Ancora sulla montatura di Tolmezzo…

Riceviamo dal Coordinamento contro Carcere e Repressione e inoltriamo

montatura

“I GIORNALISTI USATI DAI ROSS”

Il 12 febbraio scorso il tribunale del Riesame di Trieste ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 2 gennaio dal Gip di Tolmezzo nei confronti di Maurizio Alfieri accusato di tramare una mirabolante evasione in elicottero e di spacciare droga e armi mentre era in isolamento. Cade così, dopo poche settimane, la montatura orchestrata dai Ros e dal procuratore Giancarlo Buonocore contro il prigioniero che per primo aveva avuto il coraggio di denunciare le violenze e le minacce che venivano perpetuate all’interno del carcere di Tolmezzo. Denunce che istituzioni e giornalisti si sono ben guardati dal rendere pubbliche. Dall’altro lato non è stato certo risparmiato inchiostro per cercare di infamare anarchici e no tav che avevano organizzato iniziative di solidarietà con i prigionieri in lotta. Ebbene, se denunce e giornali si possono stracciare e gettare, il carcere e le sue guardie continuano a mietere vittime e a cercare di reprimere chi alza la testa.

Proprio sabato scorso si è tenuto a Saluzzo (CN), dove Maurizio era stato da poco trasferito, un presidio di solidarietà per lui e gli altri prigionieri che da poco hanno iniziato a far sentire la loro voce contro gli orrori del carcere, ma Maurizio non c’era, infatti è stato trasferito in fretta e furia a Terni pochi giorni prima del presidio. Questo dimostra, per chi avesse ancora dubbi o addirittura creduto ai giornali, il metodo codardo e infame con cui l’istituzione penitenziaria cerca di piegare chi osa ribellarsi: se non bastano i pestaggi, allora si creano montature, campagne mediatiche, intimidazioni e continui trasferimenti.

Non ci scandalizziamo se i giornalisti assecondano queste operazioni repressive ricopiando le veline della questura ed omettendo tutte le violenze che avvengono nelle carceri, i fatti sono venuti a galla da soli e confermano che questa lotta è giusta. A pennivendoli e sbirri lasciamo volentieri il loro ruolo di servi, noi continueremo a lottare finché le urla da dentro le carceri non diventeranno un boato che li travolgerà tutti quanti.


Coordinamento contro il carcere e la repressione

In alto l’articolo del Gazzettino, clicca per ingrandire

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