Cineforum(A)utogestito del VENERDì 17

Dedichiamo il prossimo cineforum autogestito in via Tolmezzo ad uno degli argomenti che sta tenendo banco sui media mainstream in questo ultimo periodo, quasi a mo’ di (raccapricciante) gossip (Sanremo a parte) e cioè  l’ascesa al potere di Donald Trump e relative conseguenze.
Tra una firma contro l’aborto e una per far riaprire i lavori agli oleodotti del Dakota Access e Keystone si passa agilmente al muslim ban, cioè il divieto di accesso agli States per chi provenie da 7 paesi a maggioranza mussulmana-Iran, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Somalia e Yemen- per un periodo di 90 giorni. Provvedimento tra l’altro, applicato arbitrariamente dalle varie autorità “competenti” causa vaghezza dello stesso…
Quello che prenderemo come spunto per il nostro cineforum di venerdì 17 è una delle promesse elettorali più famose di Trump, quella del muro con il Mexico.
Per questioni meramente logistiche (tipo i costi) magari non verrà realizzato, non nelle sembianze fisiche vere e proprie di un muro, ma non c’è di cui festeggiare. I confini degli States sono destinati ad essere sempre più violenti e blindati nel futuro prossimo.
Quando avremo finito pero’ di volgere lo sguardo altrove, potremmo anche preoccuparci delle politiche migratorie europee che non sono molto meglio… come possiamo leggere in questo articolo su Internazionale: I muri di Trump e quelli dell’Europa.
A seguire una recensione interessante sul film che vedremo

A day without a Mexican/Un giorno senza messicani
di Sergio Arau.

(tratto da http://www.mediaesipario.it)

“Un pensiero, quello riguardo l’esclusione dell’immigrazione ispanica, già persistente da anni e che ha influito il lavoro del regista, Sergio Arau, nella creazione di una pellicola che analizza il pregiudizio razziale attraverso uno schema sci-fi ricco di black humour: stiamo parlando di Un giorno senza messicani, film del 2004 in cui si racconta di una California che, avvolta improvvisamente da una fitta nebbia lungo i confini dello Stato, perde ogni comunicazione con l’esterno e vede, improvvisamente e senza motivo, la scomparsa di tutti i messicani dal territorio. Una parte fondamentale della popolazione californiana si dissolve nel nulla e il vero disagio si palesa in un tracollo economico e sociale senza precedenti, nella dissacrante intuizione comune di un falso ideologismo che ha trovato nella realtà le sue vere spine.  

La pellicola di Arau si incentra prevalentemente nel meccanismo televisivo, imitandone l’impronta visiva e calcandone ogni frammentarietà e abuso, nella totale arbitrarietà di un sistema che si fa beffe dell’informazione e ne usurpa i connotati con la creazione di “verità” inique e soggettive. Il continuo rimando iniziale alla manifestazione di una coscienza popolare che vede nell’immigrato un elemento dannoso, parassita del luogo, si spezza nel susseguirsi della vicenda rivelando la contraddizione di un aspetto che, pur consumato in una percezione quasi imposta, non è appartenente alla realtà dei fatti, dove l’extracomunitario è un soggetto perfettamente integrato in un’economia altrimenti destinata a capitolare.

 

 

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