ITALIANI BRAVA GENTE: il campo di concentramento di Visco

Il Campo di Visco (dove furono internati migliaia di sloveni colpevoli di opporsi all’occupazione italiana) è l’ unico tra i campi di concentramento creati dall’Italia fascista rimasto sostanzialmente intatto “nel cuore logistico: corpo di guardia (“restaurato”), fabbricato della zona comando, cucine, mense, edificio docce, magazzini, preventorio…”

campo di concentramento di Visco

Nonostante quasi 70.000 mq (su circa 112.000) siano stati vincolati dalla Soprintendenza, da tempo il Comune mira ad adibire buona parte dell’area (Caserma Sbaiz) ad usi speculativi, cancellando così la memoria della politica omicida del regime fascista.

“Il Comune – denuncia lo storico Ferruccio Tassin – con ridda di variazioni pensava di “salvare” 20.000 mq, poi 10.000, poi il silenzio, ancora “quantità minima” ora “rilancia”, apre ad un “parco della memoria”, con mq variabili” Intanto l’area versa nell’abbandono totale in piedi gli alberi peggiori, tagliati noci, tigli, cedri, saccheggiate le cucine, abbandonate allo sfacelo le fondamenta della chiesetta e lasciata in stato incivile la zona intorno alla lapide della memoria.

“La “scusa” per non farlo visitare è il pericolo di rami lasciati apposta così. Lasciare che la

l'attuale stato di abbandono

natura faccia il suo corso, poi qualche provvedimento italico aiuterà: sarà viva una lapide, e morto il campo, l’unico campo fascista intatto in Italia, dove c’è chi crede ancora che non siano esistiti !”

PER NON DIMENTICARE

Il 6 aprile 1941 Italia fascista e Germania nazista invadono e occupano la Yugoslavia. Buona parte della Slovenia viene annessa al Regno d’Italia assumendo il nome di “Provincia di Lubiana”.

Diversi campi di concentramento vengono creati per internare sloveni e croati considerati sospetti dagli occupanti (vengono internati quasi 30.000 civili su una popolazione di 340.000 abitanti della Provincia di Lubiana)

L’Alto Commissario a Lubiana Grazioli scrive a Roma:

a) Il problema della popolazione slovena può essere risolto nei seguenti modi:
1) distruggendola;
2) trasferendola;
3) eliminando gli elementi contrari, attuando una politica dura, però di giustizia e di avvicinamento, onde creare le basi per una proficua e leale collaborazione prima e possibilità di assimilazione poi, che però solo col tempo si potrà realizzare.
Occorre quindi stabilire quale linea di condotta si intende seguire.-
b) Per l’internamento in massa della popolazione procedere secondo un piano prestabilito, che possa avere uniforme applicazione in tutti i territori della provincia. Meglio costituire “campi di lavoro” anzichè campi di internamento, dove si ozia. […]” (24 agosto 1942)

Per approfondire sui CAMPI DI CONCENTRAMENTO DI RAB E DI GONARS

 

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