NO AI CPR NE’ QUI NE’ ALTROVE! Serata di autoformazione.

NO AI CPR NE’ QUI  NE’ ALTROVE!
Serata di autoformazione.

Lunedì 17 settembre alle ore 20.00 nella Laboratoria (A)utogestita (in via De rubeis 43 a Udine)
incontreremo le compagne e i compagni del Coordinamento No CPR e NO FRONTIERE per una serata di autoformazione sui i “centri di permanenza per il rimpatrio” e sulla situazione sul confine italo-sloveno.

Il piano dell’attuale governo sarebbe quello di aprire più di un CPR per regione e Fedriga ha già candidato il Friuli Venezia Giulia per ospitarne addirittura uno per provincia raccogliendo il plauso anche del sindaco del capoluogo friulano.
La questione non riguarda quindi solo l’area dell’ex cpt/cie e attuale CARA di Gradisca sul quale c’è il progetto di riconversione in CPR per l’inizio del 2019, ma anche Udine.

In questa serata cercheremo di condividere informazioni dubbi lacune domande, risposte e idee per costruire insieme consapevolezza su quelle che sono le politiche in tema di immifrazione in Italia e più in specifico nella nostra regione.

Opponiamoci all’apertura di qualsiasi cpr ovunque sia ubicato!

A seguire il testo di indizione all’assemblea pubblica che si è tenuta lo scorso 8 settembre a Trieste

NO AI CPR IN FVG NE’ ALTROVE!

Il decreto Minniti-Orlando (https://bit.ly/2mbNZsQ) sulla protezione internazionale e l’immigrazione (2017) prevede, tra le altre cose, l’estensione della rete dei centri di detenzione di migranti “irregolari”.
I Centri permanenti per il rimpatrio (CPR) sostituiscono i CIE (Centri di identificazione ed espulsione), aumentandone il numero: l’obiettivo della legge è la creazione di 20 CPR (uno per regione), per un totale di 1.600 posti. I CPR – come già i CIE e i CPT – sottopongono a regime di privazione della libertà per il solo fatto di non possedere un permesso di soggiorno. Chi viene rinchiuso nei CPR si trova in uno stato di detenzione, privata/o della libertà personale e sottoposta/o ad un regime di coercizione, subendo giornalmente vari tipi di soprusi da parte dei dipendenti delle cooperative e delle imprese che gestiscono e speculano sui CPR. La finalità della reclusione nei CPR è formalmente il rimpatrio, opzione inaccettabile per chi si è trovata/o costretta/o a giocarsi la vita per attraversare frontiere; più in generale, la finalità dei CPR è rafforzare il mantenimento di tutta la comunità di non cittadine/i in una condizione di inferiorità legale, terrore, ricattabilità e sfruttabilità. Attualmente sono 5 i CPR aperti in Italia: Bari, Brindisi, Ponte Galeria (Roma), Palazzo San Gervasio (PZ) e Torino. In alcune città dove si intende aprire un CPR – come Montichiari (BS) e Modena – le persone migranti e native stanno creando reti di opposizione e mobilitazioni sul territorio per impedirne l’apertura. In FVG, il presidente Fedriga ha dato la disponibilità all’apertura di ben più di un CPR, accogliendo il sostegno dei sindaci di Trieste, Udine e Gorizia (qui: https://bit.ly/2KhwBN7). Tuttavia la scelta di dove aprire il primo è per ora ricaduta su Gradisca d’Isonzo, dove c’è un ex CIE oggi parzialmente utilizzato come CARA (Centro di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati). Il CPT/CIE di Gradisca, noto per essere tra i più terribili, era stato aperto nel 2006 e chiuso nel 2013 grazie alle rivolte portate avanti dai migranti rinchiusi al suo interno. In queste ultime settimane sono iniziati trasferimenti di persone dal CARA di Gradisca di Isonzo e sono parzialmente cominciati i lavori per adibire la struttura a CPR. Il cantiere è stato direttamente affidato al 1° Reparto del Genio dell’Aeronautica Militare, saltando i tempi delle gare d’appalto ed enfatizzando la retorica emergenziale e la pratica di guerra al migrante (vedi qui: https://bit.ly/2LJJkgX). La gestione dell’attuale CARA da parte della cooperativa Minerva, nota per i subdoli mal-trattamenti riservati dai suoi operatori ai richiedenti asilo (LINK VIDEO), scadranno a fine 2018. Gli accordi attuali tra Comune di Gradisca e Regione sono che a quel punto verrà chiuso il CARA ed aperto il CPR ad inizio 2019. Ci opponiamo e ci opporremo totalmente alla creazione e all’apertura di un CPR e sappiamo che unendoci, organizzandoci e coordinandoci tra tutte/i le antirazziste/i e le/i solidali della regione possiamo bloccarne l’apertura.

 

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