ROG (Ljubljana) eviction, 19th of January 2021

Apprendiamo dello sgobero del ROG, squat di Ljubljana e dell’arresto e ferimento di alcunx compagnx che vi sono opposti.
Solidarietà!
(del primo tentativo di sgombero nel 2016 parlammo qui
https://affinitalibertarie.noblogs.org/2016/06/10/solidarity-with-rog-ljubljana/

(english below)

AI NOSTRI COMPAGNI INTERNAZIONALI: INVITO ALLA SOLIDARIETÀ

Compagn*! Molte di voi ci siete state, avete combattuto e amato uno dei
due squat a Lubiana. Per 15 anni Rog è stato un centro di attività
politica nella città e nei movimenti internazionali. Oggi la fabbrica di
Rog è stata brutalmente sfrattata. Molte delle nostre compagne sono
state picchiate violentemente e arrestate. Chiediamo solidarietà in
tutto il mondo. Mostriamo agli oppressori di ogni tipo che stanno
scherzando con il movimento sbagliato!

XXX DICHIARAZIONE DELLA FABBRICA ROG SULLO SFRATTO XXX

Martedì, 19 gennaio 2021 alle 7 del mattino, i dipendenti della società
di sicurezza Valina sono entrati prepotentemente negli spazi della
Fabbrica Autonoma Rog. Con la violenza, usando la forza fisica, hanno
ferito alcuni dei suoi utenti e sfrattato tutti. Le nostre cose
personali, animali domestici e preziose attrezzature sono stati lasciati
all'interno, insieme a 15 anni di sogni, attività, progetti, avventure
ed esperienze comuni. La polizia ha innalzato recinzioni intorno a Rog e
ha iniziato a picchiare i sostenitori che si radunavano davanti al
cancello della fabbrica. All'interno del complesso i lavoratori hanno
demolito la maggior parte delle strutture laterali e fracassato le
finestre dell'edificio principale che è tutelato come patrimonio. Allo
stesso tempo stanno portando via, in un luogo sconosciuto, tutta
l'attrezzatura dal Rog. Più di 10 persone sono state trattenute in
custodia, tra cui alcuni dei feriti che necessitano di assistenza
medica. Non abbiamo accesso a loro né abbiamo informazioni su dove sono
stati portati.

Nell'ultimo decennio e mezzo centinaia di utenti hanno utilizzato la
Fabbrica Autonoma Rog per le proprie attività e migliaia di persone
hanno partecipato a vari eventi nei suoi spazi. Migranti, persone ai
margini della società, artisti che non hanno ceduto ai dettami della
cultura capitalistica, pattinatori, artisti dei graffiti, artisti del
circo e altri, che nonostante le pressioni della capitale, della
sicurezza municipale e della polizia, rendono questa città viva e
attiva, vita degna di essere vissuta.

Dall'apertura della fabbrica autonoma Rog il Comune di Lubiana non
tollera un fatto che si mostri specchio alla loro politica
gentrificatrice. Le loro politiche stanno trasformando la città in una
Disneyland per i turisti e stanno mettendo il profitto prima delle
persone. Questo è il motivo per cui hanno annunciato una guerra totale
contro di noi. Dopo anni di procedimenti giudiziari contro gli utenti
senza successo e pubblicamente impopolari, le autorità hanno deciso oggi
per un'irruzione violenta e una completa demolizione dello spazio.
Indipendentemente dal fatto che non abbiano idee o mezzi finanziari per
lo sviluppo futuro dell'area. Inoltre, non molto tempo fa le autorità
municipali hanno dichiarato pubblicamente di non avere alcun piano
concreto per Rog nell'attuale mandato. Non c'erano informazioni su
questo attacco ovviamente attentamente pianificato, nemmeno durante la
sessione di ieri sera del governo municipale. Dopo tutti questi anni di
attività e promozione pubblica del dialogo che il Comune ha da tempo
abbandonato, ci aspetteremmo almeno una scadenza decente per concludere
i nostri progetti in corso, proteggere i nostri averi e una discussione
costruttiva sui piani del comune sul potenziale sfratto degli utenti .
Invece, il Comune di Lubiana mentiva al pubblico, ai consiglieri eletti
e a noi.

L'attacco al Rog non avviene nel vuoto politico. Negli ultimi mesi
stiamo assistendo a vari attacchi alla società civile, Radio Študent,
Metelkova 6 e altri attori critici pubblicamente. In tempi in cui
l'impegno politico si riduce a un'esposizione pubblica volgare di
individui disobbedienti nei media di destra, anche le autorità
municipali hanno deciso di utilizzare mezzi ingannevoli sul territorio,
che si sta propagando come rifugio sicuro contro i governi attuali di
destra. Oggi il Comune di Lubiana ha dimostrato chiaramente da che parte
si trova veramente. Lo sgombero delle persone nel mezzo di una grave
epidemia è assurdo per il comune che vende continuamente la sua immagine
di capitale verde, sociale, culturale e solidale. Dopo la sua campagna
infruttuosa per la capitale europea della cultura con il motto
"Solidarietà", tutte le maschere sono finalmente cadute.

Cosa puoi fare a sostegno del Rog?
1. VIENI DAVANTI ALLA FABBRICA AUTONOMA ROG. Dimostriamo loro che non
siamo soli. Non possiamo lasciare che gli spazi autonomi cadano uno dopo
l'altro! L'attacco a una è l'attacco a tutte!
2. INVIARE UNA LETTERA DI PROTESTA A COMUNE E POLIZIA! PUBBLICALO
ONLINE! Devono essere ritenuti responsabili dei loro crimini, violenze,
profitti e corruzione. Non possiamo permettere che spazzino sotto il
tappeto i loro piani di lucro e gli atti controversi.
3. CONDIVIDI INFORMAZIONI, INVITA AMICI E COMPAGNI.

In questo momento non combattiamo solo per la nostra dignità.
Combattiamo per poter esistere in questa città. Combattiamo per tutto
ciò che non è capitalistico, gentrificato, privatizzato, educato,
ordinato; per tutto ciò che respira liberamente e non si lascia
catturare dalla logica del profitto che gestisce la nostra città comune.
Contro la sinergia opportunistica di fascisti, polizia, profittatori
comunali e il capitale!
Salviamo la Fabbrica Rog!
— “Naši napori v žrtvi in delu bodo razgibali mrtvo telo, in kar je strto ležalo v pepelu, bo kakor slap vzžuborelo v nebo. Poglejte, drugovi: iz naše moči se novo, bodoče življenje budi!”
TO OUR INTERNATIONAL COMRADES: CALL FOR SOLIDARITY
Comrades! Many of you have stayed, fought and loved one of the two
squats in Ljubljana. For 15 years Rog was a centre of political activity
in the city and in the international movements. Today Rog factory was
brutally evicted. Many of our comrades were violently beaten and
arrested. We are calling for solidarity all around the world. Let's show
the oppressors of all kinds they are messing with the wrong movement!
More information below.

XXX STATEMENT OF ROG FACTORY ABOUT EVICTION XXX
Today, on 19 January 2021 at 7 in the morning, employees of the security
company Valina have forcefully entered the spaces of Autonomous factory
Rog. Violently, using physical force, they injured some of its users and
evicted everybody. Our personal belongings, pets and valuable equipment
were left inside, together with 15 years of our dreams, activities,
projects, adventures and common experiences. Police has erected fences
around Rog and started to beat supporters gathering in support in front
of the factory’s gate. In the inside of the complex workers have
demolished majority of side structures and smashed windows on the main
building that is protected as heritage. At the same time they are taking
away, on the unknown location, all the equipment from Rog. More then 10
persons were held in custody, among them some of the injured that need
medical help. We do not have access to them and we don’t have
information on where all of them were taken.

In the last decade and a half hundreds of users have been using
Autonomous factory Rog for their activities and thousands of persons
have attended various events in its spaces. Migrants, persons on the
edge of society, artists that haven’t succumb to the dictate of
capitalistic culture, skaters, graffiti artists, circus artists and
others, who despite the pressures of capital, municipal security and
police, make this city alive and enable life worth living.
Since the opening of Autonomous factory Rog Municipality of Ljubljana
does not tolerate a fact that we show mirror to their gentrifying
politics. Their policies are transforming the city in a Disneyland for
tourists and putting profit over people. This is a reason why they have
announced a total war against us. After years of unsuccessful and
publicly unpopular legal prosecutions of users the authorities today
decided for a legally disputable, violent break-in and a complete
demolishing of the space. Regardless of the fact that they don’t have
any ideas or financial means for future development of the area. Even
more, not long ago municipal authorities have publicly stated that they
haven’t got any concrete plans for Rog in the current mandate. There
were no information about this obviously carefully planned attack, not
even on last night’s session of the municipal government. After all
these years of activities and public promoting of the dialog that the
municipality has long time ago abandoned, we would expect at least a
decent deadline to conclude our current projects, protect our belongings
and a constructive discussion on municipality’s plans on potential
eviction of users. Instead, Ljubljana municipality was lying to the
public, elected councilors and us.

The attack on Rog is not taking place in a political vacuum. In the last
months we are witnessing various attacks on civil society, Radio
Student, Metelkova 6 and other publicly critical actors. In times, when
political engagement is reduced to a low-minded public exposure of
disobedient individuals in right-wing media outlets, municipal
authorities have as well decided to use deceitful means on the
territory, which is propagating itself as safe sanctuary against the
current governments’ phalanx. Today, Municipality of Ljubljana has
clearly demonstrated on which side it really stands. Evicting people in
the middle of a severe epidemics is preposterous for the municipality
that is continuously selling its image as green, social, cultural and
solidary capital. After its unsuccessful campaign for European capital
of culture with a motto “Solidarity”, all masks have clearly finally
fallen.

What can you do in support of Rog?
1. COME IN FRONT OF AUTONOMOUS FACTORY ROG. Let’s show them that we are
not alone. We can’t let autonomous spaces fall one after another! Attack
on one is attack on all!
2. SEND A PROTEST LETTER TO MUNICIPALITY AND POLICE! PUBLISH IT ONLINE!
They have to be made responsible for their crimes, violence,
profiteering and corruption. We can’t enable that they sweep under the
carpet their profiteering plans and contentious acts.
3. SHARE INFORMATION, INVITE FRIENDS AND COMRADES.
Right now we don’t fight only for our dignity. We fight for being able
to exist in this city. We fight for everything that is not capitalistic,
gentrified, privatized, polite, tidy; for everything that breathes
freely and does not allow to be captured by the profit logic that
manages our common city.

Against the opportunistic synergy of fascists, police, municipal
profiteers and capital! Save Factory Rog!

also to read:
https://en.squat.net/2021/01/19/ljubljana-autonomous-factory-rog-evicted/

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Presidio al carcere di Trieste sabato 23 gennaio

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Un anno di lager di Stato, un morto ogni sei mesi nel Cpr di Gradisca

Da: https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2021/01/18/un-anno-di-lager-di-stato-un-morto-ogni-sei-mesi-nel-cpr-di-gradisca/

Non siamo appassionati di anniversari e ricorrenze, ma l’anno appena trascorso ha lasciato dietro di sé una lunga scia di morti uccisi dallo Stato e, per questo, ci ha lasciato anche alcune certezze.
Oggi, 18 gennaio 2021, è un anno esatto da una tra le prime di queste morti, quella di Vakhtang  Enukidze, ucciso nel Cpr di Gradisca, ammazzato, secondo i testimoni, dalle botte ricevute dalle guardie armate della struttura. A seguito della sua morte tutti i testimoni furono deportati, i loro cellulari sequestrati, la famiglia di Vakhtang Enukidze in Georgia subì forti pressioni per non prendere parte a un processo penale e, ad oggi, non è stato comunicato alcun esito ufficiale dell’autopsia sul corpo.
In soli sette mesi quindi ci sono state due morti nel Cpr di Gradisca, una a gennaio e una a luglio, e due morti nelle carceri regionali, un detenuto giovanissimo ad Udine ed un altro a Trieste, entrambi, secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), per “overdose”. A marzo nelle carceri italiane ci sono stati altri 14 morti, ufficialmente sempre per “overdose”, in seguito alle rivolte sviluppatesi in oltre 30 penitenziari – al grido di “indulto” e “libertà” – dopo la diffusione incontrollata del covid-19 al loro interno e l’annuncio della sospensione dei colloqui con i familiari.

Grazie al coraggio, alla testimonianza e ai video inviati dai reclusi del Cpr di Gradisca a gennaio 2020, sappiamo che Vakhtang è morto ammazzato dalle botte ricevute qualche giorno prima dai suoi carcerieri, mentre resisteva per rimanere fuori dalla cella a cercare il suo telefono. I giornali locali nel raccontare la vicenda hanno riportato fin da subito le parole del prefetto Massimo Marchesiello che, se in un primo momento blaterava di una “rissa tra detenuti”, poi è passato all’attribuire la morte a un “edema polmonare”, che evidentemente “colpisce” spesso chi viene pestato a morte, come successe anche a Stefano Cucchi.

È sempre solo grazie ai racconti dei detenuti del Cpr che si sa anche che il 14 luglio Orgest Turia è morto in seguito a un’overdose e un suo compagni di stanza è scampato alla stessa sorte. Allora, la prefettura goriziana, assieme alla sindaca Tomasinsig e al personale interno, ha dapprima diffuso la voce di una morte per rissa, poi ha sfruttato la narrazione infame dei detenuti tossici e dello spaccio di sostanze all’insaputa dei carcerieri. In realtà Turia non era tossicodipendente, era un uomo di origini albanesi, portato in Cpr una settimana prima perché era stato trovato senza passaporto.

Sedativi e psicofarmaci sono abbondantemente distribuiti all’interno del Cpr, come in ogni altra prigione, sia al fine di inibire e controllare gli individui più inclini a rivoltarsi sia perché le condizioni degradanti cui sono sottoposti i reclusi spesso li portano a chiederne essi stessi la somministrazione per sfuggire a una realtà quotidiana invivibile.

A Gradisca è incaricata di questo la cooperativa padovana Edeco, che quando non si occupa di asili nido è specializzata nell’ammassare migliaia di donne e uomini richiedenti asilo nelle strutture che “gestisce”, dove spesso si muore, come a Conetta (VE) dove nel 2017 trovò la morte una donna, Sandrine Bakayoko.

Lo scorso 20 novembre cinque detenuti presenti nel carcere Sant’Anna di Modena durante le rivolte dell’8 marzo scorso hanno presentato un esposto alla procura di Ancona per denunciare quanto hanno visto e subito in quei giorni. Hanno raccontato di centinaia di uomini in divisa che hanno puntato le armi contro i detenuti, sparando e uccidendone 9 e dei successivi pestaggi di massa sui prigionieri inermi, proseguiti anche durante i trasferimenti ad altre carceri.

Insomma, con buona pace di procure, prefetture, questure, tv e  giornali, l’overdose c’entra sempre poco. Il copione è sempre lo stesso: provare ad insabbiare l’accaduto, imbastendo alla svelta false verità ufficiali che stravolgono i fatti, trovare qualcuno da incolpare ( i detenuti stessi, criminali e tossici, vaghe regie esterne), terrorizzare e rimpatriare in fretta e furia i testimoni, come dopo la morte di Vakhtang e Orgest.

I parallelismi fra carceri e Cpr non finiscono certo qui: entrambi sono manifestazioni fisiche di oppressione, tortura, ricatto, isolamento, annichilimento e morte, entrambi destinati, nella grande maggioranza dei casi, a quella umanità “di scarto” che non vuole o non può piegarsi ai ricatti dello Stato e del capitale o che è nata con il documento “sbagliato”.

Che tutte quelle mura possano cadere.
Solidarietà ai/le prigionieri//e e a tutti/e i/le rivoltosi/e
A chi è o sarà in fuga dal CPR i nostri migliori auguri!

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Note urgenti contro la campagna militar-vaccinale

Da: https://ilrovescio.info/2021/01/12/note-urgenti-contro-la-campagna-militar-vaccinale/

Note urgenti contro la campagna militar-vaccinale

L’attuale campagna “militar-vaccinale”, pur non arrivando come un fulmine a ciel sereno, è un evento senza precedenti. Il silenzio al riguardo di parte “antagonista” (e anche, con rare eccezioni, anarchica) ci sembra un inquietante segno dei tempi.

Di sicuro stiamo pagando la scarsa attenzione – quando non addirittura l’appoggio – con cui in ambiti “di movimento” era stata affrontata l’introduzione delle vaccinazioni obbligatorie da parte del governo italiano per conto della Glaxo. Non solo rispetto alla medicalizzazione forzata che ha fatto all’epoca un importante balzo in avanti (e che ha preparato il contesto per l’attuale crociata medico-politico-mediatica contro chiunque esprima un parere anche solo blandamente dubbioso sui vaccini anti-Covid); ma proprio per l’accettazione del discorso dominante sul rapporto tra corpo, difese immunitarie e virus, che ha favorito le metafore apertamente belliche alla base dell’attuale gestione politico-sanitaria. Queste assenze e queste debolezze hanno contribuito a lasciar spazio alle più svariate tesi cospirazioniste su cui prolifera l’estrema destra. Ma l’attuale campagna di vaccinazioni non andrebbe contrastata solo per non lasciar spazio a (per mera reazione non si va mai lontano), bensì per la gravità delle sue conseguenze, dalle quale sarà molto difficile tornare indietro.

In questa campagna convergono gli enormi interessi dell’industria farmaceutica (pezzo importante della speculazione finanziaria e di tutto il “sistema del debito”, quindi dell’attacco alle condizioni di vita e di lavoro di miliardi di sfruttati) e la potenza propagandistica degli Stati. Assieme al vaccino si stanno inoculando dosi da cavallo di retorica nazionalista (“siamo il primo Paese in Europa per vaccinazioni eseguite”… un “primato” che vorrebbe cancellarne un altro, decisamente meno entusiasmante: “siamo il Paese con il maggior numero di morti per Covid”) e patriottica (“i sacrifici di tutta la comunità non possono essere vanificati dagli egoisti, dagli irresponsabili”, dai… disertori nell’ora del pericolo). La sostituzione del personale sanitario da parte dei militari per eseguire i tamponi – decisa, non a caso, in ambito NATO (1) – è diventata ora monopolio del Ministero della Difesa nella gestione della logistica per le vaccinazioni. Senza contare che il vaccino anti-Covid prodotto in Israele è stato realizzato nello stesso istituto dove si ricercano e sperimentano armi chimico-biologiche (2). Sotto l’imperio della paura, passa qualsiasi cosa: chiusura di siti contrari ai vaccini, radiazione dei medici dissidenti, silenzio imposto ai dubbiosi (non solo minacciando una dolorosa “solitudine morale”, ma potendo licenziare grazie alle clausole inserite da tempo nei contratti di lavoro di una Sanità aziendalizzata). Il messaggio è chiaro: se non lo accettate di buon grado per “spirito di responsabilità”, ve lo faremo accettare per forza. Magari non con un obbligo diretto, ma con la coercizione indiretta: il governatore della Campania ha già predisposto un nuovo tesserino sanitario che permetterà ai soli vaccinati di avere accesso a certi luoghi o servizi. Insomma, il sistema cinese del “credito sociale” si avvicina.

Benché siano, tutte queste, conseguenze materiali nient’affatto trascurabili, l’aspetto decisivo è un altro. Per capirlo bisogna partire da un dato che, nelle quotidiane cronache della paura e della speranza, non viene neanche minimamente accennato. Sia il vaccino Pfizer-BioNTech sia quello Moderna sono stati sviluppati grazie alla tecnica mRNA. Sono, cioè, vaccini basati sul cosiddetto editing genetico. Poche parole per spiegarlo (e invitiamo quei compagni da anni impegnati nella critica alle varie forme dell’ingegneria genetica ad approfondire meglio di quanto siamo in grado di fare noi con queste prime note). L’editing genetico – già il termine indica quanto tecnologie digitali e ingegneria genetica siano sempre più intrecciate – è quella tecnica che permette sia di riscrivere dal nulla il genoma di un organismo (grazie alla biologia sintetica) sia di “correggere” e modificare un genoma già esistente (l’editing in senso più stretto è proprio la riscrittura di un genoma). La tecnica più in voga è chiamata Crispr Cas/9, perché generalmente utilizza la proteina Cas9, ma per brevità viene indicata con la sigla CRISPR. Si tratta di minuscole “forbici” che possono tagliare e ricombinare le sequenze di DNA. Da anni questo tipo di ricerche – che in Cina sono già state condotte anche su embrioni umani impiantabili, aprendo scenari esplicitamente eugenetici – cercano di aggirare le sempre più rare contestazioni con l’argomento che, a differenza dei “vecchi” OGM, non si inserisce DNA esterno negli organismi, ma si riscrive quello esistente.

I vaccini normali contengono virus indeboliti o proteine distintive del virus che vengono purificate. Un vaccino mRNA (o RNA messaggero), invece, non inietta direttamente proteina virale, ma introduce materiale genetico sintetico che è in grado di codificare da solo la proteina virale, “traducendo” le “informazioni genetiche” nelle cellule dell’organismo. Come diversi immunologi e virologi non completamente allineati stanno dicendo, le reazioni del nostro sistema immunitario sono del tutto sconosciute, al punto che definiscono quelli di cui è partita la somministrazione in questi giorni “vaccini-chimere”. Per dirne una, i vaccini basati su vettori virali possono ricombinarsi con virus presenti in natura e produrre degli ibridi con trasmissibilità e virulenza indesiderate, provocando mutazioni di virus e aumentando la loro patogenicità. Per dirne un’altra, possono provocare malattie autoimmuni. Solo in un mondo digitale in cui tutto è Informazione si può pensare che riscrivendo un pezzo di DNA non se ne possa modificare il “discorso” complessivo (cioè il suo delicato equilibrio). D’altronde, quando il sistema immunitario viene paragonato a un corpo di polizia da compattare di fronte al Nemico, si capisce bene a cosa si stia riducendo la visione del soggetto vivente.

Se teniamo presente che finora nessun farmaco basato sulla tecnologia mRNA è mai stato approvato, anche dopo anni di sperimentazioni cliniche, dai cosiddetti organi di controllo; che gli attuali vaccini mRNA sono stati autorizzati pur avendo alle spalle solo tre mesi di sperimentazione (cosa mai successa nella storia, certo abbondante di aberrazioni, dell’industria farmaceutica); che tre dei 15 soggetti umani sottoposti alla sperimentazione ad alte dosi del vaccino Moderna hanno avuto sintomi gravi e significativi dal punto di vista medico (3) (attenzione quando in televisione annunciano che il vaccino è sicuro al 90 per cento. Che significa? Che ha una copertura del 90 per cento? oppure che i suoi effetti sono noti al 90 per cento? Nel secondo caso, teniamo presente l’ordine di grandezza: il 10 per cento di 3 o 4 miliardi di vaccinati sono trecento o quattrocento milioni di persone); che gli effetti di un test spesso si vedono a distanza di molti mesi; che Pfeizer-BioNTech, e Moderna, e gli altri che si aggiungeranno al colossale banchetto godono dell’immunità legale e quindi non possono essere citati in giudizio nel caso in cui il nuovo vaccino abbia effetti collaterali dannosi o provochi addirittura la morte; ebbene possiamo concludere, senza tema di passare per “complottisti”, che questa è la più vasta sperimentazione medica di massa della storia. Nonché un formidabile cavallo di Troia per l’ingegneria genetica, la cui applicazione non conosce ostacoli (se non quelli, esterni ad essa, della contestazione attiva). Dopo che ci ha “salvato la vita” di fronte al Covid, come rifiutare l’editing genetico, ad esempio, nella procreazione? Come è stato ben riassunto: «Non esistono limiti per coloro che non hanno princìpi».

Si potrebbe anche aggiungere qualcosa sulla tedesca BioNTech (il nome stesso non suggerisce niente?), a cui si deve la creazione del vaccino mRNA contro il Coronavirus. Nata nel 2008, l’azienda è stata quotata in borsa nel settembre 2019, poco dopo aver stretto un accordo di collaborazione sull’editing genetico in campo farmaceutico con la Fondazione Melinda e Bill Gates. Il gigante Pfizer – come ormai avviene di norma con i cosiddetti Big Pharma – ha comprato e fatto fruttare il lavoro svolto da altri. Si tratta di un’informazione utile se non viene isolata dal contesto. La maggiore attività di ricerca in ambito farmaceutico viene svolta da istituzioni pubbliche. Quando le ricerche – il cui indirizzo è esso stesso condizionato dai finanziamenti – dànno risultati promettenti, le multinazionali, forti della loro potenza finanziaria, brevettano e quotano in borsa i farmaci del futuro prima ancora che questi vengano sperimentati.

I vaccini mRNA anti-Covid, verso i quali l’attesa creata nelle popolazioni era inferiore solo all’ingordigia finanziaria di accaparrarsene i brevetti, hanno accelerato in maniera impressionante questo processo biomedico e speculativo già in atto da tempo. Sono oggi un’arma formidabile nelle mani degli Stati per non modificare in nulla un sistema sanitario pubblico al collasso (dei 196 miliardi previsti del Recovey plan, ad esempio, alla Sanità ne andranno circa 10, cioè meno di un terzo dei fondi tagliati negli ultimi dieci anni). Per liquidare ogni discussione sulle cause strutturali di questa epidemia (e delle altre che seguiranno). Per nascondere, dietro il trionfalismo del Rimedio, le responsabilità economiche, politiche e sociali. E per ritardare il più possibile il rischio di pagare il conto per le conseguenze che la gestione dell’epidemia ha avuto e avrà sulla vita di miliardi di persone.

Quello della mera efficacia è un criterio del tutto fuorviante per valutare uno strumento, una soluzione, una tecnica. Per poter stabilire se qualcosa è “efficace”, questo qualcosa si deve già essere realizzato. La teoria, gli ideali, i princìpi orientativi, l’etica, la capacità immaginativa – vale a dire proprio le facoltà umane che lo sviluppo tecnologico cerca con ogni mezzo di soppiantare – servono per chiedersi se certe azioni siano giuste, utili, desiderabili ecc. prima che esse vengano compiute. Se la vaccinazione di massa anti-Covid producesse conseguenze sanitarie disastrose, accertarlo dopo sarebbe troppo tardi. Lo stesso per la creazione di virus ancora più pericolosi e letali. Se invece fosse un “successo”, essa ci farebbe sprofondare ancora di più nell’ingegneria genetica, cioè nel mondo degli uomini-macchina e della Natura-Lego.

Siamo arrivati ad un punto in cui ciò che a noi sembra da irresponsabili è proprio accettare speranzosi oppure seguire la logica “lasciamo passar la nottata” e poi riprendiamo il conflitto. Questa nottata non passa da sola. La pace sociale è ogni giorno di più uno scrigno di sciagure.

Tre postille

Nel coro di promozione della campagna militar-vaccinale non poteva mancare il Papa. Rifiutare di vaccinarsi sarebbe, per il Pontefice, una forma di “negazionismo suicida”. “Negazionismo” – questo ignobile accostamento alla negazione dello sterminio degli ebrei e dell’esistenza storica delle camere a gas – non vale più solo per l’epidemia da Covid, ma anche per le “soluzioni” statal-capitalistiche adottate. Per non essere “negazionisti”, insomma, bisogna accettare il pacchetto completo delle verità rivelate dall’alto. Che in questo caso confinano – è proprio il caso di dirlo – con i miracoli. Essi sono almeno di tre tipi.

1) Per la prima volta nella loro storia congiunta, i profitti del grande capitale e la potenza degli Stati sarebbero volontariamente al servizio dell’umanità. Quelle stesse multinazionali farmaceutiche al centro fino all’altro giorno di scandali più o meno duraturi per aver aumentato di duemila volte il prezzo di mercato di alcuni “farmaci salva-vita”, o per aver nascosto per quindici anni che l’assunzione di un anti-epilettico provocava gravi malformazioni nei feti, improvvisamente diventano insospettabili benefattrici. Che poi le verità trasmesse a reti unificate corrispondano in tutto e per tutto a quello che è forse il più grande business della storia, è solo una pura coincidenza. Un miracolo, non c’è che dire.

2) Stati e capitalisti rimangono quelli di sempre. Ma in questo caso, la congiuntura storica creata dall’epidemia da Covid-19, ha fatto coincidere potenza e profitti stratosferici, da un lato, e la volontà di sopravvivere al virus da parte di miliardi di esseri umani schiacciati o lasciati da parte fino a ieri, dall’altro. Sono l’Umanità, la Responsabilità, la Solidarietà che hanno piegato quei profitti e quella potenza ai propri fini. E anche questo, si converrà, è un miracolo.

3) Non bisogna vaccinarsi per proteggere se stessi – ripetono politici, scienziati e il portavoce di Dio sulla Terra. Questo sarebbe banale “egoismo”. No, bisogna farlo per gli altri, per senso etico, per responsabilità, per spirito comunitario. Così, centinaia di migliaia di persone che non hanno mai mosso un dito per il prossimo – morisse pure di fame, annegato nel Mediterraneo o sotto le bombe occidentali – improvvisamente sono disposte a fare qualcosa per gli Altri, anche assumendosi consapevolmente la propria dose di rischio. Se non è un miracolo, certo è una conversione che gli assomiglia.

1) https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2020/10/assumere-piu-personale-sanitario-no.html

2) https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2020/11/arriva-il-vaccino-anti-covid-lo-produce.html

3) https://www.globalresearch.ca/moderna-covid-vaccine-trials/5713705

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Contro lo Stato e le sue stragi

Posted in General | Commenti disabilitati su Contro lo Stato e le sue stragi

Streghe Vol(A)nti(nanti) sui muri di Udine

Violenza di genere: i dati italiani del 2020 sono un susseguirsi di percentuali aggravate dalla solitudine e dalla chiusura sociale. 

Mentre durante il lockdown  a livello nazionale  la violenza di genere in ambito familiare e domestico ha raggiunto nuovi tristi primati numerici, non sono nemmeno mancati gli episodi di stupro o tentata violenza ai danni delle donne a livello locale

Ricordiamo e riportiamo all’attenzione pubblica lo stupro di Capodanno, quello di ferragosto a Lignano, il tentativo di stupro all’ospedale di Udine avvenuto qualche settimana fa ai danni prima, di una donna in attesa di cure al pronto soccorso e poi, di una donna anziana ricoverata in un reparto, il recente episodio di via Cividale a Udine, dove all’inizio di Novembre cinque uomini tentavano di stuprare una donna e venivano fermati da un altro uomo che si trovava casualmente sul luogo.

Paradossale e al tempo stesso emblematica della logica che tiene in vita la cultura dello stupro é la narrativa di quest’ultima vicenda proposta dalla stampa locale, che preferisce mettere in risalto il carattere eroico dell’intervento da parte dell’uomo, il quale accorre a scongiurare l’aggressione, piuttosto che soffermarsi sulla gravità in sé dell’atto di violenza perpetrata ai danni della ragazza.  

Non sarà certo un caso che non ci si dilunghi sull’identita e nazionalità degli aggressori, in quanto evidentemente non strumentale al consueto discorso di criminalizzazione dello “straniero” e perciò non funzionale alle solite politiche razziste che alimentano liberticide politiche securitarie.

La violenza eteropatriarcale non va a colpire solo le persone che si identificano come donne, ma tutte le persone che non rientrano nella divisione binaria dei generi e degli orientamenti sessuali, come le persone lesbiche, trans, queer o qualsiasi altra identità di genere che in questa società viene marginalizzata e soffocata.  

Come é impensabile separare le violenze su persone di colore e/o immigrat* dal contesto politico razzista in cui vengono attuate e subite, così é fondamentale comprendere che ogni atto di violenza sessista, omofoba, transfobica, non fa altro che riaffermare il potere eteropatriarcale e il dominio degli uomini sui corpi delle donne e delle persone lesbiche, trans, queer o qualsiasi altra individualità oppressa perché appartenente ad una categoria diversa dal modello universale maschile eterosessuale. 

Ribadendo che non sentiamo assolutamente il bisogno di farci proteggere da uomini-eroi (con o senza divisa), ma anzi rifiutando completamente questa logica che relega l’aggressione a un fatto quasi di sfondo e che ne pone in secondo piano la matrice sessista, esprimiamo solidarietà verso tutte le vittime di violenza eteropatriarcale, lesbofobica e transfobica. 

La cultura dello stupro colpisce ogni donna, lesbica, persona trans, gay, queer. 

Lo stupro di una donna, di una persona lesbica, trans, gay, queer è un atto di violenza, terrore e limitazione rivolto a tutt*. 

Inchiodiamo gli uomini e le istituzioni alle loro responsabilita’ e identifichiamo in queste ultime le vere fautrici di una violenza strutturale a cui ci opponiamo come soggettivita’ antirazziste, antifasciste e antisessiste.  

Mentre scriviamo questo, probabilmente già non esaustivo, elenco di atti di prevaricazione violenti, apprendiamo di un altro femminicidio in provincia di Pordenone, quasi a sfottò, proprio il giorno contro la violenza maschile sulle donne.

La MERDA FEMMINICIDA L’omicida ci ha pure provato a parlare di black out  e i media non hanno lesinato ad usare queste parole quasi per minimizzare la responsabilità del gesto. E poi…nemmeno 24 ore dopo, l’ennesimo atto di revenge porn ai danni di una donna che non ne vuole sapere più di un uomo e che si ritrova minacciata di essere buttata on line nuda.

BASTA!

Non perdoniamo e non ci lasciamo sottomettere e rivendichiamo
l’autodifesa femminista!

Patriarcato: gioiremo solo quando sarai bruciato!

Streghe vol(A)nti(nanti)

 

 

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UN’UNICA CERTEZZA

2 settimane di mobilitazione a sostegno degli anarchici e delle anarchiche sotto processo.

Oggi assistiamo ad un inasprimento della repressione facilitato dall’emergenza sanitaria COVID-19 e, di conseguenza, ad un attacco a tutte le forme di conflittualità compreso il movimento anarchico.
Centinaia di compagni e compagne sono e saranno a breve processati per diverse operazioni repressive portate avanti dalle Procure: Scripta Manent, Panico, Ritrovo, Bialystok, Lince, Renata, Scintilla, Prometeo, il processo del Brennero, il processo per l’attacco alla sede della Lega di Treviso.
A governare sembrano di fatto Confindustria, la direzione Antiterrorismo e  l’Antimafia, e lo Stato si concentra nel cancellare la pratica dell’azione diretta e persino il pensiero sovversivo.
E allora, collegare le epidemie al saccheggio capitalista del pianeta diventa una premessa di “terrorismo”, così come ogni forma di mobilitazione può diventare un “reato associativo”.
Quando il conflitto assume la forza della rivolta – come è successo a marzo nelle carceri – la risposta dello Stato ricorda i tempi di Dalla Chiesa: irruzioni armate di guardie e carabinieri, pestaggi sistematici e una vera e propria strage con la morte di 15 prigionieri.

L’Amministrazione Penitenziaria sparpaglia e isola rivoluzionari e ribelli nei diversi gironi del sistema carcerario, impedisce ogni contatto con l’esterno e la presenza fisica degli imputati nei processi con l’uso della videoconferenza. Ma anche estende a tutti i prigionieri alcune prassi detentive che caratterizzano il regime 41 bis, tra tutte colloqui ridotti con divisori in plexiglass, censura sulla corrispondenza, chiusura delle celle.
Le procure dal canto loro, ricostruiscono la storia del movimento anarchico dividendo le pratiche rivoluzionarie in “accettabili” e “terroristiche”.

La forza del reame è la debolezza delle lotte. Un sistema che produce solo sciagure sociali, economiche, ambientali si regge sulla paura e ricorre ogni giorno di più al linguaggio della guerra.
Proponiamo quindi due settimane di mobilitazione dal 9 al 24 novembre.

IN SOLIDARIETÀ AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE SOTTO PROCESSO
CONTRO LA DIFFERENZIAZIONE E L’ISOLAMENTO CARCERARIO
PER RICORDARE I MORTI NELLE CARCERI
PER RISPONDERE AI NUOVI CONFINAMENTI E AL COPRIFUOCO

Perché la fiaccola della rivolta non si spenga mai e sempre nuove mani siano pronte ad afferrarla.
In un presente incerto – per noi, ma anche per i padroni – l’unica certezza è che resistere e contrattaccare è giusto.

CONTRO IL CARCERE E PER LA LIBERAZIONE DI TUTTI E TUTTE LE PRIGIONIERE

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No ai licenziamenti politici! Presidio di solidarietà – Udine – 19 ottobre

Riceviamo e diffondiamo esprimendo solidarietà al compagno colpito da questa vicenda!

No ai licenziamenti politici! Presidio di solidarietà – Udine – 19 ottobre

Il 10 febbraio scorso un compagno dell’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione ha ricevuto la lettera di licenziamento dalla cooperativa sociale presso la quale lavorava da molti anni.
Federico è stato licenziato per rappresaglia, perché in questi anni ha continuato a difendersi dalle condotte autoritarie e a contrastare le logiche di dominio e sfruttamento di quelle organizzazioni che si dicono “laboratori di democrazia” ma che come tutti i padroni creano solo miseria e disperazione.
Lunedì 19 ottobre presso il tribunale di Udine, si svolgerà l’udienza a seguito dell’impugnazione del licenziamento, perché la cooperativa sociale Aracon lo ritiri.

L’appuntamento per un presidio in solidarietà a Federico, per chi vuole continuare a lottare e resistere contro la repressione, è davanti al tribunale di Udine, in Largo Ospedale Vecchio, lunedì 19 ottobre a partire dalle 10.30.

COOP SOCIALI E TERZO SETTORE = SFRUTTAMENTO E REPRESSIONE!

Assemblea Permanente contro il carcere e la repressione

Udine-Trieste, 12 ottobre 2020

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Mobilitazione in solidarietà con gli/le anarchici/che sotto processo | 9-24 Novembre 2020

Nei mesi autunnali saranno diversi i processi che coinvolgeranno centinaia di anarchici e anarchiche.
In queste inchieste PM e giudici vogliono processare l’ideale anarchico. Ridurre le differenti tensioni e pratiche in farraginosi schemi giuridici – come l’odiosa e patetica divisione tra un anarchismo “buono” e uno “cattivo” – ha lo scopo di reprimere con decenni di carcere chi lotta.
In un periodo storico in cui le condizioni di vita imposte sono sempre più dure è fondamentale lottare. Rispondere alla violenza dello Stato, al regime di oppressione che vorrebbe imporre e al tentativo di attaccare chiunque esprima solidarietà a chi ha già scelto da che parte stare.
Porteremo alle nostre compagne e ai nostri compagni vicinanza e complicità ma non solo nelle aule di tribunale: lanciamo due settimane di mobilitazione dal 9 al 24 novembre, un’occasione per creare momenti di solidarietà attiva nelle piazze, nelle strade e ovunque si voglia esprimere.

AL FIANCO DI TUTTE LE ANARCHICHE E GLI ANARCHICI SOTTO PROCESSO
CONTRO IL CARCERE E PER LA LIBERAZIONE DI TUTTI/E I/LE PRIGIONIERI/E

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DAL CARCERE DI TERNI: PROTESTA IN SOLIDARIETA’ AGLI ANARCHICI BEPPE E DAVIDE

DAL CARCERE DI TERNI: PROTESTA IN SOLIDARIETA’ AGLI ANARCHICI BEPPE E DAVIDE

Inizio di uno sciopero del carrello della durata di 2 settimane, dal 19 di Ottobre al 1 Novembre.

Stiamo assistendo da parte dello Stato ad un attacco su più fronti alle pratiche di solidarietà:

Viene colpito chi manifesta la propria solidarietà a prigioniere e prigionieri in lotta. Viene colpito chi dentro il carcere risponde alle provocazioni dei secondini e chi riceve solidarietà per le lotte intraprese. Viene colpito chi ha partecipato alle rivolte e alle proteste nelle carceri degli ultimi mesi, rivolte che in Italia hanno registrato 14 morti, con rappresaglie che vanno dai pestaggi e le sanzioni disciplinari fino ai processi con accuse in alcuni casi perfino di devastazione e saccheggio.

Durante l’emergenza Coronavirus e le rivolte lo Stato ha seppellito ancora di più noi detenuti/e in bare di cemento armato e sbarre, trattandoci come topi in una nave che affonda e isolandoci completamente dal mondo tagliando tutti i pochi ponti che ci collegavano con l’esterno. Le condizioni di vita nelle carceri italiane e il fuoco che cova costantemente sotto le ceneri unite a ciò che stava accadendo ha fatto in modo che la situazione diventasse a molti e molte insopportabile. Senza le rivolte delle persone recluse probabilmente oggi tutti noi saremmo di fatto completamente isolati nelle carceri, senza la possibilità di contatto con i nostri cari, con i nostri affetti, persino con i/le nostri/e avvocati/e.

Come anarchici non scordiamo le responsabilità dello Stato e della società capitalista: lo stile di vita consumista è la causa principale di questa pandemia che ha inasprito l’isolamento sociale, il razzismo, il patriarcato, tanto dentro le carceri che fuori di esse, così come lo sfruttamento sfrenato, l’inquinamento e l’avvelenamento che continuano a compromettere le possibilità di una vita degna per tutto questo pianeta.

Per tutti questi motivi rinnoviamo la nostra solidarietà a chi si ribella e che lotta, tanto dentro le carceri quanto nel mondo intero, e a tutte le individualità anarchiche indagate, prigioniere, quelle colpite da misure restrittive della libertà e a quelle latitanti, in special modo ora che dobbiamo affrontare i numerosi processi per terrorismo che sono la conseguenza della lotta anarchica portata avanti con passione e determinazione.

 

Per tutti questi motivi noi anarchici della sezione AS2 di Terni comunichiamo che cominciamo uno sciopero del carrello della durata di 2 settimane, dal 19 Ottobre al 1 Novembre per esprimere solidarietà all’anarchico Beppe, rinchiuso in maniera punitiva nella sezione protetti del carcere Pavia chiedendo che venga trasferito, e all’anarchico Davide Delogu, rinchiuso nel carcere di Caltagirone e sottoposto all’art. 14 bis per il suo atteggiamento ostile alla domesticazione del carcere, chiedendo che venga tolto dall’isolamento e revocato il regime detentivo vessatorio a cui è sottoposto da tempo.

 PER LA DIFESA E LA PROPAGAZIONE DELLE PRATICHE DI SOLIDARIETA’

PER L’ANARCHIA!

Carcere di Terni, sezione AS2, Settembre 2020

(data di invio della lettera: 23/09/2020)

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CPR DI GRADISCA: L’ITALIA DEPORTA PERSONE ARRIVATE IN BARCA A LAMPEDUSA DA GRADISCA + MANCATO SOCCORSO + MINACCIA DI TRASFERIMENTO A PONTE GALERIA

Con richiesta di massima diffusione:

CPR DI GRADISCA: L’ITALIA DEPORTA PERSONE ARRIVATE IN BARCA A LAMPEDUSA DA GRADISCA + MANCATO SOCCORSO + MINACCIA DI TRASFERIMENTO A PONTE GALERIA

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PESTAGGI E FERITI NEL CPR DI GRADISCA – notte 14/08

Riceviamo e riportiamo, con richiesta di massima diffusione:

PESTAGGI E FERITI NEL CPR DI GRADISCA – notte 14/08

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SITUAZIONE INSOSTENIBILE: CHIUDERE SUBITO IL LAGER!

Riceviamo e diffondiamo:

SITUAZIONE INSOSTENIBILE: CHIUDERE SUBITO IL LAGER!

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Vittima della violenza dei carabinieri di Piacenza internato in CPR

Quella che segue è la storia di H. rinchiuso nel CPR di Gradisca dal 12 luglio. Una storia  emblematica di come il sistema del rimpatrio e della detenzione amministrativa in Italia sia in realtà un tritacarne di vite umane. Questa storia però ha qualcosa di diverso dalle altre, perché si intreccia con l’inchiesta sui carabinieri della caserma Levante di Piacenza.

Come riportato in numerosi articoli di stampa facilmente reperibili online, H. viene fermato nell’ottobre 2017 in un parco della sua città assieme alla sua ragazza, e viene portato nella caserma dei carabinieri. La città è Piacenza, la caserma quella di Levante, salita agli onori delle cronache perché lì dentro i carabinieri tenevano le fila del traffico di droga della città, torturavano e arrestavano illegalmente.

Secondo quegli articoli, H. viene arrestato dai carabinieri, che lo riempiono di botte (e ora per questo sono indagati) e gli mettono dell’hashish in tasca, accusandolo di spaccio. I carabinieri di Piacenza possono così vantare l’arresto di uno spacciatore, e H. a causa di quei fatti finisce in carcere per quattro mesi.

Poco dopo essere scarcerato, il 12 luglio scorso, viene portato nel CPR di Gradisca. Viene tenuto in isolamento per settimane in una cella senza nemmeno un materasso su cui dormire. Si ritrova con una grossa cisti in testa, vorrebbe essere visitato da un medico, ma le sue richieste rimangono inascoltate. Minaccia di tagliarsi la cisti con un rasoio: “almeno così mi porteranno in ospedale”, dice.

Il 4 agosto H. viene portato dal Giudice di Pace che deve convalidare il rinnovo del trattenimento nel CPR emesso dal Questore di Gorizia. È fiducioso, nel frattempo la verità è venuta a galla e se ne parla su tutti i media. Ma il buon senso, la ragione e la giustizia non abitano in quel tribunale. Da quando il CPR di Gradisca è stato aperto gli avvocati degli internati ci hanno segnalato numerosi casi di persone che avrebbero potuto o dovuto essere liberate, ma sono state costrette a rimanere rinchiuse, perché il giudice La Licata convalida quasi sempre i trattenimenti. Per H. sentenzia 45 giorni di trattenimento.

Lui non si capacita della cosa, durante la notte sale sul tetto di una struttura dentro il CPR, circondato da decine di agenti che lo inseguono. Poi scivola, cade giù, si frattura una mano. Passa molte ore a urlare dal dolore, ma non viene portato in Pronto soccorso, e la sua avvocata è costretta a telefonare e insistere perché venga visitato in ospedale.

H. nel CPR non dovrebbe starci, così come non dovrebbero starci tutti gli altri reclusi; lui, in più, è parte lesa e dovrà testimoniare al processo di Piacenza.

Purtroppo tutto questo avviene quando i fatti di quella caserma dei carabinieri sembrano già dimenticati, mentre manipoli fascisti irrompono in Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, il quale asseconda le loro richieste azzerando i fondi destinati all’integrazione delle persone straniere, e sui social si invocano i forni crematori per le persone che precise scelte politiche assembrano a centinaia dentro caserme dismesse, per poi denunciare a gran voce il pericolo dello straniero untore.

Noi però non dimentichiamo, la storia di H. è scritta nero su bianco, nessuno potrà dire di non sapere. Se H. verrà deportato contro la sua volontà nel suo Paese d’origine, se gli succederà qualcosa dentro al CPR, se non verrà liberato, ci ricorderemo che lui era testimone e parte lesa in un processo che ha tra gli imputati dei cosiddetti servitori dello Stato.

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DEPORTAZIONI DAL CPR E NUOVI VIDEO DA DENTRO – Aggiornamenti del 30.07.2020

Riceviamo e diffondiamo

DEPORTAZIONI DAL CPR E NUOVI VIDEO DA DENTRO – Aggiornamenti del 30.07.2020

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REPRESSIONE E BOTTE ORA AL CPR – AGGIORNAMENTI DEL 26 LUGLIO 2020

Al Cpr di Gradisca negli ultimi giorni ci sono stati altri incendi e molti dei reclusi hanno subito una repressione molto violenta. Uno di loro è stato allontanato per essere picchiato e ed è stato costretto a dormire su una rete di ferro senza materasso.

In seguito a questo ennesimo episodio di violenza da parte dei poliziotti, la quasi totalità dei reclusi delle zona Blu del Cpr, una cinquantina di persone, è entrata in sciopero della fame.

Ci raccontano che le f.d.o. hanno punito quasi tutti gli scioperanti con botte pesantissime: un ragazzo tunisino, in particolare, è stato portato all’ospedale e nel corso della mattinata sono arrivate almeno due ambulanze per altri detenuti a cui è toccata la stessa sorte.

Da quello che ci raccontano dall’interno del centro, le telecamere sono state oscurate, per non far rintracciare alcuna prova dei fatti, e le persone sono state portate in un luogo isolato prima di essere picchiate.

Riceviamo delle foto che testimoniano quanto accaduto, ma ci viene chiesto esplicitamente di non pubblicarle per non mettere in pericolo le persone coinvolte e per non far preoccupare ulteriormente le loro famiglie.

M., un ragazzo egiziano è stato picchiato dalle guardie in seguito agli incendi poi si è autolesionato per protesta.

Un altro ragazzo egiziano da due settimane soffre di un fortissimo mal di denti, ma non ha ancora ricevuto alcuna assistenza medica.

Ci raccontano poi che quando Orgest Turia è morto in CPR e H. è andato in terapia intensiva, i quattro compagni di cella e testimoni sono stati trattenuti in una stanza per 24 ore senza cibo. Uno di loro è stato buttato a terra e preso a calci perché aveva osato uscire dalla cella per andare in bagno senza chiedere permesso.

Recentemente, è diventato più pericoloso filmare quello che avviene dentro il CPR e inviarlo fuori.

In generale, i detenuti ci parlano di condizioni esasperanti e di trattamenti mai subiti, nemmeno in carcere, per chi di loro ci è stato. Molti di loro non riescono a dormire, né a mangiare. Gli incendi per protesta sono all’ordine del giorno e molti di loro finiscono per respirare molto fumo e stare male anche per questa ragione. Stando a quanto ci raccontano, le conseguenze per gli atti di protesta sono quasi sempre pestaggi da parte delle guardie del centro e vari atti intimidatori, tra cui denunce per resistenza a pubblico ufficiale o danneggiamento.

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FINE DI UNA TRAGEDIA, CON UN ARRESTO E CON UN ESTINTORE APERTO SUL VOLTO DI UNA PERSONA

Scriviamo quest’articolo per spiegare la tragedia che sta dietro all’arresto di un recluso nel CPR di Gradisca, apparso ieri su un quotidiano sotto l’ignobile sottotitolo «Lì dentro delinquenti ex carcerati». Invitiamo a leggere fino in fondo e diffondere. Ci troviamo ormai senza parole per descrivere quanto la realtà dentro i CPR venga storpiata dai media, che, descrivendola attraverso la voce di poliziotti o altre persone di parte, assumono un ruolo essenziale nella costruzione di un immaginario falso attorno al lager e alle persone recluse, legittimando quindi la sua esistenza e concimando il razzismo più becero.

Cos’è successo?

I reclusi ci raccontano che da alcune settimane sono entrate molte persone nel CPR “appena arrivate in Italia” e che non parlano italiano. Da alcuni quotidiani locali leggiamo che si potrebbe trattare di persone in arrivo dalla rotta balcanica, da dentro invece ci dicono che vengono da Lampedusa.

Tra questi c’era R. un ragazzo egiziano, ora in arresto. Molti detenuti ci parlano di lui da giorni, preoccupati per la sua sorte. Finora non siamo riuscite a riportare le loro voci riguardo a questa storia, perché nel frattempo nel CPR è morto Orgest Turia e il suo compagno di cella, H., è stato salvato in extremis. H. ora si trova in ospedale, ma vogliono rinchiuderlo di nuovo dentro il CPR, contro la sua volontà e quella di tutti i familiari, che sono certi che non mangerebbe niente se entrasse, per lo shock e la paura che gli succeda un’altra volta la stessa cosa.

Torniamo a R. Da quello che ci raccontano, R. è uscito dalla zona di quarantena verso l’11 luglio, non parlava italiano, era appena riuscito ad arrivare in Italia ed era molto stressato per due ragioni: gli era stato tolto il cellulare e aveva un forte dolore ai denti ma, a quanto ci dicono, le sue richieste non venivano ascoltate.

Ci dicono che il 15 luglio R. inizia a protestare vivacemente e che per questo gli viene finalmente data attenzione, ci riferiscono che gli viene detto che verrà avvisato il capo e quindi lui aspetta questo colloquio.

Il colloquio però non sembra arrivare. Tra il 16 e il 18 luglio, ci raccontano che nella sua cella scoppiano dei piccoli incendi, in cui lui si brucia un braccio. Ci dicono che viene denunciato per danneggiamento e gli altri detenuti continuano a dire che lui non deve stare lì, che non ha senso perché è appena arrivato in Italia e che ha bisogno del suo cellulare.

Il 19, durante il giorno, la rabbia di R. esplode, ci raccontano che si trova nella cella con gli altri reclusi, mentre gli operatori e i militari si trovano protetti dall’altra parte delle sbarre. Nei video di quei momenti si sente chiaramente qualcuno tra questi ultimi che gli dice “Adesso ti arriva il telefono, va bene? […] se io ti prometto qualcosa la mantengo va bene?”; i reclusi vicini a R. invece cercano di tranquillizzarlo: “Non ti preoccupare, va bene”, sanno che R. è psicologicamente instabile per la situazione in cui si trova. Ripetono che R. sta impazzendo e che ha iniziato anche a dormire fuori, per terra.

Ci raccontano che nelle prime ore del 20 luglio nella stanza di R. scoppia un nuovo incendio. Altri reclusi si svegliano e qualcuno esce dalla cella per il fumo. A quel punto, da quello che ci raccontano, un operatore aziona l’estintore sul volto di M., un altro recluso, che perde i sensi e viene trasportato in Pronto soccorso assieme ad altri. Ora sono tutti arrabbiati: pensano che M. ha rischiato la vita e che R. non doveva stare lì, ormai non stava più psicologicamente bene. R. non deve stare nemmeno in galera, dove si trova ora.

Con la rabbia in corpo, perché abbiamo sentito un’altra storia ingiusta, perché vogliono riportare H. in CPR oggi, perché il CPR esiste, ma anche per la complicità più squallida dei media, ripetiamo: che i muri di quel lager possano crollare!

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DI BOTTE, DI FARMACI E DI MORTI AL CPR DI GRADISCA

18/07/2020

6 mesi dalla morte di Vakhtang, 4 giorni dalla morte di un’altra persona.

DI BOTTE, DI FARMACI E DI MORTI AL CPR DI GRADISCA

Anche questa volta, la prima versione della notizia della morte di un giovane di 28 anni nel CPR di Gradisca è quella di una rissa tra detenuti, seguita poi dalla versione più in voga al momento: la morte per overdose.

Fino a prima della lunga serie di rivolte dei detenuti nelle carceri italiane del marzo scorso, una delle versioni preferite da polizia e quindi dai media era “edema polmonare”, così per Stefano Cucchi, così per Vakhtang Enukidze, entrambi morti in seguito ai pestaggi dei loro carcerieri, nonostante il capo della polizia Gabrielli abbia trovato “offensivo” il paragone.

Le sommosse di marzo in oltre trenta carceri italiane vengono sedate al prezzo di 14 morti sul groppone dello Stato – i secondini circondano le carceri armi in pugno, a Modena i parenti hanno riferito di aver sentito distintamente spari – che si affretta a a comunicare che i decessi sono stati causati “per lo più” da overdose di psicofarmaci e metadone. Da quel momento è un continuo. Solo per rimanere qui da noi, il 15 marzo scorso dentro il carcere di via Udine muore Ziad, un prigioniero di 22 anni a seguito della somministrazione di metadone e psicofarmaci in dosi eccessive, una settimana fa muore nel carcere del Coroneo di Trieste Nicola Buro, ufficialmente per arresto cardiaco, “che potrebbe essere stato causato da un abuso di farmaci”.

Ora è toccato a un uomo albanese rinchiuso al CPR di Gradisca, morto tre giorni fa, quando anche a un suo compagno di stanza, poi ricoverato, stava per toccare la stessa sorte.

Si scatena subito tra i soliti media locali la gara a riportare la versione che dipinga al meglio la prefettura: prima una rissa, poi ogni sforzo viene devoto a creare l’immagine dei detenuti-tossici (si sa, il posto dei tossici dovrebbe essere la galera) e dello smercio di sostanze all’interno del CPR. Il Prefetto Marchesiello dice che va tutto bene e sotto controllo (e ci mancherebbe, tanto i migranti posso andarsene quando vogliono, come diceva a gennaio in un’intervista), la sindaca DEM Tomasinsig constata con la consueta retorica democratica che “in quella struttura ci sono numerose persone con alle spalle una storia di problemi psichici, o di dipendenze” (quindi è normale che finiscano dove sono), un ex dipendente del vecchio CIE racconta che “c’è chi ricorre ai farmaci puramente per “sballarsi” ed ammazzare il tempo” (tanto non hanno altro da fare) e, ciliegina sulla torta, la testimonianza anonima di un esperto poliziotto che parla di “sotterfugi”, “favori tra detenuti” e “mercati interni”. Al giornalista naturalmente sfugge il fatto che ognuna di queste figure è interessata e parte attiva del mantenimento del campo di deportazione di Gradisca.

Il punto non è se e quanti psicofarmaci ogni detenuto assume, il loro utilizzo non è mai stato un “mistero” all’interno delle strutture di reclusione.

Il problema semmai è l’esistenza di istituzioni totali di reclusione e annientamento quali sono le carceri e i CPR, con il loro portato di violenze, umiliazioni, abusi e morte.

Galere e CPR sono accumunati dall’uso di metodi “soft” come la somministrazione di farmaci, spesso all’insaputa dei detenuti o in dosi sproporzionate, utili alla sedazione di quegli individui più inclini a rivoltarsi.

Non ci stanchiamo di ripetere che tutto questo è materialmente realizzabile non solo grazie alla locale Prefettura, all’esercito e alle varie guardie in tenuta antisommossa sempre pronte a picchiare duro ad un fischio dei secondini-operatori della Cooperativa EDECO (ormai con tre morti nel pedigree, non si dimentichi Sandrine Bakayoko morta a Conetta nel 2017), ma anche grazie agli/le infermeri/e, alle operatrici legali, e tutti quei collaboratori indispensabili al funzionamento del lager.

Infine due parole sulla cosidetta Garante comunale dei detenuti Giovanna Corbatto: la notizia della sua visita al CPR viene diffusa su tutti i media diversi giorni prima della data da lei concordata con la Prefettura, quando – dato il suo ruolo – sarebbe potuta entrare nel CPR senza preannunciarsi, verificando così meglio le reali condizioni del campo. Di sicuro in questo modo non potrà vedere il sangue che ricopriva il cuscino e il pavimento vicino al letto sul quale è morto l’uomo albanese, e che i suoi compagni di cella volevano fosse visto, come non potrà vedere molti altri particolari non ripresi dagli “occhi” della videosorveglianza.

Ai rinchiusi/e va la nostra solidarietà.

Che i muri di tutti i CPR possano cadere!

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Quello che sappiamo del ragazzo morto a Gradisca – video

Riceviamo e diffondiamo:

Quello che sappiamo del ragazzo morto a Gradisca – video

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MORTE NEL CPR DI GRADISCA

Riceviamo e diffondiamo la notizia della seconda morte nel CPR di Gradisca.

Ci dicono che un ragazzo albanese è rimasto senza vita e che un ragazzo marocchino al momento è ricoverato in terapia intensiva nell’ospedale di Gorizia. Circolano varie versioni dei fatti.

Durante il primo pomeriggio ci sono state rivolte nella zona rossa del CPR; la notizia della morte si sta diffondendo tra le varie zone della struttura, da dove ci raccontano che nella zona rossa è stato bruciato un materasso.

Nella zona blu, quella dove si trovavano i due ragazzi, sono stati sequestrati tutti i cellulari.

Quello che sappiamo con certezza è che, dopo solo sei mesi dalla morte di Vakhtang, un’altra persona ha perso la vita all’interno di questa atroce struttura.

CHE TUTTI I CPR CHIUDANO SUBITO!!!

(Di seguito un video-testimonianza giuntoci dall’interno qualche ora fa)

Diffondete il più possibile!!

https://www.facebook.com/nocprfvg/

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