Per uno spezzone radicale e Cuîr/Queer al Pride di Udine

Siamo il collettivo dell’Assemblea Degenere di Udine, nato nel 2015 dall’incontro di varie individualità di area libertaria che avevano l’esigenza di mettere in discussione il proprio privato affinché diventasse politico, confrontandoci su come decostruire i generi obbligatori, praticare eticamente una sessualità che non fosse (etero)normata e tessere forme di relazione radicalmente altre rispetto a quelle imposte e riconosciute come uniche legittime dalla cultura dominante.

Quest’anno a Udine si terrà per la prima volta il Pride e noi pensiamo sia importante parteciparvi, ma attraversandolo e riempendolo con nostri contenuti che vediamo pericolosamente assenti dal dibattito.
Il tentativo retorico e politico di ricondurre le nostre favolose ed eccentriche vite al piano di una presunta e teorica “normalità” non ci appartiene e non intendiamo prestarvi parte: non ci interessa negoziare e svendere le nostre libere esistenze in cambio di un assai misero riconoscimento che pensa e pretende di normalizzarci. Per questo motivo non ci proiettiamo né ci lasceremo proiettare nell’immagine della coppia obbligatoria, magari contrattualizzata davanti allo stato, o nell’immagine di una famiglia tradizionale (e perché no, anche un po’ bianca e patriottica), ma anzi rivendichiamo modelli di relazione e affettività che sono altri, pienamente antisessisti e antiautoritari. Non aspiriamo ad un’assimilazione innocua che si fonda su termini quali la “rispettabilità”, strategia che ci risulta abbia invece adottato questo FVG Pride, ad esempio, con la decisione dell’organizzazione di modificare il percorso della parata per non passare davanti al Duomo. Quest’ultima scelta, secondo noi, va a legittimare le richieste omofobe di chi si sente insultato dalla semplice presenza di persone queer (“cuîr” par furlan) nella pubblica via e svilisce il senso stesso del Pride.

Per noi il Pride si radica ancora sulla rivolta di Stonewall, ricorrenza che, seppur richiamata a parole, pare oggi sia completamente cancellata nel suo significato più profondo: non siamo alla ricerca di una sorta di inclusione nei ranghi dell’accettabile, di confini più comodi in cui posizionarci. Noi non vogliamo muri o recinti.
Aspiriamo ad una libertà assoluta, niente mezze misure: non ci interessano fasi intermedie di una sorta di patriarcato “ingentilito”, vogliamo la sua distruzione subito.

Ci piacerebbe per questo motivo creare uno spezzone che sia una casa per tutte quelle soggettività degenerate, affini e complici, che non vogliono essere assorbite/riconosciute dal sistema stesso che le rende oppresse, ma che “vogliono produrre lotte, solidarietà, autorganizzazione, welfare dal basso, trasformazione sociale…”.
Invitiamo a partecipare le individualità, realtà e collettivi affini, in poche parole tutte quelle persone per le quali essere “orgogliosamente” queer/cuîr non è una questione di riconoscimento giuridico o di richiesta di attribuzione di dignità, ma resistenza, sovversione e lotta contro la normatività e la società dominante, con l’intento di smantellare lo status quo, non di farsi spazio all’interno di esso.

Ci troverete dietro lo striscione
“CONTRO L’ORDINE ETEROPATRIARCALE DISORDINE QUEER”

Sabato 10 Giugno alle ore 15.00 al punto di assembramento (seguiranno info più precise)

NOT GAY AS IN HAPPY, BUT QUEER AS IN FUCK YOU!

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Qualche considerazione sul Pride…

Come anarchiche e anarchici, ma soprattutto come soggetti che si considerano QUEER/CUÎR par furlan, abbiamo deciso di essere presenti al pride di Udine e di farlo in maniera attiva, partecipando all’organizzazione di uno spezzone autonomo con l’Assemblea Degenere di Udine, che sia una casa, un porto o una sgangherata zattera, per tutte quelle persone per le quali essere “orgogliosamente” queer/cuîr non è solo una questione di sessualità e di diritto ad amare sotto forma legalizzata, ma resistenza, sovversione e lotta contro la normatività e la società dominante, con l’intento di cambiare lo status quo, non di farsi spazio all’interno di esso (magari chiudendo altr* fuori). 

Per noi il Pride ha il sapore della lotta, ha il sapore di quella bottiglia molotov lanciata da Silvya Rivera contro i poliziotti nel 1969 . Per questo non ci interessa bussare alla porta e chiedere permesso per entrare nel mondo della “rispettabilità”. Per noi essere orgogliosamente queer/cuîr vuol dire attraversare tutti gli spazi con i nostri corpi ribelli.

Alla notizia che il percorso di “Pride FVG” non sfilerà davanti al Duomo per “non voler urtare la sensibilità dei credenti cattolici” (secondo le parole dell’organizzazione riportate dal quotidiano locale non possiamo far altro che rivendicare a gran voce il nostro essere indecenti: siamo lesbiche e cuîr scandalose e libere. Urtiamo le sensiblità di chi ci vuole silenziose, buone, di chi preferirebbe che non disturbassimo troppo, che abbassassimo la voce, che ci adeguassimo ad una sfilata ordinata; che chiedessimo “permesso” e “per favore” affinché le nostre relazioni vengano riconosciute e rientrassimo nei ranghi di una cortese ed educata attesa nel frattempo che qualcun altr* decida per noi se possiamo essere degne di considerazione.

Noi siamo disordine, urla, scrosci di risate, protesta. E non abbiamo nulla di cui vergognarci, di fronte ai secoli di oppressione agita da chi millanta una sensibilità delicata.

Ma più di ogni cosa, non accettiamo l’autocensura da parte di chi si arroga il diritto di rappresentarci: in ricordo dei moti di Stonewall, ricorrenza che pare il Pride abbia oggi completamente cancellato dalla propria memoria nel suo significato più profondo, non accettiamo che la NOSTRA sfilata, la NOSTRA protesta venga depotenziata dall’interno.

Proprio di questi tempi, poi, in cui la stretta securitaria e repressiva si fa sentire in Italia con la recente approvazione del decreto Minniti (diventato legge il mese scorso)autocensurare la propria presenza dallo spazio pubblico considerandola come una possibile offesa per qualcun* (qualcun* che tra l’altro non considera per niente offensiva la propria di presenza per esempio negli ospedali, quando si tratta di urtare la sensibilità e i diritti sulla salute delle donne) ci sembra tutt’altro che un’orgogliosa rivendicazione delle proprie esistenze. Anzi.

Posizioni di questo tipo non fanno altro che avvalorare le tesi contro le quali il Pride storicamente ha sempre combattuto, ovvero che certe persone siano più o meno degne di altre, più o meno funzionali ad un certo “decoro” che il centro delle città meriterebbe in questo caso, che vanno invisibilizzate per essere tolte dalla scena sociale.

Donne per bene e donne per male, rifugiati buoni regolarizzabili e migranti economici, cattivi da respingere e deportare, persone gay rispettabili perchè addomesticate al modello eteronormato e froce ribelli e indecorose da nascondere! NO! A questo teorema ci ribelliamo!

Scenderemo in piazza contro ogni forma di discriminazione, di fascismo, razzismo e sessismo perchè finché ci sarà anche una sola persona oppressa saremo tutt* oppress*. E ci saremo a dire la nostra anche contro questo decreto, perchè la città è nostra e non ce la faremo strappare dalle mani!


NOT GAY AS IN HAPPY BUT QUEER AS IN FUCK YOU!

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Tecnologie del dominio e autodifesa digitale: incontro con IPPOLITA

Come collettivo Affinità Libertarie siamo sempre stat* critici/che all’utilizzo di social network e piattaforme commerciali che sono diventate progressivamente e a volte ingenuamente la piazza virtuale dei movimenti politici.

Sappiamo che questo processo è inarrestabile, riteniamo perciò importante continuare la discussione e la critica verso questi strumenti con cui quotidianamente siamo portat* a confrontarci nell’ottica di aumentare la nostra consapevolezza.

Nel 2013 invitammo il collettivo Ippolita a presentare “Nell’Acquario di Facebook“.

Ci troviamo 4 anni dopo, di nuovo con loro, a riprendere il filo del discorso in un pomeriggio di riflessioni per capire cosa è cambiato e fornirci strumenti di autodifesa digitale.

“Ippolita è un gruppo di ricerca indisciplinare attivo dal 2005. Conduce una riflessione ad ampio raggio sulle ‘tecnologie del dominio’ e i loro effetti sociali. Pratica scritture conviviali in testi a circolazione trasversale, dal sottobosco delle comunità hacker alle aule universitarie. Tra i saggi pubblicati: Anime Elettriche (Jaca Book 2016); La Rete è libera e democratica. FALSO! (Laterza 2014, tradotto in spagnolo e francese), Nell’acquario di Facebook (Ledizioni 2013, tradotto in francese, spagnolo e inglese), Luci e ombre di Google (Feltrinelli 2007, tradotto in francese, spagnolo e inglese). Open non è free. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale (Elèuthera 2005). “

ippolita.net

A seguire cena vegan e raccolta fondi per sostenere autistici/inventati.

 

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Degeneri al Pride – Assemblea aperta 07/05

Siamo il collettivo dell’Assemblea Degenere di Udine, nato nel 2015 dall’incontro di varie individualità di area libertaria che avevano l’esigenza di mettere in discussione il proprio privato affinchè diventasse politico, confrontandosi su temi come i generi imposti e la loro decostruzione, sessualità non normata, altre forme di relazione rispetto a quelle imposte dalla cultura dominante e affettuosità che abbiamo definito libere/liberate/liberanti.

Quest’anno a Udine si terrà per la prima volta il Pride e noi crediamo sia importante parteciparvi portando al suo interno le nostre peculiarità che non vediamo rappresentate nelle sue istanze.

Non ci sentiamo rappresentate dal Pride quando cerca di riportare tutte le nostre favolose essenze degenerate, libere, scandalose… sul piano della normalità sia in termini di “rispettabilità” che proiettando come unico legittimo modello di relazione e affettività quello della coppia obbligatoria/famiglia tradizionale.

La nostra proposta, comunque, non è nemmeno quella di imporre una normatività queer, ma evidenziare e mettere in discussione, rifiutando di essere complici, il privilegio che la coppia tradizionale gode nella società in cui viviamo e che rende oppress* chi non si identifica nella norma.

Più in generale, non siamo alla ricerca di una sorta di inclusione nei ranghi dell’accettabile, di confini più comodi in cui posizionarci: noi non vogliamo confini, muri o recinti.
Aspiriamo ad una libertà assoluta, non vogliamo mezze misure, non ci interessano fasi intermedie di una sorta di patriarcato “ingentilito”, vogliamo la sua distruzione subito.

Ci sottraiamo anche ad ogni forma di ricatto che voglia obbligarci a mercanteggiare le nostre relazioni affettive e sessuali in cambio di diritti che per noi dovrebbero essere basilari, conl’unico intento di irrigimentarle. Le nostre relazioni non sono contrattabili.

Sappiamo di non essere le uniche a pensarla così.
Ci piacerebbe per questo motivo creare uno spezzone che sia una casa per tutte quelle soggettività degenerate, affini e complici, che non vogliono essere assorbite/riconosciute dal sistema stesso che le rende oppresse, ma che “vogliono produrre lotte, solidarietà, autorganizzazione, welfare dal basso, trasformazione sociale…” in poche parole che si rifiutino di costruire il proprio futuro sulle fondamenta di una società normativa e patriarcale che esalta la famiglia tradizionale in quanto sua unità minima tramite la quale si perpetua.

Invitiamo le individualità, realtà e collettivi affini ad un incontro preparatorio domenica 7 maggio ore 16.30 in Via Tolmezzo 87!

Not gay as in happy but queer as in fuck you!

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24/04 e 28/04 in via Tolmezzo 87

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Martedì 18/04 Serata di AUTOFORMAZIONE SU I.V.G

SERATA DI AUTOFORMAZIONE SU IVG
(interruzione volontaria gravidanza)

MARTEDI 18 APRILE
ore 20.30 in via Tolmezzo 87

Sono incinta e ho deciso di interrompere la gravidanza o ad esserlo è la mia amica, la mia compagna, mia sorella, mia madre, una conoscente …
E adesso cosa si fa? L’iter qual è? Dove devo andare? Quello che mi hanno detto è corretto? Qual è la situazione obiettori/ttrici a Udine? Se incontro personale obiettore cosa devo fare? Troverò difficoltà nel mio percorso? Come posso stare vicino alla persona che ha deciso di interrompere la gravidanza, prima e dopo?

Questa è una serie di alcune delle domande cui tenteremo di darci risposta insieme in questa serata di autoformazione.

Viviamo in un Paese in cui il basilare diritto di una donna di decidere del proprio corpo viene costantemente ostacolato e il caso del diritto all’interruzione di gravidanza è emblematico: nelle strutture pubbliche si registrano percentuali scandalose di obiezione di coscienza; il processo di introduzione della RU486 è stato volontariamente rallentato da parte delle personalità reazionarie che indisturbate proliferano in Italia; inoltre, la recente proposta di semplificare il ricorso alla pillola abortiva con un passaggio unicamente ambulatoriale, anziché obbligare le donne al ricovero, ha causato la pronta levata di scudi di chi si riempie la bocca di parole come “la salute della donna”, o “il benessere della madre”, ma che, fattivamente, non desidera altro che impedire le libere scelte altrui. Nel mezzo di questo panorama desolante, esiste però la realtà delle consultorie: collettivi che, partendo dai principi di autogestione e autoformazione, approdano all’istituzione di progetti in grado fornire varie forme di sostegno nell’ambito della salute sessuale delle persone che ci si rivolgono. E’ dalla presa di coscienza dello stato delle cose e dalla volontà di iniziare un percorso che possa portarci, un giorno, a rendere attiva una consultoria autogestita anche a Udine che parte la nostra proposta di questa serata.

ATTENZIONE:
Non è un incontro per sole donne tanto meno indirizzato a persone definite dalla società “in età fertile” , ma è rivolto a chiunque abbia a cuore la libertà di poter decidere sul proprio corpo. Anche se potrebbe non toccarci mai la liberazione di ognun* dipende da tutt*!

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Affinità Libertarie incontra PnRebel (per lavorare sul concetto di consensualità)

DOMENICA 12 MARZO
ore 16.00 presso il Prefabbrikato di Via Pirandello 22 Villanova (PN)

WHORKSHOP DI RIFLESSIONE SUL CONSENSO, con produzione catartica di sex toys DIY.

Affinità Libertarie è un collettivo anarchico misto che fin dalla sua genesi ha messo l’antisessismo tra i suoi principi fondamentali a fianco di antirazzismo, antifascismo, antiautoritarismo e la lotta contro le nocività. Come scrivevamo nel nostro manifesto antisessista (https://affinitalibertarie.noblogs.org/antisessismo-2/), all’epoca abbiamo deciso di impegnarci partendo da noi, perché questo non rimanesse uno slogan vuoto ma diventasse pratica quotidiana consolidata. Volevamo e vogliamo ancora trovare forme di azione diretta contro l’oppressione di genere che, silenziosa, vedevamo passare inosservata, in varie forme più o meno eclatanti, anche negli spazi di movimento che attraversavamo.
Ci siamo ripropost* “di continuare a praticare e promuovere la lotta contro il sessismo, tenendo viva la discussione su questo argomento all’interno come all’esterno, non delegando solo a chi lo subisce l’onere di dover affrontare questo problema.”Gettare le basi per l’autodifesa, creare anticorpi per fare in modo di non arrivare a situazioni emergenziali o, nell’inevitabile caso queste si fossero verificate, di arrivare per lo meno preparat* all’autogestione dell’emergenza senza sottrarci e voltare la faccia.Partendo dal presupposto che il rifiuto di ogni forma di autoritarismo e gerarchia e la ricerca del consenso nei processi decisionali siano gli elementi base della pratica libertaria e dell’autogestione, ci siamo dotat* di un primo strumento di autoformazione che ci facesse ragionare e aiutasse a smantellare quella che è tristemente nota come la “cultura dello stupro”. Un laboratorio che affronta il problema alle sue radici, tramite l’analisi e il riconoscimento di cosa vuol dire consenso attraverso la messa in discussione dei nostri comportamenti quotidiani, riappropriandoci con umiltà e in maniera non giudicante dell’autocritica come strumento di crescita.Iniziando a parlare di violenze sessiste e sviscerando i nostri vissuti, ci ha fatto rendere conto ancora di più che queste permeano anche le relazioni che ritenevamo complici, oltre che gli spazi che attraversiamo nella nostra quotidianità e che pensavamo sicuri.
Lo stupro che è avvenuto qualche anno fa nella sede della Rete Antifascista di Parma, purtroppo, non è stato il primo episodio di violenza all’interno di spazi di movimento o tra compagn* e, se non ci diamo una mossa, non sarà l’ultimo. Deve pero’ avere la “funzione” di metterci davanti alle nostre responsabilità e al fatto che quanto agito fino ad ora contro l’oppressione etero-sessista e di genere non è stato sufficiente e che un cambio di pensiero e azione sia necessario a partire da SUBITO e da tutt*.
Questa vicenda è solo un esempio dell’apice che possono assumere le micropratiche violente che dobbiamo gestire nelle nostre vite, espressione del fatto che ciò che è soggiacente e pervasivo nella società in cui siamo cresciut* e che combattiamo è vivo e vegeto anche negli spazi che riteniamo liberati.
Il workshop che proponiamo vuole quindi essere un momento di discussione sulle dinamiche sessiste a partire, appunto, dal ragionamento sul consenso.Solo facendo un passo indietro, e aprendo momenti di confronto per nutrire la nostra consapevolezza, crediamo possibile prevenire episodi specifici di autoritarismo e violenza etero-sessista.
Vi invitiamo quindi a questa giornata in cui, insieme, ci confronteremo su come distinguerlo, riconoscerlo, esigerlo e darlo, in tutte le nostre relazioni.
Al termine del pomeriggio, ci dedicheremo all’autoproduzione di fruste e harness con materiali cruelty free e riciclati.
Consideriamo l’autoproduzione di sextoys un mezzo per sottrarre sempre di più la nostra vita/sessualità al mercato, e ci piace l’idea di darci da sol* saperi concreti. Abbiamo scelto, per ora, l’autoproduzione di strumenti che vengono utilizzati soprattutto in pratiche sessuali BDSM (Bondage-Dominazione-Sado-Maso), perché il SM (Sado-Maso) è una delle esperienze più lucide e potenzialmente consapevoli di ragionamento sul consenso e di sua espressione pratica.
Tutt@ sono benvenut@ e proprio perchè riteniamo il consenso un elemento imprescindibile per creare rapporti orizzontali, equi e potenzianti, nello spazio-tempo che apriremo nel nostro laboratario, tutt* i/le present* si devono assumere la responsabilit* di garantire alle/agli altr* di potersi esprimere, il rispetto della riservatezza e il fatto di non utilizzare modi di comunicazione aggressivi o violenti e giudicanti.

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Lotto marzo e il 9

Questo 8 marzo è stata di nuovo una giornata di lotta. Finalmente.
Manifestazioni in tantissime città italiane, che hanno visto migliaia e migliaia di persone scendere in strada e nelle piazze.
Noi eravamo a Trieste in un corteo partecipatissimo, insieme ad altre amiche e amici, sorelle e fratelli, compagne e compagni alleat* contro la violenza eteropatriarcale e per affermare la nostra determinazione contro la violenza di genere ma anche quella agita da confini e istituzioni…. (basti pensare cosa è successo a Parma giorni prima…)

Una giornata di LOTTA e riappropriazione di spazi e del nostro tempo e che ha visto anche nascere due occupazioni, due consultorie transfemministe, una a Bologna e una Napoli.
Occupazioni che nemmeno 24 ore dopo LOTTOMARZO sono state sgomberate dalla polizia!!!
Esprimiamo a loro la nostra più totale SOLIDARIETA’ E COMPLICITA’ anche attraverso questo striscione che ha lasciato un segno della nostra lotta, come una promessa, anche nella città di Udine!

Perchè noi lottiamo tutti i giorni e non solo l’8 marzo, ogni giorno più forte il nostro messaggio è
SQUATTIAMO TUTTO!

Qui il comunicato delle compagne della consultoria transfemminista queer di Bologna e un video della resistenza delle compagne

The day After: Consultoria Transfemminista Queer sgomberata la mattina dopo LottoMarzo

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MARZO 2017

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PIC NIC con RYF 19 marzo

PIC NIC con RYF

Domenica 19 marzo super pic nic per festeggiare l’inizio della Primavera e il ritorno di Francesca Morello alias R.Y.F in via Tolmezzo 87!

Leccornie Vegan as usual e concerto acustico di Restless Yellow Flowers!


R.Y.F.
è l’acronimo di Restless Yellow Flowers, nome con il quale Francesca Morello si fa chiamare mentre suona. Progetto partito da una band nella quale suonava e poi scarnificato fino all’osso: chitarra e voce, una sola persona e dei testi cantati con intensità e fragilità.
Il tutto succede tra il 2010 e il 2011 ma prende forma fisicamente con un disco registrato in autunno del 2011 all’Igloo Audiofactory da Enrico Baraldi e masterizzato da Rico Gamondi nel suo Friscerprais studio. Il disco autoprodotto esce il 24 novembre del 2012.
Nel frattempo R.Y.F. suona in Italia e aggiunge anche un paio di concerti a Berlino, aprendo concerti per ?Alos, Ronin, Tre Allegri Ragazzi Morti, Scout Niblet complice il fatto che la sua nuova base e casa è Ravenna, città viva di eventi e concerti.
Nel 2016 il secondo album, registrato da Francesco Giampaoli, masterizzato da duna studio ed edito da Brutture Moderne e in uscita il 19 febbraio-

https://www.facebook.com/RestlessYellowFlowers/
https://ryfmusic.bandcamp.com/

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MARZO: martedì 14 presentazione PROJECT UTER

MARTEDì 14 MARZO
ore 21.00
presentazione di Progetto Uter (https://projecteuter.wordpress.com/)

“A seguito delle intense mobilitazioni che hanno avuto luogo in Spagna negli ultimi anni, aprire un dibattito sull’aborto ci è sembrato necessario e liberatorio. Abbiamo deciso di sviluppare il problema usando una narrazione grafica, mettendo da parte il linguaggio scritto così chè il lavoro potesse trasformarsi in un utile strumento di comunicazione che ci permettesse di lavorare su un argomento storico e universale che è ancora un tabù in giro per il mondo.

Con l’obbiettivo di creare un murales che favorisse la comunicazione, abbiamo cominciato a raccogliere le narrazioni di diverse persone oralmente, per impegnarci in un dialogo con loro e generare conversazioni. Alcune storie sono state trasformate in annedoti che appaiono in forma metaforica nel disegno finale. Altre hanno aiutato ad inquadrare il problema, per ottenere altre prospettive di elaborazione. Esattamente come fa il “Beehive Collective”ci siamo riappropriat* della trasmissione orale delle storie e della creazione di immagini che dovevano essere assimilate lentamente. Usiamo anche animali per rappresentare le storie delle persone. Se osservate attentamente, vedrete che la maggior parte dei nomi degli animali che appaiono nel poster vengono abitualmente usati come insulti alle donne, specialmente in spagnolo. Improvvisamente cambiano di segno diventando le eroine in questa storia, così che la riappropriazione di queste parole sia autodeterminante e rivendicativa.!

 

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Serata contro il carcere e la repressione: TOMBOLATA BENEFIT

MARTEDì 28/02
CARNEVALE ANTICARCERARIO
IN VIA TOLMEZZO 87!

TOMBOLATA/MASCHERATA/POL-TETTATA CONTRO LA REPRESSIONE E IL CARCERE!

Serata soolidale anticarceraria per sostenere le spese di produzione della compilation benefit “IL FREDDO DI LUGLIO” a favore di Gimmy Puglisi e per il nostro compagno Kabu, attualmente in stato di arresto a Trieste (sul nostro sito trovate diverse info sull’accanimento repressivo nei suoi confronti)

Seguiranno maggiori info ma già da ora sappiate che:

MASCHERATA sta che dovete venire in maschera….. per chi è scarso in queste cose qui no problem, ci penseremo noi all’ingresso…

TOMBOLATA bon sapete giocare no? Ci saranno premi “affini”, autoproduzioni!

POL-TETATE CONTRO IL SISTEMA Porta anche tu qualche pol-tetta vegan, dolce o salata da condividere nel buffet di autofinanziamento…

 

 

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Trieste: presidio di saluto a Kabu

Apprendiamo dell’arresto del compagno Kabu, oggi presidio di saluto a Trieste davanti al carcere

[TRIESTE-ITALIA] ARRESTATO ANARCHICO DI UDINE

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Cineforum(A)utogestito del VENERDì 17

Dedichiamo il prossimo cineforum autogestito in via Tolmezzo ad uno degli argomenti che sta tenendo banco sui media mainstream in questo ultimo periodo, quasi a mo’ di (raccapricciante) gossip (Sanremo a parte) e cioè  l’ascesa al potere di Donald Trump e relative conseguenze.
Tra una firma contro l’aborto e una per far riaprire i lavori agli oleodotti del Dakota Access e Keystone si passa agilmente al muslim ban, cioè il divieto di accesso agli States per chi provenie da 7 paesi a maggioranza mussulmana-Iran, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Somalia e Yemen- per un periodo di 90 giorni. Provvedimento tra l’altro, applicato arbitrariamente dalle varie autorità “competenti” causa vaghezza dello stesso…
Quello che prenderemo come spunto per il nostro cineforum di venerdì 17 è una delle promesse elettorali più famose di Trump, quella del muro con il Mexico.
Per questioni meramente logistiche (tipo i costi) magari non verrà realizzato, non nelle sembianze fisiche vere e proprie di un muro, ma non c’è di cui festeggiare. I confini degli States sono destinati ad essere sempre più violenti e blindati nel futuro prossimo.
Quando avremo finito pero’ di volgere lo sguardo altrove, potremmo anche preoccuparci delle politiche migratorie europee che non sono molto meglio… come possiamo leggere in questo articolo su Internazionale: I muri di Trump e quelli dell’Europa.
A seguire una recensione interessante sul film che vedremo

A day without a Mexican/Un giorno senza messicani
di Sergio Arau.

(tratto da http://www.mediaesipario.it)

“Un pensiero, quello riguardo l’esclusione dell’immigrazione ispanica, già persistente da anni e che ha influito il lavoro del regista, Sergio Arau, nella creazione di una pellicola che analizza il pregiudizio razziale attraverso uno schema sci-fi ricco di black humour: stiamo parlando di Un giorno senza messicani, film del 2004 in cui si racconta di una California che, avvolta improvvisamente da una fitta nebbia lungo i confini dello Stato, perde ogni comunicazione con l’esterno e vede, improvvisamente e senza motivo, la scomparsa di tutti i messicani dal territorio. Una parte fondamentale della popolazione californiana si dissolve nel nulla e il vero disagio si palesa in un tracollo economico e sociale senza precedenti, nella dissacrante intuizione comune di un falso ideologismo che ha trovato nella realtà le sue vere spine.  

La pellicola di Arau si incentra prevalentemente nel meccanismo televisivo, imitandone l’impronta visiva e calcandone ogni frammentarietà e abuso, nella totale arbitrarietà di un sistema che si fa beffe dell’informazione e ne usurpa i connotati con la creazione di “verità” inique e soggettive. Il continuo rimando iniziale alla manifestazione di una coscienza popolare che vede nell’immigrato un elemento dannoso, parassita del luogo, si spezza nel susseguirsi della vicenda rivelando la contraddizione di un aspetto che, pur consumato in una percezione quasi imposta, non è appartenente alla realtà dei fatti, dove l’extracomunitario è un soggetto perfettamente integrato in un’economia altrimenti destinata a capitolare.

 

 

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Solidarietà alla NEA

Esprimiamo la nostra solidarietà alla N.E.A riguardo ai recenti fatti di censura fascista e repressione istituzionale che l’ha colpit* vedendosi negare sia a Portogruaro che a Pordenone diverse sale dove avrebbero dovuto tenere una serie di conferenze dal titolo “I GIORNI DEI RICORDI – storia, storiografia e manipolazioni sulle foibe e il confine orientale.

Riportiamo il comunicato del PnRebel che spiega i fatti e invitiamo alla partecipazione venerdì 10 alla Casa del Popolo a Torre di Pordenone.

NO PASARAN

LA NOSTRA AZIONE NON SI FERMA!

Ieri mattina abbiamo annunciato a mezzo stampa e tramite il nostro profilo facebook, l’aver regolarmente ottenuto la sala del Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone con tanto di fattura emessa dallo stesso (250 €+iva) per svolgere la conferenza “I Giorni dei ricordi” il 10 febbraio. Nel tardo pomeriggio abbiamo ricevuto una telefonata per conto del presidente del Consiglio di Amministrazione del Teatro Verdi, Giovanni Lessio, in cui ci veniva comunicato, in via ufficiosa, la revoca dell’autorizzazione all’utilizzo della sala.
Le motivazioni sarebbero che “il 10 febbraio è una giornata troppo delicata”, così come poi apprendiamo dalla stampa dove Lessio viene interpellato e ribadisce che “la data è inopportuna”.
Facciamo il punto: a fine gennaio in una mail allo staff alleghiamo la locandina, spieghiamo il caso anticipando che era già stata negata la sala dal comune; ci viene risposto che il 10 febbraio la sala è libera con allegato il modulo per richiederla; viene spedito, riceviamo a stretto giro l’autorizzazione e paghiamo la fattura (tutta la documentazione la trovate in coda al post).
Incredibilmente solo “dopo l’annuncio pubblico sui giornali” veniamo ricontattati per la revoca, ovviamente chiediamo che venga messa nero su bianco e scopriamo però che non vengono date alcune motivazioni, non c’è traccia di quelle dette a mezzo stampa da Lessio, semplicemente si dice “con rammarico” che la sala non è disponibile. A questo punto le domande sorgono spontanee: Lessio concede le sale senza verificarne effettivamente la disponibilità? Non si era neppure accorto che la data “inopportuna” era già stata anticipata e spiegata? Come mai non ci si assume la responsabilità di motivare ufficialmente la revoca? Oppure qualcuno nel frattempo gli ha fatto una telefonata? La risposta noi la sappiamo, basta avere un po’ di buonsenso per capire che chi detiene il potere può permettersi di fare pressioni, minacce o peggio ancora dare semplicemente indicazioni a chi è pronto ad ubbidir tacendo.
La posizione del Comune è perentoria: “Questa conferenza non s’ha da fare, né ora e né mai” con Ciriani nelle vesti di un novello Don Rodrigo e Tropeano e Lessio nelle vesti dei bravi?.
Più che un accanimento questa è una vera e propria persecuzione da parte della giunta nei confronti degli antifascisti e delle antifasciste cittadini e annunciamo che questi atteggiamenti intimidatori non fermeranno né il regolare svolgimento dell’iniziativa né la nostra attività politica, sociale e culturale.
L’assessore alla cultura Tropeano sui giornali fa una parziale marcia indietro (o arrampicata sugli specchi) saputo del nostro esposto in procura, sostenendo che il problema non era il contenuto della nostra conferenza (ma non era negazionista?), ma il metodo con cui l’abbiamo proposta alla cittadinanza e al comune.
Tropeano e il Comune non hanno alcun titolo per intervenire, né sui contenuti delle conferenze che si svolgono in sale pubbliche né tanto meno sulle modalità delle stesse.
L’assessore che parla di “introdurre un contraddittorio” all’interno della conferenza, in realtà non ha mai cercato un dialogo con noi (nonostante fosse stata chiesta quasi un mese prima) ma ci ha sbattuto la porta in faccia, quindi non abbiamo idea di quale metodo stia parlando.
In ultimo vogliamo far rilevare che recentemente il Giudice Tito ha decretato che la fantomatica “Foiba di Rosazzo” non c’è, mettendo fine ad una propaganda che ha fatto capolino sui giornali con dichiarazioni roboanti per mesi, per poi vedere le fonti sgretolarsi, alcuni sostenitori dissociarsi e ora scoprire che era tutta una bufala.
Come si evince, la ricerca della verità è sempre una ricchezza, fare propaganda è antistorico, negare uno studio sociologico come quello proposto da noi è negazionismo, perseguire chi dissente è antidemocratico.
Il Comune di pordenone c’ha dato una lezione di come si possa tornare indietro di 70 anni in così poco tempo.

PNREBEL e NEA

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Solidarietà alla compagna denunciata dopo il presidio contro i cie a Gorizia

Apprendiamo che una compagna è stata denunciata dal sap (sindacato autonomo polizia), per aver letto durante il presidio contro i CIE, organizzato dalla Tenda della Pace a Gorizia lo scorso 7 gennaio, alcune testimonianze di migranti che hanno subito la detenzione (e la repressione) all’interno della struttura gradiscana.

ESPRIMIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETA’ ALLA COMPAGNA E A CHI E’ STATO E ANCORA E’ RECLUS* ALL’INTERNO DI CIE E CARCERI E CI BATTEREMO PER DAR VOCE A QUESTE PERSONE

qui il comunicato della Tenda della Pace
qui l’articolo del Piccolo

Per fare un po’ di revival visto che sono tutte invenzioni ripubblichiamo un video di qualche anno fa…

 

 

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Anche martedì 31 serata di approfondimento in via tolmezzo 87

Anche martedì 31 gennaio dedicheremo l’apertura settimanale della sede ad una serata di discussione collettiva.
Abbiamo raccolto la proposta di Andrea di raccontarci il suo percorso di studio e ricerca che riportiamo con le sue parole…
Vi aspettiamo ore 20.30 (puntuali)

 

“Ho pubblicato il mio primo libro, “Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d’Egitto e la sua cronologia” (Kimerik, Patti (Me)
2016) è stato pubblicato a luglio. Il secondo, “Exodus. Dagli Hyksos a
Mosè: analisi storica sui due Esodi biblici” (Altera Veritas, Roma 2016) a ottobre. In esso applico i miei studi di Storia che sto conducendo presso l’Ateneo veneziano “Ca’ Foscari” in Storia, in particolare del Vicino Oriente antico, II millennio a.C., delle lingue dell’area e del periodo, e delle religioni che lo interessano, unendo storia e antropologia. Mi occupo di esaminare le plurime interpretazioni del mito biblico. Questi studi, pur prettamente storici, antropologici e accademici, hanno dei risvolti politici e filosofici, come ogni metodo antropologico, sociologico, ermeneutico ed epistemologico, riguardo cui mi farebbe piacere avviare un dibattito, che trascenda la mera presentazione dei libri, da cui inizierei comunque l’incontro.
L’antropologia, che quivi applico a un contesto difficile, poiché per forza di cose diacronico rispetto al punto di vista dell’analista, è ontologicamente non neutra. Il sacro, per impiegare quella che già di per sé è una categoria nostra e non universalizzabile, è stato analizzato con punti di vista diversi dai colonialisti, i missionari, i neofascisti, i marxisti, i primitivisti, ecc. Un percorso che si interroghi sulla non neutralità della Storia e dell’antropologia, partendo da un caso di studio – l’Esodo ebraico – penso sia interessante da un punto di vista politico, sociale, di sinistra o libertario.
Cercare di studiare in maniera scientifica quanto concerne la Bibbia inoltre è già di per sé non neutro. Poi ovviamente in base all’interesse per i vari aspetti che tratto si può modificare l’orientamente della presentazione-dibattito.”

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Dimenticare Fukushima?

Venerdì 27 gennaio
ore 20.30 buffet di autofinanziamento
a seguire (indicativamente ore 21.00) presentazione del libro
DIMENTICARE FUKUSHIMA di Arkadij Filin
a cura di istrixistrix.noblogs.org

“La catastrofe di Fukushima non è mai esistita. Quale catastrofe? La frequentazione assidua dei disastri ce ne fa perdere la realtà. La vera catastrofe nucleare non sta nel fatto che tutto si fermi, ma che tutto continui. La bomba non ha distrutto il mondo ma ha aperto una nuova fase del dominio. Il terrore provocato dalla minaccia dell’apocalisse nucleare ha avuto un solo effetto: fossilizzare l’ordine delle cose. Venticinque anni di gestione sociale delle conseguenze di Cernobyl hanno affilato le armi della burocrazia negli ani 2010. Come ben sa, far scomparire la realtà sociale di una catastrofe è innanzitutto una questione di suddivisione dei tempi, una questione di agenda. Catastrofizzare, liquidare, evacuare, riabilitare, banalizzare, altrettanti episodi di uno sceneggiato destinato a farci dimenticare Fukushima.”

“Nè eroe, nè martire, Arkadij Filin è uno degli 800.000 liquidatori di Cernobyl. Le sue parole sono state raccolte da Svetlana Aleksevic in Preghiera per Cernobyl. Tre persone della generazione Cernobyl hanno scelto di prendere in prestito il suo nome per firmare questo libro. Esse si riconoscono nel suo senso di derisione, pur sull’orlo del baratro, nel suo atteggiamento disperato ma niente affatto rassegnato”

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Solidarietà ai collettivi UPinde e Argo in Slovenia

Sosteniamo la resistenza di Inde e Argo in quanto crediamo nell‘autorganizzazione e autogestione e ci opponiamo alla mercificazione della socialità e della creatività.
Occupazioni come queste sono per noi una ventata di aria fresca in una società che ci vuole sottomessi e passivi consumatori/trici.
Al contrario non lo sono i progetti di speculazione e gentrificazione che mirano a cacciare via da questi spazi la gente che li vive e li anima.

Esprimiamo la nostra solidarietà attiva ai/lle nostr* compagn* in questa lotta e per la difesa degli spazi occupati.

Affinità Libertarie

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Minaccia di sgombero anche per l’UPInde a Koper: SOLIDARIETA’

Dopo lo sgombero infame dell’Argo a Izola in Slovenia di cui abbiamo parlato qualche settimana fa,  un’ennesiama ondata repressiva contro gli spazi sociali autogestiti, rischia di colpire un altro posto occupato in slovenia.
Si tratta dell’ex fabbrica Inde a Koper.

Solidarizziamo e sosteniamo attivamente la resistenza delle compagne e dei compagni dell’UPI!

Traduzione del comunicato del collettivo UPI preso da qui
http://www.indeplatforma.org/asbestos-leaving-upi-remaining/

L’AMIANTO SE NE VA, UPI RIMANE

La Piattaforma Creativa Inde (UPI) dà il benvenuto alla bonifica dai rifiuti pericolosi (amianto, aghi usati) nell’area dell’ex fabbrica INDE. In ogni caso dichiariamo di non acconsentire allo svuotamento dei locali già risanati che dal 5 ottobre 2014 sono stati usati dall’ UPI. Crediamo che la bonifica dall’amianto sia fattibile senza interrompere le attività del collettivo.

Dall’ottobre 2014 abbiamo dato prova attraverso il coinvolgimento diretto e l’ampia risposta dei visitatori/trici che questo spazio è di enorme importanza nella regione. Come da premesse dell’UPI stiamo portando avanti un programma sociale (cibo per le persone svantaggiate, raccolta di beni per il sostentamento dei rifugiati etc) programma culturale (più di 300 concerti, tavole rotonde, mostre d’arte, proiezioni etc) un programma di formazione (incontri, laboratori, corsi pratici etc..) campagne ambientaliste, interventi di recupero, programmi sportivi (skate park, laboratori di danza, autodifesa, gare sportive e giornate dedicate allo sport) e così via..

Lo spazio dell’UPI rappresenta un trampolino per fornirsi strumenti di vita e nuove conoscenze. Tutto questo è stato portato avanti su base volontaria, senza costi, senza profitto e con grande quantità di impegno personale. Adesso con la Zona Autonoma Argo andata, c’è il pericolo che questa regione possa perdere l’ultimo di questi spazi che permette di esercitare la nostra creatività, il nostro potenziale sociale e critico secondo logiche non mercificatorie.

Oltre all’UPI diversi senzatetto ne hanno trovato uno all’interno della vasta area della fabbrica abbandonata. Con la chiusura di questo spazio rischiano di perdere il loro ultimo rifugio. DUTB sta quindi mettendo a rischio le loro vite durante i giorni più freddi dell’anno.

L’UPI occupa solo una piccola parte dell’area totale dell’edificio. I rifiuti tossici sono stipati in una parte relativamente lontana dell’edificio, così che è possibile rimuoverli senza che l’UPI debba sostendere le proprie attività e programmi. Non vediamo l’ora arrivi l’8 di febbraio, giornata in cui abbiamo messo in programma una serie di iniziative intitolate INDELETNICA#2 che festeggerà il secondo anniversario dall’inizio della nostra attività pubblica e di farlo in un ambiente completamente sicuro.

The Collective U.P. Inde

Comunicato di solidarietà della FAO/IFA International of Anarchist Federation

 

 

 

 

 

 

NO BANCHE, NO GOVERNI! BASTA SGOMBERI!
#Slovenia

Recentemente lo squat : Argo ad Izola (Slovenia) è stato sgomberato da una ditta di sicurezza privata e dalla polizia. Un altro squat UPInde nella vicina città di Koper è adesso sotto minacchia di sgombero. Entrambi gli spazi sono di proprietà della The Bank Assets Management Company (“Bad bank” creata dallo Stato).
In entrambi gli spazi i compagni della FAO-IFA sono attivi.
Nell’ultimo meeting della FAO-IFA avvenuto il 14/01 a Ljubljana è stata decisa la strategia per difendere lo spazio e pianificate altri livelli di impegno.
A tutti gli effetti questa è una chiamata di solidarietà!

nella foto sotto la delegazione della FAO-IFA con uno striscione con scritto
“Bad Bank – Bad Government giù le mani dall’ UP INDE & ARGO! FAO-IFA”

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