RIVOLTA SOCIALE in Slovenia /Aggiornamenti n.3

Aggiornamenti n.3:
Manifestazione di Ljubljana del 21/12: qui il report di alcun*compagn*

Foto bel blocco anticapitalista che ha dato vita ad un corteo spontaneo per le vie della città al quale hanno partecipato circa 400 persone.

Aggiornamento 1: Comunicato FAO in italiano
Aggiornamento 2: intervista di Radio Blackout a due compagni di Maribor

Report giorno per giorno su info-action.net

Nei giorni precedenti:
“Vecchi metodi repressivi in azione….”
Fonti: 1 compagn* + foto e testimonianza dei fatti accaduti, da qui

Apprendiamo da alcun* compagn* che nella giornata del 20/12 verso le 19.30 la polizia in borghese si è recata presso l’AKC Metelkova (centro culturale autonomo) di Ljubljana, all’interno del quale si trovano la sede dell’ @-infoshop e della libreria anarchica.  Secondo quanto descritto da un* testimone oculare, approfittando di un orario in cui il posto era deserto e in cui i vari locali erano chiusi, 6 poliziotti hanno tentato di piazzare delle false prove per creare evidenza di attività violente all’interno del centro.
Questi uomini sono stati visti maneggiare delle borse di plastica dalle quali hanno estratto delle bottiglie molotov e dei sampietrini, li hanno poi esposti in fila sul muretto dello Jalla Jalla, (uno dei baretti autogestiti del Metelkova)  e poi fotografati. Alla richiesta di spiegazioni da parte dell* testimone, insospettit* è stato risposto che erano investigatori nel mezzo di una indagine e di allontanarsi. Dopo le fotografie è arrivata una pattuglia, sta volta in divisa, hanno raccolto le finte prove e se ne sono andati.
Verso mezzanotte la polizia è tornata al Metelkova e ha effettuato una identificazione di tutte le persone presenti in quel momento in uno dei posti.
Questo accade solo pochi giorni dopo la prima assemblea generale, svoltasi appunto al Metelkova, tra diversi gruppi e realtà per discutere su come procedere nella lotta e sulle alternative al sistema attuale e ovviamente questo evento viene letto come un tentativo di criminalizzazione del movimento per giustificare la repressione e dividere i manifestanti.
Vecchie pratiche sporche che in Italia conosciamo bene (Diaz docet per fare un esempio fra i più eclatanti) ma che non sono del tutto nuove nemmeno in Slovenia. Sempre al tempo del G8 di Genova un gruppo di attivist* aveva acceso delle candele davanti all’ambasciata italiana a Ljubljana, subito la polizia parlo’ di molotov (!!!) e invento’ l’UZI, un acronimo che sta per “Ufficio d’Intervento” a cui attribuire la resposabilità in pratica del niente e con questo pretesto comincio’ una caccia alle streghe che porto’ a perquisizioni in case di attivist* e all’interno del Metelkova. Ovviamente non trovarono niente, perchè di fatto questo UZI non è mai esistito. In una delle piazze interne del Metelkova, quella soprannominata “Senza memoria storica” è stata eretta una scultura sulla quale c’e’ scritto ironicamente Qui c’è la sede dell’UZI.
Nella foto i poliziotti nell’atto descritto dall* testimone.

 

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