cui risediamo o siamo più attive.

Se provenite da altre zone, niente panico le compagne di Obiezione Respinta stanno monitorando lo stato dei servizi di ivg in tutta italia! —> vedi qui https://obiezionerespinta.info/telegram/

E se” sono incinta…che fare? breve guida di sopravvivenza al panico ginecologico al tempo del Covid!

Istruzioni per la lettura.

* Le informazioni che seguono fanno riferimento esclusivamente al

Consultorio pubblico del distretto Sanitario
via San Valentino 18 (terzo piano ala sinistra)
per quanto riguarda
Udine
Telefono: 0432 553800

e al

Consultorio AIED
via del Fante 26
per quanto riguarda
Pordenone
Telefono: 0434 366114

Salvo dove indicato diversamente, le informazioni sono valide per entrambi i consultori.

* Le notizie che seguono sono specifiche per gli ospedali della città di Udine Santa Maria della Misericordia, piazzale Santa Maria della Misericordia 15 e l’ospedale di Pordenone “Santa Maria degli Angeli”, via Montereale 24.

* Per qualsiasi problema/rettifica/aggiunta ci puoi scrivere a questo indirizzo:

coordinamentatransfemministaudine(chiocciola)autistiche.org

1. In quali ospedali è garantita l’IVG (Interruzione volontaria gravidanza) in Friuli Venezia Giulia?

L’IVG è garantita sicuramente nell’ospedale di Udine, Tolmezzo, Pordenone, San Vito, Monfalcone e Trieste.
Oltre a quella chirurgica l’interruzione farmacologica è possibile presso gli ospedali di Tolmezzo, Pordenone, San Vito e Trieste purchè sia fatta entro la settima settimana di gravidanza.

Degli altri ospedali non siamo a conoscenza. Se hai informazioni contattaci!

2. Non mi è venuto il ciclo ho paura di essere incinta, cosa devo fare?

Hai due opzioni: comprare un test in farmacia o chiamare il consultorio, spiegare l’urgenza e prendere appuntamento.

3. Ho appena scoperto di essere incinta e non voglio proseguire con la gravidanza cosa devo fare?

Chiama il consultorio e richiedi una visita urgente. Se la tua intenzione sarà quella di interrompere la gravidanza, verrai seguita in tutte le varie fasi.

4. Ho appena scoperto di essere incinta e non sono sicura di voler proseguire con la gravidanza. Con chi ne posso parlare?

Chiama il consultorio e spiega la tua situazione: ti sarà garantita una consulenza psicologica per via telematica.

5. Non voglio andare al consultorio ma voglio parlare direttamente con l’ospedale, come posso fare?

UD: ci si può rivolgere direttamente in ospedale chiamando il numero 0432 559695 o, per parlare direttamente con unx medicx, 0432 554202 . Se si è già in possesso di tutte le carte (ecografia, certificato medico, tessera sanitaria) si può prenotare l’intervento di persona al piano 1 del padiglione 6 dell’ospedale di Udine.

PN: bisogna comunque passare per il consultorio per richiedere il certificato.

6. Non ho la tessera sanitaria perchè non ho i documenti “in regola” o sono una persona senza fissa dimora ma voglio abortire, ovvero fare un’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), cosa devo fare?

Puoi rivolgerti al consultorio pubblico di Udine per iniziare la procedura (la visita per ottenere il certificato medico), ma anche per visite urgenti (vedi punto 10 e 11 qui sotto). In ogni caso puoi abortire in tutta la regione (come da punto 1) ma avrai bisogno del codice “Stranieri Temporaneamente Presenti (STP)”. Se non ce l’hai già, chiedi se ti può venir rilasciato in consultorio durante la prima visita o in ospedale al momento della prenotazione.
Sappi che per ottenere il codice STP non sei mai tenuta a mostrare un tuo documento di identità, ma solo a dire a voce nome cognome nazionalità e anno di nascita. Il personale sanitario non può segnalarti alla Polizia.

** Per quando la pandemia finirà, ti ricordiamo che otterrai sempre il codice STP in caso di urgenze al pronto soccorso.
Per accedere alle altre cure gratuite,quindi senza dover pagare il ticket (in gravidanza, salute genitale, vaccini, cure per i minorenni, HIV/AIDS, tubercolosi e altre malattie infettive) potrai avere l’STP rivolgendoti all’ospedale di Udine, Ufficio Stranieri chiamando lo 0432 552306/559217/552236.
Sono aperti da lunedì a venerdì, dalle 09.00 alle 12.00.

Per quanto riguarda Tolmezzo, Gemona, Codroipo e San Daniele, il codice STP viene rilasciato dagli Uffici Anagrafe Sanitaria dei Distretti. Qua trovi i numeri di telefono a cui suggeriamo di chiamare in mattinata dal lunedi al venerdi
https://asufc.sanita.fvg.it/export/sites/asufc/it/documenti/distretti_exAASS3_sospensione_servizi_23mar.pdf

Per Pordenone, puoi chiamare il Consultorio pubblico di via de Paoli 21 ogni mattina dal lunedi al venerdi allo 0434 237880.
Ricevono le persone senza documenti il venerdi mattina dalle 9.30 alle 11.30 https://asfo.sanita.fvg.it/it/servizi/ambulatorio_immigrati.html

Se ci sono problemi scrivici!

7. Sono minorenne devo farmi autorizzare dai miei genitori per chiedere un incontro al consultorio?

Il consultorio è a disposizione di minorenni senza necessità di autorizzazione genitoriale.

8. Mi manca solo l’ecografia e i tempi di attesa sono enormi, ma i termini per fare l’ivg sono in scadenza cosa devo fare?

Chiama il consultorio e spiega la tua urgenza. Al consultorio pubblico è tutto gratuito.
Se i termini per procedere con l’ivg sono in scadenza, in ospedale ti fanno l’eco in via del tutto eccezionale, chiedi informazioni su come fare dove autonomamente prenoti l’intervento.

9. Mi faranno il tampone per il Covid 19 prima dell’intervento?

Il tampone per il Covid 19 viene fatto sempre prima di ogni intervento chirurgico. Stanno decidendo in questi giorni se farlo sempre ANCHE per l’IVG (per il momento é il medico che valuta caso per caso l’opportunità o meno di eseguirlo)

Info del 09/04/2020

10. Non ho lavoro e non posso pagarmi visite private o ecografie etc cosa devo fare?

Al consultorio pubblico verrai seguita gratuitamente e non ci sono tempi di attesa, nel senso che tutto verrà fatto nei termini in cui è possibile procedere con l’ivg (90 giorni dal primo giorno dell’ultima mestruazione).

11. Avrei bisogno della ricetta per la pillola anticoncezionale. Chiedo al medico di base?

In questo periodo, la scelta migliore è quella di rivolgersi al consultorio dove è possibile farsi prescrivere la ricetta per la pillola, che può essere recapitata via email o ritirata in forma cartacea. Nei consultori di Udine e Pordenone è inoltre garantita l’applicazione della spirale intrauterina (IUD), qualora si necessitasse un altro metodo anticoncezionale. Se abiti in località della provincia di Udine e Pordenone, sappi che puoi comunque rivolgerti presso il consultorio del rispettivo capoluogo e, nel caso venga valutata la necessità di una visita, far valere nell’autocertificazione lo spostamento per motivi di salute.

12. Avrei bisogno di una visita ginecologica in questi giorni, posso farla?

In consultorio sono sospese le visite ginecologiche di controllo. Se hai problemi di salute (es. bruciori, pruriti, ecc.), sentiti libera di chiamare il consultorio e spiegare loro la situazione. Nel colloquio deciderete come gestirla.

13. E se ho avuto un rapporto penetrativo eterosessuale non protetto?

Per impedire la gravidanza, puoi far ricorso alla contraccezione d’emergenza, che non richiede un certificato medico.
Secondo una nostra inchiesta a Udine, c’è un unica farmacia che fa obiezione ed è la Farmacia Favero, in viale Giuseppe Tullio 11, Udine (EVITATELA).
Tutte le altre hanno a disposizione sempre (o la fanno arrivare in tempi rapidissimi) sia la Norlevo (la pillola da assumere al più tardi entro 72 ore dal rapporto) che la Ellaone (quella da assumere al più tardi entro 5 giorni).

 

 

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