L’EUROPA DEI NON DIRITTI

In una Europa il cui obiettivo principale sembra essere il livellamento verso il basso dei diritti collettivi e la completa libertà per i padroni di fare profitti a scapito della collettività, anche il diritto di sciopero è entrato nuovamente nel mirino. Il progetto MONTI- BARROSO prevede infatti una drastica limitazione della possibilità di scioperare quando questa confligga con la libertà di circolazione del lavoro (e delle merci).

In Italia lo sciopero è già limitato da regole rigidissime. Dalla fondazione dell’Italia “democratica” i sindacati di regime hanno fatto a gara per trasformarlo in una pura rappresentazione simbolica, un gioco delle parti, una vuota liturgia (quando mai si è visto uno sciopero generale di più di 24 ore ?): i lavoratori si agitano, i politici mediano, i burocrati sindacali intervengono a “chiudere” l’accordo.

Quando nel settore pubblico (negli anni ottanta) hanno incominciato a svilupparsi agitazioni non controllabili dai vertici sono stati introdotti, per via legislativa e con il plauso di CGIL-CISL-UIL, vincoli talmente rigidi che oggi è impossibile proclamare uno sciopero nei servizi pubblici se non con un mese di anticipo. Evidentemente questo non basta più: in pochi mesi si sono susseguiti l’attacco alla contrattazione collettiva, l’emarginazione dei sindacati scomodi (che da sempre colpisce i sindacati di base ma ultimamente è stata usata persino la FIOM), la limitazione del diritto di reintegro per i licenziamenti discriminatori previsto dall’art. 18….

UN’OFFENSIVA SENZA PRECEDENTI A CUI SOLO L’AZIONE DIRETTA E L’AUTO-ORGANIZZAZIONE DEI LAVORATORI PUO’ RISPONDERE.

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