Intervista ad un* compagn* dell’ Evagelismos Squat di Creta

Traduciamo questa interessante intervista ad un* compagn* dell’Evagelismos Squat a Creta dal sito tahriricn.wordpress.com riguardante il movimento antiautoritario in Grecia e l’ondata repressiva che ha investito le varie occupazioni anarchiche nel Paese…

di  Leila Shrooms

La Grecia ha una lunga storia di lotta anti-autoritaria che è stata di ispirazione per gli/le anarchici/che di tutto il mondo. Recentemente ho trascorso del tempo in Grecia per imparare dai/dalle compagn* lì, riguardo le loro esperienze in organizzazione anti-autoritaria e in particolare nella creazione di squats e spazi autogestiti come centro della resistenza, o zone autonome. Quella che segue è un’intervista con il/la compagn* Carpe diem dell’ Evagelismos squat a Heraklion.

Ci puoi fare una breve panoramica sul movimento degli/lle squatters in Grecia?

Negli anni ’70, durante la lotta contro la dittatura e per la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori dopo la sua caduta, edifici universitari occupati venivano usati come centri per il coordinamento della lotta.
All’inizio degli anni ’80, insieme con il primo movimento della scena punk underground greca, vennero fondati i primi squats. Potevano essere visti come una continuazione del movimento squat che divampava in Europa all’epoca, in Germania, Olanda, Italia e ovunque.
E’ stato un fenomeno che non è riuscito a diventare “popolare”, ma dall’altra parte ha contribuito a raggiungere il grande successo di creare e diffondere la cultura underground, che aveva tendenze polemiche verso la classe dirigente e le norme sociali.
Gli squats, una struttura chiave del movimento antiautoritario (non solo in Grecia) funzionanti come spazi liberati sia per l’azione politica come per gli scopi abitativi.
La pratica della liberazione di spazi, nei quali la gente è libera di autodeterminare la propria vita quotidiana e le condizioni di lotta al sistema, fiorì all’inizio del 2000 e questa pratica continua fino ad oggi.
All’inizio del 2012 c’erano circa 20 squats in tutta la Grecia.

Come hanno contribuito gli squats nella più ampia lotta in Grecia, come per esempio contro le correnti misure di austerità e l’ascesa di Alba Dorata?

Come abbiamo menzionato sopra, gli squats non sono soltanto edifici dove la gente abita. Sono principalmente posti nei quali vengono organizzate azioni politiche, azioni che non includono solo le persone che ci vivono, ma più ampi giri di attivisti politici. In alcuni casi questi costituiscono il nocciolo della lotta anti-autoritaria in Grecia. Quindi dobbiamo considerare l’istituzione di squats, non come meta in se stessa, ma piuttosto come mezzo per l’autogestione.
Da questa prospettiva, il contributo ad una lotta più ampia, insieme con la lotta contro i fascisti (Alba Dorata) è rilevante. Infatti, come per la seconda, il fatto è di creare una egemonia politica su uno spazio, un quartiere o una città. Non c’è possibilità alcuna di coesistenza tra fascisti e antiautoritari, e allora gli squats agiscono da barriera contro l’influenza fascista. Un grande esempio è lo squat Villa Amalia nel centro di Atene, che è stato sgomberato lo scorso inverno, dopo 23 anni di occupazione, a causa della troppa pressione da parte dell’ala dell’estrema destra del governo.
Lo squat era posizionato in un punto strategico della città e ha funzionato come roccaforte antiautoritaria in un quartiere che era in una zona che subiva una forte influenza fascista.

C’è stata recentemente un’ondata di sgomberi di squats in Grecia. Che conseguenze pensi che abbia sul movimento anarchico?

La recente ondata di sgomberi è cominciata nell’autunno del 2012 e faceva parte di una più ampia operazione di “legalizzazione e ordine” del recente governo di destra. Questa operazione non tocca soltanto il movimento anarchico, ma anche gli immigrati e altri gruppi sociali marginalizzati inclusi i tossici e le prostitute. Questa operazione ha preso di mira il movimento antiautoritario, attraverso la distruzione dei nostri centri e spazi sociali e tentando di restringere la nostra influenza nelle lotte sociali.
Negli ultimi sei mesi, sono stati sgomberati 9 squats, 3 stazioni radio indipendenti sono state chiuse e il principale sito web (athens.indymedia.org) è stato attaccato e obbligato ad usare servers all’estero.
Ci sono 30 compagn* in prigione accusati di aver preso parte, armati, ad un conflitto di guerrilla urbana.
Ci sono diversi fattori che determineranno il movimento nel lungo periodo: la situazione politica e sociale fluida rende difficile predire l’esito.
L’insurrezione del dicembre del 2008 e il Movimento Occupy greco del giugno 2011 ha cambiato su larga scala l’influenza, le dinamiche, le caratteristiche e gli obiettivi del movimento. In questo momento non possiamo immaginare che questa ondata di sgomberi e repressione sia in grado di smantellare il movimento, ma la più grande minaccia risiede più nella spirale in discesa della depressione psicologica in tutta la popolazione.
Quando è stato occupato il vostro squat e com’è organizzata la vita nello squat?Quali sono le principali attività nelle quali vi impegnate nel vostro squat?

Lo squat Evagelismos (un vecchio ospedale abbandonato nel cuore di Heraklion, Crete) è nato nel 2002 con l’idea di una ottantina di studenti di fondare uno spazio culturale. In questo gruppo c’erano anche alcun* anarchici/che che si sono presi in carico la manutenzione e l’organizzazione dello spazio dopo che la maggior parte degli studenti ebbero lasciato l’iniziativa.
Da allora, lo squat funziona come un posto dove immigrati e senzatetto vengono ospitati e poi gente politicamente attiva ha cominciato a viverci dentro.
Dall’altra parte provvedere ad una casa, continua ad essere al centro della lotta antiautoritaria anarchica ad Heraklion.
L’edificio ospita la maggioranza dei processi collettivi degli anarchici qui, come assemblee, iniziative, un bar ogni venerdì (i soldi del quale vanno sia nei costi di gestione dell’edificio che della lotta, per esempio supportando i prigionieri politici, finanziando un giornale autogestito), c’è una paestra e ospita laboratori su diversi temi.

Come vi state organizzando di fronte all’attuale sgombero?

A questo punto dobbiamo separare gli eventi in differenti momenti: prima e dopo il 2010. L’anno 2010 marca il trasferimento della Grecia sotto il controllo dell’ IMF e della Banca Centrale Europea che ha completamente cambiato il panorama sociopolitico. Prima di questo punto lo standard politico era che c’era rifugio negli edifici di proprietà dell’università. Questo significava che la polizia necessitava di speciali autorizzazioni per entrare e/o sgomberare una università e per questa ragione, molti degli squats erano/sono nati in edifici universitari. Ed era anche politicamente costoso. Questo vuol dire che la decisione di sgomberare squats avrebbe portato ad una grande reazione, destabilizzazione e problemi per quelli che prendevano questa decisione.
Questo tipo di equilibri ha cessato di esistere in tutti i suoi aspetti della sfera sociopolitica (sindacati, diritti dei lavoratori, diritti umani etc). Il problema alla fine è l’esistenza di un governo di destra, che ha adottato un programma di estrema destra per colmare la perdita degli elettori del partito neonazista (Alba Dorata).
L’attuale governo mira specificatamente al movimento antiautoritario.
Per queste tre ragioni, inclusa l’incapacità del movimento di rispondere ai cambiamenti sociopolitici di questa scala, ci mette in una posizione difficile nel confrontarci ed essere capaci di affrontare questo attacco su larga scala da parte dello Stato.
Dopo i primi sgomberi all’inizio del 2013, c’è stata un’enorme ondata di reazione con l’utilizzo di diverse tattiche (grandi manifestazioni, attacco alle infrastrutture di stato e capitale, campagne di controinformazione, rioccupazione di spazi sgomberati, arresti di massa ecc) ma questo non è stato sufficiente a prevenire la repressione ancora in corso. Adesso nell’ autunno 2013, dopo tutte queste esperienze, il movimento è un po’ stordito e sta ancora cercando risposte su come organizzare resistenza e lotta in questa situazione. Ma come diciamo qui in Grecia “Niente è terminato, tutto continua”.
Noi siamo di fronte ad un punto di rottura sociopolitico, non solo qui in Grecia, quindi la sfida per le forze rivoluzionarie globali è di determinare la strada in cui la storia si svilupperà.
Noi mandiamo i nostri auguri solidali a tutte le persone del Medio Oriente e nord Africa, che combattono per promuovere idee e pratiche libertarie. Le nostre lotte sono comuni, quindi dobbiamo trovare modi per connetterle.
Per questo, dobbiamo prima cominciare a trovare un modo per intercomunicare e siamo volenteros* a intraprendere questo cammino qui.

Link http://evagelismos.squat.gr/

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