PERCHE’ I NO TAV NON VOTANO

NON CI SONO GOVERNI AMICI !!!

“dagli amici mi guardi iddio, ché dai nemici mi guardo io”

Superfluo dire qual è la posizione delle più note tra le quasi 200 (!) liste che concorreranno alla gara elettorale di febbraio: Partito Democratico, Lista per Monti, Moderati, Lega Nord, Udeur di Mastella, Fratelli d’Italia, Popolo della Libertà sono sempre stati a favore del treno ad alta velocità, grande opera, tra le tante in progetto, che è per loro fonte di voti, appoggi e ricchi bottini.
Ma avvicinandosi le elezioni, gli avvoltoi, come al solito, cominciano a volteggiare anche sul movimento No Tav, un ghiotto boccone, un serbatoio di voti. E così scopriamo partiti, partitini, liste e “movimenti” che assicurano di essere paladini del No Tav e nei quali convivono anche partitini pro Tav. Ma vediamo più nel dettaglio la loro carriera.Abbiamo appena visto sorgere un nuovissimo gruppo, Rivoluzione Civile – Ingroia, che dichiara di essere sostenuto dal movimento No Tav – appoggio mai dato e subito smentito – un ottimo inizio! Forse pensano che il movimento No Tav sia una coalizione di partitini politici…
Rivoluzione Civile è formata dai seguenti soggetti:
Rifondazione Comunista, che nel febbraio 2007, per mano del suo ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, firma il dodecalogo del governo Prodi, con i punti “prioritari e non negoziabili” per il rilancio dell’azione di governo, che al punto 3 afferma: “Rapida attuazione del piano infrastrutturale e in particolare dei corridoi europei (compresa la Torino-Lione)”. Ma, persa la poltrona, ritorna contrario al Tav, come già prima di entrare in quella coalizione di governo.
Poi c’è il Partito dei Comunisti Italiani (che firma il dodecalogo), che ora oppone il veto, insieme all’Italia dei Valori, alla candidatura di Nicoletta Dosio al Senato perché il profilo della signora “non corrisponde certamente ai canoni necessari per ricercare consenso in quanto la sua figura è legata inesorabilmente alle vicende più pesanti avvenute in Valle”.
Poi ci sono i Verdi (che firmano il dodecalogo) di Angelo Bonelli e Alfonso Pecoraro Scanio, che divenuto ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio, si rimangia l’appoggio promesso ai No Tav proprio in quanto ministro; Bonelli era il suo commissario dei trasporti.
Poi c’è l’Italia dei Valori dell’osceno ex Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, ex questurino, ex procuratore, stupratore del Mugello, il quale è semplicemente sempre stato sì Tav, per lui “la priorità delle priorità”: ribadendo la continuità con l’azione del precedente governo Berlusconi su tutte le grandi opere, dichiarò: “alla fine, per sbloccare le grandi opere ci vorrà un’azione di forza. Una volta gestito il consenso, una volta compiute le scelte, lo Stato deve essere in grado di farle rispettare e di realizzare ciò che è nell’interesse pubblico. Anche con la forza”.
Invece, Sel – Sinistra e Libertà dello sfuggente poeta Nichi Vendola, entusiasta sostenitore del Tav Napoli-Bari, fa parte della coalizione Italia Bene Comune che si prepara a sostenere come premier Pier Luigi Bersani, leader di uno dei grandi partiti pro tav, il PD, il partito delle cooperative “rosso sangue” – tra cui CMC di Ravenna – che hanno prodotto il disastro ambientale del Mugello e che sono coinvolte nelle truffe del Tav di Firenze.
Il principale soggetto politico istituzionale che da tempo sostiene la lotta No Tav è il Movimento 5 Stelle. Ma nel freddo di gennaio il suo indiscutibile vate, Beppe Grillo, nel corso di una lunga intervista con i tardo-fascisti di Casa Pound, dichiara che l’antifascismo e l’antirazzismo sono “problemi che non gli competono”, “sembri un delegato del M5S” e “le differenze non ci sono”, dice al suo interlocutore. Questo contrasta con quanto recentemente ricorda il movimento No Tav: le premesse indispensabili per essere No Tav sono proprio quelle dell’antifascismo e dell’antirazzismo. É evidente l’incompatibilità ed è poco convincente la tardiva smentita di Grillo in seguito a ripetute contestazioni.

E veniamo alla scelta da cabina elettorale dei No Tav: dopo la vergogna del 2006, quando molti furono convinti con l’inganno a votare per una coalizione di sinistra, l’Arcobaleno (Prc, PdCI, Verdi), che, entrata nel governo Prodi, tradì di brutto le promesse, aderendo appunto al dodecalogo di priorità, fra cui la costruzione del Tav, è il caso di non ricadere nello stesso errore: sarebbe follia autodistruttiva.
Se il movimento No Tav ha superato momenti difficili lo deve all’impegno spontaneo, personale e condiviso, ben lontano dalla putredine istituzionalizzata, e non certo a quattro saltimbanchi della politica.

UNA STRADA DURA, UNA STRADA DI MONTAGNA, MA L’UNICA SICURA

No Tav Torino e Cintura Sarà Dura

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